Cassazione: il lavoro festivo infrasettimanale è consentito soltanto in presenza di un accordo tra datore di lavoro e lavoratore

  Cassazione

La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 27948 del 2017, ha ribadito che il lavoro festivo infrasettimanale è consentito soltanto in presenza di un accordo tra datore di lavoro e lavoratore, poiché il lavoratore ha in generale diritto di astenersi dalla prestazione .

Ma vediamo nel dettaglio quanto deciso dalla Corte Suprema sul lavoro festivo infrasettimanale sia nel privato che nel pubblico con lo speciale pubblicatoil 18.12.2017 dal Sole 24 Ore (firma: M. Lambrou; Titoli: “Il lavoro nelle festività infrasettimanali richiede un accordo” e “Maggiorazione ai turnisti della Pa senza straordinario”) che di seguito riportiamo.

Per fare un’eccezione alla regola del riposo nei giorni festivi infrasettimanali, serve un accordo tra datore di lavoro e lavoratore. È quanto ha ribadito la Cassazione, che in alcune recenti pronunce è intervenuta sulla norma che regola il lavoro durante le festività, per valutare in quali casi il diritto soggettivo del lavoratore di astenersi dalla prestazione possa essere derogato.
Con la sentenza 27948 del 23 novembre 2017, ad esempio, la Corte ha offerto una precisa lettura dell’articolo 5 della legge 260/1949. Questa norma, infatti, nel disciplinare la retribuzione spettante al lavoratore che presti la propria opera in occasione delle festività infrasettimanali, celebrative di ricorrenze civili o religiose, prevista dall’articolo 2 della stessa legge, non contempla un obbligo per il lavoratore di prestare la propria attività lavorativa durante queste festività, ma soltanto una possibilità.
Poiché l’assenza dal lavoro in occasione di tali festività (come ad esempio, quest’anno, Natale, Capodanno e l’Epifania) risponde all’esercizio di un diritto soggettivo che trova il suo fondamento nell’articolo 2 della legge 260/1949, la normativa che contempla questo diritto è derogabile solo in alcuni casi tassativi. In particolare, non sarebbe sufficiente una scelta unilaterale del datore di lavoro, ancorché motivata da esigenze produttive. Serve, invece, un accordo specifico tra lavoratore e datore di lavoro (Corte costituzionale, sentenza 2241/2016).
La giurisprudenza ha peraltro limitato le ipotesi di accordo idoneo a derogare alla disciplina normativa che contempla il diritto soggettivo del lavoratore ad astenersi dalla prestazione lavorativa nei giorni festivi infrasettimanali ai soli casi dell’accordo individuale con il datore di lavoro o degli accordi sindacali stipulati da organizzazioni sindacali cui il lavoratore abbia conferito esplicito mandato.
Quanto agli accordi sindacali, pertanto, restano escluse le ipotesi in cui siano stipulati da organizzazioni sindacali, in assenza di esplicito mandato conferito dal lavoratore. In questo caso, infatti, le clausole della contrattazione collettiva che deroghino al diritto di astensione, sancendo l’obbligo del lavoratore di compiere lavoro festivo, sarebbero nulle, perché incidenti sul diritto già acquisito dai lavoratori di astenersi dalla prestazione, indisponibile da parte delle organizzazioni sindacali. Del resto, a conferma di ciò depone il rilievo per cui le clausole della contrattazione collettiva non possono derogare a una norma di rango primario, qual è la legge (articoli 2 e 5 della legge 260/1949).
Quanto alle ipotesi di accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore, idoneo a derogare al diritto di fruire delle festività, la giurisprudenza ha precisato che tale accordo non può coincidere con il contratto individuale di lavoro, nel quale il lavoratore presti previamente il suo consenso a prestare attività lavorativa nelle giornate festive infrasettimanali (Tribunale di Rovereto, sentenza 10/2016). Il lavoratore, in caso di mancata corresponsione delle somme corrispondenti alla retribuzione giornaliera per le festività ex articolo 5 della legge 260/1949, potrà agire per ottenere il pagamento di queste somme, facendo valere la nullità delle clausole contrattuali contrastanti con la disciplina prevista dalla legge 260/1949.

LE PRONUNCE 

01 serve l’accordo tra datore e lavoratore
In occasione di festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili o religiose, il diritto soggettivo del dipendentedi astenersi dalla prestazione può essere limitato solo in base a un accordo tra le parti. Il provvedimento del datore che imponga di prestare l’attivitàdurante queste giornate viola la legge 260/1949 ed è affetto da nullità. Con questo provvedimento si registra anche un inadempimento parziale del contratto di lavoro da parte dell’azienda.
Cassazione, sez. lavoro, sentenza 27948 del 23 novembre 2017
02 la maggiorazione non esclude il riposo
Quando i contratti collettivi prevedono un compenso maggiorato, ancorché sostituito da riposo compensativo, per attività lavorativa prestata durante giorni festivi, tale prescrizione non incide in alcun modo (neppure indirettamente) sulla disciplina della durata complessiva della prestazione. L’applicazione della maggiorazione non può, infatti, limitare il diritto indisponibile del lavoratore a fruire del necessario riposo settimanale.
Cassazione, sez. lavoro, sentenza 18654 del 27 luglio 2017
03 lo straordinario abituale non è rilevante
Ai fini del trattamento retributivo per le festività infrasettimanali, non rileva la retribuzione corrisposta per prestazioni continuative e sistematiche di lavoro straordinario, che non fa parte della retribuzione normale, anche se corrisposta in maniera fissa e stabile. L’articolo 5 della legge 260/1949 fa infatti riferimento alla normale retribuzione globale di fatto giornaliera.
Tribunale di Milano, sentenza 2345 del 14 settembre 2017
04 nella pa straordinario sulla singola giornata
Il computo del lavoro straordinario è riferibile alle ore di lavoro prestate nell’ambito di una singola giornata (criterio verticale) e non in base all’eccedenza oraria settimanale (criterio orizzontale). Se il dipendente presta la propria attività durante un giorno festivo (la sentenza si riferisce ad agenti della polizia penitenziaria), al netto di eccedenze rispetto all’orario giornaliero, ha diritto a fruire del riposo compensativo e non anche alla corresponsione di un importo a titolo di compenso per lavoro straordinario.
Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 1705 del 12 aprile 2017
05 retribuzione anche in caso di assenza
Il diritto del lavoratore di astenersi dal prestare la propria attività lavorativa durante i giorni di festività ha carattere generale. Indipendentemente dalle ragioni che abbiano determinato l’assenza del dipendente, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere il trattamento economico ordinario. Le eventuali disposizioni della contrattazione collettiva in deroga al principio generale acquistano rilievo esclusivamente in termini disciplinari.
Cassazione, sez. lavoro, sentenza n. 21209 del 2016
06 non rileva il consenso espresso all’assunzione
Il consenso preventivamente manifestato dal lavoratore nel contratto individuale di lavoro non legittima il datore a pretendere la sua prestazione lavorativa nelle giornate festive infrasettimanali. Ciò vincolerebbe il lavoratore per tutta la vita lavorativa a una scelta espressa in un momento di debolezza, quale quello dell’assunzione, ma anche soggetta a valutazioni di opportunità ampiamente variabili. La prestazione lavorativa durante i giorni festivi infrasettimanali richiede dunque un nuovo accordo tra le parti.
Tribunale di Rovereto, sentenza 10 dell’8 marzo 2016
07 onere della prova al lavoratore
Il lavoratore che pretende il compenso per attività lavorativa domenicale o festiva deve dimostrare questa prestazione e fornire la prova concreta e realistica sulla relativa quantificazione. La mancata integrazione di questo onere probatorio non può, in caso di incertezza sul numero di giornate festive, essere supplita da una valutazione equitativa del giudice.
Tribunale di Milano, sentenza 531 del 23 febbraio 2017

Maggiorazione ai turnisti della Pa senza straordinario

Per i dipendenti del comparto delle Regioni e delle autonomie locali, in funzione dell’esigenza di continuità del servizio, si applica una disciplina speciale, parzialmente in deroga al generale diritto di astensione dall’attività in giorni festivi infrasettimanali in base alla legge 260/1949.
Questi lavoratori, infatti, poiché sono inseriti in turni prestabiliti, sono chiamati a rendere la prestazione in via ordinaria anche se coincidente con le giornate festive. Con la recente ordinanza 28259/2017 (riferita a lavoratori della polizia municipale), la Cassazione si è espressa sul rapporto tra il diritto del lavoratore a fruire delle giornate di festività infrasettimanali e la specialità del rapporto organizzato su turni di lavoro alle dipendenze di amministrazioni locali.
La Corte esclude in primo luogo la sussistenza di una disparità di trattamento tra dipendenti turnisti e non, riguardo al Ccnl di riferimento e alle relative indennità compensative. In particolare, all’articolo 22 comma 5 del Ccnl, è prevista la corresponsione in favore dei turnisti di una maggiorazione oraria pari al 30% della retribuzione, per compensare «interamente il disagio derivante dalla particolare articolazione dell’orario di lavoro».
I ricorrenti sostenevano che a questo beneficio avrebbe dovuto aggiungersi l’ulteriore maggiorazione del compenso per lavoro straordinario festivo (ovvero il riconoscimento del riposo compensativo), previsto dall’articolo 24, comma 3, del contratto e riservata, di regola, al dipendente turnista o non che si ritrovi, per specifiche esigenze di servizio e «in via eccezionale od occasionale», a prestare la propria attività in tali giornate «al di là dell’orario di lavoro» o nel giorno di riposo settimanale.
Il giudice di legittimità aveva ribadito che le prestazioni rese dal turnista, anche se coincidenti con le festività infrasettimanali disciplinate dal legislatore, ove non eccedenti il normale orario di lavoro, devono essere considerate ordinarie, con ciò negando un’interpretazione estensiva dell’articolo 24 del Ccnl. La Cassazione ha rilevato che con la disposizione citata le parti collettive hanno anche specificato l’ambito di applicazione della stessa («in assenza di rotazione per turno»), cosicché, ha motivato il collegio, il riconoscimento dello straordinario festivo nell’ipotesi di cui sopra costituirebbe un infondato cumulo di benefici, previsti per «finalità e situazioni completamente diverse».
Questa pronuncia è in continuità con l’orientamento che ha accertato la corretta applicazione della maggiorazione prevista ex articolo 22 per i lavoratori turnisti (Cassazione 20344/12, e sentenza 505/2016 del Tribunale di Reggio Calabria).

Civile Sent. Sez. L Num. 27948 Anno 2017
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: BALESTRIERI FEDERICO
Data pubblicazione: 23/11/2017

SENTENZA sul ricorso 17714-2012 proposto da: OMISSIS S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, -

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO La società OMISSIS S.P.A.. proponeva appello avverso sei sentenze, di identico contenuto, pronunciate dal Tribunale di Bergamo con le quali era stata condannata al pagamento, in favore dei lavoratori odierni controricorrenti, delle somme (comprese tra 66,67 e 159,41 C.) corrispondenti alla retribuzione giornaliera per le festività dell'8 dicembre e\o del 6 gennaio, avendo il primo giudice ritenuto che l'emolumento fosse dovuto ex art. 7, comma 2, del c.c.n.l. industria metalmeccanica, a prescindere dalla legittimità del rifiuto dei lavoratori di prestare, come loro richiesto, attività lavorativa in dette giornate.

Resistevano i lavoratori.

Con sentenza depositata il 15.3.12, la Corte d'appello di Brescia respingeva il gravame.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la OMISSIS S.P.A., affidato a due motivi, poi illustrati con memoria. Resistono i lavoratori con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il Collegio ha autorizzato la motivazione semplificata della presente sentenza.

1.-Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e\o falsa applicazione degli artt. 2 e 5 L. n. 260\49; 2 e 3 L. n.90\54; 1362, 1363, 1368 e 1371 c.c., con riferimento agli artt. 5, parte speciale, sez.III, 8, comma 14, parte speciale, del c.c.nl. 7.5.03 per l'industria metalmeccanica privata.

Lamenta che al lavoratore è riconosciuto il diritto soggettivo di astenersi dal lavoro in occasione delle festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili o religiose, e tuttavia, allorquando la contrattazione collettiva applicabile preveda, come eccezione alla regola legale, che l'attività lavorativa possa essere svolta anche nei giorni festivi, subordinando la fruizione della festività alle esigenze aziendali, la sussistenza di tali esigenze costituisce l'unico presupposto per l'applicazione del regime di eccezione (contrattuale) in luogo della regola (legale), sicché il datore di lavoro, che invochi l'applicazione RG 17714/12 della norma contrattuale, deve solo provare la sussistenza del presupposto di fatto, e cioè delle esigenze aziendali.

Si doleva pertanto che la sentenza impugnata aveva configurato il trattamento economico della festività come un diritto soggettivo incondizionato, inderogabile anche ad opera della contrattazione collettiva.

Il motivo è infondato, come già ritenuto da questa Corte in identica fattispecie (Cass. n.22482\16), alle cui argomentazioni si rinvia. Qui basti evidenziare che gli artt. 5 e 8 citati prevedono la possibilità di lavorare anche durante le festività, ma non un obbligo. Soprattutto l'art.8, co.14, secondo cui "nessun lavoratore può rifiutarsi, salvo giustificato motivo, di compiere lavoro straordinario, notturno e festivo" non può incidere, stante la genericità della dizione 'festivo' sulla disciplina, sovraordinata, di cui all'art.5, co.3, L. n. 260\49.

Né la norma può ritenersi comunque derogabile se non dall'accordo individuale col datore di lavoro o da accordi sindacali stipulati da oo.ss. cui il lavoratore abbia conferito esplicito mandato (Cass. n.22482\16, Cass. n.16634\05).

2.- Con il secondo motivo la società denuncia la violazione, omessa e falsa applicazione degli artt. 2 e 5 della L. n. 260\49; degli artt. 2 e 3 della L. n.90\54, oltre che dell'art. 12 preleggi.

Lamenta che dal combinato disposto delle lett. a) e c) del'art. 2 L. n.90\54 deriverebbe la non estensibilità del trattamento di festività per il lavoratore assente ingiustificato o che sospenda il lavoro per sua volontà. Il motivo è infondato: la questione è che l'art. 2 prevede la spettanza del trattamento di festività anche se la prestazione lavorativa non è affatto resa in taluni casi di assenza in generale dal lavoro, ritenuti degni di maggior tutela (malattia, gravidanza, etc.), mentre ritenere assente ingiustificato il lavoratore che non presti attività lavorativa durante le festività di legge non è consentito dalla norma.

Questa Corte ha anzi ritenuto che (Cass. n. 16592\15) il provvedimento con cui il datore di lavoro impone al dipendente di prestare l'attività lavorativa nelle festività infrasettimanali in violazione della legge n. 260 del 1949 (nella specie, nelle giornate dell'8 RG 17714/12 dicembre, 25 aprile, 1° maggio e 6 gennaio, con la maggiorazione dei compensi prevista per il lavoro straordinario), è nullo ed integra un inadempimento parziale del contratto di lavoro, sicché l'inottemperanza del lavoratore è giustificata in base al principio "inadimplenti non est adimplendum" ex art. 1460 c.c. e sul rilievo che gli atti nulli non producono effetti, dovendosi escludere che i provvedimenti aziendali siano assistiti da una presunzione di legittimità che ne imponga l'ottemperanza fino a contrario accertamento in giudizio. La società, pur prendendo atto del contrario orientamento di questa Corte (Cass. n. 4039\80, n. 9176\97, n. 5712\86) deduce che la rinunciabilità alla festività infrasettimanale comporterebbe la perdita del diritto del lavoratore al relativo trattamento qualora sia rimasto assente senza giustificato motivo o per causa dipendente dalla sua volontà. Anche tale critica non è fondata per le ragioni sopra evidenziate: l'art. 2 L. n. 90\54 estende il diritto al trattamento di festività anche ad alcuni casi, di totale assenza dal lavoro, ritenuti meritevoli di particolare tutela (malattia, gravidanza, etc.).

Rovesciare tale norma nel senso di ritenere che il trattamento non spetti in ipotesi in cui il lavoratore semplicemente rifiuti di prestare, come suo diritto, la sua opera durante le festività previste dalla legge non è operazione consentita, né desumibile dalla norma. D'altro canto questa Corte ha già osservato che, atteso che la legge n. 260 del 1949, come modificata dalla legge n. 90 del 1954, relativa alle festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili o religiose, riconosce al lavoratore il diritto soggettivo di astenersi dal lavoro in occasione di tali festività, regolando compiutamente la materia, non è consentita - ai sensi dell'art. 12 delle preleggi - l'applicazione analogica delle eccezioni al divieto di lavoro domenicale e deve escludersi che il suddetto diritto possa essere posto nel nulla dal datore di lavoro, essendo rimessa la rinunciabilità al riposo nelle festività infrasettimanali solo all'accordo tra datore di lavoro e lavoratore (Cass.n. 16634\05). Deve infine considerarsi che le questioni inerenti le trattative con le r.s.u. (di cui a pag. 29 ricorso) non risultano devolute al giudice del RG 17714/12 gravame, che nulla dice al riguardo, sicché sarebbe stato onere della ricorrente dimostrare dove, come e quando la questione sarebbe stata devoluta al giudice di appello, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non consentendo alla Corte di controllare "ex actis" la veridicità di tale asserzione (cfr. Cass.n.7149\2015, Cass.n. 23675\2013).

3.- Il ricorso deve essere pertanto rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in €.200,00 per esborsi, €.8.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a. Roma, così deciso nella camera di consiglio dell'11luglio 2017.

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