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Pensioni, la rassegna stampa del 19.06.2018

 

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Pensione di cittadinanza: dettagli, requisiti, risorse

Nel contratto di Governo c’è la pensione di cittadinanza, lo strumento con il quale si farà in modo che nessun pensionato si trovi a vivere in condizioni di povertà

19 giugno 2018 - Nel progetto di Riforma del sistema previdenziale del governo Conte, una delle misure all’ordine del giorno è la pensione di cittadinanza per gli assegni sotto i 780 euro mensili. Un intervento ritenuto necessario per consentire a tutti, al momento del ritiro dal mondo di lavoro, di ottenere un’entrata complessiva tale da vivere in modo dignitoso.

Importo
Oggetto di integrazione saranno dunque gli assegni inferiori ai 780 euro mensili, in linea con i parametri previsti per il reddito di cittadinanza e indicati come la soglia di povertà individuata dall’ISTAT. Posta l’asticella a quota 780 euro, se un pensionato percepisce un assegno di soli 400 euro, che non gli permette di vivere una vita dignitosa, avrà diritto a un incremento di 380 euro così da arrivare al totale di 780 euro. La cifra potrebbe aumentare a seconda del numero di familiari a carico: ad esempio, per una coppia, la cifra sale a 1.170 euro.

Molto probabilmente alla persona destinataria dell’agevolazione sarà richiesto di rientrare in un determinato limite di reddito e patrimonio, certificati dall’ISEE, tale da farlo trovare in una condizione di povertà.

Attualmente, secondo le Statistiche in Breve dell’INPS di marzo 2018, il 62,2% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Percentuale che per le donne raggiunge il 75,5%. Delle 11.117.947 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 44,3% (4.930.423) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile.

Finanziamenti europei
Le risorse necessarie a finanziare la pensione di cittadinanza dovrebbero essere attinte dal Fondo Sociale Europeo (FSE), applicando il provvedimento A8-0292/2017 approvato dal Parlamento europeo che garantirebbe l’utilizzo del 20% della dotazione complessiva. L’Italia è al momento l’unico Paese dell’UE insieme alla Grecia a non aver ancora adottato uno strumento simile per il contrasto alla povertà.

Pensioni quota 100: sarà nella legge di bilancio, Di Maio “è priorità”. Conviene?

Al lavoro, secondo quanto riferisce Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, sulla riforma delle pensioni quota 100 per rottamare, almeno in parte la riforma Fornero.

Quota 100

Consiste nel permettere un anticipo pensionistico per coloro che sommando l’età anagrafica e gli anni di lavoro raggiungeranno quota 100. Tra i vincoli che probabilmente saranno inseriti nelal riforma, l’età non potrà essere inferiore a 64 anni.

Conviene? Penalizzazioni

In pensione prima sì, ma si prospettano possibili penalizzazioni. A indicare quali sono, il Corriere della Sera che ha effettuato delle s imulazioni in base ad alcune tipologie di lavoratori suddivise per età.

Quanti docenti ed ATA coinvolti?

ItaliaOggi ha stimato il numero di personale della scuole che andrebbe in pensione, qualora venisse approvata la misura relativa alla quota 100, a partire dal 1° settembre 2019.

Si tratta di circa 100.000 docenti e 47.000 ATA, come si evince dalla tabella elaborata da ItaliaOggi:

Da sottolineare che, nella succitata stima, non si è tenuto conto di coloro i quali potrebbero andare in pensione ricorrendo all’Ape sociale, all’Ape volontaria.,  all’opzione donna o alle norme sui precoci e sui lavori usuranti.

Pensioni "quota 41", le ultimissime notizie

La cosiddetta “quota 41” è una delle novità a cui punta il governo composto da Movimento 5 Stelle e Lega. L’intenzione dell’esecutivo è quella di superare la legge Fornero attraverso una riforma graduale, introducendo subito la “quota 100” e arrivando all’obiettivo finale di “quota 41” anni di contributi. A dirlo lo stesso vicepremier Matteo Salvini intervenendo qualche giorno fa all’assemblea di Confesercenti.

Pensioni quota 41 requisiti

La “quota 41” è stata già introdotta con la scorsa riforma delle pensioni, ma esclusivamente per i precoci. Dal 1° gennaio 2019 la pensione con “quota 41” dovrebbe essere rivolta a tutti e non vi saranno particolari requisiti anagrafici o lavorativi da rispettare se non quello relativo al versamento dei contributi.

Con la “quota 41” viene consentito a tutti i lavoratori di andare in pensione una volta maturati almeno 41 anni di contributi, a prescindere dall’età. Sull’estensione, però, di questa misura a tutti quanti ci sono alcuni dubbi: primo tra tutti quello relativo al calcolo.

Con la “quota 41”, infatti, potrebbe essere introdotto il metodo contributivo sui versamenti effettuati a partire dal 1996 per i lavoratori con più di 18 anni di contributi prima dell’entrata in vigore della riforma Dini (fino al 31 dicembre 1995). Nel caso in cui la “quota 41” dovesse adottare il calcolo contributivo dell’assegno, a risultare penalizzati potrebbero essere quei lavoratori che hanno beneficiato di aumenti di stipendio nel corso della carriera lavorativa e, rispetto al calcolo con il sistema retributivo, la pensione diminuirebbe del 10% circa.

C’è poi il problema dell’adeguamento all’aspettativa di vita che scatterà nel 2019 e che porterà a un incremento di 5 mesi e il massimo di due anni di contributi figurativi che potranno essere fatti valere al fine del perfezionamento dei requisiti previsti.

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