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Corsi d'oro 1, la CASSAZIONE conferma l'associazione a delinquere

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16.01.2020 - La sesta sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura Generale che contestava quanto deciso dalla Corte d’appello nella sentenza del processo Corsi d’Oro 1  e cioè che il reato principe della clamorosa inchiesta, è il peculato, non certo la truffa.

Con la sentenza di ieri la Cassazione ha in sostanza tenuto in piedi l’associazione a delinquere, dichiarato prescritte le truffe mentre ha, come detto, rigettato il ricorso della Procura di Messina sul peculato.

Cassate senza rinvio le condanne di Daniela D’Urso, moglie dell’ex sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca e dell’ex assessore comunale Melino Capone, mentre resta in piedi l’associazione a delinquere per Chiara Schirò, moglie di Genovese, la cui pena dovrà essere rideterminata dalla Corte di Reggio Calabria. Ridotta la pena a due anni e sei mesi per Elio Sauta, presidente dell’Aram, ente di formazione professionale. Per Concetta Cannavò, ex collaboratrice diretta dell’onorevole Francantonio Genovese, è stata annullata la condanna per le truffe sui noleggi, mentre resta in piedi quella per l’associazione.

Corsi d’oro 1 fu la prima clamorosa puntata dell’inchiesta sulla formazione professionale in Sicilia, con cui nel 2013 l’allora procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, oggi membro del Csm, e il pool di magistrati peloritani che aveva creato, cominciarono a smantellare con la Guardia di Finanza e la Polizia un sistema perpetuato da anni tra spese “gonfiate” e rendiconti “fantasma”.

L’accusa depositò nel marzo del 2019 un nuovo ricorso in Cassazione, firmato dal procuratore generale Vincenzo Barbaro e dal sostituto Adriana Costabile, che contestava quanto deciso dalla Corte d’appello nella sentenza del processo Corsi d’Oro 1 (Elio Sauta+17), e cioè che il reato principe della clamorosa inchiesta, è il peculato, non certo la truffa. Nel ricorso la Procura Generale contestava tre punti della sentenza. E tra l’altro scriveva, “…orbene, la Corte d’Appello sviluppa una motivazione assolutamente carente, omettendo di valutare quanto già suggerito ed evidenziato nell’atto di appello del pm, ossia che in dibattimento si è chiarito e provato ritualmente come i finanziamenti sono stati erogati sulla base di una progettazione generica di costi plausibili, ben calibrati e oggetto di approvazione, nel caso specifico, che ha garantito l’aggiudicazione, e non già sulla base di spese gonfiate, come prospettato in sede cautelare alla Corte di Cassazione”.

Quattro riduzioni di pena, una prescrizione e otto conferme. Con questa sentenza si era concluso, a Messina, il processo d’appello dell’operazione “Corsi d’oro”, la prima tranche d’inchiesta sulla formazione professionale in Sicilia scattata nel 2013 che l’anno successivo fu seguita da un secondo troncone. Sconto di pena per Elio Sauta, ex presidente dell’Aram (ex consigliere comunale ed ex presidente dell’Istituzione dei servizi sociali) condannato a 5 anni e per la moglie Graziella Feliciotto 2 anni e 2 mesi. Pena ridotta anche per Chiara Schirò, moglie dell’ex parlamentare Pd passato a Forza Italia, Francantonio Genovese, condannata a 1 anno 8 mesi pena sospesa, infine 8 mesi pena sospesa, per Carmelo (Melino) Capone ex assessore comunale e rappresentante dell’Ancol. Prescrizione per Salvatore Giuffré. Conferma per tutti gli altri: Concetta Cannavò, un anno; Daniela D’Urso, 4 mesi; Natale Lo Presti, un anno e 5 mesi; Nicola Bartolone, un anno e 4 mesi; Carlo Isaja, un ispettore del lavoro, 6 mesi; Daniela Pugliares, 3 mesi; Natale Capone, assoluzione totale, Giuseppe Caliri, assoluzione totale. Assoluzione parziale per Sauta. Quindi il teorema complessivo della Procura ha retto bene anche al vaglio del secondo grado di giudizio.

Solo le riduzioni di pena per Sauta e Capone sono spiegate in sentenza. Per la Feliciotto e la Schirò no, si parla genericamente di rideterminazione della pena (forse dovuta alla concessione delle attenuanti generiche prevalenti, ne capiremo di più con il deposito delle motivazioni). Per Sauta è dovuta invece all’assoluzione parziale (“perché il fatto non sussiste”), dal capo d’accusa n. 18, ovvero la tentata truffa per l’acquisto di un immobile in via Pascoli (era un progetto di massima che fu rintracciato sul suo computer). Per Sauta decisa anche la revoca dell’interdizione legale e la riduzione a 5 anni per l’interdizione dai pubblici uffici. Per Capone la riduzione di pena deriva invece dalla dichiarazione di prescrizione di tre dei quattro capi d’imputazione di cui era accusato. Ne è rimasto in piedi uno solo, una tentata truffa per i corsi organizzati a suo tempo dall’Alcol a Siracusa. Altri dettagli. Con la conferma delle assoluzioni di Natale Capone e Giuseppe Caliri e senza nessun inasprimento di pena per gli altri, i giudici hanno i pratica detto ‘no’ all’appello presentato dalla Procura.

I giudici della Corte d’appello hanno deciso anche la conferma per le confische di beni e somme di denaro “per un valore corrispondente al profitto nel reato, nei limiti che saranno precisati in motivazione”. E’ stato poi dichiarato inammissibile l’appello dell’Ancol, e sono stati poi rigettati di fatto gli appelli presentati dagli altri enti di formazione, ovvero Elfi Immobiliare s.r.l., Sicilia Service s.r.l., Centro Servizi 2000 s.r.l. e Associazione Pianeta Verde. anche gli enti erano imputati nel processo. Quindi rimangono in piedi le condanne di primo grado a loro carico. Rigettata dai giudici pure la richiesta di risarcimento presentata dal Codacons. Restano in piedi invece tutte le statuizioni decise in primo grado per le parti civili, una decina di partecipanti a quei famigerati corsi che sono andati fino in fondo. E il 17 gennaio del prossimo anno si apre in appello “Corsi d’oro 2”. Con imputati, tra gli altri, Francantonio Genovese e il cognato Franco Rinaldi.

 

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