Visite agli articoli
6971684

Abbiamo 440 visitatori e nessun utente online

Pensioni, la rassegna stampa del 24.05.2018

pens

 

Pensioni: cosa cambia

La legge per tutti  di Noemi Secci

Pensione anticipata quota 100 e quota 41, proroga opzione donna, abolizione legge Fornero: novità governo Lega 5 stelle.

A breve sarà finalmente operativo il nuovo governo formato da Lega e Movimento 5 stelle: inizieranno dunque ad essere varate le riforme promesse, tra le quali la nuova riforma delle pensioni, tanto attesa da tutti i lavoratori penalizzati dalla legge Fornero.

Il dossier pensioni, in particolare, prevede l’introduzione di una nuova tipologia di pensione anticipata con le quote, affiancata dalla pensione anticipata con 41 anni di contributi e dalla proroga di alcune misure preesistenti, come l’opzione donna.

In base alle proiezioni effettuate, la nuova pensione anticipata quota 100 consentirebbe di uscire dal lavoro anche tre o quattro anni prima rispetto all’attuale pensione anticipata ordinaria, a seconda dell’anzianità contributiva del lavoratore. Anche la pensione anticipata con 41 anni di contributi consentirebbe una maggiore flessibilità nel collocamento a riposo rispetto alle possibilità di pensionamento attuali.

Proprio per questi motivi, le novità delle pensioni Lega 5 stelle sono state da una parte notevolmente apprezzate, ma d’altra parte anche criticate, in quanto comporterebbero un esborso di denaro insostenibile per i conti pubblici. La pensione con le quote costituirebbe infatti un ritorno al passato difficilmente compatibile con le risorse dell’Inps; anche la pensione anticipata con 41 anni di contributi creerebbe delle difficoltà.

Ma qual è il funzionamento delle nuove pensioni con le quote e chi potrebbe beneficiare di questi strumenti di flessibilità? Procediamo per ordine e vediamo, in materia di pensioni, che cosa cambia.

Pensione anticipata quota 100

La prima nuova pensione che dovrebbe essere introdotta dal governo Lega 5 stelle è la cosiddetta pensione quota 100.

Grazie a questa pensione, sarà possibile uscire dal lavoro al raggiungimento della quota 100, cioè quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore risulta almeno pari a 100.

La quota, difatti, altro non è che il risultato della somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore: raggiunge la quota 100, ad esempio, un lavoratore con 64 anni di età e 36 anni di contributi, oppure con 60 anni di età e 40 anni di contributi, o ancora con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Così strutturata, la quota 100 potrebbe offrire una notevole flessibilità in uscita, a vantaggio soprattutto dei lavoratori precoci, cioè di chi ha iniziato a lavorare molto presto, con una carriera continuativa e senza “buchi contributivi” (cioè periodi in cui manca l’accredito di contributi).

Pensione anticipata quota 100 con limite di età e di contributi

A causa della notevole flessibilità offerta, la pensione anticipata quota 100 sarebbe difficilmente sostenibile, perché permetterebbe il collocamento a riposo di un numero di lavoratori molto maggiore rispetto a quello attuale.

Secondo alcune proposte, per pensionarsi con la quota 100 sarebbe dunque necessaria un’età minima: alcune bozze parlano di un minimo di 64 anni di età e di un minimo di 36 anni di contributi, altre di un minimo di 61-62 anni e di 35 anni di contributi.

In ogni caso, la quota 100 risulterebbe più vantaggiosa dell’attuale pensione anticipata, che ad oggi si può ottenere con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (dal 2019, saranno necessari, rispettivamente, 42 anni e 3 mesi di contributi e 43 anni e 3 mesi): ad esempio, un lavoratore con 64 anni di età, grazie alla quota 100, potrebbe pensionarsi con soli 36 anni di contributi.

Il vantaggio è evidente anche nei confronti della pensione di vecchiaia, per la quale è necessario aver compiuto, entro il 2018, 66 anni e 7 mesi di età, e addirittura 67 anni dal 2019.

Quali pensioni con le quote si possono già ottenere?

La quota, cioè il risultato della somma dell’età pensionabile dell’interessato e degli anni di contributi posseduti, non è una novità assoluta, in quanto, prima che entrasse in vigore la legge Fornero, era possibile ottenere la pensione di anzianità (ora abolita e sostituita dalla pensione anticipata) proprio sulla base delle quote.

Ad oggi sopravvivono alcune tipologie residuali di pensione di anzianità con le quote: si tratta delle pensioni degli addetti ai lavori usuranti, delle pensioni dei beneficiari delle salvaguardie e del cosiddetto salvacondotto per i nati sino al 1952.

Come si calcola la quota?

La quota, come abbiamo osservato, si calcola sommando l’età pensionabile agli anni di contributi.

Quando l’età o gli anni di contribuzione non corrispondono a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi:

  • ad esempio, se il lavoratore ha raggiunto 63 anni e 6 mesi di età, ai fini del calcolo della quota dovrà indicare la cifra 63,5;
  • potrà ottenere la pensione quota 100 se possiede almeno 36 anni e 6 mesi di contributi (perché 100-63,5= 36,5, ossia 36 anni e 6 mesi).

Pensione quota 41

Oltre alla pensione quota 100, è stata proposta un’ulteriore tipologia di pensione anticipata, la cosiddetta pensione quota 41.

La pensione quota 41 consente di uscire dal lavoro con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età (il termine quota in questo caso è usato in modo improprio, perché 41 è la cifra che rappresenta i soli anni di contributi necessari per ottenere il trattamento, non la somma di contributi ed età).

Ad oggi è possibile pensionarsi con 41 anni di contributi, ma soltanto se si appartiene alla categoria dei lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del 19° anno di età. Non basta, poi, essere lavoratori precoci, ma si deve risultare iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e appartenere a una delle seguenti categorie: disoccupati (che abbiano cessato di percepire da almeno 3 mesi il trattamento di disoccupazione), caregiver (che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente entro il 2°grado con handicap grave), invalidi dal 74%, addetti ai lavori usuranti o gravosi.

La nuova pensione quota 41 sarebbe comunque soggetta agli adeguamenti legati alla speranza di vita: dal 2019, pertanto, sarebbe possibile pensionarsi con 41 anni e 5 mesi di contributi, dal 2021 con 41 anni e 8 mesi, dal 2023 con 41 anni e 11 mesi, e così via, con aumenti di 3 mesi ogni biennio.

Addio legge Fornero?

Durante la campagna elettorale è stato più volte proposto di abolire la legge Fornero, anche se risulta più probabile che le pensioni quota 100 e quota 41 siano aggiunte alle attuali pensioni Fornero come strumento di flessibilità in più, lasciando intatto lo “scheletro” della vecchia riforma della previdenza.

Ma che cosa succederebbe nel caso in cui venga totalmente abolita la legge Fornero?

In questo caso, diminuirebbe l’età per la pensione di vecchiaia e sarebbero ripristinate le vecchie quote, assieme alle differenze nei requisiti per la pensione tra lavoratori dipendenti e autonomi, tra dipendenti pubblici e del settore privato.

In particolare, i lavoratori dipendenti potrebbero ottenere, sino al 2018:

  • la pensione di anzianità con quota 97,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 61 anni e 7 mesi di età; per la liquidazione della pensione si dovrebbe attendere un periodo di finestra pari a 12 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;
  • la pensione di anzianità con 40 anni di contributi ed una finestra di attesa di 15 mesi:
  • la pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini e le dipendenti pubbliche; con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato; sarebbe necessaria una finestra di attesa di 12 mesi.

I lavoratori autonomi potrebbero invece ottenere, sino al 2018:

  • la pensione di anzianità con quota 98,6, con un minimo di 35 anni di contributi e 62 anni e 7 mesi di età; per la liquidazione della pensione si dovrebbe attendere un periodo di finestra pari a 18 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito;
  • la pensione di anzianità con 40 anni di contributi ed una finestra di attesa di 21 mesi:
  • la pensione di vecchiaia con 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi, per gli uomini, e con 61 anni e 10 mesi di contributi per le lavoratrici del settore privato; sarebbe necessaria una finestra di attesa di 18 mesi.

Questi requisiti, ad oggi, sono comunque validi per i lavoratori beneficiari delle salvaguardie, ossia per gli esodati.

Proroga opzione donna

Riguardo alle possibilità di anticipare la pensione, è stata più volte proposta la proroga dell’opzione donna: si tratta di una pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che consente di uscire dal lavoro prima dei 60 anni in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi è ancora possibile pensionarsi con opzione donna, ma  devono essere rispettati precisi requisiti di età:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Con la proroga dell’opzione donna si vorrebbe offrire senza limiti di tempo questo trattamento, rendendo così possibile ottenere la pensione per tutte le lavoratrici con un minimo di 57 anni e 7 mesi (o 58 anni e 7 mesi) di età, eventualmente adeguabili all’aspettativa di vita,  e 35 anni di contributi.

In alcune proposte è invece indicata un’età più elevata per accedere all’opzione donna, pari a 63 anni, ma con minori penalizzazioni legate al calcolo della pensione.

Un taglia-leggi e un pacchetto antiburocrazia nel primo provvedimento urgente del nuovo governo da varare già in estate. Per il momento è solo un’ipotesi molto gettonata, ma Giuseppe Conte è già pronto a lasciare un suo segno, anche a dispetto di chi lo considera un mero esecutore. Se, come è quasi certo, scioglierà la riserva per formare il primo esecutivo gialloverde della storia repubblicana, il giurista incaricato dal Capo dello Stato e indicato da Pentastellati e leghisti per approdare a Palazzo Chigi, dovrebbe dare rapidamente operatività a una parte delle misure per le quali era stato inserito da Luigi Di Maio sul finire della campagna elettorale nella lista dei ministeri in pectore del Movimento Cinque stelle.

Una prima scossa che verrebbe rafforzata da interventi su pensioni, centri per l’impiego e, forse, anche sull’immigrazione, in attesa di sciogliere il nodo fisco. E con tutta probabilità non occorrerà attendere troppo tempo. La rotta che punta a tracciare il premier incaricato “con riserva” passa, sulla falsariga del contratto M5S-Lega, per due precise coordinate: crescita e mantenimento degli impegni per il cambiamento presi con gli elettori. E un decreto legge con queste caratteristiche presentato a inizio estate sarebbe un chiaro segnale della volontà del Governo di non perdere tempo.

Taglia-leggi e pensioni dovrebbero essere i pilastri su cui costruire l’eventuale decreto. Sulla previdenza non dovrebbe scattare subito l’operazione per garantire le uscite con quota 100 (somma di età anagrafica, con un minimo di 64 anni, e contributiva) e quota 41 e 5 mesi (senza vincoli anagrafici), destinata a decollare con la legge di bilancio. L’idea sarebbe di rendere immediatamente operative le cosiddette “misure preparatorie”, compreso lo stop all’Ape social e agli interventi ad hoc messi a punto dal governo Gentiloni per i lavori gravosi, e di dare il via al ripristino di “opzione-donna” (uscita con 57-58 anni di età e 35 anni di contributi e assegno “contributivo”).

RIFORMA PENSIONI GOVERNO CONTE/ Quota 100, ma con 64 anni di età (ultime notizie)

Riforma pensioni Governo Conte. La Quota 100 prevederà almeno 64 anni di età, ritiene Patriarca. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali 24 maggio 2018 - agg. 24 maggio 2018, 13.51 Lorenzo Torrisi

QUOTA 100, MA CON 64 ANNI DI ETÀ

Secondo Stefano Patriarca, la Quota 100 prevista nel contratto tra Lega e Movimento 5 Stelle che verrebbe applicato dal Governo Conte prevederebbe un’età minima di 64 anni. Il Fatto Quotidiano cita il consigliere economico di palazzo Chigi, secondo cui il “paletto” relativo all’età anagrafica sarebbe l’unico in grado di consentire una spesa per l’intervento compatibile con i 5 miliardi di euro che i due partiti hanno indicato nel contratto di Governo. Tanto più che era stato proprio Alberto Brambilla, che ha curato la parte previdenziale del programma della Lega, a parlare di Quota 100 con un’età minima di 64 anni. Una scelta che però, spiega Patriarca, rischia di avvantaggiare “chi ha avuto carriere più lunghe e stabili e redditi più alti e penalizzare gli altri”. Dal suo punto di vista, poi, non ci sarebbero “risorse disponibili” per finanziare la proroga di Opzione donna che Lega e M5s hanno inserito sempre nel contratto.

COTTARELLI E LA DIVISIONE PREVIDENZA/ASSISTENZA

Lega e Movimento 5 Stelle, nel loro contratto di Governo, in tema di riforma delle pensioni hanno previsto la separazione tra previdenza e assistenza, chiesta in diverse occasioni anche dai sindacati. Vedremo se diventerà realtà insieme al Governo Conte. Intanto Carlo Cottarelli, con il suo Osservatorio sui Conti pubblici italiani, ha stilato un rapporto secondo cui anche con questa operazione la situazione non cambierebbe in virtù dell’invecchiamento della popolazione, che farebbe comunque crescere la spesa per le pensioni. In ogni caso anche separando previdenza e assistenza il nostro Paese resterebbe al secondo posto tra i paesi Ocse per spesa pensionistica su  Pil. Una tesi del tutto diversa da quella portata avanti negli ultimi mesi da Cgil, Cisl e Uil e da Itinerari previdenziali. A questo punto c’è da chiedersi chi abbia ragione.

LE PAROLE DI TITO BOERI

Il Governo Conte potrebbe presto prendere forma, basando la sua azione sul contratto messo a punto da Lega e Movimento 5 Stelle. In tema di pensioni, come noto, è previsto il superamento della Legge Fornero mediante Quota 100 e Quota 41. Interventi che, secondo Tito Boeri, avranno un costo immediato di 15 miliardi di euro che diventerà a regime pari a 20 miliardi. Il Presidente dell’Inps, parlando al convegno su “I dati amministrativi per le analisi socio-economiche e la valutazione delle politiche pubbliche”, ha detto: “Si è parlato di quota 100: la valutazione che noi abbiamo fatto ci porta a ritenere che in presenza di quota 100 o 41 anni di contributi come condizione per il pensionamento, ipotizzando che il 90% di persone vada in pensione il primo anno, e questo è possibile perché ce lo dice l’esperienza storica all’interno del nostro Paese, porterebbe a un costo immediato di 15 miliardi, a regime intorno ai 20 miliardi e l’impatto sul debito implicito sarebbe sarebbe di circa 105 miliardi di euro”.

Secondo quanto riporta Askanews, Boeri ha naturalmente fatto notare che queste cifre sono ben diverse dai 5 miliardi scritti nel contratto di Governo. Nemmeno reintroducendo le finestre mobili abolite dalla Legge Fornero o non considerando i contributi figurativi nel sistema delle quote si potrebbe arrivare a tale cifre. “Credo che nel momento in cui si presentano programmi”, ha quindi detto Boeri, “invece di attaccare il dato amministrativo e le valutazioni dell’Inps sulla base dei dati di cui dispone si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dire: noi vogliamo fare questo, non è esattamente quota 100 ma vogliamo farlo con delle condizioni”.

RIFORMA PENSIONI/ Salvini replica a Fornero: italiani ossessionati dalla sua Legge 

Riforma pensioni, ultimissime. Matteo Salvini replica a Elsa Fornero via Facebook. Tutte le novità e le news sui principali temi previdenziali di oggi, 24 maggio

SALVINI REPLICA A ELSA FORNERO

Non si è fatta attendere la replica di Matteo Salvini a Elsa Fornero, dopo che l’ex ministra del Lavoro, ospite a diMartedì, aveva detto di ritenere che il leader del Carroccio sia ossessionato da lei e dalla sua riforma delle pensioni. “‘Questa ossessione’ di Salvini per la legge Fornero, dice. Ma ancora ha il coraggio di parlare e pontificare? ‘Ossessionati’ sono i milioni di italiani a cui questa legge ha rovinato la vita! Se ce ne daranno la possibilità, sarà subito #stopfornero!”, ha scritto il numero uno della Lega sulla sua pagina Facebook condividendo il video estratto dalla trasmissione di La7 contenente le dichiarazioni di Elsa Fornero. Vedremo ora che Giuseppe Conte ha avuto l’incarico di formare il Governo che cosa effettivamente accadrà sul fronte delle pensioni e con quali tempi.

RIFORMA FORNERO: L'EX MINISTRO SULLE PROMESSE DI SALVINI

Elsa Fornero, che ha dato il suo nome alla legge sulle pensioni, ha parlato da Giovanni Floris a DiMartedì del nuovo governo M5s-Lega che promette di superare la sua riforma grazie a quota 100 e quota 41. «Su Salvini non ho fiducia, è ossessionato da me, la riforma delle Pensioni è l'unica che viene chiamata con il nome del ministro che l'ha firmata». La personificazione, secondo la Fornero, non fa onore al leader della Lega, visto che aspira a diventare ministro. «Siccome ha promesso agli italiani che l'avrebbe abolita, anche se sa che non potrà realizzarlo, deve personificare». Perplessità anche sul contratto di governo e i suoi costi: «Non ci sono le condizioni di emergenza che c'erano nel 2011, ma non è detto che non si ricreino. Il costo di queste promesse iniziali e illusorie è di 15 miliardi, si fa presto a far svanire la ricchezza finanziaria e creare condizioni di instabilità». Il timore dell'ex ministro è che non vengano vanificati i sacrifici degli italiani: «C'è il rischio reale che vengano gettati alle ortiche tutti i loro sacrifici». (agg. di Silvana Palazzo)

Pensioni: la quota 100 costa troppo

Per la quota 100 servono 15 mld (20 a regime) non i 5 mld stimati da M5S e Lega: le contro-proposte dal Presidente INPS, Tito Boeri, alla Riforma Pensioni nel contratto di Governo.

Riforma Pensioni: stime INPS

Boeri, al Forum PA 2018, dichiara le sue previsioni di costo della Riforma delle Pensioni: il costo immediato della misura sarebbe di 15 miliardi l’anno, per poi salire a regime a 20 miliardi, portando il debito implicito a 120 miliardi di euro. Insomma, per il Presidente INPS, l’ipotesi contenuta nel contratto di Governo è insostenibile.

Perché la cifra stanziata dal contratto di Governo (5 miliardi) possa essere realistica ci sarebbe bisogno di inserire finestre che impongano un ritardo di 15 mesi nell’accesso al pensionamento. In sostanza si tratterebbe di una quota superiore a 101 che porterebbe a ridurre i costi a 7 miliardi per il primo anno e a 13 miliardi a regime.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di non considerare nel calcolo gli anni dei contributi figurativi o i riscatti.

APe Social e aspettative di vita: quale futuro?

22 maggio 2018 Tutto da definire, poi, il destino dell’APe Sociale, che oggi consente ad alcune tipologie di lavoratori tutelati di andare in pensione con una quota inferiore a 100 (63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi a seconda dei casi).

A questo punto sembra improbabile una proroga del Governo oltre il 31 dicembre 2018, quando scadrà la misura sperimentale. Diversamente, non ci sarebbero le coperture per la quota 100.

Bisognerebbe essere molto espliciti, avere l’onestà intellettuale di dire cosa vogliono fare e che cosa c’è e cosa non c’è esattamente in quota 100.

C’è infine il capitolo dedicato al taglio pensioni oltre 5mila  euro al mese non giustificate dai contributi versati. Maggiore chiarezza aiuterebbe a tracciare meglio il perimetro delle risorse.

Resta dunque da capire come il nuovo governo intenda intervenire sulle pensioni d’oro e i vitalizi dei parlamentari.