Al processo Ciapi parla un pentito: «Così Giacchetto comprava i favori»

Edizione del 01/05/2015
Estratto da pag. 9
Al processo Ciapi parla un pentito: «Così Giacchetto comprava i favori»
PALERMO. Fra i racconti una busta con 10 mila euro nascosta tra i fiori e gli orologi acquistati perfare deirei: Al processo Ciapi parla un pentito: «Così Giacchetto comprava i favori» PALERMO ··· La busta contenente il denaro (10 mila euro, sostiene l'accusa) fu consegnata dentro «un omaggio floreale», portato a casa di Domenico Di Cario da Sergio Colli. Gli orologi Patek Philippe, racconta Angelo Vitale al processo Ciapi, venivano comprati nelle migliori gioiellerie di Palermo: ventimila euro cash, da Palumbo & Gigante, per mettere in cassaforte e avere pronta mercé di scambio, regali in cambio di favori. Faustino Giacchetto comprava così politici e manager, dice Vitale, già strettissimo collaboratore del personaggio-chiave del «sistema». Sentito dal pmAlessandro Picchi, davanti alla quinta sezione del Tribunale, Vitale — superteste dell'accusa — spiega che a Giacchetto serviva sempre qualche spinta per le sue iniziative imprenditoriali, legate al mondo della Formazione regionale e del Ciapi, l'ente che avrebbe dovuto sfornare professionalità a iosa e che invece non formava proprio nessuno. Racconta l'ex sostanziale prestanome del manager della comunicazione che l'altro uomo di fiducia di Giacchetto, Sergio Colli (pure lui «pentito»), lavorava in stretto raccordo con lui. E proprio Colli gli avrebbe parlato della consegna del denaro a Di Carlo, già condannato in abbreviato a due an ni e otto mesi. Il manager aveva seguito, per conto del Consorzio Asl di Palermo, il progetto formativo «Inla Sicilia». Lui, già responsabile amministrativo e legale rappresentante del Pid, avrebbe ricevuto complessivamente 30 mila euro, compresi i 10 mila in contanti, consegnati da Colli dentro una busta abbinata a una composizione floreale. L'obiettivo sarebbe stato proprio agevolare l'aggiudicazione alla Media Center & Management di Giacchetto della gara diretta a propagandare l'Inla, uno dei progetti formativi mangiasoldi del Ciapi. Nel suo racconto, reso ieri davanti al collegio presieduto da Piero Falcone, Vitale parla pure di Riño Lo Nigro, già dirigente generale dell'Agenzia per l'impiego e della formazione professionale regionale: e racconta di quei finanziamenti, concessi dall'assessorato al Lavoro, per 15 milioni e riferiti a un altro dei progetti del Ciapi, il Coorap. Giacchetto, sempre attraverso società di comunicazione formalmente intestate a Vitale e Colli, era interessato a gestire la propaganda. E per «ringraziare» Lo Nigro, gli avrebbe fornito un servizio fotografico riguardante il palazzo Vernaci, in cui l'exvicesindaco di Palermo ha la sua residenza, ad Altofonte, la stampa e la confezione di 500 volumi da 72 pagine a colori, un finanziamento per la Polisportiva del paese e due abbonamenti allo stadio Barbera, nel settore Vip. Circa 70 mila euro complessivi il valore dei regali. Il sistema Giacchetto viveva di questo, sostiene la Procura: e Vitale ritirava quasi ogni giorno denaro cash, prelevandolo dai conti di società che di fatto erano dell'imprenditore. Che con quei soldi poi prowedeva alle spese dei politici suoi amici: come Luigi Gentile, ex assessore regionale al Territorio e rappresentante della Regione nel comitato tecnico-scientifico del progetto Coorap. Tra le altre cose, spiega Vitale, in cambio di un atteggiamento favorevole verso le aziende di Giacchetto, il politico avrebbe avuto la disponibilità di appartamenti, prima in via Principe di Belmonté, poi in via Nunzio Morello. Pieno centro «vip» di Palermo. R.AR. -tit_org- Al processo Ciapi parla un pentito: «Così Giacchetto comprava i favori»
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