Pensioni: Manifestazione nazionale il 1° giugno in piazza San Giovanni a Roma.

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31.05.2019 -Manifestazione nazionale il 1° giugno in piazza San Giovanni a Roma. I Sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil  protestaNO contro la totale mancanza di attenzione nei loro confronti da parte del governo.

L'unica misura messa in campo - denunciano i Sindacati - è stata quella del taglio della rivalutazione, che partirà dal 1° aprile, e a cui si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi. La tanto sbandierata pensione di cittadinanza, invece, finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà.

Nulla è stato previsto inoltre sul fronte delle tasse, che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità, sull'assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse.

Il governo - concludono Spi, Fnp e Uilp - si è mostrato del tutto sordo alle rivendicazioni e alle necessità dei pensionati italiani, accusati addirittura di essere degli avari per aver osato protestare a fine dicembre contro il taglio della rivalutazione. La loro mobilitazione è, quindi, necessaria e non più rinviabile.


 «Sono i diritti negati il motivo per cui l’1 giugno saremo in piazza  San Giovanni a Roma, per una grande manifestazione unitaria, con una folta rappresentanza di pensionati (. Diritti negati se non azzerati in tutti questi anni e che, con questo Governo, hanno toccato l’apice.

La mancata rivalutazione delle pensioni, a causa dell’ennesimo blocco in sede di legge di Bilancio, sancisce una vera persecuzione nei confronti dei pensionati in atto dal 2011. Gli effetti della mancata perequazione sono devastanti per le persone anziane, ma anche per le loro famiglie con bilanci sempre più risicati. Come attestano numerosi studi, una pensione di poco superiore tre volte il minimo (1.568 euro lordi nel 2019) registra una perdita permanente ci circa 960 euro annui.  Il taglio produrrà un risparmio per lo Stato di  3,6 miliardi di euro nel prossimo triennio, destinati a salire a 17,3 miliardi nel prossimo decennio.

Se allarghiamo l’orizzonte a tutte le mancate rivalutazioni si evidenzia come una pensione che nel 2011 era di 1.500 euro lordi mensili, subirà una perdita complessiva di 73,77 euro al mese (appunto a 959,06 euro annui). E così, ad esempio, un pensionato che nel 2011 riceveva 1.900 euro lordi mensili (importo tra le 4 e le 5 volte il minimo), in otto anni, ha perso, appunto per mancata rivalutazione, 1.489,64 euro lordi annui (-6,03%).

Ciò si concretizza nella perdita di circa 1 mensilità netta in meno ogni anno. Poiché il blocco sarà in vigore anche per il 2020 e il 2021.

Un diritto negato cui fa da contraltare una tassazione pesante e iniqua che sulle pensioni non ha eguali in Europa, una mancata approvazione di una legge quadro sulla non autosufficienza segnale di una drammatica sottovalutazione di un problema sempre più diffuso e pressante. Diritti negati che portano ad un’assoluta carenza di attenzione nei confronti  dei pensionati che, ormai, sono visti come un  peso inutile (con buona pace dell’invecchiamento attivo) e ancor peggio come un bancomat cui attingere per far quadrare il bilancio. E tutto ciò, oltre che iniquo, non è degno di un Paese civile come il nostro».

Verso il 1° giugno
Pensionati bancomat. Persi fino a 20 mila euro in 10 anni

Lo Spi Cgil fa i conti in un post su facebook. Anche per gli assegni lordi molti bassi, quelli da 1.500 euro al mese, la perdita economica è rilevante, pari a circa 7.200 euro. "Sabato tutti e tutte a piazza San Giovanni. È ora di dire basta"

“Ci hanno scambiati per un bancomat. Guardate quanto abbiamo perso in meno di dieci anni”. Lo scrive lo Spi Cgil in un post su facebook nel quale si conteggiano nel dettaglio tutti i tagli alle pensioni nel periodo 2012-2019. Per un assegno lordo molto basso, di 1.500 euro al mese, la perdita economica è pari a circa 7.200 euro. Cifra che sale, ovviamente, fino ad arrivare a ben 20 mila euro in meno incassati negli ultimi dieci anni da chi ha un assegno lordo di 3.500 euro mensili.

Un motivo in più, sottolinea lo Spi Cgil, per scendere in piazza a Roma il prossimo 1° giugno e partecipare alla manifestazione organizzata insieme ai sindacati dei pensionati di Cisl e Uil: “Sabato tutti e tutte a piazza San Giovanni. È ora di dire basta”. Nel mirino c’è anche l’attuale governo, responsabile, secondo le tre organizzazioni, di avere tagliato ulteriormente la rivalutazione e di avere previsto un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi.

“La tanto sbandierata pensione di cittadinanza invece – spiegano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp – finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà. Nulla è stato previsto inoltre sul fronte delle tasse, che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità, sull'assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse”.

Ci hanno scambiato per un bancomat.
Guardate quanto abbiamo perso in meno di dieci anni.
Sabato tutti e tutte a piazza San Giovanni. È ora di dire basta!

Ci hanno scambiato per un bancomat.
Guardate quanto abbiamo perso in meno di dieci anni.
Sabato tutti e tutte a piazza San Giovanni. È ora di dire basta!

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