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Tar, respinto il ricorso proposto da Ecap Agrigento. Sentenza 11.05.2018

 


Pubblicato il 11/05/2018

N. 01058/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02125/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2125 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da
Ecap Agrigento, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, con domicilio eletto presso lo studio del primo sito in Palermo, via G. Oberdan n. 5;

contro

Assessorato dell'Istruzione e della Formazione Professionale della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo presso i cui uffici, di via A. De Gasperi n. 81, è domiciliato;

nei confronti

A.N.F.E., Delegazione Regionale Sicilia, Accademia Palladium, Althea S.r.l., Istituto Italiano Fernando Santi, Eurotrainer S. Coop;

con il ricorso originario, per l'annullamento,

del D.D.G. n. 2895 del 13 giugno 2016 con cui l’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione professionale ha approvato l’avviso pubblico n. 8/2016 per la realizzazione di percorsi formativi di qualificazione mirati al rafforzamento dell’occupabilità in Sicilia – Programma Operativo della Regione Siciliana – Fondo Sociale Europeo 2014 – 2020, unitamente ai relativi allegati ivi richiamati;

nonché, per il risarcimento dei danni derivanti dall’illegittima revoca del provvedimento di accreditamento dell’Ente di formazione odierno ricorrente;


con i primi motivi aggiunti, oltre alle domande già proposte con l’originario ricorso,

per l’annullamento

delle note n. 56564, 56566, 56568, 56493 del 7 ottobre 2016, con le quali si dispone la non ammissione dell’Ecap Agrigento alla procedura;

nonché per l’esecuzione della sentenza n. 1842 del 22 luglio 2015, resa dal T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. III;


con i secondi motivi aggiunti, oltre alle domande già proposte con l’originario ricorso e con i primi motivi aggiunti,

per l’annullamento

del D.D.G. n. 169 del 23 gennaio 2017;


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Assessorato dell'Istruzione e della Formazione Professionale della Regione Siciliana;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 aprile 2018 il cons. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso notificato in data 9 settembre 2016, e depositato il successivo 12 settembre, l’ente ricorrente ha impugnato il D.D.G. n. 2895 del 13 giugno 2016, con cui l’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione professionale ha approvato l’avviso pubblico n. 8/2016 relativo alla formazione professionale, nonché chiesto il risarcimento dei danni conseguenti all’illegittimità del D.D.G. n. 5508 del 14 ottobre 2014, con il quale erano stati revocati gli accreditamenti dell’ente ricorrente, provvedimento dichiarato illegittimo e annullato con la sentenza di questa sezione n. 1842/2015.

Con i successivi motivi aggiunti, oltre a reiterare le domande già proposte, ha chiesto l’annullamento delle note n. 56564, 56566, 56568, 56493 del 7 ottobre 2016, con le quali è stata disposta la non ammissione dell’Ecap Agrigento alla procedura, l’annullamento del DDG n. 169 del 23 gennaio 2017, nonché per l’esecuzione della sentenza n. 1842 del 22 luglio 2015, resa dal T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. III.

Con i secondi motivi aggiunti, oltre a reiterare le domande già precedentemente proposte, ha chiesto l’annullamento del D.D.G. n. 169 del 23 gennaio 2017.

Si è costituita l’amministrazione intimata che, con memoria, ha replicato alle argomentazioni sviluppate nel ricorso e nei motivi aggiunti e chiesto il rigetto di tutte le domande ivi formulate.

Alla pubblica udienza di discussione, il Presidente del Collegio ha fatto presente che, in sede di decisione del ricorso, sarebbero stati valutati anche profili di inammissibilità dell’azione proposta, per l’irrituale cumulo delle domande articolate, e il ricorso è stato posto in decisione.

DIRITTO

Il presente ricorso è inammissibile in quanto in esso vengono cumulate domande tra loro non connesse.

E’ noto il principio esistente nel processo amministrativo - che sul punto si discosta sensibilmente dal processo civile - secondo il quale ciascuna autonoma domanda deve costituire oggetto di un separato ricorso, e che il cumulo di diverse domande, in un unico processo, è consentito solo in caso di domande tra loro connesse; la violazione di tale regola determina l’inammissibilità del ricorso proposto.

Il principio esposto, e le sue conseguenze, sono state anche recentemente ribadite dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato (V Sezione, n. 6537/2011; IV Sezione, n. 4277/2014; III Sezione n. 449/2016, A.P n. 5/2015) e dei TT.AA.RR. (T.A.R. Lazio, Roma, n. 708/2017, n. 1840/2017; T.A.R. Sicilia, Catania, n. 2739/2017; T.A.R. Campania, Napoli, n. 2284/2018), che ha messo in luce come la regola, evincibile dalle disposizioni che regolano la proposizione dei ricorsi dinanzi al Giudice Amministrativo, oltre a consentire di delimitare più facilmente l’esatto perimetro di ciascun giudizio, ha lo scopo di evitare facili violazioni fiscali, che si determinerebbero in caso di cumulo di azioni tra loro non connesse.

Applicando tale regola al presente ricorso, emerge la sua inammissibilità in quanto in un unico giudizio vengono cumulate domande tra loro non connesse, né da un punto di vista procedimentale, né da un punto di vista funzionale.

Invero se può essere riconosciuta una connessione tra le domande, azionate da parte ricorrente, di annullamento di vari atti, facenti parte di una unica serie procedimentale, non può invece individuarsi alcuna connessione, giuridicamente rilevante, tra tali domande di annullamento e la domanda di risarcimento dei danni conseguenti all’illegittimità di un atto impugnato in altro autonomo giudizio (a attualmente pendente in fase di appello) - domanda proposta con l’iniziale ricorso e reiterata in entrambi i successivi motivi aggiunti, nonché con la domanda di ottemperanza alla sentenza di questa sezione n. 1842/2015, contenuta nei due motivi aggiunti.

Tali domande sono del tutto autonome, come è comprovato dal fatto che sono del tutto diversi i presupposti sui quali trovano fondamento, di modo che l’esito dell’una è del tutto indipendente da quello dell’altra.

In definitiva le diverse domande non sono tra loro connesse e, conseguentemente, è inammissibile il loro cumulo in un unico processo, in coerenza con il principio sopra indicato, costantemente riconosciuto dalla giurisprudenza amministrativa.

In conclusione il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Condanna l’ente ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida, in favore dell’amministrazione resistente, in €. 1.500,00, oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 24 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:

Maria Cristina Quiligotti, Presidente

Nicola Maisano, Consigliere, Estensore

Calogero Commandatore, Referendario

     
     
L'ESTENSORE   IL PRESIDENTE
Nicola Maisano   Maria Cristina Quiligotti
     
     
     
     
     

IL SEGRETARIO