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PENSIONI, LA RASSEGNA STAMPA DEL 27.05.2018

 rs

27.05.2018 - Tra le manovre che il nuovo governo composto da Movimento 5 Stelle e Lega vuole attuare, anche la riforma delle pensioni, cancellando la tanto criticata Legge Fornero. La pensione anticipata verrebbe ora modificata con uscita a quota 100 e 41, ma la modifica non sembra così semplice da attuare. Molti gli ammonimenti giunti negli ultimi giorni circa questa riforma, fra cui quello del Codacons, secondo cui la stessa avrebbe costi fin troppo elevati, con conseguente ricaduta sulle tasche delle famiglia italiane, già (quasi) vuote. Stando ai calcoli effettuati dall’associazione di consumatori, per ogni famiglia la riforma pensionistica dovrebbe costare 337 euro all’anno. Se invece si prende in considerazione l’intero contratto del nuovo governo, la spesa sale a 4200 euro annui. «Trattandosi di un contratto che introduce obblighi a carico delle parti – dice Orietta Armiliato, responsabile del gruppo Comitato Opzione Donna Social, come riportato da orizzontescuole - nel caso in cui non saranno rispettate le clausole in esso contenute sarà inevitabile una class action del Codacons per inadempimento contrattuale per conto di tutti i cittadini italiani». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

L'AVVERTIMENTO DI MOODY'S

Dopo Fitch, anche Moody’s si è espressa sull’Italia, spiegando di essere anche pronta a un downgrade del nostro debito pubblico, cosa che complicherebbe non poco la situazione. L’agenzia di rating si è concentrata sul contratto di Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle che Giuseppe Conte vuole utilizzare come base del suo programma. E ha dedicato anche delle parole all’ipotesi di riforma delle pensioni giallo-verde. Moody’s ritiene che una “riduzione generalizzata dell'età pensionabile avrà un impatto notevole sulla sostenibilità del sistema pensionistico”, che tra l’altro “già spende quasi il 16% del Pil in pensioni, uno dei ratio più alti nelle economie avanzate”. Secondo l’agenzia di rating, l’Italia, più che pensare a una riduzione dell’età pensionabile, dovrebbe fare in modo di prendere delle misure per far sì che la spesa pensionistica si mantenga a un livello stabile in rapporto al Pil.

L'INIZIATIVA DELLA FISASCAT 

Mentre si attende che il Governo Conte prenda forma, e ci si interroga sulla riforma delle pensioni che porterà avanti, la Fisascat ha deciso di portare al Parlamento europeo la petizione per il riconoscimento dei diritti previdenziali dei lavoratori che svolgono la prestazione lavorativa in part-time verticale ciclico con l'articolazione della prestazione lavorativa, a tempo pieno, solo su alcuni giorni del mese o di determinati periodi dell'anno. Si tratta di una battaglia che interessa circa 100.000 persone in Italia e vuol far sì che vi sia il riconoscimento dell’anzianità contributiva per tutte le 52 settimane dell’anno a prescindere dai periodi per i quali sono versati i contributi e dunque sulla possibilità che i contributi da accreditare ai lavoratori in regime part-time verticale ciclico siano riproporzionati sull'intero anno a cui si riferiscono, anziché essere versati solo in relazione a prestazioni lavorative eseguite in una frazione di questo. D’altro canto i lavoratori in part-time orizzontale si vedono riconosciuta l’intera anzianità contributiva, mentre quelli in part-time verticale solo per i periodi lavorati.

Per Pierangelo Raineri, Segretario generale della Fisascat-Cgil, si tratta di  “una battaglia di civiltà”, dato che al momento “i lavoratori in regime di part time verticale ciclico hanno un trattamento peggiore rispetto ai lavoratori a tempo pieno visto che i periodi di interruzione della prestazione lavorativa non gioverebbero né ai fini della prestazione previdenziale, né dell'anzianità contributiva”. Il sindacalista evidenzia che la petizione al Parlamento europeo si inserisce nel solco del contrasto alle discriminazioni nei confronti dei lavoratori a tempo parziale iniziata più di 20 anni fa in Europa.

I primi provvedimenti sul comparto previdenziale del nuovo esecutivo M5s-Lega potrebbero riguardare l'Ape social e la misura opzione donna, mentre per la quota 100 molto probabilmente bisognerà aspettare la prossima legge finanziaria.

Pensione anticipata, 'Quota 100' con paletti: cos'è e perché se ne sta parlando?

La pensione anticipata 'quota100' sarebbe difficilmente sostenibile in quanto permetterebbe l'entrata in pensione di un numero di persone molto più alto rispetto alla situazione attuale. Per questo motivo si sente parlare in questi giorni di Quota 100 ma con 'paletti'.

Questi 'paletti' servono proprio per evitare che qualcuno possa andare in pensione troppo presto.

Secondo le ultime indiscrezioni apparse sui media negli ultimi giorni, per pensionarsi con la quota 100 sarebbe necessaria un’età minima: alcuni parlano di 64 anni di età e di un minimo di 36 anni di contributi, mentre altri invece parlano di un minimo di 61-62 anni di età e di 38 anni di contributi versati.

Pensione anticipata, non solo 'Quota 100': cos'è la 'Quota 41.5'?

Oltre alla pensione a quota 100, in questi giorni è stato dato spazio sui media anche ad un’altra tipologia di pensione anticipata, la pensione a quota 41,5. Questa 'nuova' misura permetterebbe di andare in pensione con 41 anni e 5 mesi di contributi versati, indipendentemente dall’età anagrafica.

Riforma pensioni, ultime news: addio Ape social e ripristino dell'opzione donna

Secondo quanto riportato dal quotidiano 'Il Sole 24 ore', tra i primi interventi in materia di previdenza del nuovo Governo ci dovrebbe essere lo stop all’Ape social.

Inoltre, il nuovo probabile esecutivo M5s-Lega dovrebbe dare il via al ripristino della pensione anticipata 'opzione-donna' che prevede l'uscita dal mondo del lavoro alle donne con 57-58 anni di età e 35 anni di contributi con un assegno 'contributivo'.

Pensioni 2018-2022, Boeri avverte: "Per la 'quota 100' servono 15 miliardi l'anno"

Il Presidente dell'Inps Tito Boeri ha recentemente fatto presente che, per introdurre il requisito pensionistico più 'morbido' inserito nel contratto di Governo Lega-M5s, sono necessarie ingenti risorse

Dopo l'analisi di Pietro Ichino, giuslavorista, e il commento di Giuliano Cazzola, esperto di previdenza e welfare, negli scorsi giorni è stato l'economista Tito Boeri, presidente dell'Inps a chiosare la parte previdenziale contenuta nel "Contratto per il governo del cambiamento" firmato dal Movimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio e dalla Lega capeggiata da Matteo Salvini. Giuseppe Conte, premier incaricato, avvia nella giornata di giovedì le consultazioni per il nuovo governo. Il presidente dell'Inps ha spiegato che in questi casi l'indagine campionaria non basta per offrire un quadro completo sulla situazione e individuare coloro che potrebbero accedere al beneficio. Nelle scorse ore sono arrivate, come si diceva, anche le valutazioni di Boeri. "Si è parlato di quota 100: la valutazione che noi abbiamo fatto ci porta a ritenere che in presenza di quota 100 o 41 anni di contributi come condizione per il pensionamento, ipotizzando che il 90% di persone vada in pensione il primo anno, e questo è possibile perché ce lo dice l'esperienza storica all'interno del nostro Paese, porterebbe a un costo immediato di 15 miliardi, a regime intorno ai 20 miliardi e l'impatto sul debito implicito sarebbe sarebbe di circa 105 miliardi di euro". Un'altra soluzione sarebbe aggiungere una previsione secondo cui potrebbero non essere consi- derati per il calcolo degli anni dei contributi quelli figurativi o i riscatti. "Bisognerebbe essere - ha sottolineato Boeri - molto espliciti, avere l'onestà intellettuale di dire cosa vogliono fare e che cosa c'è e cosa non c'è esattamente in quota 100". Un intervento che appare molto difficile da mettere in campo a maggior ragione dopo le raccomandazioni arrivate dall'Ue. Pensioni 2018 quota 100: come funziona? Non bisogna quindi abbassare la guardia dato che la spesa pensionistica a causa dell'invecchiamento della nostra popolazione (la quota degli over 65 è più alta della media Ue) è destinata ad aumentare nel medio termine. Ma per Boeri la misura costerebbe di più di quanto indicato dai due leader nel documento. Una cifra ben superiore ai 5 miliardi di euro indicati dal programma di M5s e Lega senza prevedere anche tutta una serie di condizioni per attenuare la misura. "Secondo i dati del MEF (DEF 2017 aggiornato), nel medio periodo il rapporto spesa/Pil si ridurrà almeno fino al 2020".

Pensioni, spesa sempre più elevata. "Servono politiche per famiglie e lavoro"

CLAUDIA MARIN

Roma, 26 maggio 2018 - L’Italia sarà sempre di più il Paese con il più grande problema di equità intergenerazionale. Soprattutto se si faranno misure e si spenderanno risorse per il cumulo e per i pensionati e non per la formazione e l’occupabilità. Ma questo farà fallire i sistemi pensionistici italiani, dell’Inps come delle Casse privatizzate, che sono a ripartizione (pay as you go). Dunque, abbiamo tre questioni-chiave da affrontare: generazionali, femminile e territoriale che condizioneranno la crescita e la sostenibilità sociale dei prossimi anni. Con i giovani e le donne che subiranno un peso doppio in termini di effetti negativi delle prospettive di crescita (sfavorevoli) e di tenuta dei pilastri del welfare.

E’ un allarme su più fronti quello lanciato nel corso del seminario romano organizzato da Stefano Sacchi, presidente dell’Inapp, l'Istituto pubblico di analisi delle politiche pubbliche, per presentare il corposo e robusto rapporto della Commissione europea, il Rapporto ESDE - Employment and Social Developments in Europe, dedicato alle "sfide della demografia al mercato del lavoro e al sistema di welfare e in particolare al sistema pensionistico italiano". Un’occasione frutto anche della collaborazione con Adepp, l’Associazione degli enti pensionistici dei liberi professionisti, e di Assolavoro, l’Associazione delle Agenzie (private) per il lavoro.

Ebbene, la premessa - sottolineata da tutti gli analisti, a cominciare da Sacchi - è che compito di chi si occupa di politiche pubbliche è alzare lo sguardo e guardare alle sfide di medio e lungo periodo, soprattutto quando si registrano già alcune anticipazioni e manifestazioni di questi cambiamenti. Sappiamo - insistono - che le politiche sul lavoro e sul welfare richiedono per la loro attuazione un arco temporale adeguato e pertanto se vogliamo invertire, forse ormai solo attenuare, alcuni trend occorre programmare ed intervenire già da oggi.

I dati di riferimento stanno cambiando velocemente e mettono in crisi le previsioni istituzionali. Se pensiamo alle basi ministeriali (assumptions), queste già con l’ultima variazione al Def in Italia stanno cambiando in peggio. Come già rappresentato nella Nota di Aggiornamento del Def 2017, lo scenario elaborato per il round di previsione 2018 presenta per l’Italia significativi peggioramenti rispetto al precedente round del 2015. Questi sono da ascrivere alla revisione del quadro demografico da parte di Eurostat e all’aggiornamento delle ipotesi di natura macroeconomica.

Per cominciare, la revisione delle ipotesi di scenario, particolarmente incisive sul versante della produttività e dei flussi migratori, comportano un rilevante contenimento delle prospettive di crescita del nostro Paese: il tasso di crescita del Pil potenziale registra una riduzione media di circa 0,7 punti percentuali annui nell’intero periodo 2016-2060, passando da un livello medio annuo di circa 1,4 per cento del precedente round 2015 (sostanzialmente in linea con la media UE) a circa 0,7 per cento, un livello all’incirca pari alla metà della media UE secondo gli scenari aggiornati, attestandosi in media attorno allo 0,8 per cento nell’intero periodo di previsione 2016-2070.

Lo scenario demografico, sotteso alla previsione sulla crescita, vede un peggioramento di tutti i parametri demografici, con una rilevante contrazione della popolazione e un aumento dell’indice di dipendenza degli anziani di oltre 8 punti percentuali.

Il risultato – come si osserva nel Rapporto della Commissione e nelle recenti Raccomandazioni – è che la spesa italiana per le pensioni di vecchiaia, pari a circa il 15% del Pil, è attualmente tra le più alte dell'UE. Non solo. L'Italia ha una percentuale di popolazione con più di 65 anni più alta rispetto alla media dell'UE. Si prevede che questo aumenterà ulteriormente nel tempo, peggiorando il tasso di dipendenza degli anziani in Italia. Pertanto, si prevede che le spese pensionistiche aumenteranno nel medio termine. Con la conseguenza che l’elevata quota di spesa pubblica dedicata alle pensioni di vecchiaia comporta una riduzione delle risorse pubbliche per la spesa sociale, compresa la lotta alla povertà, e per le voci di spesa che rafforzano la crescita come l'istruzione, la cui percentuale di spesa è in calo dall'inizio degli anni 2000. Da qui l’invito della Commissione a ottenere risparmi sostanziali intervenendo sulle pensioni più elevate non interamente coperte da contribuzione.

Dunque, ha osservato Alberto Oliveti, presidente di Adepp, "i cambiamenti demografici che vengono ben segnalati dal rapporto Esde2017 e ancor più evidenziati nelle anticipazioni del rapporto 2018 stanno già interessando il mondo delle professioni: in 10 anni si è verificato un processo di innalzamento dell'età media e di invecchiamento della popolazione importante, mentre il positivo processo di femminilizzazione delle professioni potrebbe portare problemi di sostenibilità se permane il gender pay gap attuale. Servono per questo politiche per aiutare i giovani e le donne, soprattutto del Sud".

Sul rapporto tra i sistemi di welfare e il mercato del lavoro, invece, è Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro, a tirare le conclusioni: "Servono politiche per la famiglia e per i figli, altrimenti andiamo verso il collasso demografico. Il mercato del lavoro già oggi risente dello skill shortage e della mancanza di competenze tecniche, informatiche e scientifiche. La riduzione della popolazione attiva rischierà di aggravare ulteriormente la situazione. Il rischio per le imprese italiane è di non trovare più professionalità qualificate e quindi di spostare la produzione all'estero o di accelerare sul processo di digitalizzazione e sostituzione del lavoro". Tutto questo in tempi brevi. "Ricordiamoci – incalza Ramazza - che i cambiamenti che stiamo vivendo e che sempre di più vedremo saranno diversi e repentini. Non ci metteranno 30-40 anni per manifestarsi, ma saranno sempre più veloci. L'unica soluzione in termini di 'prevenzione' è quella di fornire formazione, aggiornamento e orientamento continuo attraverso un sistema scolastico, universitario e di servizi per il lavoro ampio e di qualità".

Ultime novità Pensione anticipata: Codacons lancia l’allarme, la riforma costerà 337 euro a famiglia

Il codacons, secondo quanto riporta il sito orizzontescuola, ha provato a fare dei calcoli per capire quanto costerebbe attuare il contratto di Governo proposto da Lega e M5S. L’associazione spiega che “Trattandosi di un contratto che introduce obblighi a carico delle parti, nel caso in cui non saranno rispettate le clausole in esso contenute sarà inevitabile una class action del Codacons per inadempimento contrattuale per conto di tutti i cittadini italiani”.

Stando a questi calcoli il contratto avrà un impatti di quasi 4200 euro per famiglia, con la riforma delle pensioni che costerà mediamente ad ogni nucleo 337 euro. Ecco di seguito i costi nel dettaglio, al quale andranno sottratti i risparmi per l’eliminazione delle accise sulla benzina (250 euro), la riduzione dei costi della politica (12,5 euro) e la riduzione delle missione estere (8,3 a famiglia di risparmio).

  • FLAT TAX: 2083 euro a famiglia
  • REDDITO DI CITTADINANZA: 708 euro a famiglia
  • CENTRI PER L’IMPIEGO: 83 euro a famiglia
  • MERCATO DEL LAVORO: 208 euro a famiglia
  • RIFORMA PENSIONI: 337,5 euro a famiglia 
  • POLITICHE PER LA FAMIGLIA: 708 euro a famiglia
  • INVESTIMENTI: 250 euro a famiglia
  • ASSUNZIONI FORZE DELL’ORDINE: 16,6 euro a famiglia
  • INDENNITÀ CIVILE: 75 euro a famiglia

Pensioni anticipate ultime novità da CODS

Nella giornata di ieri con un post sul gruppo del Comitato Opzione Donna Social, Orietta Armiliato ha ricordato come il programma di Governo, comprese le misure sulla pensione anticipata, saranno sviluppate nel lungo periodo e non nei prossimi mesi: “Perdonate la domanda ma…vi è chiaro che il Contratto di Governo targato Lega-M5S è un programma legislativo che si svilupperà nel lungo periodo, ovvero nel corso dei cinque anni di vita della XVIII Legislatura?  Lo chiedo perché, leggendo i vostri commenti, i messaggi e le varie assunzioni nei gruppi e/o a corredo degli articoli pubblicati da quotidiani e web-magazine, si percepisce che siano in molti ad aspettarsi la realizzazione immediata o quasi delle proposte di provvedimento contenute nel suddetto programma”.

Armiliato continua poi: “È evidente che appena il nuovo esecutivo sarà operativo, verranno assegnate le priorità di esecuzione, tenendo in debita considerazione sia le immediate esigenze sia l’entità delle risorse economiche che si riusciranno a reperire. È vero che continuiamo a sentirci ripetere che questo è “il Governo del Cambiamento” ma, le procedure amministrative e burocratiche cui sono sottoposti i vari decreti legge, proposte di legge, passaggi alle diverse commissioni nonché alle Camere, sono le stesse di ieri e quelle, almeno per ora, restano. Quindi l’unico suggerimento di buon senso che si può dare è solo quello di cercare di placare le ansie da aspettativa dato per assunto che il cammino dei provvedimenti, per altro ancora neppure iniziato, sarà lungo e tortuoso”.

 

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