Almaviva: i dipendenti della sede di Roma in referendum martedì prossimo

23-12-2016  A Roma i dipendenti di Almaviva sono divisi.

Il no della RSU all’accordo firmato nella notte del 21 provocherà 1.666 Ilicenziamenti e per questo nella mattinata di oggi moltissimi lavoratori si sono recati davanti alla sede Cgil di via Buonarroti a Roma.

Visto i tantissimi lavoratori presenti si sono organizzate  quattro assemblee, dalle 11 alle 18, per riuscire a far partecipare tutti alla discussione sull’accordo. E alla fine si è deciso di indire un referendum che si terrà martedì prossimo, nella stessa sede della Cgil di via Buonarroti, dalle 10 alle 17.

Tanti sono per mantenere il no: non si possono permettere ulteriori tagli a stipendi già bassi, in media tra i 500 e i 600 euro, perché c’è il part time, senza contare la cassa integrazione, la solidarietà. Lucilla è venuta in assemblea con il pancione, suo figlio nascerà in aprile: spiega che la sua busta paga lorda, per 20 ore settimanali, è di 807 euro. Se ci metti anche il 17% di taglio richiesto oggi dall’azienda e la cassa integrazione arrivi a 550 euro. Sempre lordi: immaginiamo il netto.

Altri, invece, sono per ritornare al tavolo. E rispetto a soltanto una settimana fa, quando le assemblee compatte davano mandato alle Rsu di non accettare tagli ai salari e controlli individuali a distanza sulla produttività, sono decisamente in aumento. Adesso che hanno visto le lettere di licenziamento tremendamente vicine e un buio fitto sul futuro, in molti stanno cambiando idea.

Chi sceglie oggi la via del licenziamento, ribellandosi «a un abbassamento della dignità che non avrebbe mai fine» – spiegano dal palco – pensa di poter fare causa contro l’azienda: ma sono vertenze legali lunghe, il cui destino non è mai certo.

Stefano Cardinali, della segreteria Slc Cgil, spiega come è andata nei tre giorni di trattativa: «Non riuscivamo a trovare un accordo con l’azienda, e il lodo che ci aveva proposto il governo a un certo punto non poteva certo andare bene perché avremmo dovuto firmare alla cieca. Ma intanto le ore passavano e si avvicinava la scadenza della procedura».

«Abbiamo chiesto allora – prosegue il sindacalista – di sospendere per un anno il pagamento degli scatti di anzianità, ma l’azienda l’ha ritenuta una proposta irricevibile. A quel punto è arrivato il governo, con la sua proposta. Visti i contenuti, abbiamo chiesto di fermare le trattative per 12 ore, per poter discutere in assemblea e avere un nuovo mandato. Ci è stato detto di no, e allora le Rsu hanno ritenuto di rispettare la scelta che voi lavoratori – spiega Cardinali alla platea – avevate fatto nei precedenti incontri».

IL REFERENDUM permetterà di fare esprimere tutti i dipendenti anche se a quel punto non è neanche detto che l’azienda ne tenga conto, visto che in realtà un accordo c’è già ed è stato firmato. E come tale è pienamente valido. Ma sarà sostenibile, d’altronde, scegliere di licenziare 1.666 persone senza avere più neanche l’avallo del sindacato? «Un’eventuale vittoria dei sì – dice a fine giornata la Slc Cgil di Roma e Lazio – non porterà alla riapertura immediata della partita ma sicuramente sarà un segnale di una diversa volontà dei lavoratori di cui il governo e la stessa Almaviva dovranno tenere conto».

Intanto dal quartier generale del colosso dei call center si viene a sapere che si è dimesso Marco Tripi, l’amministratore delegato di Almaviva contact (il ramo della holding che controlla i servizi in cuffietta), pare per motivi riconducibili agli esiti della vertenza.

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