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Almaviva, ricollocare o difendere i posti di lavoro?

La nuvola del lavoro

di Corriere - @Corriereit

Almaviva, ricollocare o difendere i posti di lavoro?

Di Maria Vinciguerra

L’Amministratore delegato di Almaviva è sempre stato chiaro: mantenere i call center in Italia era una scelta coraggiosa potendo delocalizzare all’estero. A un certo punto l’azienda, esercitando la libertà imprenditoriale garantita dalla Costituzione, non ha voluto più mantenere questa scelta.

Preso atto dell’alto rischio di vedere chiusa definitivamente la sede di Roma, i sindacati dovevano giocare la partita dovendo responsabilmente sapere di essere a un bivio. O trovare un accordo finalizzato a mantenere il posto nella sede romana di Almaviva oppure non accettare il compromesso preferendo un’alternativa nel mercato e confidando nell’aiuto dello Stato per la ricollocazione.

Questa opzione (che è stata poi quella decisa dai rappresentanti sindacali dei lavoratori romani) viene esercitata in un momento di delicato passaggio verso una disciplina nuova di sostegno del reddito per i lavoratori licenziati.

Dal 1 gennaio 2017, il trattamento di mobilità è stato sostituito dalla NASPI che va a ridursi progressivamente di mese in mese durante il godimento e la cui fruizione è comunque molto più limitata nel tempo rispetto al passato.

La security (la fase due del Jobs Act) deve ancora di fatto decollare e presenta innegabili ostacoli rappresentati dalla stessa legge che ha istituito il nuovo assetto dei servizi per l’impiego perché è stata emanata dando per scontato l’esito referendario di approvazione della riforma costituzionale. E poi altro problema.

Gli addetti al call center di Almaviva confidano di essere ricollocati dall’ANPAL per svolgere lo stesso lavoro quando la politica imprenditoriale è quella di delocalizzare all’estero? O sono pronti a svolgere un lavoro diverso e quindi di ricevere una seria formazione per essere riqualificati?

Perché anche in questo caso, in cambio della formazione, percepirebbero una retribuzione ridotta così come prevede il contratto di apprendistato per i lavoratori licenziati collettivamente (contratto introdotto dal TU sull’apprendistato che fortunatamente il legislatore del Jobs Act ha tenuto salvo).

Nello scegliere se cedere al compromesso pur di mantenere saldo il posto di lavoro (sperando poi di migliorare la posizione una volta superata la crisi) o affidarsi al neo sistema di security, il sindacato è invitato ad essere pienamente responsabile.

Sta di fatto che Regione Lazio, verificata nel concreto la difficoltà di ricollocare 1666 lavoratori licenziati da Almaviva, sta meditando di farsi promotore per la riapertura del tavolo delle trattative allo scopo di far rientrare, almeno in parte, i licenziamenti.

Tra la ricollocazione dei lavoratori licenziati attraverso il sistema di security e la riammissione in servizio il bivio in salita dei sindacati dopo le lettere di recesso difficili da revocare, dire quale sia la strada più in salita è un dilemma che si aggiunge agli altri.