La malattia nel CCNL del terziario

 
 
 

 

 

21-09-2016 La malattia nel CCNL Commercio - TERZIARIO

 

Obblighi del lavoratore

 

Il primo obbligo del dipendente è la comunicazione al datore di lavoro del proprio stato di malattia. Tale comunicazione dovrà essere tempestiva ed accompagnata dall'indicazione dell'indirizzo presso il quale il dipendente si rende disponibile per le visite di controllo. Nella generalità dei casi i contratti collettivi disciplinano le tempistiche e le scadenze di comunicazione dell'impossibilità di prestare l'attività lavorativa per malattia. In mancanza è opportuno che il datore di lavoro disciplini tramite un regolamento interno modalità e tempistiche di comunicazione delle assenze.
Successivamente il lavoratore, per giustificare l'assenza dal lavoro, deve farsi certificare, tramite un medico, lo stato morboso con specifica indicazione della diagnosi, della prognosi e dell’indirizzo di reperibilità. Con l'introduzione del certificato di malattia telematico il medico deve essere appartenente o convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, se il periodo di assenza previsto supera i 10 giorni. Viceversa, è possibile ottenere la certificazione anche dal medico curante non appartenente al SSN per un'assenza fino a 10 giorni compresi. Il lavoratore deve ottenere tale certificazione il giorno stesso in cui la malattia ha inizio. L'INPS concede la possibilità al lavoratore di dichiarare di essere malato dal giorno precedente alla visita, ma solo qualora la visita stessa non sia ambulatoriale. Viceversa, il periodo di malattia coperto da certificazione (e quindi, se previsto, indennizzabile da parte dell'Istituto) avrà inizio dalla data della visita all'esito della quale è rilasciato il certificato medico. In caso di retrodatazione superiore ad un giorno la data di inizio della malattia sarà il giorno di rilascio del certificato medico. Le medesime regole si applicano ai certificati di continuazione e di ricaduta della malattia. Si definisce quale ricaduta l'evento che occorre, per la medesima patologia, entro trenta giorni dal termine dell'evento precedente.
Se la certificazione medica è inviata telematicamente dal medico che effettua la visita il lavoratore non è tenuto alla consegna del certificato al datore di lavoro, ma solo a fornire il numero di protocollo. Il datore di lavoro ha la possibilità di verificare l'esistenza dell’attestato di malattia attraverso il sito INPS, nella sezione dedicata o di riceverlo all'indirizzo di posta elettronica certificata se in precedenza ha fatto richiesta all’Istituto dell’invio dei certificati di malattia.
Se la certificazione è rilasciata in forma cartacea il lavoratore ha l'obbligo di invio all'INPS e al datore di lavoro, entro 2 giorni dalla data del rilascio.

Art. 172 - Malattia

Nell'ambito della normativa del Servizio Sanitario Nazionale il datore di lavoro ha l'obbligo di rilasciare ai propri dipendenti, all'atto dell'assunzione, la certificazione eventualmente prescritta dalle vigenti disposizioni di legge o di regolamento ai fini dell'iscrizione del lavoratore stesso al Servizio Sanitario Nazionale.

Art. 173 - Normativa

Salvo il caso di giustificato e comprovato impedimento e fermi restando gli obblighi di cui al precedente art. 172 il lavoratore ha l'obbligo di dare immediata notizia della propria malattia al datore di lavoro; in caso di mancata comunicazione, trascorso un giorno dall'inizio dell'assenza, l'assenza stessa sarà considerata ingiustificata, con le conseguenze previste dagli artt. 222 e 225 del presente contratto.

Il lavoratore ha l'obbligo di presentarsi in servizio alla data indicata dal certificato del medico curante ovvero, laddove siano esperiti i controlli sanitari previsti, alla data indicata dal certificato del medico di controllo; in caso di mancata presentazione o di ritardo ingiustificato, il rapporto di lavoro si intenderà risolto di pieno diritto con la corresponsione di quanto previsto agli artt. 235 e 236 del presente contratto.

Nell'ipotesi di continuazione della malattia, salvo il caso di giustificato e comprovato impedimento, il lavoratore ha l'obbligo di dare immediata notizia della continuazione stessa all'azienda da cui dipende; in caso di mancata comunicazione, trascorso un giorno dall'inizio dell'assenza, l'assenza stessa sarà considerata ingiustificata con le conseguenze previste dagli artt. 222 e 225 del presente contratto.

Il lavoratore che presti servizio in aziende addette alla preparazione, manipolazione e vendita di sostanze alimentari di cui alla legge 30 aprile 1962, n. 283, ha l'obbligo in caso di malattia di durata superiore a 5 giorni, di presentare al rientro in servizio al datore di lavoro il certificato medico dal quale risulti che il lavoratore non presenta pericolo di contagio dipendente dalla malattia medesima.

Ai sensi dell'art. 5 della legge 20 maggio 1970, n. 300, il datore di lavoro o chi ne fa le veci ha diritto di far effettuare il controllo delle assenze per infermità di malattia attraverso i servizi ispettivi degli Istituti competenti nonché dai medici dei Servizi Sanitari indicati dalla Regione. Il datore di lavoro o chi ne fa le veci ha inoltre la facoltà di far controllare la idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico.

Art. 174 - Obblighi del Lavoratore

Il lavoratore assente per malattia è tenuto a rispettare scrupolosamente le prescrizioni mediche inerenti la permanenza presso il proprio domicilio.

Il lavoratore è altresì tenuto a trovarsi nel proprio domicilio dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00, al fine di consentire l'effettuazione delle visite di controllo, richieste dal datore di lavoro.

Nel caso in cui a livello nazionale o territoriale le visite di controllo siano effettuate a seguito di un provvedimento amministrativo o su decisione dell'Ente preposto ai controlli di malattia, in orari diversi da quelli indicati al secondo comma del presente articolo, questi ultimi saranno adeguati ai nuovi criteri organizzativi.

Salvo i casi di giustificata e comprovata necessità di assentarsi dal domicilio per le visite, le prestazioni, gli accertamenti specialistici e le visite ambulatoriali di controllo e salvo i casi di forza maggiore, dei quali ultimi il lavoratore ha l'obbligo di dare immediata notizia all'azienda da cui dipende, il mancato rispetto da parte del lavoratore dell'obbligo di cui al secondo comma del presente articolo comporta comunque l'applicazione delle sanzioni previste dall'art. 5, legge 11 novembre 1983, n. 638, quattordicesimo comma, nonché l'obbligo dell'immediato rientro in azienda.

In caso di mancato rientro, l'assenza sarà considerata ingiustificata, con le conseguenze previste agli artt. 222 e 225, del presente contratto.

Art. 175 - Periodo di Comporto

Durante la malattia, il lavoratore non in prova ha diritto alla conservazione del posto per un periodo massimo di 180 giorni in un anno solare, trascorso il quale, perdurando la malattia, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento con la corresponsione di quanto previsto agli artt. 235 e 236, del presente contratto, salvo quanto disposto dal successivo art. 181.

Il periodo di malattia è considerato utile ai fini del computo delle indennità di preavviso e di licenziamento.

Nei confronti dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato le norme relative alla conservazione del posto ed al trattamento retributivo di cui al successivo articolo sono applicabili nei limiti di scadenza del contratto stesso.

Con l’accordo siglato il 26 febbraio 2011 e modificato il 6 aprile 2011, il CCNL per i dipendenti delle aziende del terziario e della distribuzione dei servizi è stato rinnovato sotto molteplici aspetti.

         L’elemento di innovazione più importante, introdotto con tale accordo, è quello inerente l’integrazione, a carico del datore di lavoro, del trattamento economico della malattia nei primi tre giorni c.d. “carenza malattia”.

         La “carenza malattia” è quel periodo in cui il lavoratore in malattia è interamente retribuito dal datore di lavoro e l’INPS non eroga alcun trattamento.

         Mentre il CCNL Terziario vigente prima del rinnovo stabiliva che, in caso di malattia i primi tre giorni denominati “di carenza” dovevano essere retribuiti nella misura del 100% della retribuzione giornaliera tutte le volte in cui si verificava un’ipotesi di malattia, con il nuovo accordo contrattuale si è cercato di dare attuazione ad una norma che fosse diretta a prevenire gli abusi dei lavoratori.

         Il nuovo accordo ha previsto che, l’integrazione a carico del datore di lavoro, per i primi 3 giorni di malattia (carenza), è riconosciuta nel rispetto di determinati limiti legati al numero di eventi morbosi occorsi nell’arco dello stesso anno solare.

         Con il termine di evento morboso, ai fini della presente trattazione, s’intende qualsiasi evento malattia intervenuto in capo al lavoratore ad eccezione delle ipotesi di ricovero ospedaliero, day hospital, ricovero o cure per pazienti affetti da problemi ematici, eventi di malattia con prognosi iniziale superiore a 12 giorni o per terapie salvavita legate a patologie gravi.

         La nuova formulazione del CCNL ha stabilito che, al verificarsi dell’evento della malattia, per le prime due volte nell’arco dello stesso anno solare, il datore di lavoro per i primi tre giorni di malattia (carenza) è tenuto ad integrare il 100% della retribuzione giornaliera spettante al lavoratore, fermo restando che la continuazione della malattia  e la ricaduta vengono considerati come un unico evento morboso, in pratica per i primi due eventi, non cambia nulla rispetto a prima.

         Al verificarsi del terzo evento di malattia, nell’arco dello stesso anno solare, invece, il datore di lavoro è tenuto ad integrare i primi tre giorni di assenza per malattia (carenza) non più al 100% della retribuzione giornaliera spettante al lavoratore, ma al 66%.

         Al verificarsi del quarto evento di malattia nell’arco dello stesso anno solare il datore di lavoro è tenuto ad integrare il 50% della retribuzione giornaliera, mentre a partire dal quinto evento in poi, nell’arco dello stesso anno solare, per i primi tre giorni di malattia (carenza) non è prevista alcuna integrazione a carico datore di lavoro.

         Un’altra novità di altrettanta importanza introdotta dal nuovo accordo riguarda la possibilità per le aziende di farsi direttamente carico del pagamento dell’indennità di malattia senza l’obbligo di versamento all’INPS della quota contributiva che viene destinata alla copertura in caso del verificarsi dell’evento malattia.

         Ai sensi dell’articolo 6 della Legge 138/1943 “ L’indennità non è dovuta quando il trattamento economico di malattia è corrisposto per legge o per contratto collettivo dal datore di lavoro o da altri enti in misura pari o superiore a quella fissata dai contratti collettivi”.

         Naturalmente in tal caso il datore di lavoro sarebbe esonerato dal versamento dei contributi assicurativi all’INPS, previa comunicazione all’Istituto di previdenza.

         Nulla cambia per il lavoratore a cui verrà corrisposto lo stesso trattamento economico.

         Tale novità consentirebbe una maggiore efficienza delle risorse delle imprese ed eliminerebbe i problemi legati alla differenza di aliquote contributive tra i diversi settori economici, oltre ad eliminare il divario tra i contributi incassati dall’INPS e le prestazioni erogate.

         Naturalmente i datori di lavoro potranno sempre decidere di applicare trattamenti economici migliorativi rispetto a quanto previsto dal CCNL.

Art. 176 - Trattamento Economico di Malattia

Durante il periodo di malattia, previsto dall'articolo precedente, il lavoratore avrà diritto, alle normali scadenze dei periodi di paga:

    a) ad una indennità pari al cinquanta per cento della retribuzione giornaliera per i giorni di malattia dal quarto al ventesimo e pari a due terzi della retribuzione stessa per i giorni di malattia dal ventunesimo in poi, posta a carico dell'INPS ai sensi dell'articolo 74 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, secondo le modalità stabilite, e anticipata dal datore di lavoro ai sensi dell' art. 1, Legge 29 febbraio 1980, n. 33. L'importo anticipato dal datore di lavoro è posto a conguaglio con i contributi dovuti all'INPS, secondo le modalità di cui agli articoli 1 e 2, Legge 29 febbraio 1980, n. 33;
    b) ad una integrazione dell'indennità a carico dell'INPS da corrispondersi dal datore di lavoro, a suo carico, in modo da raggiungere complessivamente le seguenti misure:
        1) 100% (cento per cento) per primi tre giorni (periodo di carenza);
        2) 75% (settacinque per cento) per i giorni dal 4° al 20°;
        3) 100% (cento per cento) per i giorni dal 21° in poi della retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto. Per retribuzione giornaliera si intende la quota giornaliera della retribuzione di fatto di cui all'art. 195.      

Al fine della percezione delle indennità economiche relative al periodo di malattia il lavoratore è tenuto - ai sensi dell'art. 2, della Legge 29 febbraio 1980, n. 33 - a recapitare o a trasmettere a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, entro due giorni dal rilascio da parte del medico curante, l'attestazione sull'inizio e la durata presunta della malattia, nonché i successivi certificati in caso di ricaduta o continuazione della malattia.

Al momento della risoluzione del rapporto, il datore di lavoro è obbligato a rilasciare una dichiarazione di responsabilità dalla quale risulti il numero di giornate di malattia indennizzate nel periodo, precedente alla data di risoluzione del rapporto, dell'anno di calendario in corso.

Le indennità a carico del datore di lavoro non sono dovute se l'INPS non corrisponde per qualsiasi motivo l'indennità di cui alla lettera a) del presente articolo; se l'indennità stessa è corrisposta dall'INPS in misura ridotta, il datore di lavoro non è tenuto ad integrare la parte di indennità non corrisposta dall'istituto.

Le indennità a carico del datore di lavoro non sono dovute nei casi di cui ai successivi artt. 178 e 183 né agli apprendisti.
Dichiarazione a Verbale

Il sistema di computo delle integrazioni a carico del datore di lavoro decorre dall'aprile 1987.

Art. 177 - Infortunio

Le aziende sono tenute ad assicurare presso l'INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali il personale dipendente soggetto all'obbligo assicurativo secondo le vigenti norme legislative e regolamentari.

Il lavoratore deve dare immediata notizia di qualsiasi infortunio, anche di lieve entità, al proprio datore di lavoro; quando il lavoratore abbia trascurato di ottemperare all'obbligo predetto e il datore di lavoro, non essendo venuto altrimenti a conoscenza dell'infortunio, non abbia potuto inoltrare la prescritta denuncia all'INAIL, il datore di lavoro resta esonerato da ogni e qualsiasi responsabilità derivante dal ritardo stesso.

Per la conservazione del posto di lavoro e per la risoluzione del rapporto di lavoro valgono le stesse norme di cui agli artt. 76, 77 e 175.
Dichiarazione a Verbale

A decorrere dall'1 gennaio 1995 i periodi di comporto per malattia e per infortunio agli effetti del raggiungimento del termine massimo di conservazione del posto sono distinti ed hanno la durata di centottanta giorni cadauno.

Art. 178 - Trattamento Economico di Infortunio
Ai sensi dell'art. 73, D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere un'intera quota giornaliera della retribuzione di fatto di cui all'art. 195 per la giornata in cui avviene l'infortunio.

A decorrere dal primo giorno successivo a quello dell'infortunio, verrà corrisposta dal datore di lavoro al lavoratore non apprendista, assente per inabilità temporanea assoluta derivante da infortunio sul lavoro, una integrazione dell'indennità corrisposta dall'INAIL fino a raggiungere complessivamente le seguenti misure:

    1) 60% (sessanta per cento) per i primi tre giorni (periodo di carenza);
    2) 90% (novanta per cento), per i giorni dal 5° al 20°;
    3) 100% (cento per cento) per i giorni dal 21° in poi della retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto. Per retribuzione giornaliera si intende la quota giornaliera della retribuzione di fatto di cui all'art. 195.

Per il periodo successivo al 180° giorno resta esclusa la maturazione della retribuzione e di tutti gli istituti contrattuali e di legge, ivi compresa l'anzianità di servizio.

In caso di prosecuzione del rapporto il periodo stesso è considerato utile ai fini dell'anzianità di servizio.

Per gli apprendisti le misure previste dai punti 2) e 3) del precedente comma sono fissate rispettivamente nell'80% e nel 90%.

L'indennità a carico del datore di lavoro non è dovuta se l'INAIL non corrisponde per qualsiasi motivo l'indennità prevista dalla legge.
Dichiarazione a Verbale

Il sistema di computo delle integrazioni a carico del datore di lavoro decorre dal 1° aprile 1987.

Art. 179 - Quota Giornaliera per Malattia e Infortunio

Durante i periodi di malattia ed infortunio la quota giornaliera della retribuzione di fatto di cui all'art. 195 stante la sua natura integrativa, si ottiene applicando i criteri adottati dall'INPS e dall'INAIL.

Art. 180 - Festività

Ai sensi della legge 31 marzo 1954, n. 90, per le festività cadenti nel periodo di malattia o infortunio, il lavoratore ha diritto ad un'indennità integrativa di quella a carico rispettivamente dell'INPS e dell'INAIL, da corrispondersi a carico del datore di lavoro, in modo da raggiungere complessivamente il 100% (cento per cento) della retribuzione di fatto di cui all'art. 195.


Art. 181 - Aspettativa non Retribuita per Malattia

Nei confronti dei lavoratori ammalati la conservazione del posto, fissata nel periodo massimo di giorni 180 dall'art. 175 del presente contratto, sarà prolungata, a richiesta del lavoratore, per un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita e non superiore a 120 giorni alla condizione che siano esibiti dal lavoratore regolari certificati medici.

I lavoratori che intendano beneficiare del periodo di aspettativa di cui al precedente comma dovranno presentare richiesta a mezzo raccomandata A.R. prima della scadenza del 180° giorno di assenza per malattia e firmare espressa accettazione della suddetta condizione.

A fronte del protrarsi dell'assenza a causa di una patologia grave e continuativa che comporti terapie salvavita periodicamente documentata da specialisti del Servizio Sanitario Nazionale, il lavoratore potrà fruire, previa richiesta scritta, di un ulteriore periodo di aspettativa fino a guarigione clinica e comunque di durata non superiore a 12 mesi.

Il datore di lavoro darà riscontro alla richiesta di cui al precedente comma, comunicando per iscritto la scadenza del periodo di aspettativa.

Al termine del periodo di aspettativa il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento ai sensi del precedente art. 175; il periodo stesso è considerato utile ai fini dell'anzianità di servizio in caso di prosecuzione del rapporto.


Art. 182 - Aspettativa non Retribuita per Infortunio


Nei confronti dei lavoratori infortunati sul lavoro, assenti per invalidità temporanea assoluta, la conservazione del posto oltre il periodo massimo di 180 giorni fissato dagli articoli 175 e 177, sarà prolungata, a richiesta del lavoratore, per un periodo di aspettativa non retribuita, per tutta la durata dell'infortunio.

L'aspettativa spetta fino alla cessazione della corresponsione dell'indennità di inabilità temporanea da parte dell'INAIL, a condizione che siano esibiti regolari certificati medici ed idonea documentazione comprovante il permanere dello stato di inabilità temporanea assoluta.

I lavoratori che intendano beneficiare del periodo di aspettativa di cui ai precedenti commi dovranno presentare richiesta a mezzo raccomandata A.R. prima della scadenza del 180° giorno di assenza per infortunio e firmare espressa accettazione della suddetta condizione.

Il datore di lavoro darà riscontro alla richiesta di cui al precedente comma.

Al termine del periodo di aspettativa di cui al presente articolo, perdurando l'assenza, il datore di lavoro potrà procedere alla risoluzione del rapporto ai sensi del precedente art. 175; il periodo stesso è considerato utile ai soli fini dell'anzianità di servizio in caso di prosecuzione del rapporto limitatamente ai primi 120 giorni del periodo di aspettativa.


Apprendisti

Art. 54 - Malattia


Durante il periodo di malattia l'apprendista avrà diritto, oltre a quanto previsto dalla legislazione vigente:

    a) per i primi tre giorni di malattia, limitatamente a sei eventi morbosi in ragione d'anno, ad un'indennità pari al 60% della retribuzione lorda cui avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto;
    b) in caso di ricovero ospedaliero e per tutta la durata dello stesso, entro i limiti di cui all'art. 175, ad un'indennità a carico del datore di lavoro, pari al 60% della retribuzione lorda cui avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto.

Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) si applicano a decorrere dal superamento del periodo di prova.



Cassazione, obbligo da parte del lavoratore di segnalare tempestivamente al datore di lavoro l’assenza per malattia.
Obbligo di reperibilità

Il lavoratore che si trovi in periodo di malattia, deve rendersi reperibile per un eventuale controllo da parte del datore di lavoro o dell'INPS, al fine di verifica dell'effettivo stato di malattia. Il controllo è posto in essere tramite visita domiciliare, presso l'indirizzo segnalato dal lavoratore al medico che ha rilasciato il certificato. Il dipendente deve garantire la propria reperibilità in fasce orarie specifiche, durante tutti i giorni del periodo di malattia certificato, compresi le domeniche e i giorni festivi. Le fasce orarie prescritte vanno dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle ore 17:00 alle 19:00. Nei riguardi di questo aspetto, la contrattazione collettiva non può apportare modifiche o deroghe né a fini estensivi né a fini restrittivi.Il datore di lavoro che voglia richiedere la visita di controllo, dovrà prenotarla attraverso il sito dell'INPS, nell'area accessibile tramite PIN. La visita sarà effettuata dai servizi medico-legali dell'ASL o dal personale medico riportato sulle apposite liste presso la sede INPS di competenza.


 

L'esenzione dall'obbligo di reperibilità


Con l’articolo 25 del D.Lgs. n. 151/2015 il legislatore ha stabilito una specifica disciplina finalizzata a stabilire casistiche di esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati. Con il decreto dell'11 gennaio 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21 gennaio 2016, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero della salute, ha individuato le causali che danno diritto alle suddette esenzioni. Sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i lavoratori subordinati la cui assenza sia connessa con:
•    patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione della Struttura sanitaria;
•    stati patologici sottesi o connessi a situazioni di invalidità riconosciuta, in misura pari o superiore al 67%.
Tali casistiche, in quanto astratte e generali, potrebbero essere suscettibili di diversificata interpretazione da parte dei medici. Ai fini di dare un’attuazione concreta della normativa, l'INPS ha definito il campo soggettivo e oggettivo di applicazione della stessa, dettagliandone le concrete fattispecie in apposiite linee duida allegate alla Circolare n 95 del 2016 lavoratori esclusi dalla fascia di reperibilità durante la malattia.


I medici che redigono i certificati di malattia, solo in presenza di una delle situazioni patologiche in esse enumerate, dovranno:
•    apporre la valorizzazione dei campi del certificato telematico riferiti a “terapie salvavita”/“invalidità”;
•    attestare esplicitamente l’eventuale sussistenza delle fattispecie in argomento ai fini della esclusione del lavoratore dall’obbligo della reperibilità nel caso di certificati di malattia redatti in via residuale in modalità cartacea,.
E' importante sottolineare che pur venendo meno, in questi casi, l’onere della reperibilità alla visita medica di controllo per il lavoratore, rimane confermata la possibilità per l’INPS di effettuare comunque controlli, su:
•    la correttezza formale e sostanziale della certificazione;
•    la congruità prognostica ivi espressa.
Pertanto se da un lato per i datori di lavoro non sarà possibile la richiesta di visite mediche di controllo domiciliare, resta ferma la possibilità per gli stessi di segnalare, mediante il canale di posta PEC istituzionale, alla Struttura INPS territorialmente competente, i possibili casi per i quali ravvisino la
necessità di effettuare una verifica. L'INPS poi, mediante il proprio centro medico legale, valuterà l’opportunità di esercitare l’azione di controllo, dandone notizia al datore di lavoro richiedente.
Ancorché ben evidente nella norma di legge, L'Istituto ha evidenziato che i lavoratori cui si applica la normativa relativa all’esenzione dall’obbligo di reperibilità, sono solo quelli con contratto di lavoro subordinato appartenenti al settore privato rimanendo esclusi, pertanto, i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps di cui all’art.2, comma 26, della legge n. 335/95.


Accertamento malattia

Il datore di lavoro, nel rispetto della vigente normativa, e alla luce dei pronunciamenti della Corte di Cassazione sezione Lavoro (Sentenza del 3 maggio 2001, n.6236), può procedere anche per il tramite di agenzie investigative private, qualora lo ritenga opportuno, sospettando ad esempio situazioni di  ad accertamenti diversi rispetto a quelli sanitari.
Il datore di lavoro può infatti richiedere la consulenza di ad un’agenzia di investigazioni per accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare che la malattia non sussiste o la non idoneità della malattia stessa a determinare uno stato di incapacità lavorativa tale da giustificare quindi l’assenza dal lavoro del proprio dipendente. Solitamente queste investigazioni mirano a scoprire se il lavoratore svolge, durante la malattia, un’altra attività lavorativa, valutabile quale illecito disciplinare per l’eventuale violazione del dovere (proprio del lavoratore dipendente) di non pregiudicare la guarigione o la sua tempestività.

 


Licenziamento per malattia simulata

Nel caso in cui venga accertato che il lavoratore dipendente è assente dal posto di lavoro per una malattia simulata, cioè per fraudolenta simulazione di malattia, il datore di lavoro può licenziare per giusta causa. Si è in presenza,  infatti, in questo caso, di un inadempimento del lavoratore talmente grave da non consentire anche in via provvisoria la prosecuzione del rapporto di lavoro.

L’efficacia el licenziamento per giusta causa motivato dalla simulazione di malattia di un dipendente è immediata, nonostante la presenza di malattia, e rappresenta l’unico caso di recesso legittimo durante il periodo di comporto (Cass. 1.6.2005, n. 11674, in Lav. nella giur., 2006, 94).

La simulazione fraudolenta di malattia è infatti una causa che interrompe e non consente neppure temporaneamente la prosecuzione del rapporto di lavoro (Cass. 20.10.2000, n. 13903; Cass. 1.6.2005, n. 11674)


 

Le altre cause di licenziamento

 

La malattia del dipendente può essere considerata causa di licenziamento legittimo, sia per giustificato motivo soggettivo, sia per giustificato motivo oggettivo, sia, per giusta causa.

L’ipotesi della malattia come causa di licenziamento è contemplata nell’art. 2110 c.c. perché determina l’impossibilità sopravvenuta della prestazione (giustificato motivo oggettivo). In particolare l'articolo 2110 del Codice Civile, secondo comma, prevede che il datore di lavoro possa licenziare un lavoratore dipendente qualora il lavoratore, a causa di malattia, risulti assente dal lavoro per un periodo superiore a quello "stabilito dalla legge, dagli usi o secondo equità".

Tale periodo, fissato dai contratti di lavoro nazionali è detto comporto. In tali casi si parla di comporto secco se il licenziamento è causato da un'unica malattia o di comporto frazionato quando il licenziamento è conseguente una serie di malattie in un determinato arco temporale.

 

Licenziamento in Pendenza di Comporto

 

Sia che si tratti di licenziamento individuale o di licenziamento collettivo, è legittimo licenziare un dipendente durante il periodo di malattia, purché in periodo di comporto, purché la comunicazione del licenziamento indichi che i motivi e le ragioni del licenziamento siano estranee alla malattia. Gli effetti del licenziamento, sempre che ne sussistano ancora e persistano quindi le cause, non si attuano fino alla guarigione o alla scadenza del periodo di comporto.

È invece da ritenersi nullo il licenziamento intimato durante il periodo di malattia e prima della scadenza del periodo di comporto, ma determinato dallo stesso stato di malattia (ad esempio nel caso in cui sia stato calcolato in modo errato il periodo di comporto).

E’ da ritenersi valido il licenziamento intimato durante il periodo di comporto di malattia nei seguenti casi:

 

  • quando si verifica una giusta causa menzionata nell’atto di licenziamento senza preavviso
  • quando la malattia del dipendente diventa irreversibile ed è quindi accertato in modo rigoroso che il dipendente non potrà più riprendere la sua normale attività di lavoro
  • quando il dipendente ammalato è soggetto ad inevitabili ricadute a causa delle particolari modalità delle mansioni lavorative (in tal caso si parla di impossibilità sopravvenuta della prestazione)

 

Licenziamento per Superamento del Periodo di Comporto

 

Per superamento di comporto secco, cioè quando la malattia si prolunga oltre il periodo massimo fissato dal comporto, e quindi oltre il termine massimo previsto per la conservazione del posto di lavoro, ciascuna delle due parti (lavoratore e datore di lavoro) può recedere dal rapporto di lavoro liberamente ai sensi dell’Art. 2118 del Codice Civile, fatto salvo il diritto di preavviso, dato il carattere speciale del provvedimento di recesso, ai sensi dell’Art.2110 del Codice Civile.

 

Licenziamento per Eccessiva Morbilità

 

Si definisce assenteismo per morbilità eccessiva il comportamento di un lavoratore dipendente che si mette in malattia frequentemente e per brevi periodi soprattutto in concomitanza di festività, “ponti”, senza mai superare il così detto comporto secco che normalmente nei Contratti Collettivi Nazionali di lavoro si riferisce a un unico periodo, ed eventualmente a una lunga malattia.

In tale casistica la giurisprudenza, attraverso sentenze della Corte di cassazione ha ritenuto che il datore di lavoro non può recedere, licenziare per tutto il periodo di comporto, ma può sommare i giorni di assenza per distinti periodi di malattia all’interno di un congruo intervallo temporale (vedasi, ad esempio, le sentenze della Cassazione 5 Agosto 2000 n.10337,Cassazione 13 Luglio 1995 n.7672).

 

Computo del Comporto Secco e Frazionato

 

Normalmente sia il periodo di comporto secco, sia quello di comporto frazionato vengono stabiliti dal CCNL applicabile al rapporto. In giurisprudenza si è spesso posto il problema (escluso dalla giurisprudenza) del computo della malattia addebitabile al datore di lavoro per la mancata predisposizione di misure di salvaguardia della salute del lavoratore, allo scopo di giungere al superamento del comporto necessario per l'intimazione del licenziamento per giustificato motivo.

 

Dipendente in Malattia che Non si Fa Trovare in Casa per Controllo Fiscale

 

La malattia può anche essere causa di licenziamento per  giustificato motivo soggettivo o per giusta causa. Spesso la giurisprudenza si è dovuta occupare del caso in cui il lavoratore non venga trovato in casa, presso il suo domicilio, durante la visita di controllo.

 

Dipendente in Malattia che Svolge un Altro Lavoro

 

Spesso la giurisprudenza si è dovuta occupare del caso in cui il lavoratore, mentre è assente dal lavoro per malattia, svolge invece una diversa attività lavorativa (anche non in concorrenza con quella del datore di lavoro).

 


 

 

Comunicazione e certificazione della guarigione


Nella normalità dei casi, il lavoratore non ha l'obbligo di comunicare la sua guarigione o la data di rientro, né deve produrre un certificato di fine della malattia. La data di fine malattia apposta sul certificato medico assolve a tale compito. Per completezza si segnala che la lettera e–ter), comma 2, art. 41, del D.lgs. n. 81/08, stabilisce invece che a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi il datore di lavoro debba verificare l’idoneità alla mansione attraverso una visita medica. Tale obbligo sorge in seguito ad ogni astensione legata a motivi di salute e quindi per qualsiasi malattia, sia essa professionale o meno, ma anche per infortunio. I sessanta giorni sono da intendersi come continuativi.


Guarigione anticipata


Il lavoratore, qualora ritenga che l'impedimento a svolgere l'attività sia cessato anticipatamente rispetto a quanto certificato in precedenza, dovrà chiedere il rilascio di ulteriore certificato, che dimostri la guarigione anticipata. Solo in tal modo avrà la possibilità di rientrare al lavoro anticipatamente rispetto al periodo di malattia riportato sul certificato.


 

Periodo di comporto

Per superamento di comporto secco, cioè quando la malattia si prolunga oltre il periodo massimo fissato dal comporto, e quindi oltre il termine massimo previsto per la conservazione del posto di lavoro, ciascuna delle due parti (lavoratore e datore di lavoro) può recedere dal rapporto di lavoro liberamente ai sensi dell’Art. 2118 del Codice Civile, fatto salvo il diritto di preavviso, dato il carattere speciale del provvedimento di recesso, ai sensi dell’Art.2110 del Codice Civile. Il contratto collettivo del commercio offre una speciale disciplina in materia di calcolo del periodo di comporto, stabilito in 180 giorni, decorsi i quali il datore di lavoro può procedere al licenziamento ove perduri l’assenza del lavoratore.  Il periodo di comporto per malattia nel settore del commercio terziario è regolata dall’ articolo  175  del CCNL 30/03/2015.

Art. 175 - Periodo di comporto

Durante la malattia, il lavoratore non in prova ha diritto alla conservazione del posto per un periodo massimo di 180 giorni in un anno solare, trascorso il quale, perdurando la malattia, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento con la corresponsione di quanto previsto agli artt. 235 e 236, del presente contratto, salvo quanto disposto dal successivo art. 181.
Il periodo di malattia è considerato utile ai fini del computo delle indennità di preavviso e di licenziamento.

Nei confronti dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato le norme relative alla conservazione del posto ed al trattamento retributivo di cui al successivo articolo sono applicabili nei limiti di scadenza del contratto stesso.

 

il periodo di assenza del dipendente per infortunio deve infatti essere ben distinto dal periodo di assenza per malattia, e le due ipotesi non sono sovrapponibili

 

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