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Pensioni, la rassegna stampa del 09.06.2018

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Il nuovo governo varerà a breve le nuove misure previdenziali, scopri i costi e i risparmi per quota 100, quota 41, Ape social e quattordicesima.

Quota 100 non è in discussione nella forma, nella sostanza però sì. Anche se il nome rimane, a cambiare sono i requisiti. Nel contratto veniva specificato: “Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100”. Adesso, invece, si scopre che esiste il paletto dell’età anagrafica (64 anni), quello riguardante i contributi figurativi (massimo 2 anni), senza dimenticare il ricalcolo con il sistema contributivo per i contributi maturati dal 1996 al 2012, con un decremento della pensione nell’ordine del 10 per cento.

Quanto costa la quota 100

Inizialmente si diceva che il provvedimento quota 100 sarebbe costato il primo anno circa 5 miliardi euro, in realtà l’aggravio dovrebbe aggirarsi tra i 5 e gli 8 miliardi. Nel costo complessivo potrebbe essere inclusa anche la misura quota 41, anche lei diversa rispetto all’originale. Se si pensa a quota 41, il riferimento va subito a 41 anni di lavoro per poi accedere alla pensione. Anche in questo caso, però, le novità non mancano, visto che prende sempre più piedi l’ipotesi di un aumento di 5 mesi, rispettando così l’aumento dell’età pensionabile di 5 mesi dal 1° gennaio 2019, con le pensioni di vecchiaia raggiungibili non più a 66 anni e 7 mesi ma a 67 anni.

Pensioni: risorse e prossime mosse del governo Conte

Stop all’Ape social

Una parte della spesa sarà recuperata dallo stop all’Ape social, provvedimento che dovrebbe arrivare già nel corso delle prossime settimane (Il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha ipotizzato il mese di luglio per l’emanazione del cosiddetto decreto estivo da parte dell’esecutivo). Inoltre, dopo l’Ape social potrebbe vedere il semaforo rosso anche la quattordicesima. Attraverso le sospensioni di Ape social e quattordicesima, si avrebbe un risparmio totale per le casse dello Stato di circa 2 miliardi di euro.

Imposte, manovra, pensioni e cittadinanza: un conto da 25 miliardi

Per il 2019, accanto ai 5 miliardi che servono per rendere più flessibile la legge Fornero sulle pensioni e ai 2 per rafforzare i centri per l’impiego funzionali al reddito di cittadinanza, ci sono anche 12,4 miliardi da trovare per impedire che l’Iva salga. Senza tener conto della flat tax che vale almeno una quarantina di miliardi

 

Ora che il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha solennemente detto davanti alla Confcommercio che l’Iva non aumenterà, il conto della manovra sale. Per il 2019, accanto ai 5 miliardi che servono per rendere più flessibile la legge Fornero sulle pensioni e ai 2 per rafforzare i centri per l’impiego funzionali al reddito di cittadinanza, ci sono anche 12,4 miliardi da trovare per impedire che l’Iva salga. Col rifinanziamento di sanità, missioni di pace ed emergenza sisma, la manovra 2019 già lievita a 25 miliardi.

Tutto questo senza tener conto della flat-tax, che vale almeno una quarantina di miliardi. Si profila dunque una manovra di proporzioni assolutamente rilevanti. La cui sostenibilità, più che dalle difficili aperture di Bruxelles, dipenderebbe dalla determinazione del governo nell’individuare coperture “blindate”. Con Bruxelles non ci sono più i margini del passato, quando la congiuntura non era buona e l’Europa accordava una limitata flessibilità di bilancio. Ora è tornata la crescita e, a meno di un repentino peggioramento della situazione, che già preoccupa anche il neo ministro dell’Economia Giovanni Tria, sul deficit il nuovo governo non potrà contare, nonostante la maggioranza non sia immune dalla tentazione di spingerlo fino al limite del 3% del Pil. Che farebbe saltare il tavolo con Bruxelles.

Meglio cercare coperture strutturali (non vi rientra il maxicondono una tantum sulle cartelle esattoriali). Tria sta ripassando i dossier con Roberto Garofoli (che potrebbe essere confermato capo di gabinetto). Tra questi spicca quello su detrazioni, deduzioni e sconti vari, che valgono 142 miliardi l’anno. Il taglio delle aliquote e le deduzioni sui familiari a carico per garantire la progressività della Dual Tax dovrebbero essere compensate da una riduzione degli “sconti” attuali. Le detrazioni per i familiari a carico, ad esempio, valgono 11,3 miliardi l’anno. Si può ritagliare qualcosa dalle detrazioni per i redditi da lavoro e da pensione, che “costano” 38 miliardi. Ma anche la cedolare sugli affitti al 22%, che porta 1,6 miliardi, avrebbe poco senso con aliquote Irpef al 15 e 20%. Sul piatto anche i sussidi che incidono negativamente sull’ambiente: 17 miliardi, 5 solo per il bonus gasolio.

Pensioni, guida alle principali novità in arrivo

La novità più importante annunciata dal nuovo governo è la cosiddetta "quota 100" che permette di andare in pensione se la somma dell'età del lavoratore e degli anni di contributi versati è pari a 100.

Una delle promesse più importanti fatte dal Governo "gialloblu" è l'abolizione graduale della legge Fornero:

  • le pensioni di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi
  • la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi.

Si procederà però al loro adeguamento, visto che nel frattempo sono cambiate le speranze di vita. Si passerebbe infatti, per la pensione di vecchiaia a a 67 anni di età, mentre per quella anticipata si sposterebbe a 43 anni e 3 mesi di contributi il requisito contributivo necessario per la richiesta.

Come andare in pensione con la quota 100

Il calcolo della quota si ottiene sommando all'età dell'interessato gli anni di contributi versati. Nel caso in cui il risultato della somma non corrisponde a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi. La quota 100 prevede infatti la possibilità di andare in pensione se la somma tra età pensionabile e gli anni di contributi versasti restituisce il risultato di 100.

Pensione anticipata: cos'è la quota 41

La quota 41 invece permette di andare in pensione se il lavoratore ha versato 41 anni di contributi. L'introduzione della quota 41, che affianca il meccanismo della quota 100, vuole offrire la possibilità di andare in pensione dopo se il lavoratore ha provveduto a versare 41 anni di contributi, a prescindere dall'età del lavoratore.

Attulamente la possibilità di andare in pensione con un certo numero di anni di contributi è prevista limitatamente ai lavoratori che:

  • a 19 anni di età avevano già maturato 12 mesi di contributi;
  • risultano iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996;
  • siano disoccupati e che da tre mesi non percepiscano il trattamento di disoccupazione;
  • come caregiver assistano da un minimo di 6 mesi un familiare convivente entro il 2°grado con un handicap grave;
  • siano invalidi dal 74%,
  • o che abbiano svolto lavori usuranti o gravosi.

Opzione donna, la proroga della pensione agevolata per le lavoratrici

Se la quota 41 tiene conto solo degli anni contributivi, il governo prevede la proroga di "opzione donna" la modalità che anticipa i tempi della pensione delle lavoratrici. Viene data la possibilità alle donne di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della pensione.

Oggi, le donne che vogliono andare in pensione in anticipo possono farlo se:

  • come dipendenti hanno compiuto 57 anni;
  • come lavoratrici autonome hanno compiuto 58 anni e se possiedono 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015

Attraverso questa misura l'obiettivo è rendere questo trattamento strutturale, per consentire alle lavoratrici di andare in pensione con un certo anticipo: con 35 anni di contributi e con 57 anni e 7 mesi o 58 anni e 7 mesi di età (da adeguare in futuro all'aspettativa di vita).

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