22 mesi senza stipendio, diritti negati ma è vietato mollare

 la sicilia

SICILIA CATANIA

Dir. Resp. Mario Ciancio Sanfilippo

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Edizione del 30/04/2017

Estratto da pag. 2

22 mesi senza stipendio, diritti negati ma è vietato mollare

la storia di Margherita Vicari

22 MESI SENZA STIPENDIO. DIRITTI NEGATI MA È VIETATO MOLLARE

Il 1 maggio. La festa dei lavoratori che non lavorano? O la festa dei lavoratori che hanno lavorato ma non hanno percepito gli stipendi?

Sono una ex dipendente dell'Anfe di Catania, e, pur vantando vanto ben ventidue mensilità dalla Regione siciliana, non ho la possibilità di curare, con i miei soldi, mio figlio, gravemente malato e bisognoso di cure costose.

Assurda e dolorosa situazione per un lavoratore, non potere disporre del denaro che gli è dovuto.

Tante volte ho fatto la spola fra Catania e Palermo, presso la sede dell'assessorato regionale alla Formazione, una specie di viaggio della speranza, diventati poi viaggi di una disperata speranza, alimentata anche da quei sindacati che non hanno mai mosso un solo dito per trovare una soluzione. Gli stessi sindacati che domani festeggeranno il 1 ° maggio, ovviamente.

Io non sono crollata, ho trovato sostegno nell'Unione Sindacale di Base, l'Usb.

E così abbiamo cominciato una battaglia, per la giustizia e per i diritti, con un presidio davanti alla sede dell'assessorato regionale alla Formazione, per protestare contro la situazione drammatica in cui versano le migliaia di lavoratori della Formazione professionale.

Ecco, forse il mio 1° maggio è stato quello, l'inizio di un 1° maggio di protesta, di rivendicazione, di inevitabile lotta. Sono stata ricevuta dall'assessore Marziano, che ha affrontato la problematica sulla gestione degli esuberi e le garanzie reddituali e lavorative degli operatori del settore, e, finalmente, la mia storia.

Ma ho scoperto che per ricevere quello che mi è dovuto dovrò attendere che scorra la graduatoria e che arrivi il mio turno.

Quanto tempo? Non si sa.

Tutto un tempo in cui io dovrei, e devo, continuare ad inventarmi ogni giorno il modo di vivere, di sopravvivere. Per la mia situazione drammatica è stato coinvolto anche il Comune di Catania con la Asp etnea, allo scopo di alleviare immediatamente i disagi economici e sanitari patiti dalla mia famiglia.

Bene, diciamo. Perché sono ancora in attesa di avere notizie, anzi risposte risolutive. Racconto tutto ciò oggi, alla vigilia di un altro 1° maggio, perché la drammaticità della mia situazione deve essere di sprono, a tutte e a tutti coloro che si trovano nella mia situazione, a non mollare.

A non stare da sole e da soli.

A chiedere e a battersi per i propri diritti di lavoratrici e di lavoratori e di esseri umani.

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