Visite agli articoli
8100667

Abbiamo 464 visitatori e nessun utente online

Formazione, la rassegna stampa del 23.06.2018

    RS
 
Blog Sicilia
 

Al via lunedì la stagione delle proteste alla Regione, in piazza indipendenza anche gli sportellisti, annunciato losciopero della fame

I Lavoratori Liberi ex Sportelli Multifunzionali annunciano che aderiranno al sit in organizzato dall’USB sotto la Presidenza in Piazza Indipendenza a partire dal 25 giugno 2018 ad oltranza, per chiedere “con forza la soluzione definitiva alla mattanza operata nei confronti dei lavoratori”.

Adriana Vitale, a partire da giorno 26 giugno, aderirà allo sciopero della fame insieme ai colleghi, che hanno già annunciato tale forma di protesta civile ma estrema, per chiedere con forza “il nostro diritto al lavoro calpestato”.

“Indossiamo il vestito della forza, della resistenza e soprattutto della dignità e partecipiamo in massa – è l’invito rivolto a tutti gli appartenenti alla categoria -. Questo governo dimostri che è in discontinuità rispetto al precedente, rispetti gli impegni presi in campagna elettorale direttamente con i lavoratori e isoli tempestivamente coloro i quali devono rispondere ai soliti poteri forti. Disintegri una volta per tutte un certo discutibile apparato politico/sindacale che agisce solo per meri interessi completamente opposti agli interessi di tutti gli operatori e l’unico modo per farlo è immaginare una strategia non più appetibile ai politicanti”.

 
   Live Sicilia Sport

Cinquemila siciliani nel limbo

Tutti negli albi della speranza

di Maria Teresa Camarda

PALERMO - Le loro vite sono sospese. Da un giorno all'altro hanno dovuto lasciare il proprio lavoro e sono diventati nomi di un immateriale elenco, o albo che dir si voglia, in balia della politica - più che altro della burocrazia - in attesa che qualcuno gli trovi una nuova collocazione. Sono gli ex dipendenti delle società partecipate e degli enti di formazione siciliani.

Hanno leggi dalla loro parte, la legge Madia e l'ultima Finanziaria del governo Crocetta per esempio; leggi che però ad oggi, lamentano i lavoratori, "non hanno trovato applicazione". "Forse in Sicilia le leggi nazionali non arrivano perché non abbiamo il Ponte sullo Stretto": è la battuta amara di Rossella Ruffino, ex dipendente della partecipata regionale Ciem.

Rossella fa parte dell'elenco dei dipendenti delle ex partecipate in liquidazione, ha 43 anni, una laurea e due master. Si occupava di progettazione europea, di cooperazione. Poi nel 2009 la sospensione e nel 2014 il licenziamento. Assieme a lei in quell'elenco ci sono altre 149 persone, lavoratori che fino a ieri si sono dati appuntamento davanti all'assessorato all'Economia più che altro per ricordare all'amministrazione regionale che loro ci sono, che sono lì, ancora in attesa. “I vertici delle società partecipate, nominati dalla politica, hanno affossato gli enti per cui lavoravamo, non i lavoratori. Questa cosa sembrano dimenticarla tutti quando ci attaccano come se fossimo solo dei questuanti senza diritti - si difende e difende i colleghi “di albo”. - Abbiamo delle professionalità che potrebbero essere utili alla Regione soprattutto perché la carenza di organico è una situazione che riguarda la maggior parte dei dipartimenti. C'è il blocco delle assunzioni, ma noi siamo già dipendenti regionali. Allora perché dobbiamo vedere la Regione affidarsi piuttosto a consulenti esterni?”.

E' la rabbia di questi lavoratori esclusi dalla vita produttiva. Chi a 30, chi a 40, chi a 50 anni. "Vite prese e buttate nel cestino, messe di lato, invece di riqualificarle, dare un nuovo senso. Noi ci proviamo a guardarci attorno, trovare qualcos'altro, ma non è che l'economia di quest'Isola lo permetta", dice Enrico Faconti, 46 anni, progettista specializzato in Politiche sociali, ex Cerisdi, da tre anni nell'albo delle ex partecipate. "Non hanno scuse per non aprire le porte dell'albo, è inaccettabile che tutto sia fermo, paralizzato, mentre i dipartimenti regionali un giorno sì e l'altro pure dichiarano di essere in emergenza di personale. Se provo a trovare un lato positivo a tutta questa faccenda - aggiunge - potrei dire che ho fatto il papà a tempo pieno, ma il tempo passa e sento che perdo terreno, che resto indietro. E ci sono colleghi, soprattutto quelli di famiglie monoreddito che sono rimasti sul lastrico".

C'è chi ha perso la casa, chi è stato costretto a chiedere aiuto alle associazioni assistenziali come quella di Biagio Conte, chi ha perso la custodia dei propri figli, non potendo garantirne il mantenimento. "Siamo veramente colpiti nella nostra dignità di persone, di genitori, di famiglie. Dopo tanti anni di lavoro qualificato siamo inesistenti", dice Tiziana Agnello, 51 anni, ex dipendente di Sviluppo Italia Sicilia. "Quello che più ci spaventa è che da un governo all'altro, da Crocetta e il Pd a Musumeci e Forza Italia, non cambia nulla. Si va avanti, di fronte alla disperazione dei dipendenti, con un continuo rimpallo di responsabilità". 

E non è più rosea la situazione di migliaia, quasi cinquemila in questo caso, di lavoratori della Formazione professionale, anche loro "chiusi" in un albo dopo i fallimenti, le chiusure, la perdita degli accreditamenti degli enti e in attesa di essere ripescati quando i corsi ripartiranno, dopo quasi tre anni di stop forzato. Rosalia Gandolfo ha 58 anni, ha lavorato nella Formazione sin dal 1985, molti incarichi come docente di informatica. Poi nel 2016 il licenziamento. “Non sono in mobilità. Non sono stata licenziata. Non ho un sussidio o una retribuzione. Sono nel limbo da due anni e non ho idea di quando potrò, e se potrò, uscirne”, spiega. "Quello che ci stanno facendo subire è disumano", le fa eco Vita Craparotta, 57 anni, counsellor. "Sembra che nella formazione professionale sia passato un uragano che ha lasciato solo sabbia, polvere. Non si possono denigrare così i lavoratori che hanno fatto un percorso che quel posto se lo sono guadagnato. Le cattiverie che si dicono di molti non valgono per tutti. Nella mia vita non mi sono mai fermata. Ero una dattilografa, poi ho studiato informatica, poi mi sono specializzata in counselling. Solo così ho potuto resistere a questa situazione".

E quando chiedi se ancora sperano che qualcosa possa cambiare, il coro è unanime: "La speranza è l'ultima a morire, ma...".


 

SINDACATO USB

Formazione, sciopero della fame
La protesta del sindacalista

PALERMO - Sciopero della fame per chiedere giustizia. Lunedì prossimo, 25 giugno, in piazza Indipendenza, davanti alla Presidenza della Regione, Costantino Guzzo, responsabile della Formazione professionale dell'Unione Sindacale di Base, Usb, comincerà la protesta per chiedere garanzie per i lavoratori della formazione professionale, molti dei quali licenziati.

"Indietro non si torna - scrive Guzzo, ex dipendente dello Ial, in un comunicato - Il disegno criminale chiamato crisi del settore, ha di fatto spostato i finanziamenti dal bilancio regionale ai fondi europei e tutto questo con la complicità e quindi con il tradimento dei sindacati firmatari che invece di tutelare i lavoratori, con l'inganno, hanno permesso che si attuasse questa macelleria sociale senza precedenti. In poco meno di un decennio gli operatori della Formazione, migliaia e migliaia di lavoratori, oltre a perdere ogni forma di diritto, hanno perso anche il lavoro. Chiediamo alla magistratura di analizzare i tanti documenti che abbiamo inviato e dare così risposte ai lavoratori". (ANSA).


 

Formazione: Pistorino (Flc Cgil Sicilia), “Lavoratori attendono risposte”

politicamentecorretto.com

Palermo, 20 giugno 2018 – “I lavoratori storici della formazione professionale siciliana attendono risposte da troppo tempo e non possono continuare a rimanere al palo a causa dei dissidi interni alla maggioranza, che da settimane paralizzano i lavori dell’Ars e l’approvazione dell’emendamento al collegato che tutela i loro diritti”. Lo dice Graziamaria Pistorino, segretaria regionale della Flc Cgil Sicilia.

“Facciamo appello al governo e alle forze politiche – aggiunge – perché consentano all’Assemblea regionale di uscire da questa fase di stallo e adottare le riforme che servono ai cittadini. Al di là dell’emendamento, che ci auguriamo possa essere approvato in tempi rapidi, la formazione professionale in Sicilia attende da decenni una riforma organica del settore”.

“Bisogna mettere in sicurezza i lavoratori dell’albo – conclude Pistorino – impedire il ripetersi di fenomeni speculativi e clientelari ed evitare la creazione di nuove sacche di precariato, come è accaduto in passato. Ma soprattutto è indispensabile sviluppare un modello formativo che metta al centro la qualità e l’efficacia della formazione, in relazione alle esigenze di sviluppo del territorio e della produttività dell’economia siciliana”.

 Formazione ancora nel caos
Il Cerf licenzia 265 lavoratori

PALERMO - Le lettere sono partite ieri. Il Cerf licenzia 265 lavoratori del settore della formazione professionale. E i sindacati vanno all'attacco: “Consideriamo molto scorretto e irrispettoso - dichiarano Graziamaria Pistorino della Flc Cgil Sicilia, Francesca Bellia della Cisl Scuola Sicilia e Claudio Parasporo della Uil Scuola Sicilia - il comportamento dell’ente di formazione al quale avevamo chiesto di concedere l’aspettativa volontaria non retribuita ai lavoratori che ne avessero fatto richiesta per evitare il loro licenziamento”.

Il Cerf è uno dei più grossi enti di formazione siciliani. Pochi anni fa il consorzio ha rilevato per poche migliaia di euro il Cefop, l’ente di formazione fallito. A causa di questa cessione era iniziato un contenzioso fra l’ente e la Regione. L’assessorato alla Formazione aveva inizialmente deciso di non trasferire al Cerf i finanziamenti già assegnati al Cefop con l'Avviso 20: 32 milioni di euro (16 milioni per ognuno dei due anni di corsi). A quella decisione, il Cerf aveva opposto ricorso: e il Tar aveva sostanzialmente dato ragione al consorzio. Allora, l'assessorato alla Formazione era riuscito a fare cessare la causa accordandosi con il Cerf. All’ente sono andati 16 milioni piuttosto che 32.

La situazione per i lavoratori, però, si è fatta sempre più grave per via del blocco dei bandi della formazione. Un settore rimasto sostanzialmente fermo per quasi tre anni. Ma, nei mesi scorsi, con la riapertura dei bandi, la luce sembrava all’orizzonte. Così erano seguiti degli accordi fra l’ente e i sindacati. “Avremmo potuto – spiegano i sindacalisti - provare a salvare tutti i 265 lavoratori ricorrendo al contratto di solidarietà come previsto dalla clausola di salvaguardia inserita nell’accordo siglato l’8 marzo scorso. In quel documento l’ente si impegnava a ricorrere al contratto di solidarietà nel caso di acquisizione di nuove commesse nel periodo del preavviso di licenziamento che purtroppo scade oggi”.

“Per questo – proseguono – per avere più tempo, abbiamo fatto questa richiesta al Cerf in vista dell’avvio dei corsi della Regione Siciliana finanziati dall’avviso 2. L’Ente tuttavia non solo non ci ha risposto tempestivamente, ma dopo il confronto del 19 giugno scorso, in cui sembrava che ci fosse attenzione alle nostre proposte, ha fatto partire le lettere di licenziamento, senza la concordata comunicazione alle organizzazioni sindacali”.

Adesso i sindacati chiedono un incontro al dipartimento regionale del Lavoro per discutere in tempi brevi con i rappresentanti del Cerf, per valutare la revisione del verbale dell’8 marzo. Nel frattempo, però, le sorti dei lavoratori sembrano segnate. Ingrosseranno le fila del già assai affollato albo dei formatori a disposizione degli enti di Formazione e non potranno avere certezza di essere ripescati tutti dallo stesso ente.