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Pensioni, la rassegna stampa del 14.05.2018

  m5s

Nel contratto M5S-Lega in pensione tre anni prima (ma resta il nodo costi)

Il superamento della riforma Fornero è rimasto fino al termine del confronto tra M5S e Lega il punto di convergenza programmatico più forte. E se nei prossimi giorni nascerà davvero un governo politico avrà nel mirino l’abolizione della pensione anticipata e il ripristino della pensione di anzianità con 41 anni e cinque mesi di contributi, indipendentemente dall’età o quota 100 (101 per gli autonomi) con il meccanismo delle quote. Un meccanismo, quest’ultimo, che prevederebbe comunque un’età minima di 64 anni. La nuova flessibilità verrebbe introdotta con paletti molto stretti, per esempio una contribuzione figurativa non superiore ai 2 o 3 anni per accedere alle nuove anzianità che, secondo le stime fatte dal supertecnico della Lega, Alberto Brambilla, non costerebbe più di 5 miliardi l’anno.

IL TREND A LEGISLAZIONE VIGENTE
(Fonte: upB

«Il nostro lasciapassare per l’Europa e per i mercati - spiega al Sole 24 Ore Brambilla - è il mantenimento degli stabilizzatori automatici, ovvero l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita e i coefficienti di trasformazione. Senza quelli diventa difficile difendere la nuova flessibilità che vogliamo». È questo il punto su cui il confronto tra Carroccio e pentastellati resta difficile. Mentre sulle coperture il tecnico della Lega conferma la ricetta presentata alla vigilia del tavolo politico: verrebbe chiusa l’Ape sociale e rivisti i trattamenti per i gravosi. Si punterebbe di più sui fondi di solidarietà per finanziare le uscite anticipate e si utilizzerebbe parte della “dote” legata alle decontribuzioni per i neo-assunti per finanziare una sorta di “superammortamento selettivo” per le assunzioni nelle aziende più dinamiche. «Ma si tratta delle proposte tecniche - puntualizza Brambilla - è la politica che tira le conclusioni».

Vale ricordare che a fine febbraio, sugli annunci elettorali di un ritorno alle anzianità con 41 anni o quota 100 l’Inps aveva stimato una spesa aggiuntiva di 14-18 miliardi nei primi due anni di applicazione al netto dei risparmi per l’Ape sociale non più erogata.

14.05.2018 - Governo in alto mare. Di Maio da Mattarella: "Abbiamo chiesto altro tempo". Salvini: "O si comincia o ci salutiamo"

Lo stallo non si sblocca, il capo pentastellato: "Servono altri giorni per il contratto. Poi voto online degli iscritti". Il leader del Carroccio: "Governo parte se si possono fare cose. Distanze sui programmi. Sui migranti la Lega vuole mano libera". In mattinata voci su candidati tecnici, poi smentite

ROMA - Sono durati poco più di mezz'ora l'uno i colloqui con Mattarella del leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio e di quello della Lega, Matteo Salvini. E la richiesta è, ancora una volta, altro tempo. Il leader pentastellato al termine del colloqui annuncia il voto online degli iscritti per dare il via al governo. Stessa formula, ma nelle piazze italiane, sceglie la Lega che sabato e domenica prossimi organizza un referendum nei gazebo per sondare il gradimento degli italiani sul 'contratto di governo' e 'sull'accordo' tra M5S e Lega. Dal Colle, però, non esce alcuna soluzione sulla premiership. Non ancora. E Mattarella, che "non intende impedire la nascita di un governo politico che avvii finalmente la legislatura...ha preso atto della richiesta di Lega e M5s di avere qualche giorno in più di tempo". La palla passa di nuovo alle forze politiche, che faranno sapere al presidente quando saranno pronte.

Di Maio: "Non facciamo nomi"
"Con Salvini siamo d'accordo di non fare pubblicamente nomi", ha detto Di Maio subito dopo il faccia a faccia con il presidente della Repubblica. "Abbiamo chiesto a Mattarella qualche altro giorno per poter chiudere definitivamente la discussione sui temi. Se parte questo governo, parte la Terza Repubblica". Il capo dei Cinquestelle è consapevole che il tempo stringe e che ci sono "scadenze internazionali che ci impongono di fare presto e noi vogliamo fare presto", ma per mettere a punto il contratto, c'è bisogno di lavorare ancora. "Siamo d'accordo nel fare presto, ma siccome stiamo scrivendo il programma di governo dei prossimi 5 anni, per noi è molto importante farlo nel migliore dei modi". I 'tempi supplementari' non servono solo per chiudere il contratto con la Lega, ma anche a consultare gli iscritti al Movimento: saranno loro "a decidere con un voto online se fare partire il governo con questo contratto oppure no", precisa Di Maio.

Salvini: "O si comincia o ci si saluta"
"Stiamo facendo uno sforzo enorme per dare un governo stabile al Paese, perché se dovessimo ragionare per convenienza e sondaggi, dovremmo essere i primi a dire 'Chi ce lo fa fare?', tornando alle urne", dice il leader della Lega dopo aver parlato con Mattarella. Dice di parlare come rappresentante del Centrodestra. "Sono in questa veste non solo di segretario della Lega: una mia precondizione perché il governo partisse era che non si rompesse l'alleanza di centrodestra". Il leader del Carroccio conferma di aver chiesto "qualche ora in più" al capo dello Stato: "Il governo parte se siamo in grado di fare le cose. O riesco a dare vita a un governo che ridiscute i vincoli esterni con l'Europa oppure è un libro dei sogni. Se non siamo in grado di fare quello che ci chiedono gli italiani non cominciamo neanche e ci salutiamo".

Salvini sottolinea le divergenze. "Per esempio, in tema di immigrazione le posizioni di Lega e M5S partono da una notevole distanza, però mi rifiuto di pensare all'ennesima estate/autunno degli sbarchi, del business dell'immigrazione clandestina in saldo. E quindi su questo la Lega deve avere mano libera".

Al di là delle stime sui costi effettivi o potenziali dell’intervento, una riduzione di fatto dei requisiti di pensionamento attuali verrebbe varata in coincidenza con un peggioramento delle ultimissime stime ufficiali sulla spesa previdenziale. Scenari evocati esplicitamente nel Def 2018 e dei quali s’è parlato nel corso della audizioni parlamentari della scorsa settimana. La prima è stata Bankitalia, che ha parlato delle ultime riforme pensionistiche come uno dei punti di forza (da non smontare) della nostra finanza pubblica. E poi l’Ufficio parlamentare di Bilancio, che è tornato sulle ultime proiezioni elaborate dal gruppo di lavoro sull’invecchiamento della popolazione (AWG) della Commissione europea. Secondo i tecnici di Bruxelles, che aggiornano le loro previsioni ogni tre anni, la spesa italiana per pensioni aumenterebbe vertiginosamente dal 15,1% del 2020 al 18,4% del 2040. Un salto legato a scenari demografici e macroeconomici tutti in peggioramento. Si prevedono, in particolare, saldi migratori netti in riduzione di 110mila unità medie annue, mentre sulla crescita il nuovo scenario vede una dinamica del Pil non superiore allo 0,5% tra il 2025 e il 2040, un intervallo nel corso del quale pure il tasso di produttività medio annuo scenderebbe, dall’1,3% allo 0,8 per cento.

Se sulle previsioni di spesa di lungo medio-lungo termine il dibattito può anche restare aperto, di sicuro c’è che il ritorno alle pensioni di anzianità targate Lega-M5S abbasserebbe di circa tre anni il termine legale di uscita dal mercato del lavoro. Si ripartirebbe, come detto, dai 64 anni minimi per chi intercetta quota 100 (o 101) con 36 o 37 anni di contributi (contro i 67 anni previsti dal 2019), mentre nel caso di uscita con 41 anni di contributi senza limiti di età lo “sconto” è da calcolare tenendo conto del fatto che dal gennaio prossimo, a normativa invariata, servirebbero 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le donne. Di fatto i 41 anni e 5 mesi della “nuova flessibilità” annunciata coinciderebbero con un’estensione a tutti i lavoratori del requisito di anticipo già previsto dal 2019 per i lavoratori precoci, chi cioè ha almeno un anno di impiego e contributi versati prima dei 19 anni di età

Pensioni, “quota 100″ costerà 15 miliardi

14 maggio 2018, di Mariangela Tessa http://www.wallstreetitalia.com/

I temi che potrebbero entrare nel possibile programma di un governo M5s-Lega iniziano a riempirsi di dettagli. Tra questi spiacca l’introduzione del meccanismo di “quota 100″, tra età anagrafica e contributi, per andare in pensione. Secondo i calcoli di Stefano Patriarca, a lungo consulente di Palazzo Chigi per la previdenza e ora responsabile della società di consulenza Tabula, tale misura potrebbe costare nel 2019 11,5 miliardi per arrivare a quasi 15 a regime, il terzo anno dall’avvio della normativa.

“Nel 2017 sono state liquidate dall’Inps nel solo settore privato circa 290.000 nuove pensioni previdenziali dirette e tra queste circa 160.000 di anzianità. In media chi è andato in pensione anticipata aveva 61 anni” ha detto all’Ansa a proposito delle proposte sugli interventi sulla riforma Fornero che potrebbero arrivare con il nuovo Governo. “Se oltre a quota 100 si prevedesse anche la possibilità di uscire con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età il costo il primo anno sarebbe di 12,3 miliardi e di quasi 16 a regime”.

Insomma – per Patriarca – in 10 anni si potrebbe arrivare fino ad un costo cumulato di 150 miliardi di euro in 10 anni.

Tra le altre misure, la flat tax a due aliquote, con detrazioni decrescenti e cumulo dei redditi familiari, potrebbe costare, secondo i calcoli del Sole 24 Ore, tre volte tanto, fino a 45-50 miliardi. E a conti fatti i benefici, per una gran parte di contribuenti, potrebbero garantire un alleggerimento attorno al 40-50% per la maggior parte delle famiglie.