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ENFAGA, sentenza del TAR

 

 


Pubblicato il 30/12/2017

N. 03025/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00807/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 807 del 2016, proposto da:
Centro E.N.F.A.G.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Anna Mannone, domiciliato ex art. 25 c.p.a. presso la Segreteria del Tar sita in Palermo, via Butera, 6;

contro

Assessorato dell'Istruzione e della Form. Prof. Della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo presso i cui uffici, di via A. De Gasperi 81, è domiciliato;

nei confronti di

Centro Internazionale di Studi ed Iniziative Mediterraneo;

per l'annullamento

del decreto assessoriale n. 45 del 19 gennaio 2016, pubblicato sul sito ufficiale dell'Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale in data 21 gennaio 2016, avente a oggetto l'annullamento in autotutela del decreto assessoriale n. 2908 del 21 dicembre 2007 con riferimento al D.D.G. n. 1911 del 24 dicembre 2007, anch'esso annullato in autotutela, e il Decreto Assessoriale n. 1062 del 7 aprile 2009, con riferimento al D.D.G. n. 1116 del 18 gennaio 2009 anch'esso annullato in autotutela, con i quali sono state apportate modifiche ed integrazioni al finanziamento, assumendone il relativo impegno, dei seguenti progetti presentati da ENFAGA Palermo e di seguito indicati: IF2007A0048, recante il titolo "AGRICULT" (Prot. n. 0865), "NUOVO PROGRESSO" (prot. n. 0862), "ORION" (prot. n. 0863), e "FANTASY" (prot. n. 0864) integrazioni pari ad Euro 67.047,81; IF2007C0152 dal titolo "PETER PAN"- integrazione pari a Euro 17.351,41 (con D.D.G. n. 1116 del 18/06/2009) e pari a Euro 59.128,92 (con D.D.G. n. 1911 del 24/12/2007).


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Assessorato dell'Istruzione e della Form. Prof. della Regione Siciliana;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2017 il cons. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso notificato in data 16 marzo 2016, e depositato il successivo 25 marzo, l’ente ricorrente ha impugnato il provvedimento indicato in epigrafe articolando le censure di: I) Violazione e falsa applicazione delle leggi regionali n. 24/1976, n. 12/1987, n. 27/1991, art. 16 comma 4, n. 25/1993, art. 2 comma 1, n. 31/1996, art. 2, n. 24/2000, art 17 comma 2, n. 23/2002, art. 39, n. 21/2007; violazione indiretta del CCNL di categoria; II) Eccesso di potere, travisamento dei fatti, illogicità e contraddittorietà della motivazione, contraddittorietà con altri atti, inosservanza di circolari, ingiustizia manifesta; III) Mancanza di motivazione; IV) Violazione e falsa applicazione dell’art. 21 nonies, comma 1, della legge n. 241/1990 e successive modifiche ed integrazioni e dell’art. 6 della legge n. 214/2015.

Sostiene parte ricorrente che il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo in quanto è errato il presupposto sul quale è fondato - consistente nella ritenuta illegittimità dei provvedimenti con i quali è stato disposto l’incremento dei finanziamenti originariamente disposti per lo svolgimento dell’attività di formazione da parte dell’ente ricorrente, al fine di coprire le incrementate spese per il personale; anzi tale incremento di finanziamento sarebbe l’unico comportamento coerente con le disposizioni di legge che regolano la materia; inoltre una volta approvati i rendiconti, l’amministrazione regionale sarebbe priva del potere di incidere sull’entità dei finanziamenti concessi; il provvedimento impugnato sarebbe privo della necessaria adeguata motivazione per l’adozione di un provvedimento di secondo grado, e traviserebbe le intervenute sentenze della Corte dei Conti, ivi citate, piegandole indebitamente agli interessi dei funzionari coinvolti nel giudizio di responsabilità; infine l’atto di annullamento in autotutela impugnato violerebbe la previsione di cui all’art. 21 nonies legge n. 241/1990, in quanto adottato oltre il termine ivi indicato.

Si è costituita l’amministrazione intimata che, con memoria, ha replicato alle argomentazioni sviluppate in ricorso, e ne ha chiesto il rigetto.

Alla pubblica udienza di discussione il ricorso è stato posto in decisione.

DIRITTO

Le varie censure articolate con il ricorso in epigrafe sono state già esaminate, e ritenute prive di fondamento, in diverse sentenze di questo Tribunale (sentenza n. 807/2015, n. 1022/2017) e del C.G.A. (decisione n. 287/2017); non possono pertanto non essere richiamati i percorsi logici posti a fondamento di tali pronunzie che il collegio condivide e che, nella presente sede, conferma.

Appare comunque utile brevemente puntualizzare che la decisione del C.G.A. n. 287/2017 esclude in particolare che dalla normativa primaria di riferimento possa trarsi il principio - invocato nel primo motivo di ricorso - secondo il quale la regione Siciliana sarebbe obbligata a coprire l’intero costo del personale degli enti di formazione, mentre le sentenze della Corte dei Conti richiamate nel provvedimento impugnato (vedi in particolare sentenza n. 2947/2012 della Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana, il cui nucleo motivazionale è stato confermato dalla sentenza n. 259/A/2013 della Sezione Giurisdizionale di Appello per la Regione Siciliana) contengono ampie motivazioni sulla illegittimità dell’incremento dei finanziamenti originariamente disposti, che non può non ritenersi contrario ai principi desumibili dalla normativa in materia di finanziamenti alla formazione professionale, in tali pronunzie dettagliatamente ricostruita.

Con il secondo motivo sostiene il ricorrente che l’amministrazione regionale non potrebbe più intervenire sui finanziamenti disposti dopo l’approvazione del rendiconto sull’attività espletata.

La tesi del ricorrente risulta invero singolare, in quanto è chiaro che la rendicontazione dell’attività svolta ha quale presupposto la legittimità dei provvedimenti di finanziamento disposti, mentre la questione oggetto dei provvedimenti impugnati e della presente controversia è proprio la legittimità dell’atto di annullamento di tali finanziamenti, in quanto ritenuti illegittimi.

In ogni caso, con il motivo in esame, il ricorrente sostiene di essere titolare di un diritto soggettivo alla erogazione delle somme previste, questione che - astrattamente considerata, senza alcuna valutazione in ordine alla sua fondatezza - evidentemente esula dalla legittimità dei provvedimenti impugnati e dalla stessa giurisdizione del G.A.

Con riguardo alla carenza di motivazione, eccepita con il terzo motivo di ricorso, appare opportuno richiamare la sentenza del C.G.A. n. 287/2017 e la numerosa giurisprudenza ivi citata, che ha precisato che sussiste sempre l’interesse pubblico all’annullamento di provvedimenti illegittimi che determinano l’indebita erogazione di denaro pubblico, senza che sia necessaria alcuna particolare motivazione, essendo rinvenibile la ragione dell’annullamento nella necessità di non disperdere denaro pubblico.

L’ultimo motivo di ricorso è infondato in quanto il termine di 18 mesi previsto dall’art. 21 nonies, per l’adozione di atti di autotutela che incidano su provvedimenti concessivi di finanziamenti, non può che decorrere dall’entrata in vigore della disposizione di legge che ha introdotto tale termine, che quindi, nella fattispecie che viene in rilievo, non era ancora trascorso, al momento della adozione del provvedimento impugnato (cfr. T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. III, n. 2708/2017 e la giurisprudenza ivi richiamata).

In conclusione il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna l’ente ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida, in favore dell’amministrazione resistente, in €. 3.000,00, oltre accessori di legge

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 20 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:

Maria Cristina Quiligotti, Presidente

Nicola Maisano, Consigliere, Estensore

Maria Cappellano, Consigliere

     
     
L'ESTENSORE   IL PRESIDENTE
Nicola Maisano   Maria Cristina Quiligotti
     
     
     
     
     

IL SEGRETARIO