Così la Guardia di Finanza ha spiegato come avveniva il raggiro

14-01-2017   Il provvedimento, che ha disposto anche il sequestro di ben 41 beni immobili per un valore di circa 2 milioni di euro, rappresenta l’epilogo di una lunga e delicata attività d’indagine svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani nel settore dei finanziamenti pubblici destinati alla “formazione professionale”.
L'Anfe è uno degli enti più blasonati in Sicilia, presso cui convergono risorse cospicue, circa 17 milioni di euro l'anno solo per la formazione professionale- spiega il Tenente Colonnello Michele Ciarla che ha coordinato l'inchiesta. L'indagine ha consentito di scoprire non che i corsi di formazione non si tenevano ma che i costi per i rimborsi venivano gonfiati. Abbiamo stimato fatture inesistenti per 2 milioni di euro, che hanno inficiato tutto il contributo nel corso di 3 anni per 53 milioni di euro”.
I soldi venivano reinvestiti nell'acquisto di immobili, poi. “La formazione è un settore in cui siamo molto attenti – continua Ciarla - perchè i contributi che arrivano su questo settore in Sicilia sono tantissimi, circa 250 milioni di euro l'anno, quindi si presta sia come bacino, che come sistemi clientelari e voto di scambio, che come strumento per arraffare risorse”.

Così la Guardia di Finanza ha spiegato come avveniva il raggiro:

In sintesi, dalle investigazioni svolte dai finanzieri mediante numerosi e variegati mezzi di ricerca della prova è emerso che il responsabile dell’ente di formazione siciliano, in accordo con DI GIOVANNI Baldassare, titolare della “General Informatic Center” e della “ Coreplast”, apparenti fornitori dell’A.N.F.E., aveva rendicontato all’ente erogatore (mediante la produzione di false fatture di acquisto) costi per beni e servizi mai effettivamente forniti. La notevole massa di danaro utilizzata per giustificare il pagamento delle fittizie fatture di acquisto, ritornava poi nella disponibilità di Genco Paolo che reinvestiva tali proventi nell'acquisto di numerosi immobili (molti dei quali oggi sottoposti a sequestro), formalmente intestati in parte ad una società immobiliare, denominata “La Fortezza” (amministrata dal Di Giovanni), e in parte ad una dipendente dell’A.N.F.E., anch’essa coinvolta nella frode. Alcuni dei suddetti immobili venivano, inoltre, locati per finalità formative allo stesso A.N.F.E. con duplice illecito guadagno per i due sodali.
Inoltre, al fine di consentire alla “General Informatic Center” di aggiudicarsi tutti i contratti di fornitura di beni e servizi, facendo apparire che la selezione era avvenuta sulla base del criterio dell’offerta più conveniente, l’A.N.F.E. aveva simulato indagini di mercato dirette alla selezione dei fornitori di materiale informatico (quando sin dall’inizio l’intendimento esclusivo era quello di avvalersi della sola società del Di Giovanni) e quindi formato falsi preventivi di spesa, del tutto antieconomici, riconducibili ad altre società risultate però ignare o addirittura inesistenti.

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