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Pensioni, la rassegna stampa del 17.05.2018

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Repubblica.it - Via la Fornero e tagli alle pensioni d'oro. Stanziati 5 miliardi. Dubbi sui costi dell'operazione

Il contratto firmato da M5s e Lega prevede l'introduzione di quota 100. Stanziati 5 miliardi per l'operazione. Per le donne verrebbe rifinanziata l'opzione donna, ma solo per chi sceglie il contributivo. Tagli agli assegni pensionistici pari o superiori a 5mila euro netti, non giustificati dai contributi versati e pensione "di cittadinanza" di BARBARA ARDU'

17 Maggio 2018

(ansa)

ROMA - Il sogno nemmeno tanto nascosto di molti italiani di andare in pensione prima potrebbe diventare realtà. Nell’ultima bozza del “contratto” di governo stipulato da M5s e Lega, è scritto nero su bianco. La legge Fornero verrebbe dunque superata, messa da parte. Quota 100 è l'obiettivo. Si potrà dunque andare in pensione quando la somma dell'età e degli anni di contribuzione dia cento. Semplice, basta un'addizione. Se chi vuole uscire dal mercato del lavoro ha 60 anni di età e 40 anni di contributi versati, la strada è aperta. Chi ha iniziato a lavorare da ragazzo potrà dunque andare in pensione anche a 59 anni. L'obiettivo è scritto nel contratto, "è consentire il raggiungimento dell'età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in attività usuranti". Salta quindi l'età pensionabile, quel paletto dei 66 anni e 7 mesi (senza considerare l'aumento o la diminuzione dell'aspettativa di vita calcolata dall'Istat e introdotta dal governo Berlusconi, che scatta ogni due anni) fissata dalla legge Fornero e poi ammordidita dal precedente governo per alcune categorie di occupati, quelli che svolgono lavori usuranti.

Per le donne va ancora meglio. E' vero che vivono più degli uomini e dunque in teoria dovrebbero andare in pensione più tardi, ma nel contratto siglato tra M5s e Lega è prevista la proroga della misura sperimentale "opzione donna" che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 di contributi di andare in quiescenza subito, ma optando in toto per il regime contributivo. Opzione che però abbassa l'assegno pensionistico. Un piccolo scotto da pagare.

C'è un altro punto su cui il contratto interviene sulle pensioni. Non quelle che verranno, ma quelle in essere. Qui non servono coperture, anzi si andrebbe a recuperare risorse. "Per una maggior equità sociale - è scritto nel contratto - riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle cosiddette pensioni d'oro". Quali? Quelle che superano i 5.000 euro netti al mese e che non sono giustificate dai contributi versati. Un punto che è sempre stato controverso e sulla quale la Corte Costituzionale potrebbe, come già accaduto, intervenire, in quanto considerate diritti acquisiti. Il contratto prevede anche la misura di una pensione di cittadinanza a chi vive sotto la soglia minima di povertà. Una sorta di aumento delle pensioni minime.

Nel contratto vengono indicate anche le cifre destinate a finanziare l'operazione. Ma che potrebbero essere in realtà più alte, questo almeno quanto sostengono alcuni economisti. La legge Fornero fu fatta proprio per tenere in equilibrio il sistema pensionistico, una garanzia per le prossime generazioni. Verranno stanziati, è scritto nel contratto "5 miliardi per agevolare l'uscita dal mercato del lavoro delle categorie a oggi escluse", mentre per rifinanziare la misura opzione donna "verranno utilizzate le risorse disponibili".  Tra la prima versione di contratto e l'ultima non è stato ritoccato nulla di quel che concerne il capitolo pensioni. Un punto dunque che sembra più che condiviso dal M5s e dalla Lega. Meno probabilmente dai mercati, che già ieri hanno iniziato a innervosirsi. Non la pensano diversamente molti economisti, a cominciare dall'ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che ha sempre dichiarato, che l'abolizione della legge Fornero sarebbe troppo dispendiosa in un Paese che non può permetterselo. Andrebbe ad aumentare, questo il suo pensiero suffragato dai calcoli, la spesa pubblica in un Paese che ha già un debito pari al 130 per cento del Pil. Cancellare la Fornero, queste le sue previsioni, costerebbe circa 10-15 miliardi, un 1,5 per cento del Pil.

Pensioni, il contratto Lega-M5s: taglio a quelle d'oro, ecco chi viene colpito

Il governo M5s-Lega porterà in dote un massiccio taglio alle pensioni? Possibile, programma alla mano. Già, perché la bozza parla chiaro. Se da un lato si parla dell'abolizione della legge Fornero, al punto 24 dell'intesa si legge che "per una maggiore equità sociale riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle cosiddette pensioni d'oro (superiori ai 5.000 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati". In Italia sono circa 10mila i pensionati che incassano questo tipo di assegno, per un esborso complessivo di 1,8 miliardi di euro. Per ora, però, non viene spiegato con che tipo di intervento, e dunque con che taglio, si vorrebbe intervenire su questi assegni. Per certo, il taglio colpirebbe la quota non coperta dai contributi versati nel corso della carriera lavorativa.

Delrio (PD): sulla previdenza il problema sono le nuove generazioni

Il capogruppo del PD alla Camera dei Deputati Graziano Delrio è intervenuto in merito al dibattito politico in corso sulla previdenza, spiegando che sul tema "il problema sono le nuove generazioni, che restano chiuse".

Per quanto riguarda invece la necessità di aprire alla flessibilità previdenziale, l'esponente democratico ha spiegato di essere "favorevole alla correzione della Fornero, ma scassare i conti pubblici è un altro conto". Infine, riguardo al programma di Governo in corso di definizione tra Lega e Movimento 5 Stelle ha sottolineato la mancanza del tema del lavoro. In questo senso, si annuncia un Governo del cambiamento ma è troppo "comodo parlare di reddito di cittadinanza".

Pensioni anticipate, cosa cambierebbe con il ritorno della quota 100 e 41

In queste ultime ore l'attenzione dei lavoratori in età avanzata si sta concentrando sul superamento della legge Fornero tramite la Quota 100 e la Quota 41. Nella pratica, la prima consiste nel consentire l'uscita dal lavoro attraverso la somma di età anagrafica e anni di contribuzione. Secondo quanto reso noto finora, dovrebbe comunque esistere un vincolo di uscita, posto attorno ai 62-63 anni di età. Come misura alternativa potrebbe anche essere avviata la cosiddetta quota 41, che non prevede limiti anagrafici ma che potrebbe inglobare un ricalcolo contributivo perlomeno parziale del futuro assegno. Tra le ipotesi allo studio vi sarebbe infine la proroga dell'opzione donna, che prevede invece il ricalcolo contributivo puro su tutti i versamenti delle richiedenti.

Proietti (UIL): avviare confronto per cambiare la legge Fornero

Il Segretario confederale della UIL Domenico Proietti è tornato a sottolineare l'importanza di avviare "un confronto per continuare a cambiare la legge Fornero, dopo i positivi interventi degli ultimi due anni". Secondo il sindacalista, oltre alla flessibilità previdenziale dai 63 anni ed alla quota 41, è necessario anche tenere in mente il futuro previdenziale dei giovani, "colmando i buchi contributivi dovuti alla frammentarietà delle loro carriere". Ma è necessario altresì agire sull'eliminazione delle differenze di genere e sulla valorizzazione dei lavori di cura  in favore delle donne, oltre che sulla rivalutazione delle pensioni. Ultimo ma non meno importante è infine il comparto della previdenza integrativa, che deve puntare a nuovi incentivi sulle adesioni.

 

 

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