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Sciopero e presidio Contact Center GSE

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Call center Gse, in 100 spalle al muro: o licenziati o in mano ad Almaviva

Bivio Sciopero a oltranza. L’offerta: dimettetevi e via gli scatti

13.11.2017 - Da quasi due settimane il Gestore dei servizi elettrici non ha nessun canale per parlare con il pubblico. Si tratta di un colosso da 30 miliardi di fatturato, remunerato dalle bollette e controllato al ministero del Tesoro, che si occupa di smistare gli incentivi alle rinnovabili. Il suo “contact center” è fermo per uno sciopero a oltranza dei lavoratori che rischiano di perdere il posto. O meglio, sono di fronte a un bivio: finire licenziati o finire in mano ad Almaviva, il colosso dei call center che in queste settimane si è distinto per il pugno di ferro su diverse vertenze.

IL GSE ha sempre appaltato il suo contact center, l’unica interfaccia che ha con i cittadini e le aziende a cui eroga gli incentivi: 120 persone, 30 anni in media e in gran parte laureate che rispondono su temi legali e amministrativi; permettono di capire a che punto siano istruttorie e pagamenti. Verificano pure le procedure antimafia.

Un lavoro delicato, ma gestito con la classica giostra dei subappalti, condita peraltro da un sfilza di fallimenti: nel 2010 l’appalto per il servizio lo vince la Irpe, che poi finisce in concordato preventivo. Subentra la Xenesys, che fa la stessa fine e il ramo d’azienda viene subaffittato a un’altra impresa, la Full Thecnology. Così sono passati 7 anni. Il 24 novembre scade l’affitto e si aprirono due scenari: o i lavoratori finiscono licenziati oppure vanno in Almaviva, che nel frattempo ha vinto il nuovo appalto per il Contact center (circa 40 milioni di euro di valore). Problema: la prospettiva Almaviva non è delle più rosee. Il colosso italiano dei call center ha promesso la riassunzione di tutti i lavoratori, ma al momento di consegnare le lettere d’impegno ha ventilato la possibilità che prima si dimettano, perdendo gli scatti di anzianità acquisiti , cioè un taglio dello stipendio (peraltro sono già sotto-inquadra- ti). L’orario di lavoro diventerebbe su più turni, compresi sabato e domenica (ora esclusi).


IL FATTO QUOTIDIANO

Il 24 novembre è la data ultima dopo la quale i lavoratori si ritroveranno licenziati perché la vecchia azienda è fallita. Fallita come le precedenti, quattro in cinque anni, perché, come le altre, sorta solo per vincere gare al ribasso. Nel mondo che vorremmo invece, sogniamo che per gli operatori e le operatrici GSE il 25 scattasse l’assunzione da parte del ministero dell’economia, vero titolare per il quale questi operatori lavorano ormai da anni. Il risentimento, la rabbia e la stizza di chi lavora, di chi è precario, di chi un lavoro lo cerca è ben riassunto nelle parole di una lavoratrice GSE: “Il mantenimento del posto di lavoro è importante, è fondamentale, ma non è tutto e non va perseguito a tutti i costi. E' ora che la dignità e i diritti non siano più in vendita. E' ora che la dignità vinca sulla paura di perdere il posto di lavoro. Ci hanno fatto credere che questa precarietà in cui viviamo sia normale ed inevitabile, ma non è così. Il lavoro deve rendere orgogliosi e non mortificarci. Auspichiamo che tutti abbiano il coraggio di ribellarsi. Le classi dirigenti sono più forti ed hanno più potere di noi. Ma noi siamo più numerosi, siamo il vero motore di questo paese. Se tutti cominceremo davvero a ribellarci potremo davvero cambiare le cose. Abbiamo il dovere di rendere questo paese un paese migliore.”

Fra licenziamento e passaggio Almaviva

01.11.2017 - Oltre 100 lavoratori protesteranno ad oltranza fino all’ottenimento di un tavolo di trattativa; presidiata, venerdì, la sede di Viale Pilsudski. Potrebbe proseguire per tutta la settimana, e oltre, lo sciopero del Contact Center del Gestore dei Servizi Energetici, GSE, la S.p.a. che ha come socio azionista unico il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Lo stop ad oltranza -integrato da un presidio che si terrà sotto gli uffici GSE di Viale Pilsudski venerdì 3 Novembre, dalle 9:00 alle 13:00- è stato indetto nel corso dell’assemblea straordinaria tenutasi lo scorso venerdì 27 Ottobre per discutere l’incerto futuro lavorativo che attende, a breve, i circa 100 operatori impiegati nella sede romana di Viale Tiziano. Il 26 Novembre, la cessazione dell’affitto di ramo di azienda con Fulltechnology Srl causerà il rientro dei lavoratori in X22, società attualmente in fallimento, provocandone il licenziamento collettivo.

In alternativa, si prospetta un possibile -ma altrettanto temuto- passaggio ad Almaviva Contact, il colosso dei call center recentemente in primo piano per aver operato uno dei più vasti licenziamenti degli ultimi anni in Italia: quello di 1666 dipendenti della sede di Roma, la stessa dove, a distanza di un anno, dovrebbero essere assunti i lavoratori della commessa GSE, per la quale l’azienda di outsourcing ha vinto il bando di gara pubblico. Almaviva ha però già turbato gli operatori con diverse richieste, fra cui quella -avanzata, ad oggi, ancora solo in via ufficiosa- di rompere la continuità lavorativa sottoscrivendo, ai fini dell’assunzione, una lettera di dimissioni che la stragrande maggioranza non si sente pronta a firmare.

Le Rappresentanze Sindacali Unitarie hanno richiesto da diversi mesi, senza ottenere alcun riscontro, la possibilità di un incontro con i vertici aziendali GSE ed Almaviva, per discutere del prossimo futuro dei lavoratori, i quali hanno già da diversi mesi intrapreso un’azione legale, tuttora in corso, contro GSE, accusandola di aver esternalizzato il proprio contact center servendosi di una ipotetica interposizione fittizia di manodopera e chiedendone l’internalizzazione, così da porre fine al sistema degli appalti al massimo ribasso.

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