Cassazione: chi subisce un danno dall’Inps ha diritto ad essere e risarcito

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24.08.2018 - Chi subisce un danno ha diritto ad essere pienamente risarcito, anche se chi lo ha commesso è un ente pubblico, come l'Inps.

Nel caso in esame, un lavoratore si è dimesso dal posto di lavoro, convinto del diritto alla pensione sulla base di dati contributivi "certi" comunicatigli dell'Inps e scoprendo solo in seguito che i contributi non erano sufficienti e senza alcuna possibilità di raggiungere il pensionamento programmato. Una situazione in realtà più complessa di quella detta in breve. Infatti per raggiungere i contributi richiesti l'interessato si è avvalso della facoltà di versare a suo carico il costo della cosiddetta «rendita vitalizia» a copertura di alcuni periodi mancanti.

Per ben due volte, l'Inps ha autorizzato questa operazione (comunicando anche l'onere da versare) e, le stesse due volte, prima l'ha accolta e poi l'ha annullata d'ufficio.

La Cassazione ha confermato, come in altri precedenti, il valore dell'affidamento posto dagli assicurati negli estratti dei contributi rilasciati dall'Istituto, ed ora anche oltre i limiti delle attestazioni «certificative» previste da alcune norme. Al lavoratore è stato quindi riconosciuto il pieno risarcimento del danno economico subito a causa del comportamento dell'ente, sulla base dell'articolo 1218 del Codice civile.?

SENTENZA sul ricorso 8693-2013 proposto da: xxxx, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 23/A, presso lo studio dell'avvocato GIAMPIERO PROIA, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato FRANCO DI TEODORO, giusta procura in atti; 2018 - ricorrente - 1057 contro I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro- tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto stesso, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONINO SGROI, EMANUELE DE ROSE, CARLA D'ALOISIO e LELIO MARITATO, giusta procura in atti; - controrícorrente - avverso la sentenza n. 1209/2012 della CORTE D'APPELLO di L'AQUILA, depositata il 10/12/2012, r.g. n. 1059/11; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/03/2018 dal Consigliere Dott. ROBERTO RIVERSO; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CARMELO CELENTANO, che ha concluso per il rigetto del ricorso; udito l'Avvocato MATTEO SILVESTRI per delega verbale Avvocato GIAMPIERO PROIA; udito l'Avvocato ANTONINO SGROI. R.G. 8693/2013

FATTI DI CAUSA La Corte d'Appello di L'Aquila, con sentenza n. 1209/2012, rigettava l'appello proposto da xxxx avverso la sentenza che aveva respinto la sua domanda diretta ad ottenere il risarcimento del danno subito per aver confidato nell'accoglimento delle domande di rendita vitalizia con riscatto dei contributi quale collaboratore familiare di coltivatore diretto, per i periodi ivi indicati, domande presentate quando era ancora dipendente di "Intesa San Paolo Spa", prima accolte e poi annullate d'ufficio dall'Inps, dopo le sue dimissioni irrevocabili dal rapporto di lavoro per accedere al Fondo di solidarietà per il sostegno al reddito istituito presso l'INPS dal DM 28.4.2000.

A fondamento della decisione la Corte d'appello riteneva che nel caso in esame non sussistessero i presupposti per l'applicazione dell'articolo 54 della legge numero 88/89 che riconosce valore certificativo soltanto alle comunicazioni dell'INPS rese su domanda e dirette specificamente a certificare la posizione contributiva utile al pensionamento. Nessun rilievo poteva avere inoltre il fatto che il ricorrente avesse effettivamente contestato in via gerarchica il provvedimento di annullamento, in quanto ciò che rilevava era comunque che il comportamento dell'Inps non fosse idoneo ad ingenerare nel ricorrente un affidamento tutelabile. Per la cassazione della sentenza di appello ha proposto ricorso Venturoni Germano con due motivi, mentre l'Inps ha resistito con controricorso

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo motivo di impugnazione viene dedotta la violazione falsa applicazione dell'articolo 54 legge numero 88/89 in relazione all'articolo 12 disposizioni preliminari del codice civile. Violazione falsa applicazione dell'articolo 1218 codice civile in relazione gli articoli 1175 e 1176 codice civile (articolo 360 numero tre c.p.c.). E ciò in quanto la Corte di merito aveva errato ad interpretare l'articolo 54 cit. circoscrivendone la portata applicativa della norma alle sole comunicazioni fornite dall'Inps che contengono un estratto contributivo inerente l'intera posizione contributiva dell'assicurato e ad affermare che dette comunicazioni dell'Inps debbano essere formulate specificatamente per certificare la posizione contributiva utile al pensionamento; laddove la legge parla semplicemente di comunicazione concernenti i dati richiesti relativi alla propria posizione previdenziale e pensionistica, con una formula che non può essere riferita soltanto alla attestazione ed asseveramento della complessiva situazione assicurativa e previdenziale del richiedente, ma semplicemente ai dati di natura previdenziale assicurativa nella fattispecie richiesti. Inoltre la sentenza era errata nella parte in cui, pur escludendo l'applicazione dell'art. 54. cit., non ha riconosciuto comunque la responsabilità contrattuale dell'INPS ai sensi dell'art.1218 c.c. per l'erroneità delle comunicazioni inoltrate al ricorrente sotto il profilo della violazione dei canoni di correttezza e diligenza nell'esecuzione dell'obbligazioni.

  1. Col secondo motivo il ricorso deduce violazione dell'art.112 c.p.c., dell'art.414 e 434 c.p.c.; mancata corrispondenza tra chiesto e pronunciato; violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c. in relazione all'interpretazione degli atti introduttivi del giudizio, nella parte in cui la sentenza impugnata aveva erroneamente affermato che l'accertamento della responsabilità contrattuale dell'INPS riguardasse il successivo provvedimento di annullamento.
  2. Il primo motivo, avente valore assorbente, è fondato nei limiti di cui appresso. E' pacifico, e risulta dalla riproduzione testuale dei documenti contenuta nel ricorso, che nel caso di specie l'Inps abbia accolto per due volte le domande di rendita vitalizia relative a periodi contributivi del ricorrente, specificando che dall'accoglimento della domanda derivasse l'accredito sulla posizione contributiva dell'istante dei contributi relativi ai periodi specificamente individuati e per le causali richieste; e con determinazione del corrispondente importo dovuto a carico del contribuente. Si tratta di un atto complesso che accoglie la domanda diretta ad accrescere la posizione contributiva relativamente a determinati periodi e comunica i dati relativi ai contributi oggetto del riscatto; ed è come tale idonea ad ingenerare l'affidamento dell'assicurato sulla consistenza della propria posizione contributiva incrementata per provvedimento dell'INPS in relazione al periodo oggetto del riscatto.

4.- La giurisprudenza di questa Corte non ha inteso limitare gli elementi costitutivi della responsabilità civile dell'Istituto in relazione al solo caso dell'errore contenuto in una determinata e tassativa tipologia di provvedimenti (estratti certificativi ex art. 54 cit.) che, come si assume nella sentenza impugnata, abbiano lo scopo di certificare, su domanda, la posizione contributiva complessiva del contribuente diretta alla liquidazione del trattamento pensionistico. Anche provvedimenti diversi, se inficiati da errore addebitabile all'Istituto ed in quanto abbiano comportato un errore scusabile da parte dell'assicurato, possono rilevare alla stregua di un comportamento suscettibile di essere valutato (ex artt. 1175 e 1176 codice civile) sul piano del risarcimento contrattuale ex articolo 1218 c.c., qualora sussistano gli ulteriori requisiti della fattispecie sotto il profilo causale.R.G. 8693/2013 5.- Tanto si evince dalla giurisprudenza di questa Corte la quale ha già avuto modo di riconoscere la responsabilità risarcitoria dell'Inps in relazione ad erronee comunicazioni dello stesso I.N.P.S. aventi ad oggetto il ricongiungimento di periodi contributivi ed anche se le inesatte informazioni non fossero contenute in documenti rilasciati a richiesta dell'interessato bensì rilasciati dallo stesso Istituto in occasione di una campagna informativa di carattere generale (Cass. 24496/2011 ); ed altresì nel caso in cui gli estratti-conto assicurativi fossero inidonei a rivestire efficacia certificativa (Cass. n. 2327/2016; e n. 23050/2017).

6.- Questa Corte infatti dando continuità ad un orientamento già emerso ha ribadito che, nell'ipotesi in cui l'Inps abbia fornito al lavoratore una erronea indicazione della posizione contributiva, l'ente previdenziale è tenuto a risarcire il danno sofferto dall'interessato per il mancato conseguimento del diritto a pensione, a titolo di responsabilità contrattuale, fondata sull'inadempimento dell'obbligo legale gravante sugli enti pubblici, dotati di poteri di indagine e certificazione, di non frustrare la fiducia di soggetti titolari di interessi al conseguimento di beni essenziali della vita (quali quelli garantiti dall'art. 38 cost.), ancorché le informazioni erronee siano state fornite mediante il rilascio di estratti-conto assicurativi non richiesti dall'interessato e inidonei a rivestire efficacia certificativa.

7.- Secondo la ormai costante giurisprudenza di questa Corte (cfr., per tutte, Cass. 8 aprile 2002 n. 5002), trattasi di obbligazione di origine legale, attinente ad un rapporto intercorrente tra due parti, per cui la responsabilità per inosservanza della stessa è di natura contrattuale. In tale quadro di riferimento, a norma dell'art.1218 c.c., colui che agisca in giudizio per ottenere il risarcimento del danno conseguente all'inadempimento di tale obbligazione ha l'onere di provare unicamente la fonte del suo diritto e di allegare la circostanza dell'inadempimento o del non esatto adempimento della controparte, oltre che provare il danno subito.

8.- Mentre il debitore convenuto è gravato dell'onere della prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento o dell'impedimento rappresentato dalla impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile (Cass. S.U. 30 ottobre 2001 n. 13533; per una applicazione recente, cfr. Cass. S.U. 11 gennaio 2008 n. 577). La nozione di causa non imputabile al debitore che induce l'impossibilità della prestazione o dell'esatta prestazione è stata costantemente precisata da questa Corte in termini di fatto oggettivo esterno alla sfera di dominio del debitore, che determina l'impossibilità della prestazione nonostante l'esaurimento di tutte le possibilità di ovviarvi adoperando la normale R.G. 8693/2013 diligenza richiesta nelle relazioni contrattuali (cfr., ex plurimis, Cass. 2 agosto 2008 n. 17564, 23 aprile 2004 n. 7729 e 5 agosto 2002 n. 11717).

9.- Per le ragioni esposte il primo motivo di ricorso va quindi accolto, assorbito il resto. La sentenza deve essere cassata e la causa rinviata per il seguito alla Corte d'Appello di L'Aquila in diversa composizione, la quale nella definizione della domanda applicherà i principi di diritto desumibili dalle precedenti considerazioni e provvederà alla regolazione delle spese del giudizio di cassazione. Non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente.

P.Q. M . La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte d'Appello di L'Aquila in diversa composizione. Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, 13.3.2018.

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