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Musumeci: Il programma sulla Formazione professionale

musumeci

Assemblea Regionale Siciliana

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XVII LEGISLATURA

9a SEDUTA

9 gennaio 2018

09.012018 - Nello Musumeci: " Per quanto riguarda la pubblica istruzione e la formazione professionale, il Governo guarda al comparto allo scopo di favorire lo sviluppo competitivo della Sicilia attraverso un progressivo ribaltamento dell’attuale modello, spostando l’asse dell’intervento regionale dall’offerta alla domanda di formazione e tutto finalizzato all’integrazione con l’occupazione.

Nel breve periodo l’obiettivo sarà quello di individuare un rinnovato catalogo formativo e approvare tempestivamente un avviso a sportello attraverso il quale fornire una prima risposta per la ripresa delle attività da troppo tempo in una condizione di stallo.

E’ intendimento del Governo avviare contestualmente l’analisi dei dispositivi di accreditamento degli stessi enti di formazione mirando ad un nuovo patto di collaborazione capace di garantire una maggiore qualità del sistema formativo regionale in favore di tutti i cittadini.

Nel nuovo patto con gli enti ci assumeremo l’impegno di assicurare la continuità operativa anche con l’inserimento di misure premiali sulla base dei risultati raggiunti, attivando circuiti dinamici e virtuosi, circuiti di vigilanza e di controllo e pervenendo alla definizione di nuovi standard di servizio.

Quello che ci interessa è integrare la domanda con il mercato del lavoro. Basta con la formazione di abilità professionali che le imprese non chiedono.

La formazione non può essere avulsa dal mercato del lavoro e, in tal senso, stiamo operando ad un censimento degli iscritti all’albo dei formatori per trovare soluzioni mirate per le diverse condizioni anagrafiche e professionali, utilizzando tutti gli strumenti che si renderanno disponibili anche nelle negoziazioni con il Ministero del Lavoro e con l’ANPAL.

Lo stesso percorso di censimento sarà avviato per gli operatori degli sportelli multifunzionali al fine di prospettare, per entrambe le fattispecie, la costituzione di un’unica agenzia regionale in cui fare confluire sia il personale addetto alle funzioni di politica attiva del lavoro e sia i dipendenti a tempo indeterminato dei centri pubblici per l’impiego secondo la previsione dell’ultima legge di bilancio, la n. 205 del 2017.

L’agenzia alla quale pensiamo dovrà garantire l’integrazione amministrativa e funzionale delle politiche della formazione del lavoro svolgendo un ruolo di regia e coordinamento anche degli enti accreditati alla formazione ed ai servizi del lavoro.

L’impegno del Governo è anche orientato ad un raccordo sempre più stretto con il mondo della scuola e con l’università.

Dobbiamo lavorare contro la dispersione scolastica. Dobbiamo pensare ad una legge sul diritto allo studio che abbia un occhio particolare alle fasce deboli, alle fasce meno abbienti.

Dobbiamo assecondare le richieste della società della conoscenza voluta dall’Agenda di Lisbona che impone un forte impulso alla collaborazione con il sistema universitario e della ricerca.

Proprio ieri ho voluto incontrare nella sede della Presidenza della Regione i rettori delle quattro università siciliane, le tre pubbliche e quella privata, per avviare un rapporto nuovo tra la Regione e il sistema accademico dell’Isola, un rapporto che finora è stato caratterizzato da un ente erogatore di risorse, cioè noi, e da atenei beneficiari di denaro ma mai coinvolti in processi di collaborazione istituzionale.

Assieme, ieri, abbiamo deciso di avviare un metodo nuovo, di costante confronto, di analisi delle priorità, della valorizzazione del capitale umano e dei saperi di cui dispone il mondo accademico, ma soprattutto di rendere più facile il diritto allo studio degli studenti: borse di studio, edilizia residenziale, per porre fine all’ignobile speculazione del caro affitto, peraltro spesso in nero, ed i servizi per i trasporti degli studenti pendolari.

La scommessa che vogliamo vincere, Regione e rettori, è quella di riuscire ad arrestare la fuga degli studenti siciliani verso le università del Centro Nord. I numeri, colleghi, sono allarmanti: su 157.000 universitari siciliani, ben 51.000 hanno scelto di studiare fuori dalla Sicilia. Un terzo del totale!

Certo non si tratta solo di rendere più attraente e competitivo l’ateneo siciliano, ma anche il contesto socio-economico nel quale lo studente vorrà mettere, poi, a profitto il proprio titolo di studi. In questo senso dobbiamo avere l’ambizione di non rassegnarci ad essere fanalino di coda nel sistema universitario italiano, ma di diventare, invece, riferimento anche per migliaia di studenti stranieri, africani, asiatici, mediorientali che sceglieranno di formarsi in Europa e che potrebbero trovare nella nostra Isola un più facile, comodo approdo".