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Pensioni, la rassegna stampa del 06.05.2018

 pensioni

Orizzonte scuola

Pensioni quota 100, Conte non ne parla ma potrebbe esserci appoggio di Forza Italia. Stop a pensioni d’oro

Grande assente dal discorso di  Conte oggi in Parlamento, la quota 100 non ha, però, abbandonato la scena del dibattito. L’assenza nel discorso di Conte del riferimento alla riforma Fornero non significa che non si metterà mano al settore.

Stop a pensioni d’oro

Tra gli interventi del Governo anticipati quest’oggi c’è la questione pensioni, ma con riferimento alle cosiddette “pensioni d’oro”, quelle che superano i 5mila euro lordi al mese.

Si tratta, in realtà di circa 200mila persone coinvolte con risparmi irrisori. Un’operazione che è sembrata più demagogica che di intervento incisivo.

Quota 100, sì della Polverini

Oggi l’idea contenuta nel testo del contratto tra Lega e Movimento 5 Stelle, relativa alla quota 100, ha incassato il plauso e l’impegno della Parlamentare di Forza Italia, Renata Polverini.

Sulla legge Fornero – ha detto – il nuovo Governo attua quanto sostenuto da Forza Italia e da Berlusconi in campagna elettorale. Nessuno può abrogare la Legge Fornero, come sostenevano i partiti che oggi sono forza di Governo, ma si possono correggere le distorsioni che hanno impedito a tanti lavoratori di accedere alla pensione. Questa è la cosiddetta detta quota 100. Se la nostra proposta sarà la proposta del Governo e del nuovo Ministro del Lavoro Di Maio io collaborerò – ha concluso – per renderla più vicina alle esigenze dei cittadini e la voterò in aula

Clicca qui e leggi l'articolo del sole 24 ore: pensioni, il contributivo taglia l'assegno del quota 100

Clicca qui e leggi l'articolo del Messaggero: pensioni alte, tagli del 5% per oltre 30mila persone

Il Sole 24 ore

Governo M5S-Lega, la dual tax salva le pensioni d’oro

Insieme a quello ai vitalizi dei parlamentari, l’attacco alle «pensioni d’oro» è stato l’unico tema previdenziale citato in modo diretto nel discorso al Senato del neopremier Conte, che ha ribadito anche «l’obiettivo della Flat Tax». La cura prospettata agli assegni più pesanti, quindi, va vista nell’effetto combinato delle due mosse: il ricalcolo contributivo che abbassa la pensione lorda, ma i benefici fiscali promessi dall’imposta a due aliquote che alzano il netto. E il risultato, se davvero tutto il programma andrà in porto, è tutto sommato tranquillizzante per i titolari delle pensioni più pesanti. La riforma fiscale sarebbe in grado di sterilizzare tagli che cancellano un quarto dell’assegno lordo: e la “tutela” cresce con il reddito.

Il conto mostra di quanto potrebbe scendere l’importo lordo della pensione per mantenere con la Dual Tax la stessa somma netta lasciata oggi dall’Irpef. Fedele al testo del «contratto di governo», prima di tutto, Conte ha individuato come «esempio di ingiustificato privilegio» le pensioni che superano i 5mila euro netti al mese e non sono integralmente «coperte dai contributi previdenziali», perché spinte in alto dal vecchio sistema retributivo. E in effetti quasi tutti i 158mila casi di pensioni che superano quella soglia hanno una componente retributiva più o meno forte.

Salvini: «Flat tax? Prima pace fiscale». In Italia liti per 50 miliardi

L’entità del taglio che sarebbe prodotto dal ricalcolo con il criterio retributivo dipende dalla categoria e storia lavorativa di ciascuno dei titolari. Che però, accanto al timore per la promessa di revisione al ribasso dell’assegno lordo, possono appunto nutrire la speranza di un ritocco al rialzo dell’importo netto grazie alla riforma fiscale. Come mostra il grafico, una pensione da 10mila euro lordi al mese si traduce oggi in un netto da 6.225 euro: per vedersi accreditare la stessa cifra, con la Dual Tax ipotizzata dalla maggioranza basterebbe un lordo da 7.470 euro, cioè il 25,3% in meno dell’assegno attuale. Per chi oggi riceve un netto mensile da 5.665 euro, partendo dunque da un lordo di 9mila, l’ombrello aperto dalla Dual Tax vale qualche decimale meno, ed è in grado di neutralizzare un taglio del 24,6%, mentre salendo a 9.075 euro netti (15mila lordi) la “tutela” cresce fino ad ammortizzare un taglio del 27,4 per cento. Questa scala degli effetti dipende dalla gerarchia dei benefici della Dual Tax, che aumentano di valore al crescere del reddito anche se a questi livelli la riforma non prevede la deduzione da 3mila euro e applica l’aliquota del 20%. Nei casi di generosità maggiore del retributivo mostrati a suo tempo dall’operazione «porte aperte» dell’Inps, in realtà, nemmeno i super-bonus fiscali basterebbero ad azzerare i tagli, ma li ridurrebbero di molto.

L’Istituto guidato da Boeri, per esempio, fa i conti in tasca a un ex prefetto che con l’applicazione del contributivo si vedrebbe ridurre l’assegno del 28%; con la Dual Tax il taglio effettivo sarebbe limitato al 6%. Una rinuncia del 9% netto sarebbe invece l’effetto finale per il diplomatico in pensione che oggi riceve il 31% “di troppo”.

Il Post

Cos’è la “quota 100” per le pensioni di cui parlano Lega e M5S

È la proposta di riforma del sistema pensionistico presente nel programma del nuovo governo, e se ne sta discutendo in questi giorni

Nel cosiddetto “contratto di governo” tra Movimento 5 Stelle e Lega, quello che dovrebbe portare avanti il governo Conte, c’è un breve punto dedicato alle pensioni: propone il superamento della legge Fornero, e l’introduzione di una cosiddetta “quota 100”. È il modo in cui, secondo questa proposta, verranno identificate le persone che hanno diritto ad andare in pensione, secondo dei criteri chiariti meglio dall’esperto di previdenza Alberto Brambilla ieri su Repubblica. Brambilla è stato sottosegretario al Welfare nei governi Berlusconi tra il 2001 e il 2005, e ha contribuito a scrivere il programma elettorale della Lega. Secondo i giornali, si parla di lui come possibile prossimo direttore dell’INPS, l’istituto previdenziale italiano, o come dirigente al ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico.

La “quota 100” è un termine che indica l’ammontare minimo che deve raggiungere la somma degli anni di età di una persona e di quelli di contributi (cioè quelli in cui si è regolarmente lavorato), perché possa accedere alla pensione. Brambilla ha spiegato però una cosa che non c’è nel contratto: nell’idea di chi propone questa riforma è prevista un’età minima di 64 anni per la pensione. La “quota 100”, quindi, non si potrà per esempio raggiungere con 60 anni di età e 40 di contributi. Né la “quota 100” né il chiarimento di Brambilla sono decisioni ufficialmente annunciate dal governo, ma sono tutto quello che sappiamo su uno dei punti più importanti e popolari del programma del nuovo governo, e cioè la riforma delle pensioni. Lo stesso Luigi Di Maio, capo politico del M5S e ministro del Lavoro, ha ribadito la volontà di applicare la “quota 100” in una diretta Facebook, pochi giorni fa.

Il “contratto di governo” prevede anche la possibilità di andare in pensione con 41 anni e mezzo di contributi, una formula definita “quota 41”: secondo quanto ha spiegato Brambilla, questa opzione è indipendente dall’età del lavoratore, e prevede un massimo di «2-3 anni di contributi figurativi», cioè quelli accreditati nonostante un periodo di interruzione o riduzione dell’attività lavorativa.

Secondo Brambilla, in questo modo si supererebbe la parte della legge Fornero che prevede i 67 anni minimi per andare in pensione, dal 2019. Il Sole 24 Ore dice in ogni caso che la riforma delle pensioni non si potrà probabilmente fare prima dell’autunno. Nel “contratto di governo”, M5S e Lega hanno anche scritto di voler prorogare la “opzione donna”, che permette alle lavoratrici con 57-58 anni di età e almeno 35 di contributi di andare in pensione. In questo caso, l’assegno di pensione sarà però calcolato interamente con il sistema contributivo, e non in parte contributivo e in parte retributivo.

Brambilla ha parlato anche di un’altra misura, che prevederebbe l’abolizione dell’APE sociale, cioè un meccanismo che permette ai lavoratori di alcune categorie svantaggiate di andare in pensione a meno di 64 anni (invalidi, addetti a lavori usuranti, persone che devono assistere un convivente). Secondo Brambilla, l’APE sociale pesa troppo sui conti pubblici ed è «molto discrezionale», e sarebbe meglio sostituirla con dei fondi speciali di categoria. Nel contratto, però, si dice che verrà invece tenuto conto nel calcolo dell’età per cui si può andare in pensione «dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti». Non è quindi chiaro se il governo condivida la posizione di Brambilla.

Domenica, l’attuale presidente dell’INPS Tito Boeri aveva chiesto che il governo facesse chiarezza sulla questione della “quota 100” chiarendo se fosse prevista un’età minima per la pensione, questione poi chiarita da Brambilla. Secondo Boeri, per applicare una “quota 100” senza un’età minima servirebbero 20 miliardi di euro all’anno: secondo le stime della Lega e M5S, invece, ne basterebbero 5.

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