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Mercatone Uno, i negozi venduti.

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26 maggio 2018 -  68 punti vendita ‘salvi’ e  2.063 dipendenti che manterranno il posto di lavoro. Dall’altro il dato incontrovertibile: per un lavoratore su tre (dipendenti dichiarati nel 2017: 3.400), al momento, non c’è alcuna prospettiva e per molti altri il contratto sarà un part-time. Lo hanno messo nero su bianco i commissari di Mercatone Uno, dopo aver ottenuto l’autorizzazione ministeriale alla vendita del cuore del gruppo in amministrazione straordinaria dall’aprile 2015. Due i soggetti con i quali si formalizzerà, dopo tre anni di bandi andati deserti, la cessione dei compendi. Uno è Cosmo, con sede a Corropoli (Teramo), meglio noto per detenere i negozi Globo e che ne rileverà 13 punti vendita. L’altro, che ne acquisirà 55, è Shernon Holding srl, società italiana con sede a Milano, costituita a dicembre scorso e «riconducibile a imprenditori italiani e stranieri», scrivono i commissari nelle lettere ai sindacati. Una società, secondo le banche dati, detenuta al 100% dalla Star Alliance Limited, con sede a Malta.

A supporto dell’offerta di Shernon, però, "sono stati raccolti commitment da tre partner industriali e commerciali, sia italiani che stranieri, ovvero Black Red White (polacchi), Dogtas Kelebek (turchi) e 13Casa". Loro sosterranno Shernon "tramite la fornitura delle proprie merci in esclusiva per il mercato italiano".

Al momento non si conoscono i dettagli economici, né che fine faranno le decine di fornitori italiani. Quel che è certo, è l’elenco dei negozi oggetti della cessione. A Cosmo passano i negozi di Altopascio (Lucca), Biella, Castelfranco Veneto (Treviso), Colle Val d’Elsa (Siena), Genova, Lucca, Misterbianco (Catania), Palermo, Parma, Pieve Fissiraga (Lodi), Tavernerio (Como), Castelfranco Emilia (Modena) e Cerasolo di Coriano (Rimini). In tutto 196 lavoratori, di cui 52 part-time.

La proposta di Shernon, invece, riguarda 1.867 lavoratori, dei quali 1.696 saranno part-time.Tra i negozi passano ai ‘milanesi’ quelli di Calenzano (Firenze), Cesano Maderno (Monza Brianza), Bologna Navile, Rubiera (Reggio Emilia), San Cesario di Lecce, Civitanova (Macerata), Scerne di Pineto (Teramo), Capena (Rimini), Verdello (Bergamo), Noventa Padovana, Sambuceto (Chieti), Caltignaga (Novara), Monfalcone (Gorizia), San Giuseppe di Legnago (Verona), Pesaro, Beinasco (Torino), Villanova di Albenga (Savona), Sacile (Pordenone), Terlizzi (Bari), Bari, Preglia di Crevoladossola (Verbania), Madignano (Cremona), Monterosi (Viterbo), Russi (Ravenna), Mesola (Ferrara), Trecate (Novara), Ferrara, Colonnella (Teramo), Gravellona Toce (Verbania), Rottofreno (Piacenza), Rimini, San Giuseppe di Comacchio (Ferrara), Roma, Bertinoro (Forlì-Cesena), Pavia, Castagnato (Brescia), Carrè (Vicenza), Matino (Lecce), Surano (Lecce), Monsano (Ancona), San Michele all’Adige (Trento), San Giorgio di Piano, Pombia (Novara), Villafranca D’Asti, Francavilla Fontana (Brescia), Legnano (Milano), Occhiobello (Rovigo), più quelli chiusi di Pessano con Bornago (Milano), Serravalle Scrivia (Alessandria), Magione (Perugia), Navacchio di Cascina (Pistoia), Romagnano Sesia (Novara), Arzano (Napoli), Mappano di Caselle (Torino), Reana del Rojale (Udine).


 Mercatone Uno Senza lavoro 48 persone a Carini

Questa settimana è arrivata la notizia della chiusura dei negozi targati Mercatone Uno, una volta leader nel settore dell'arredamento a basso costo. Perdono così ogni speranza i 48 lavoratori del punto vendita di Carini in provincia di Palermo che non verranno riassorbiti dalle due holding che nei prossimi mesi rileveranno tutti i negozi del marchio. La società, infatti, dal 2015 è in amministrazione straordinaria: dopo un incontro al Ministero dello Sviluppo economico si è scongiurato il fallimento, consentendo alla Shernon Holding e la Cosmo Spa di rilevare i beni aziendali e salvaguardare parzialmente i livelli occupazionali.

Su 74 punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale, solo 68 saranno rilevati dalle due società, di questi, 59 punti vendita sono attualmente operativi e 9 chiusi nel corso della procedura di amministrazione straordinaria. In Sicilia ad investire sarà la Cosmo Spa che su tre punti vendita ha deciso di acquisirne solo due, quello di Palermo in via Ugo La Malfa e la sede di Misterbianco in provincia di Catania. Il capannone di Carini rimarrà quindi vuoto, andandosi ad aggiungere ai magazzini deserti che costellano la zona industriale alle porte di Palermo.

“Aver appreso che l’unità produttiva di Carini, dove sono impiegati 48 lavoratori, non è stato ritenuto punto nevralgico su cui le acquirenti società Shernon Holding Srl e Cosmo SpA hanno deciso di investire, lascia con l’amaro in bocca – ha commentato il segretario generale della Fisascat Cisl Sicilia Mimma Calabrò -. Ai lavoratori, al momento, oltre lo sconforto, resta il ricorso alla cassa integrazione straordinaria fino al prossimo gennaio. Dopo di che potrebbe tristemente allungarsi la lista dei siciliani che hanno perso l’occupazione”.

Ai dipendenti dei due negozi rilevati dalla Cosmo, in base alle dichiarazioni dei rappresentanti sindacali, non andrà molto meglio: su 46 lavoratori attualmente impiegati nella sede di Palermo, verranno assorbiti solo 19 dipendenti, mentre a Misterbianco su 102 , manterranno il posto di lavoro solo in 15. “Una vera carneficina – commentano i sindacati – Mentre i negozi rilevati dalla Shernon continueranno a operare con il marchio Mercatone Uno, qui in Sicilia i negozi verranno trasformati in magazzini "Globo" che vendono abbigliamento e accessori. Senza considerare che i contratti di questi dipendenti verranno quasi tutti trasformati, passando da full time a part time. I punti vendita siciliani - hanno infine sottolineato i sindacati - non sono stati considerati strategici, nonostante proprio quello di Palermo è sempre stato fra i primi per fatturato”.

Nelle prossime settimane si incontreranno nuovamente parti sociali, i commissari del ministero che hanno guidato la vendita e i vertici delle due holding acquirenti: “Cercheremo di ottenere condizioni migliori per i dipendenti - hanno promesso i sindacati - sempre che ci siano ancora margini di contrattazione”.