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Formazione, dipendenti nell'occhio del ciclone

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di Michele Giuliano

L’incontro alla Regione per formalizzare il riassorbimento del personale licenziato con la ripartenza dei corsi. Si temono assunzioni al di fuori dell’albo, sindacati contro gli enti: “Comportamento scorretto”
PALERMO - Il nuovo bando per l’avvio dei corsi della formazione professionale è stato pubblicato, ma i problemi continuano a saltare fuori. In attesa del risultato di questi 100 milioni di finanziamento, si continua a discutere del destino del personale, sospeso o peggio licenziato.
L’ultimo inghippo nell’incontro con gli enti e i sindacati svoltosi in questi giorni e che hanno mostrato i nodi che stanno strozzando il settore: molti, se non quasi tutti non sembrano essere propensi a voler riassumere il personale licenziato in questi anni di fermo. E i sindacati insorgono. “È un comportamento davvero scorretto quello assunto da alcuni enti – scrivono dalla Cgil, nella persona della segretaria della Flc Cgil Sicilia, Graziamaria Pistorino, e il responsabile di comparto Giovanni Lo Cicero - che hanno deciso di non partecipare all'incontro sull'accordo parasociale per il riassorbimento del personale in esubero della formazione professionale, al fine di contestare i criteri stabiliti dall’assessorato per il nuovo avviso e trattare condizioni a loro più vantaggiose”.
Insomma, per il personale non sembrano arrivare tempi facili, anzi, gli enti sembrano essersi liberati di una zavorra inutile. “Non c’è dubbio – aggiungono i rappresentanti sindacali – che le risorse stanziate non bastano per riutilizzare tutto il personale, ma gli enti in questione avrebbero potuto benissimo impegnarsi in base alle loro possibilità, senza accampare scuse. Invece, hanno ritenuto utilizzare la firma come arma di ricatto”.
Comincia, insomma, il braccio di ferro per riassorbire più personale possibile. Innanzitutto, non è possibile obbligare gli enti di formazione ad assumere il personale licenziato, anche perché, in termini di legge, si rischia di incappare in norme che violano i principi di libera concorrenza. “Il tema dell’occupazione dei lavoratori della formazione – concludono – non è secondario al riavvio delle attività formative. In ballo c’è il destino di alcune migliaia di persone e delle loro famiglie. Lavoratori che devono essere riassorbiti, accompagnati alla pensione, riqualificati e ricollocati attraverso azioni e investimenti promossi dall'amministrazione regionale”.
Gli enti, dalla loro, dicono di non avere abbastanza fondi per potersi muovere così come l’amministrazione richiederebbe. Forma e Cenfop, due delle associazioni più rappresentative degli enti, non si sono presentate, mentre gli altri enti non hanno voluto firmare e rinviato la decisione ad un altro incontro successivo.
Cosa succederà quindi? Le intenzioni degli enti sembrano essere chiare: scegliere il proprio personale in libertà, senza essere vincolati all’albo degli operatori della formazione professionale, diventato, nel tempo, un elenco del quale sembrano essere dimenticati senso e scopo.
Dall’assessorato arrivano comunque rassicurazioni in merito, certo che sarà possibile trovare una soluzione, che sia prima di tutto a protezione delle migliaia di persone che si trovano a casa senza lavoro, senza soldi, senza una prospettiva certa di un rientro nel settore dopo mesi e mesi, che sono diventati anni, di proclami che si sono inesorabilmente trasformati in un nulla di fatto, dopo l’infinita storia di ricorsi e contro ricorsi dell’Avviso 8, ancora fermo in attesa delle disposizioni in attesa per il prossimo mese di maggio. “Sono convinto che le organizzazioni datoriali – ha detto Roberto Lagalla, assessore regionale al ramo - vorranno rientrare nell’accordo, perché è comune interesse quello di tutelare il personale”.