Almaviva chiude a Roma, 1666 licenziati A vuoto il tentativo in extremis di intesa, dal 9 gennaio si tratta per Napoli

Almaviva chiude a Roma, 1666 licenziati

A vuoto il tentativo in extremis di intesa, dal 9 gennaio si tratta per Napoli

  • Il Mattino (Caserta)
  • 30 Dec 2016
  • Valerio Iuliano

Nulla di fatto.

La sede di Roma di Almaviva Contact chiude definitivamente e per i 1668 lavoratori sono già partite le lettere di licenziamento. L’incontro di ieri al ministero dello Sviluppo Economico tra i rappresentanti delle sigle sindacali e l’azienda non ha sortito l’effetto sperato.

Si profila, quindi, uno dei licenziamenti collettivi più imponenti della storia d’'Italia.

Un esito drammatico che il governo aveva provato ad evitare, con la convocazione di un nuovo tavolo tra le due parti nella sede del Ministero.

Il tentativo di sottoscrivere fuori tempo massimo anche per Roma la stessa intesa già firmata il 21 dicembre scorso per il sito partenopeo, è fallito nel primo pomeriggio di ieri.

Un epilogo che le sigle sindacali avevano tentato di scongiurare, dopo il risultato del referendum del 27 dicembre tra i lavoratori.

Una larga maggioranza si era schierata per la sottoscrizione dell’intesa promossa dal governo, ribaltando la decisione presa dalle Rsu capitoline nella notte tra il 21 e il 22 dicembre scorsi. La richiesta di un incontro da parte delle segreterie nazionali è stata accolta subito dal governo.

Il risultato è stato quello già preannunciato nei giorni scorsi da Almaviva Contact. «Purtroppo l’'azienda - ha spiegato la viceministro Teresa Bellanova - ha avanzato difficoltà anche dal punto di vista della tenuta della procedura e quindi ha ribadito il mantenimento dell’accordo dei lavoratori di Napoli e il mancato accordo con Roma».

La posizione di Almaviva, subito dopo la richiesta di una riapertura delle trattative da parte dei sindacati, lasciava, peraltro, poco spazio alle speranze dei lavoratori romani.

«Solo chi non conoscesse - spiegavano dall'’azienda - la normativa o pensasse di ignorarla potrebbe ritenere di riaprire un procedimento formalmente concluso e sottoscritto dalle parti congiuntamente ai competenti rappresentanti dei Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro. La norma, infatti, passati i 75 giorni di procedura volta a ricercare ogni strada possibile per arrivare ad un’'intesa, non dà spazio a possibilità di ripensamenti successivi, né consente eventuali integrazioni o modifiche al testo d’accordo».

Una chiusura netta, dinanzi alla quale non è servito l’'estremo tentativo del governo. Il futuro degli altri dipendenti di Almaviva passa ora per Napoli.

Al tavolo delle trattative, che ripartirà tra il 9 ed il 13 gennaio 2017, si decideranno i destini degli 843 lavoratori in esubero del sito di via Brin e forse anche l’'avvenire della stessa azienda, che ha più volte ribadito la necessità di un risanamento strutturale.

Per salvare il sito partenopeo, occorrerà trovare un accordo in poco più di tre mesi. «In assenza di un’'intesa nei tempi concordati - ha ribadito Almaviva in una missiva ai sindacati - la società provvederà come da accordo- alla chiusura del sito di Napoli».

I delegati campani dei sindacati di categoria, che hanno seguito da vicino anche ieri le vicende romane, non nascondono le difficoltà nel trovare un’intesa. Incalza Giorgi Meloni

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