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Cgil Cisl Uil e Confindustria raggiungono l'intesa per un nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali

  SIN

 

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Contratti Cgil Cisl Uil e Confindustria raggiungono per un nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali l’intesa ora all’esame degli organismi

Realizzare un ammodernamento del sistema di relazioni industriali e della contrattazione collettiva per contribuire fattivamente alla crescita del Paese, alla crescita dei salari, al necessario miglioramento della competitività attraverso l’incremento della produttività delle imprese, al rafforzamento dell’occupabilità delle lavoratrici e dei lavoratori ed alla creazione di posti di lavoro qualificati.Questi gli obiettivi dell’accordo raggiunto da Confindustria e confederazioni Cgil Cisl Uil sul nuovo modello contrattuale e sulle relazioni industriali. Misurazione certificata della rappresentanza delle imprese in chiave antidumpig, conferma dei due livelli di contrattazione e introduzione del trattamento economico complessivo e del trattamento economico minimo a livello nazionale di contrattazione ma anche welfare, formazione, sicurezza, mercato del lavoro, bilateralità e partecipazione i punti qualificanti dell’accordo ora sottoposto  all’approvazione degli organismi interni per essere firmato ufficialmente il prossimo 9 marzo.Confindustria e Cgil Cisl Uil «ritengono che un sistema di relazioni industriali più efficace e partecipativo sia necessario per qualificare e realizzare i processi di trasformazione e di digitalizzazione nella manifattura e nei servizi innovativi, tecnologici e di supporto all’industria». Per la leader della Cisl Annamaria Furlan l’accordo, raggiunto dopo  un anno e mezzo di incontri, «è davvero molto positivo e molto innovativo» e «risponde ai bisogni delle persone, del lavoro ed anche di competitività del Paese». Ma non solo «rilancia la produttività, rafforza la contrattazione e i salari, e indica con chiarezza la strada della partecipazione dei lavoratori». La leader della Cisl lancia poi un messaggio esplicito alla politica «ora i partiti smettano di parlare di salario minimo, ogni intervento in questo senso sarebbe improduttivo e superfluo» perché, sottolinea la sindacalista, è la contrattazione che fissa i salari, non le leggi» e «l’autonomia delle parti sociali deve essere rispettata». Con buona pace di chi ha usato il tema delle retribuzioni in campagna elettorale.

Sindacati e Confindustria hanno raggiunto nella notte 28 febbraio 2018 l'accordo per un nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali finalizzato, tra l'altro, ad arginare il fenomeno dei contratti pirata. Sono confermati i due livelli di contrattazione, il primo nazionale e il secondo aziendale o territoriale.

L'intesa indica poi i criteri di calcolo degli aumenti salariali e introduce il Trattamento economico complessivo (Tec) e il Trattamento economico minimo (Tem). Viene introdotta, per la prima volta, la misurazione della rappresentatività anche per le imprese al fine di arginare i fenomeno degli accordi-pirata siglati al di sotto dei livelli di retribuzione fissati dal contratto collettivo nazionale.

Il testo, come sottolinea una nota congiunta, è stato condiviso dai tre segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e dal presidente di Confindustria e sarà sottoposto, nei prossimi giorni, alla valutazione degli organismi delle tre organizzazioni sindacali. L'accordo sarà firmato al termine di questa verifica nel pomeriggio del 9 marzo.

Confindustria, tramite il presidente Vincenzo Boccia, esprime "soddisfazione per l'importante passo in avanti compiuto con Cgil, Cisl, Uil verso un sistema di relazioni industriali più efficace e partecipativo volto a garantire, attraverso un nuovo modello contrattuale, un miglioramento della competitività delle imprese con un incremento della produttività accompagnata da una crescita dei salari".

Le parti sociali mostrano entusiasmo e sintonia nel commentare il risultato raggiunto. "L'accordo è un vero piano di sviluppo per il sistema-paese - commenta su Twitter la segretaria nazionale della Cisl Annamaria Furlan -. Un nuovo modello di relazioni industriali partecipative e stabili per alzare la produttività, con più salari, più formazione, più competenze per i lavoratori. Le parti sociali indicano al Paese una strada condivisa e responsabile per favorire la crescita".

Per la leader della Cgil Susanna Camusso si realizza così "un importante quadro di certezze nelle relazioni sindacali in una stagione di grande confusione ed evidenzia l'efficacia del ruolo di regolazione economica e sociale svolto dalle parti sociali". Soddisfatto anche il numero uno della Uil Carmelo Barbagallo: "Dopo anni di impegni e di lotte dei lavoratori, grazie all'azione unitaria del sindacato, abbiamo raggiunto due grandi traguardi: il rinnovo di tutti i contratti del pubblico impiego e la riforma delle relazioni sindacali e del sistema contrattuale".

I punti dell'intesa

Salari
Il contratto collettivo nazionale indicherà il trattamento economico complessivo (Tec) e il trattamento economico minimo (Tem) per i lavoratori. Il Tec includerà, oltre al salario, anche altri trattamenti, come le eventuali forme di welfare. Il minimo tabellare sarà aggiornato in base all’inflazione armonizzata, al netto dalla variazione dei beni energetici importata.

Rappresentanza
Anche le associazioni dei datori di lavoro, così come già accade per i sindacati, dovranno misurare la loro rappresentanza. Un modo per contrastare il dumping contrattuale, ovvero la proliferazione di contratti firmati da organizzazioni non rappresentative.

Welfare
La contrattazione collettiva punterà a offrire misure di welfare contrattuale su temi come la previdenza complementare, l’assistenza sanitaria integrativa, la tutela della non autosufficienza, la conciliazione famiglia-lavoro. Questo per offrire più tutele a tutti i lavoratori.

Partecipazione
L’intesa invita a «valorizzare, nei diversi ambiti settoriali, i percorsi più adatti per la partecipazione organizzativa» dei lavoratori nelle scelte sulla vita aziendale, «contribuendo, anche per questa via, alla competitività delle imprese e alla valorizzazione del lavoro».

Formazione
Individuando nella formazione la risposta più forte all’evoluzione dell’industria con automazione e digitale, sindacati e Confindustria incoraggiano le strategie che avvicinano il mondo scolastico a quello del lavoro e chiederanno al prossimo governo «un grande piano di formazione, incentivato fiscalmente, per adeguare e accrescere le competenze di chi è già al lavoro, a partire dai livelli più bassi».

Contratti Cgil Cisl Uil e Confindustria raggiungono l’intesa ora all’esame degli organismi

Realizzare un ammodernamento del sistema di relazioni industriali e della contrattazione collettiva per contribuire fattivamente alla crescita del Paese, alla crescita dei salari, al necessario miglioramento della competitività attraverso l’incremento della produttività delle imprese, al rafforzamento dell’occupabilità delle lavoratrici e dei lavoratori ed alla creazione di posti di lavoro qualificati.Questi gli obiettivi dell’accordo raggiunto da Confindustria e confederazioni Cgil Cisl Uil sul nuovo modello contrattuale e sulle relazioni industriali. Misurazione certificata della rappresentanza delle imprese in chiave antidumpig, conferma dei due livelli di contrattazione e introduzione del trattamento economico complessivo e del trattamento economico minimo a livello nazionale di contrattazione ma anche welfare, formazione, sicurezza, mercato del lavoro, bilateralità e partecipazione i punti qualificanti dell’accordo ora sottoposto  all’approvazione degli organismi interni per essere firmato ufficialmente il prossimo 9 marzo.Confindustria e Cgil Cisl Uil «ritengono che un sistema di relazioni industriali più efficace e partecipativo sia necessario per qualificare e realizzare i processi di trasformazione e di digitalizzazione nella manifattura e nei servizi innovativi, tecnologici e di supporto all’industria». Per la leader della Cisl Annamaria Furlan l’accordo, raggiunto dopo  un anno e mezzo di incontri, «è davvero molto positivo e molto innovativo» e «risponde ai bisogni delle persone, del lavoro ed anche di competitività del Paese». Ma non solo «rilancia la produttività, rafforza la contrattazione e i salari, e indica con chiarezza la strada della partecipazione dei lavoratori». La leader della Cisl lancia poi un messaggio esplicito alla politica «ora i partiti smettano di parlare di salario minimo, ogni intervento in questo senso sarebbe improduttivo e superfluo» perché, sottolinea la sindacalista, è la contrattazione che fissa i salari, non le leggi» e «l’autonomia delle parti sociali deve essere rispettata». Con buona pace di chi ha usato il tema delle retribuzioni in campagna elettorale.