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Pensioni, la rassegna stampa del 04.05.2018

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SALVINI RILANCIA LE PROPOSTE DELLA LEGA

04.05.2018 - Matteo Salvini sulla sua pagina Facebook ha postato un video che riassume le proposte della Lega  del 2016, che continuano di fatto a essere ancora tra gli interventi che il Carroccio promette di realizzare una volta al Governo, accompagnato da un messaggio: “Le nostre proposte su immigrazione, pensioni e abolizione della legge Fornero, sostegno alle famiglie e alla natalità, rivoluzione fiscale con la tassa unica, difesa del Made in Italy. Coerenza e idee chiare, da anni, credo che alla fine paghino”. Vedremo lunedì, con il nuovo giro di consultazioni al Quirinale in una sola giornata, se Sergio Mattarella deciderà di affidare un pre-incarico a Salvini, come lui stesso ha di fatto chiesto nelle scorse ore. Sarebbe probabilmente l’unico modo rimasto per vedere la Lega al Governo senza un ritorno anticipato alle urne.

BOCCIA DIFENDE LA LEGGE FORNERO

Vincenzo Boccia torna a parlare di riforma delle pensioni e a difendere la Legge Fornero. L’Huffingon Post riporta le dichiarazioni del Presidente di Confindustria piuttosto preoccupato per il clima di incertezza politica italiana, visto che l’anno prossimo “abbiamo le elezioni europee, Draghi scade e il Qe potrebbe essere contratto dal punto di vista quantitativo. Bisogna attrezzarsi per affrontare questo momento delicato, ritornando ai fondamentali che sono quelli della competitività dell'industria italiana ed europea”. Dal suo punto di vista bisogna quindi “intervenire sul cuneo fiscale, sui giovani, sulle infrastrutture”. Boccia ha anche ricordato che nell'ultima missione di Confindustria in Albania “il premier albanese ha detto che vuole far diventare il Paese come l'Italia. Da noi invece si vogliono smontare Jobs Act, Industria 4.0 e la riforma delle pensioni, che gli altri ci copiano”.

Pensioni anticipate APE sociale e Quota 41: per i lavoratori della scuola certificazione entro fine agosto

Negli scorsi mesi abbiamo toccato in più occasioni la questione del pensionamento anticipato tramite APE sociale per i lavoratori del comparto scolastico. Il problema era relativo al fatto che il personale docente e amministrativo è condizionato dall'anno scolastico nella cessazione del proprio rapporto di lavoro. In tal senso, è arrivato un importante chiarimento del Miur. Attraverso la nota n. 20038/2018, il Ministero ha spiegato infatti che i lavoratori in oggetto potranno accedere all'agevolazione pensionistica ma dovranno produrre la dimissione cartacea prima dell'inizio del nuovo anno scolastico 2018/2019. In tal senso, il personale dovrà dotarsi in tempo utile dell'apposita certificazione dei requisiti Inps, fondamentale per vedersi riconoscere il diritto di fruizione dell'APE sociale. Lo stesso meccanismo deve essere considerato anche per chi vuole fruire della nuova Quota 41 destinata ai lavoratori precoci.

In questo ultimo caso si richiede (tra i vincoli) il riconoscimento di almeno un anno di lavoro prima del compimento del diciannovesimo anno di età.

Cottarelli: le riforme fatte sono necessarie

L'ex Commissario alla spending review Carlo Cottarelli è tornato ad esprimere la propria posizione in merito al comparto previdenziale, evidenziando come la Riforma Fornero e le altre misure di contenimento dei costi risultino necessarie e "inevitabili per contrastare il fenomeno dell'aging".

Il tecnico ha quindi ripreso alcune previsioni ufficiali durante un convegno organizzato alla presentazione dell'Expo meeting innov-aging, ricordando che la spesa del comparto previdenziale continuerà a restare alta (anche se stabile) fino al 2045. In questo senso, il settore "non contribuirà al necessario aggiustamento dei conti pubblici, che graverà quindi su altre voci", ha concluso l'economista.

LE RIFLESSIONI DELL'ENPAF

Anche l’Ente nazionale di previdenza e assistenza farmacisti si interroga sul futuro del sistema pensionistico e sulla sostenibilità dei propri conti. Del resto con il trend demografico attuale e la crisi occupazionale, c’è il rischio che le pensioni di domani non possano essere coperte dai contributi versati dai pochi che lavoreranno. Rifday.it riporta le riflessioni emerse durante il convegno che l’Enpaf ha organizzato a Roma sul tema. Il Presidente Emilio Croce  ha ricordato che “un’eventuale riforma del nostro ente deve fare i conti con una prospettiva ineluttabile, che si chiama passaggio al sistema contributivo”. Dal suo punto di vista, chi pensa ancora di poter eludere questo tema, “evidentemente non ha ben chiaro non solo cosa sia la previdenza ma neppure quale sia la storia e la realtà”.

“Se davvero vogliamo riformare la nostra previdenza per migliorarla”, ha aggiunto Croce, “dobbiamo necessariamente fare sul serio e parlare di prospettive reali e praticabili”. In questo senso, il Presidente ha assicurato “che l’Enpaf, e lo ha già dimostrato, si batterà per un percorso di riordino che tenga conto delle aspettative di tutti gli iscritti e che sia il più possibile condiviso”. Nell’incontro si è anche perlato dallo studio realizzato da Gianni Trombetta, Marcello Tarabusi e Francesco Capri dello Studio Guandalini di Bologna, secondo cui i contributi che vengono versati dagli iscritti all’Enpaf non sono così onerosi se raffrontati a quelli di altre categorie di professionisti, come avvocati, commercialisti, ingegneri e architetti.

Altro che abolizione della legge Fornero: le pensioni sono il prossimo problema delle finanze italiane

Il dibattito, sempre attuale, si concentra troppo spesso sugli aspetti di breve periodo. Ma non bisogna dimenticare che l'Italia è il Paese che in Europa spende di più per le pensioni dopo la Grecia. Una tendenza che rischia di peggiorare, con conseguenze potenzialmente disastrose

Quello delle pensioni è stato, e continua ad essere, un tema centrale nel dibattito politico del nostro Paese. L’abolizione della riforma Fornero ha rappresentato, ad esempio, un elemento centrale dei programmi elettorali sia del Movimento 5 Stelle che della Lega.

Il dibattito sulle pensioni tende a concentrarsi principalmente sugli aspetti di più breve periodo, trascurando le tendenze strutturali di più lungo termine. Ricordare gli elementi essenziali di queste tendenze sembra essere tuttavia necessario per comprendere al meglio il tema delle pensioni nel suo insieme.

Innanzitutto, bisogna ricordare che l’Italia presenta la più alta spesa pensionistica in Europa dopo la Grecia, essendo pari al 16% del prodotto interno lordo (PIL). Per valutare la sostenibilità a lungo termine di questa spesa, è necessario prendere in considerazione le tendenze demografiche del Paese.

Secondo le più recenti stime del Ministero dell’Economia e della Commissione Europea, in Italia vi sono oggi all’incirca 3 pensionati ogni 10 lavoratori. Entro il 2040, vi saranno invece 6 pensionati ogni 10 lavoratori. Pur nella sua semplicità, questo dato illustra in modo chiaro la sfida demografica che attenderà l’Italia nei prossimi vent’anni.

Sebbene la riforma Fornero abbia portato il sistema pensionistico su una traiettoria di sostenibilità, il rapido invecchiamento della popolazione potrebbe far lievitare la spesa pensionistica a livelli di potenziale criticità.

Il Ministero dell’Economia prevede che la spesa pensionistica rimanga intorno ai livelli attuali fino al 2040 e che diminuisca progressivamente in modo strutturale nei decenni successivi, anche grazie al crescere della quota dei pensionati a regime contributivo. Questa proiezione si basa, tuttavia, su una serie di ipotesi ottimistiche, quali, ad esempio, una crescita economica e un andamento del mercato del lavoro ben superiori a quanto osservato negli ultimi decenni.

Approda al Parlamento Europeo la petizione redatta dalla Fisascat Cisl nazionale per il riconoscimento dei diritti previdenziali dei lavoratori che svolgono la prestazione lavorativa in part time verticale ciclico – circa 100mila in Italia - con l'articolazione della prestazione lavorativa, a tempo pieno, solo su alcuni giorni del mese o di determinati periodi dell'anno. La richiesta della categoria cislina verte sul riconoscimento dell’anzianità contributiva per tutte le 52 settimane dell’anno a prescindere dai periodi per i quali sono versati i contributi e dunque sulla possibilità che i contributi da accreditare ai lavoratori in regime part-time verticale ciclico siano riproporzionati sull'intero anno a cui si riferiscono, anziché essere versati solo in relazione a prestazioni lavorative eseguite in una frazione di questo.Attualmente l'Inps prevede un trattamento differenziato tra i lavoratori che effettuano il part time verticale ciclico e quelli che effettuano il part time orizzontale, riconoscendo a questi ultimi l'intera anzianità contributiva ed ai primi la sola anzianità relativa ai periodi lavorati. «La nostra è una battaglia di civiltà, l’effetto di questa situazione è che i lavoratori in regime di part time verticale ciclico hanno un trattamento peggiore rispetto ai lavoratori a tempo pieno visto che i periodi di interruzione della prestazione lavorativa non gioverebbero né ai fini della prestazione previdenziale, né dell'anzianità contributiva» ha stigmatizzato il segretario generale della Fisascat Cisl Pierangelo Raineri. «Non essendoci una previsione di Legge specifica per i lavoratori in part time verticale ciclico l’Inps continua ad attenersi ad una sua circolare del 1986 sostenendo di non applicare deroghe se non si modifica la normativa italiana di riferimento e continua quindi a calcolare l'anzianità lavorativa dei lavoratori in part time verticale ciclico sulla base dell'effettivo lavoro prestato escludendo i periodi non lavorati» ha evidenziato il sindacalista. «I lavoratori di fronte a tale ingiustizia per vedere riconosciuto il loro diritto sono costretti a rivolgersi al Giudice. Negli ultimi anni si è generato un lungo contenzioso legale costoso sia per chi lo intraprende, sia per la collettività, sia per gli uffici che amministrano la giustizia» ha aggiunto. «I sindacati e i Patronati hanno interessato alla questione il Ministero del Lavoro senza alcun esito. Solo attraverso le ordinanze della Corte di Cassazione, emesse in virtù dei ricorsi individuali, i lavoratori vedono riconoscersi un diritto sacrosanto» ha sottolineato. «La Fisascat Cisl ha deciso di sottoporre il problema all’attenzione del Parlamento Europeo affinché sia svolta ogni possibile azione per la tutela dei diritti previdenziali degli interessati. Molti lavoratori si sono rivolti alla Fisascat Cisl per essere consigliati e aiutati per la soluzione di un problema che riguarda i loro futuri diritti alla pensione in quanto hanno o hanno avuto un rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale ciclico per i quali è palese il principio della non volontarietà nella scelta di detti regimi di part time» ha poi evidenziato. «La nostra richiesta al Parlamento Europeo va inquadrata nel contesto normativo del diritto dell'Unione Europea e dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale raggiunto tra Unice, l'unione delle confederazioni europee dell'industria e dei datori di lavoro, il Ceep, il centro europeo dei datori di lavoro e delle imprese a partecipazione pubblica, e dalla Ces, la confederazione europea dei sindacati – ha aggiunto - Ad oltre 20 anni da quella intesa, recepita dal Consiglio europeo, dobbiamo proseguire nel percorso di soppressione delle discriminazioni nei confronti dei lavoratori a tempo parziale». «Non dimentichiamo che questa tipologia di rapporto di lavoro è caratteristica dell'occupazione in certi settori ed attività del commercio, turismo e servizi e potrebbe svolgere una funzione di stabilizzazione delle condizioni di impiego soprattutto nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno d’Italia» ha concluso il sindacalista.