Anfe, revocato l'accreditamento

 

Il testo della revoca dell'accreditamento all' ANFE

"Avevamo fatto ricorso contro l'avviso 8 dell'assessorato alla Formazione, aspettavamo la pronuncia del Tar ma la burocrazia ha revocato l'accreditamento all'ente di formazione. Aspettiamo le motivazioni della revoca (decisa dalla Regione ndr) per valutare come procedere e se adire la giustizia amministrativa". Così il commissario straordinario dell'Anfe Costantino Garraffa commenta la revoca dell'accreditamento da parte della Regione, all'Ente che occupa 660 dipendenti, già da sei mesi sono senza stipendio, e ora a rischio licenziamento. Nei mesi scorsi il presidente dell'ente, Paolo Genco era finito al centro di un'inchiesta della Procura di Trapani e si era dimesso, ora la decisione della Regione di procedere alla revoca dell'accreditamento mentre i lavoratori dell'ente che svolge anche corsi Oif (per assolvimento dell'obbligo di istruzione e formazione ndr) temono per il loro futuro. "L'Anfe - dice Garraffa - non è Genco, questo ente è una fabbrica di intelletto, è una struttura che poteva andare avanti, che occupa 660 lavoratori, il 30% dei quali sono laureati e opera nelle periferie; l'effetto potrebbe essere un aumento della dispersione scolastica. Da questa vicenda viene fuori che vince la burocrazia. Aspettiamo le motivazioni alla base della revoca per valutare come procedere".


L’atto del dirigente generale Gianni Silvia prende spunto proprio dalle informazioni contenute negli atti degli inquirenti del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza e dei pubblici ministeri della Procura di Trapani. La revoca così si fonderebbe su diverse violazioni delle norme relative all’accreditamento, appunto.

A cominciare dai provvedimenti giudiziari che hanno colpito l’allora rappresentante dell’ente. “L’amministrazione – si legge nel provvedimento firmato da Gianni Silvia – ritiene gravi e rilevanti i fatti accertati dall’Autorità giudiziaria”. Ma non sarebbe solo un fatto “formale”. L’Ordinanza che avrebbe disposto le misure cautelari anche nei confronti di Genco, secondo l’assessorato, ha “inciso sulla moralità professionale dello stesso e, in generale, sul rapporto fiduciario che si instaura tra l’amministrazione e l’ente con l’erogazione di provvidenze pubbliche”.

Non sarebbe avvenuta, poi, secondo l’assessorato, la richiesta “dissociazione” dell’ente rispetto all’operato dello stesso Genco. Non è stata considerata sufficiente, in questo senso, l’intenzione manifestata pubblicamente dall’Anfe nazionale di costituirsi parte civile nei processi relativi alle attività dell’ex presidente regionale. Mancherebbe, ad esempio, l’avvio di una “azione di responsabilità nei confronti della vecchia amministrazione”.

Tra le violazioni delle norme sull’accreditamento contestate a Genco, quella relativa alle “false dichiarazioni o documentazioni”: in questo caso il riferimento è alle fatture che hanno poi consentito il finanziamento di alcuni progetti dell’Anfe e considerate sostanzialmente “false” dall’Autorità giudiziaria. Infine, sarebbe stato violato il “Patto di integrità”, secondo il quale l’ex rappresentante dell’ente si impegnava a ispirare “la propria attività ai principi di onestà, trasparenza, lealtà, integrità e correttezza, nel rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti”. L’assessorato sottolinea invece come la condotta della vecchia amministrazione avrebbe violato apertamente quelle dichiarazioni.

E così, ecco un’altra revoca. E un altro gigante della Formazione siciliana, di fatto, sparire dal settore. Era già successo per vicende non del tutto e non sempre sovrapponibili per l’Aran, lo Ial e il Cefop. Adesso tocca all’Anfe. E la paura tra i lavoratori è già tanta. Sono quasi in 700, oggi, a trovarsi senza, di fatto, un ente in grado di assicurare loro il lavoro. Una spina in più, in una Formazione siciliana che, tra un problema e un altro, è ormai ferma da oltre due anni.

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