APE, il Governo conferma l'entrata in vigore per il 1 maggio

21.03.2017 - Ieri il Governo ha comunicato, ai sindacati, nell'incontro tecnico sui decreti attuativi per l'anticipo pensionistico che, non appena saranno pubblicati i decreti attuative, le domande si potranno presentare entro giugno, confermando la partenza dello strumento per il primo maggio.

Per il 20l8 la presentazione dovrà avvenire entro marzo. I sindacati chiedono criteri meno restrittivi, per quella volontaria rischio flop per i costi troppo elevati.

Le domande per l'«Ape sociale», ovvero l'anticipo pensionistico senza costi per il lavoratore in condizioni di disagio, andranno presentate entro giugno per chi matura i requisiti nel 2017.

Per il 2018 la data limite di presentazione sarà nel mese di marzo.

I decreti non sono ancora pronti e i sindacati chiedono criteri meno restrittivi sia sulla data limite per le domande sia sulla continuità dei contributi versati per l'Ape per i lavori gravosi. Invece degli ultimi sei anni continuativi impegnati in questi lavori, su 36 complessivi, si chiede di neutralizzare gli eventuali periodi di disoccupazione che dovessero essere intervenuti in questi sei anni, come accade spesso per i lavoratori edili.

Per l’Ape sociale, quella senza costi per il lavoratore, si prevede una corsa alle richieste. Sono 35.000 quelli che potrebbero uscire secondo le previsioni del Governo. Sembra invece difficile che l’Ape volontaria possa avere slancio a causa degli alti costi per il lavoratore. I decreti attuativi non sono ancora pronti e i i sindacati chiedono criteri meno restrittivi sia sulla data limite per le domande sia sulla continuità dei contributi versati per l’Ape per i lavori gravosi.

Per l'Ape sociale resta il nodo delle platee, con la richiesta dei sindacati di evitare interpretazioni restrittive come quella sulla continuità dei contributi negli ultimi sei anni di lavoro prima della richiesta dell'indennità.

L'Ape sociale può essere chiesta da soggetti in condizioni di disagio (disoccupati che abbiano esaurito la disoccupazione da almeno tre mesi, invalidi civili con almeno il 74% di invalidità, dipendenti che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa un lavoro gravoso) che abbiano almeno 63 anni di età e 30 anni di anzianità contributiva (36 anni per coloro che svolgono attività difficoltose o rischiose). Le categorie di lavoratori che potranno chiedere l’Ape sociale sono tra gli altri gli operai dell’edilizia, conduttori di gru, conduttori di mezzi pesanti e convogli ferroviari, insegnanti di scuola dell'infanzia, infermieri organizzati in turni.

L’indennità, corrisposta per 12 mesi l’anno, è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione ma non può superare l'importo massimo mensile di 1.500 euro e non è soggetta a rivalutazione.

Sembra invece difficile che l'Ape volontaria possa prendere piede a causa degli alti costi per il lavoratore. Il Governo ha confermato il calcolo sulla rata del prestito annunciato nei mesi scorsi pari al 4,54,7% per ogni anno di anticipo ma su una media di importo dell'85% della pensione, nel caso di tre anni di anticipo, e solo per 12 mesi, mentre la rata sulla pensione si paga su 13 mesi e per 20 anni. In pratica secondo i calcoli diffusi dopo il varo del provvedimento alla fine dell'anno scorso a fronte di un anticipo complessivo per tre anni di circa 39.300 euro se ne restituirebbero in 20 anni oltre 54.000 (208 euro netti di rata al mese su una pensione di 1.286 euro ma per 13 mesi).

Il decreto dovrebbe prevedere un tetto di importo per la richiesta di prestito dell'85% nel caso di un anticipo di tre anni rispetto alla pensione di vecchiaia, del 90% per l'anticipo di due anni e del 95% nel caso di un anno.

Per chiedere l'Ape volontaria bisognerà avere almeno 63 anni di età e 20 di contributi e aver maturato un importo di pensione a] netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo,

L'Ape sociale può essere chiesta in via sperimentale dal primo maggio al 31 dicembre 2018 da soggetti in condizioni di disagio, disoccupati che l'abbiano esaurito da almeno tre mesi, invalidi civili con almeno il 74%, dipendenti che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa un lavoro gravoso, che abbiano almeno 63 anni di età e 30 anni di anzianità contributiva.

La finestra unica, che non è molto gradita ai sindacati, servirebbe per garantire il monitoraggio sui flussi di uscita innescati da questi due canali di anticipo che contano su finanziamenti, rispettivamente, per 360 e 300 milioni nel primo anno di applicazione. La spesa sarà gestita dall’Inps con un meccanismo a “rubinetto” su platee ipotizzate per circa 25mila lavoratori precoci e 35mila “apisti social”, sempre nel primo anno di applicazione.

«Restiamo impegnati a rispettare il debutto dei nuovi strumenti il 1° maggio - ha dichiarato al Sole 24 Ore Marco Leonardi, coordinatore delle policy unit di palazzo Chigi - e proprio per questo vogliamo restare in linea con i tetti di spesa e le platee previste nella norma. Allargare ora le maglie ci farebbe correre il rischio di una bocciatura dei Dpcm da parte del Consiglio di Stato e della Corte dei conti». I Dpcm, secondo la tabella di marcia del Governo, dovrebbero andare in Consiglio dei ministri entro la prossima settimana o al più tardi entro la successiva.

La posizione dell’Esecutivo tuttavia non ha convinto del tutto i sindacati, preoccupati sia di una interpretazione troppo restrittiva delle categorie di lavoratori che potranno accedere agli anticipi pensionistici, sia dei tempi di pubblicazione dei decreti. «Diciamolo con chiarezza - ha affermato Domenico Proietti, segretario confederale Uil - qui si sta rischiando di arrivare lunghi sulla scadenza di maggio, e anche sui settori non ci troviamo del tutto d’accordo, alcune categorie rischiano di essere penalizzate». Un punto di vista analogo a quello di Maurizio Petriccioli, segretario confederale della Cisl, secondo il quale «dobbiamo evitare che una interpretazione troppo restrittiva della Legge di bilancio finisca per limitare la portata innovativa dell’intesa del 28 settembre». Critica anche la Cgil che, pure, ha parlato di un incontro utile: «le risposte sono state su molti punti del tutto insufficienti. Bisogna approvare presto i decreti, su cui esprimeremo un giudizio compiuto» ha affermato Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil.

Il prossimo tavolo di confronto è fissato per giovedì, alla presenza anche dei segretari generali e del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Si parlerà, oltre che di Ape, anche di “fase 2” con un occhio attento soprattutto al possibile taglio del cuneo fiscale e contributivo con l’eventuale attivazione di una pensione minima di garanzia per i lavoratori con carriere discontinue. «Giovedì apriremo anche un confronto sui temi della separazione della previdenza dall’assistenza e su quello dei diversi metodi di calcolo dell’aspettativa di vita a seconda delle mansioni lavorative» ha anticipato Leonardi. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare novità anche sulle convenzioni con Abi e Ania sui costi di finanziamenti de prestito per l’Ape volontaria.

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L'APE SOCIAL. Il Testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale

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