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Tar, respinto il ricorso proposto da CIOFS. Sentenza 11.05.2018


Pubblicato il 11/05/2018

N. 01055/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00175/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 175 del 2016, proposto da
Associazione Regionale CIOFS FP Sicilia, in liquidazione, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Adolfo Landi, Harald Bonura e Aurelio Mirone, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio fisico presso lo studio dell’avv. Nicola Giudice sito in Palermo, via M. D'Azeglio n. 27/C;

contro

Assessorato dell'Istruzione e della Formazione Professionale della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo presso i cui uffici, di via A. De Gasperi n. 81, è domiciliato;

per l'annullamento

- del D.A. nr. 6842, del 28.09.2015, pubblicato in G.U.R.S. il 23.10.2015, di annullamento << in autotutela del DA n. 2290/SERV. GEST./04/FP del 24.11.2004, con i conseguenti effetti, con cui sono stati riconosciuti gli arretrati contrattuali, in applicazione del CCNL 1998/2003, in favore dei dipendenti degli Enti di Formazione Professionale di cui alla tabella costituente l’allegato “A” al predetto decreto Assessoriale, impegnando contestualmente la complessiva somma di Euro 8.399.102,91 >>;

- in ogni caso e cautelativamente, dei (non conosciuti), presupposti pareri dell’Avvocatura dello Stato nota prot. n. 85496 del 21.09.2015 e prot. n. 86374, del 23.09.2015, secondo cui è l’obbligatorio che l’Assessorato annulli d’ufficio tutti i provvedimenti relativi alle integrazioni concesse;

- di ogni altro atto e/o provvedimento relativo all’avviata procedura di revoca e, allo stato, non conosciuto;

nonché per il riconoscimento, in favore di CIOFS del diritto al risarcimento del danno sofferto in conseguenza dell’annullamento illegittimamente disposto con conseguente condanna dell’Amministrazione a rifondere tale danno.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Assessorato dell'Istruzione e della Formazione Professionale della Regione Siciliana;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 aprile 2018 il cons. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso notificato in data 29 dicembre 2015, e depositato il successivo 20 gennaio, l’associazione ricorrente, ha impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe e, dopo avere premesso considerazioni, in punto di diritto, sulla giurisdizione di questo Tribunale, ha articolato le censure di: I) Violazione e falsa applicazione della convenzione stipulata ai sensi dell’articolo 4 della legge regionale 06.03.1976, n. 24. Violazione e falsa applicazione dell’art. 2, legge regionale 06.03.01976, n. 24. Violazione e falsa applicazione del Protocollo d’intesa, denominato “Intesa sugli arretrati contrattuali 1998/2003”, siglato il 19 maggio 2004. Violazione e falsa applicazione della delibera di Giunta Regionale n. 426, del 23 dicembre 2003, di recepimento del CCNL 1998/2003; II) Violazione e falsa applicazione dell’art. 3, legge 07.08.1990, n. 241. Eccesso di potere per carenza di motivazione. Eccesso di potere per istruttoria carente e perplessa. Violazione e falsa applicazione degli artico 7 e ss., legge 07.08.1990, n. 241. Inosservanza delle norme sulla partecipazione al procedimento. Violazione e falsa applicazione degli articoli 21 octies e 21 nonies, legge 07.08.1990, n. 241. Violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 1, legge 07.08.1990, n. 241. Violazione e falsa applicazione degli articoli 1375 e 1175 del codice civile (correttezza e buona fede) tutela dell’affidamento). Eccesso di potere per sviamento.

Sostiene la ricorrente che il provvedimento impugnato sarebbe errato in quanto non terrebbe conto che esiste l’obbligo dell’amministrazione di coprire tutti i costi relativi all’erogazione del servizio di formazione professionale, e quindi anche quelli relativi agli incrementi del costo per il personale conseguenti all’adozione di nuovi C.C.N.L.; da ciò deriverebbe la correttezza degli incrementi del finanziamento in un primo tempo disposti dall’amministrazione, illegittimamente annullati con il provvedimento impugnato, peraltro adottato a esclusivo vantaggio dei funzionari dell’amministrazione regionale e non dell’interesse pubblico.

Il provvedimento impugnato sarebbe inoltre privo di adeguata motivazione, non avrebbe rispettato le garanzie di partecipazione procedimentale, sarebbe stato adottato oltre il termine di legge e avrebbe violato il principio della tutela del legittimo affidamento.

Si è costituita l’amministrazione regionale che con memoria ha replicato alle argomentazioni contenute in ricorso e chiesto il suo rigetto.

A tutela delle posizioni della ricorrente si sono quindi costituiti altri procuratori che si sono riportati alle censure articolate in ricorso e hanno inoltre sollevato l’eccezione di prescrizione del diritto di credito oggetto del provvedimento impugnato.

Alla pubblica udienza di discussione il ricorso è stato posto in decisione.

DIRITTO

Le varie censure articolate con il ricorso in epigrafe sono state già esaminate, e ritenute prive di fondamento, in diverse sentenze di questo Tribunale (sentenze n. 807/2015, n. 1022/2017, n. 3025/2017 e n. 251/2018) e del C.G.A. (decisione n. 287/2017); non possono pertanto non essere richiamati i percorsi logici posti a fondamento di tali pronunzie, che il collegio condivide e che quindi conferma.

Appare in particolare utile rinviare alle argomentazioni sviluppate da questa sezione nella recente sentenza n. 3025/2017 relativa a un ricorso nel quale sono state articolate censure sovrapponibili a quelle articolate con il ricorso in esame.

Per quanto riguarda l’eccezione di prescrizione sollevata con la memoria da ultimo depositata da parte ricorrente, se ne rileva l’inammissibilità e l’infondatezza.

In primo luogo è bene precisare che nella presente controversia non è stato azionato un diritto di credito, avverso il quale sarebbe astrattamente possibile sollevare un’eccezione di prescrizione.

Il presente ricorso ha oggetto l’impugnazione di un provvedimento amministrativo, che il ricorrente assume illegittimo, deducendo specifiche censure che devono ritualmente essere introdotte nel giudizio, attraverso motivi di ricorso.

Poiché sicuramente non è possibile introdurre un motivo di ricorso attraverso una memoria depositata in limine litis, l’eccepita prescrizione - che, data la natura della presente controversia, non potrebbe che tradursi in un motivo di illegittimità del provvedimento impugnato (nella ricostruzione più favorevole alla ricorrente) - è inammissibile, in quanto irritualmente introdotta nel presente giudizio.

In ogni caso l’atto impugnato è un atto di annullamento in autotutela e, rispetto alla sua natura, è del tutto inappropriato sostenerne l’illegittimità per la possibilità di eccepire la prescrizione del credito che nascerebbe da tale annullamento: la prescrizione è un’eccezione di parte, astrattamente ammissibile rispetto ad atti volti al materiale recupero di un credito, ma non certo rispetto agli atti di annullamento in autotutela di un provvedimento di finanziamento, valutato illegittimo.

Ancora, il decorso della prescrizione presuppone la possibilità di azionare un credito esistente; e non è chiaro come potrebbe essere prescritto un credito che sorge solo a seguito dell’adozione del provvedimento impugnato; non potendo certamente, prima di tale atto, l’amministrazione agire per il recupero di una somma oggetto di un efficace provvedimento di finanziamento, legittimo o illegittimo che fosse.

Infine, indipendentemente da quanto fin qui rilevato, e volendo ragionare in termini puramente astratti, è evidente che il termine di prescrizione non potrebbe che decorrere dalla materiale, in ipotesi indebita, erogazione delle somme, e non dall’adozione del precedente decreto di finanziamento che tale erogazione ha legittimato.

In conclusione il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna l’ente ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida, in favore dell’amministrazione resistente, in €. 3.000,00, oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 24 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:

Maria Cristina Quiligotti, Presidente

Nicola Maisano, Consigliere, Estensore

Calogero Commandatore, Referendario

     
     
L'ESTENSORE   IL PRESIDENTE
Nicola Maisano   Maria Cristina Quiligotti
     
     
     
     
     

IL SEGRETARIO