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C.G.A.R.S., respinto il ricorso proposto da En.A.I.P. Ente Acli Istruzione Professionale

CGARS

Pubblicato il 20/06/2018

N. 00366/2018REG.PROV.COLL.

N. 00520/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA

in sede giurisdizionale

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 520 del 2016, proposto da En.A.I.P. Ente Acli Istruzione Professionale in liquidazione, in persona del liquidatore p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Angelo Curciullo, con domicilio eletto presso la segreteria del Consiglio di Giustizia Amministrativa in Palermo, via F. Cordova, 76;

contro

Regione Sicilia - Assessorato dell'istruzione e della formazione professionale, in persona dell’Assessore p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliata in Palermo, via De Gasperi, 81;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. SICILIA - CATANIA, sez. II n. 2571/2015, resa tra le parti, concernente revoca concessione accreditamento provvisorio e conseguente interdizione dello svolgimento di qualunque attività di orientamento e/o formazione professionale nell'ambito della Regione Siciliana

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Assessorato regionale dell'istruzione e della formazione professionale;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 maggio 2018 il Cons. Hadrian Simonetti, uditi per le parti l’Avvocato Curciullo e l'Avvocato dello Stato La Rocca;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. Con decreto del 1.10.2014 l’Assessorato all’istruzione e alla formazione professionale della Regione Siciliana ha revocato l’accreditamento a suo tempo concesso in favore dell’ente ENAIP di Ragusa, vietandogli lo svolgimento di ogni attività di orientamento e formazione professionale nell’ambito della Regione.

La revoca è motivata in ragione dell’esito ispettivo, nel quale è emerso il mancato pagamento di una serie di mensilità retributive ai dipendenti per un importo di circa 377.000 euro, nonché per quanto comunicato dalla Guardia di Finanza in merito ad un’indagine penale in corso, nel cui ambito si ipotizza l’indebito percepimento da parte dell’Ente di circa 432.000 euro con riferimento ai corsi di formazione.

2. Proposto ricorso avverso la revoca, lamentando vizi procedimentali e, nel merito, invocando la presunzione di non colpevolezza nonché l’essere le violazioni retributive dovute al ritardo con cui la Regione aveva emanato a sua volta i provvedimenti di copertura delle spese, il Tar lo ha respinto, con sentenza n. 2571/2015. Ciò sul rilievo che il mancato pagamento delle retribuzioni costituisse una grave e reiterata irregolarità ai sensi dell’art. 11 delle disposizioni 2013 per l’accreditamento, e che i ritardi della Regione non valessero a giustificare detta irregolarità.

3. Con il presente appello sono riproposti e sviluppati gli originari motivi di ricorso, ribadendo, con due motivi di appello rubricati, rispettivamente “del ritardo nel pagamento nelle retribuzioni” e “delle indagini nei confronti dell’Ed.A.I.P. e di alcuni dipendenti” come il ritardo nel pagamento delle retribuzioni sarebbe legato alla mancata copertura delle spese da parte della Regione; e, quanto alla vicenda penale, l’avere l’Ente mutato l’organo amministrativo e licenziato i dipendenti coinvolti.

Costituitasi la Regione chiedendo la reiezione dell’appello, all’udienza pubblica del 25.5.2018 la causa è passata in decisione.

4. L’appello è infondato e va respinto, per le seguenti ragioni.

4.1. Va sottolineato, in primo luogo, come il provvedimento di revoca qui impugnato sia stato adottato in contraddittorio con l’Ente, cui è stato comunicato l’avvio del procedimento e dato modo di formulare le proprie controdeduzioni, che sono state oggetto di espressa considerazione al momento della decisione finale.

4.2. Dopodiché, nel merito della vicenda, incontestati e pacifici, sul piano fattuale, i ritardi nel pagamento delle retribuzioni ai propri dipendenti, l’intera difesa di parte appellante è volta a giustificare siffatto inadempimento invocando, a tal fine, il (non meno) tardivo finanziamento ricevuto dalla Regione, assumendo che ciò abbia determinato una impossibilità oggettiva ed assoluta di far fronte ai propri obblighi contrattuali.

Senonché non solo è assai dubbio – e, comunque, non sufficientemente dimostrato - rinvenire nella vicenda in esame una impossibilità (davvero) oggettiva ed assoluta, tale da giustificare l’inadempimento; ma, prima ancora, è erroneo il presupposto di partenza – peraltro sottointeso e non esplicitato - secondo cui il finanziamento regionale dovrebbe assicurare la copertura integrale del costo per il personale dell’ente sovvenzionato.

Quest’ultima tesi è già stata respinta da questo CGA (v. parere 645 del 2016, reso nell’adunanza del 12.4.2016), sulla base di considerazioni, legate ad una più corretta esegesi dell’art. 4 della l.r. 24/1976, che qui si intendono, per economia processuale, integralmente richiamate e ribadite.

4.3. Per quanto concerne poi l’inchiesta penale di cui è fatta menzione nel provvedimento impugnato (e di cui l’Amministrazione non poteva avere notizia alla data di comunicazione dell’avvio del procedimento), la gravità dei fatti ipotizzati, che sarebbero consistiti nella gestione irregolare dei corsi di formazione, anche attraverso il compimento di falsi e l’indebita appropriazione di somme di denaro, non può dirsi venuta meno per effetto delle modifiche apportate, in epoca successiva, alla compagine sociale dell’ente e del licenziamento dei dipendenti coinvolti.

Non consta, infatti, che l’Ente abbia dato prova di una vera e propria dissociazione nei confronti dei precedenti amministratori e dei dipendenti, ricavabile non dalla sola e semplice nomina di un nuovo liquidatore e dal licenziamento dei lavoratori coinvolti ma, piuttosto, da una gamma di azioni più decise e qualificanti, quali ad esempio il promovimento di azioni di danni, a vario titolo, per rimuovere o almeno attenuare le conseguenze degli illeciti in precedenza commessi.

5. In conclusione, per le ragioni appena vedute, l’appello è infondato e va respinto, confermandosi la sentenza impugnata.

6. Le spese del presente grado seguono la regola della soccombenza e sono liquidate con il dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando sull'appello, lo respinge, per l’effetto confermando la sentenza impugnata.

Condanna parte appellante al pagamento delle spese processuali in favore dell’Assessorato resistente, liquidate in euro 2.500,00 (duemilacinquecento/00) oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 25 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Rosanna De Nictolis, Presidente

Hadrian Simonetti, Consigliere, Estensore

Carlo Modica de Mohac, Consigliere

Giuseppe Barone, Consigliere

Giuseppe Verde, Consigliere

     
     
L'ESTENSORE   IL PRESIDENTE
Hadrian Simonetti   Rosanna De Nictolis
     
     
     
     
     

IL SEGRETARIO