Visite agli articoli
6873831

Abbiamo 434 visitatori e nessun utente online

Pensioni, la rassegna stampa del 11.06.2018

 

 pensioni

Pensioni, come cambiano gli assegni con "quota 100"

Tra le possibili riforme del sistema pensionistico che il governo ha in cantiere c'è quella della "quota 100".

Si tratta di fatto della somma degli anni di contributi con quelli anagrafici che dovrebbe dare "100". Ma di fatto bisogna capire a quanto ammonterebbe l'assegno con una uscita dal lavoro con il nuovo sistema a cui sta pensando il neogoverno gialloverde. Come riporta il Corriere con la quota 100 si lavorerebbe di meno ma potrebbero scattare assegni più bassi per chi va in pensione. Ad esempio un lavoratore di 20 anni con la quota 100 potrebbe andare in pensione circa cinque anni prima ma avrebbe un assegno più basso di circa 210 euro mensili.

Con la riforma che sta studiando il governo si potrebbe andare in pensione con 36 anni di contributi e 64 anni di età anagrafica. Inoltre il contratto di governo potrebbe anche reintrodurre l'opzione donna con l'accesso alle pensioni a 57-58 anni con 35 anni di contributi. Per quanto riguarda i calcoli sull'assegno facciamo un altro esempio: chi va in pensione adesso e percepisce 1.289 euro con quota 100 prenderà 1.089 euro. Per quanto riguarda la fascia di età dei trentenni, chi andrà in pensione con le attuali regole avrà un assegno di 1.305 euro, 1.205 nel caso delle donne. Con quota 100 entrambi prenderanno un assegno da 1.112 euro. Per un quarantenne invece con quota 100 l'uscita dal lavoro sarà in anticipo di tre anni e sette mesi: la pensione però scenderebbe da 1.308 a 1.255 euro. Per quanto riguarda i cinquantenni l'uscita dal lavoro potrebbe arrivare due anni e nove mesi prima. Anche per loro una riduzione dell'assegno: da 1.469 euro si passerebbe a 1.349 euro. Infine per i sessantenni l'anticipo sarebbe di un anno e undici mesi con un assegno che passerebbe da 1.627 euro a 1.577 euro.

Pensioni: cambiano i coefficienti. Assegni 2019 più bassi

Assegni più leggeri per chi andrà in pensione nel 2019. A partire dal prossimo anno, chi si ritirerà dal lavoro percepirà una pensione annua inferiore, mediamente, di oltre l'1% rispetto a chi ci è già andato o ci andrà quest'anno

Nel 2019 caleranno gli assegni pensionistici per chi lascerà il lavoro: l’aggiornamento dei coefficienti, infatti, abbasserà di circa l’1% l’importo. Lo stabilisce il decreto del ministero del lavoro, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che fissa i coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi dal 2019 al 2021 (i coefficienti che applicati al totale dei contributi versati durante la vita lavorativa, determinano l’importo annuo di pensione cui ha diritto il lavoratore).

Il coefficiente è ciò che trasforma il montante previdenziale che il lavoratore ha accumulato in pensione e più una persona smette di lavorare ad un’età maggiore, più è conveniente. L’anno prossimo ad esempio una persona di 60 anni avrà un coefficiente del 4,532%, mentre a 67 anni si arriva al 5,604%. Su un montante di 100mila euro quindi a 60 anni produrrà una quota di pensione contributiva pari a 348 euro lordi mensili, mentre a 67 anni 431 euro mensili.

Il meccanismo riguarda solamente la parte contributiva della pensione: per chi aveva 18 anni di contributi versati alla fine del 1995, la quota contributiva riguarda gli anni lavorati dal 2012, mentre per gli altri si applica agli anni di contributi dal 1996 in poi.

I coefficienti vengono aggiornati per affrontare l’incremento dei requisiti anagrafici per andare in pensione: in altre parole, sono una conseguenza dell’aumento della speranza di vita. Nel 2019 la pensione di vecchiaia ad esempio si raggiungerà a 67 anni, con coefficiente 5,604% mentre oggi si raggiunge a 66 anni e 7 mesi, con coefficiente 5,169%. Si lavorerà cinque mesi in più e il montante contributivo sarà più elevato, ma al contempo si prenderà il primo assegno previdenziale più tardi e con un coefficiente più basso.

Se si ipotizza che età e contributi accumulati non cambino, nel 2019 a 67 anni si maturerà una pensione più bassa rispetto a quest’anno, perché il coefficiente passerà dal 5,700% attuale al 5,604%. Di conseguenza a parità di montante contributivo, si abbasserà l’assegno mensile lordo.

Il progressivo aumento dell’aspettativa di vita ha portato anche un’altra novità e cioè l’introduzione del coefficiente relativo ai 71 anni d’età. Il periodo di pensionamento considerato ora va infatti da 57 a 70 anni, ma il prospetto valido dal prossimo anno porterà a considerare dai 57 ai 71 anni. I dati allegati in Gazzetta Ufficiale partono dall’età di 57 anni con un coefficiente di 4,200%, continua poi un anno alla volta per finire a 71 anni con un coefficiente di 6,513%.

Come ricorda ‘Italia Oggi’, da quando nel 2009 è stata introdotta la revisione dei coefficienti non ci sono mai state variazioni positive. Quella corrente è la numero quattro. Il quotidiano specializzato riporta anche un esempio: un lavoratore con 100 mila euro di contributi versati e 65 anni d’età, ha visto calare in questi anni la propria pensione di circa 900 euro. Il prossimo anno sarà di 5.245 euro, nel 2009 è stata di 6.136 euro. Il quotidiano calcola che se nel triennio 2013/2015, a parità di ogni altra condizione, gli assegni sono stati alleggeriti in media di circa il 3% rispetto al triennio precedente, 2010/2012, con il terzo taglio c’è stata una riduzione ulteriore di circa il 2%, sempre in media, portando a circa l’11% la riduzione, in media, di tutto il periodo che va dal 2009 al 2018.

Pensioni “quota 100” e “41 anni di contributi “, stretta su contributi figurativi? Ecco chi sarebbe penalizzato

Governo al lavoro su quota 100 e 41 anni di contributi, misure queste per superare la legge Fornero e garantire la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro.

Alla quota 100, come anche al pensionamento con 41 anni di contributi, abbiamo dedicato diversi nostri articoli.  Li trovi qui

Un argomento, del quale non abbiamo ancora parlato e che apprendiamo da Informazione Fiscale.it, riguarda i contributivi figurativi che, secondo quanto scritto dal predetto sito, potrebbero essere sottoposti ad una “stretta”.

Contributi figurativi: cosa sono

I contributi figurativi sono quei contributi accreditati, senza onere a carico del lavoratore, per periodi in cui lo stesso è costretto a interrompere l’attività lavorativa a causa di svariati motivi (gravidanza, malattia, disoccupazione).

I suddetti contributi sono utili sia per raggiungere il diritto a pensione sia per aumentare l’importo della stessa.

Stretta del Governo

Per realizzare le nuove misure (quota 100 e 41 anni di contributi), scrive InformazioneFiscale.it, sembra che ci sia in campo l’ipotesi di introdurre un tetto di due anni alla contribuzione figurativa.

Categorie penalizzate

Se il tetto di due anni di contribuzione figurativa venisse introdotto, verrebbero penalizzate alcune categorie di lavoratori più deboli (operai o impiegati) che, durante la  carriera, sono stati in Cassa Integrazione o sono stati licenziati tramite collocamento in mobilità.

Stampa Email