Pensioni, la rassegna stampa del 15.11.2018

 pensioni

Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, intervenendo a Radio Anch'io, su Radio Rai 1. ha detto: "sulle pensioni - - leggo tante fesserie
c'è un'opera di disinformazione: si parla di tagli, di penalizzazioni. Nulla di tutto ciò. Ci sono circa sette miliardi di euro, per restituire il diritto alla pensione". Quanto alle critiche del presidente dell'Inps, Tito Boeri, Salvini ha aggiunto: "Boeri che continua a fornire dati, potrebbe essere candidato del Pd o di Rifondazione Comunista visto che è pagato dagli italiani per fare qualcosa che evidentemente non vuole fare"

Per il vicepremier anche le stime del Fmi su crescita e deficit italiani "sono bufale. "C'è qualcuno che da quando questo governo è nato dice che le cose vanno male prima che agiamo, perché diamo fastidio a qualcuno. Non usciamo dall'Eurozona, ma rispettiamo i diritti degli italiani". Se poi Bruxelles "proverà a mettere sanzioni contro il popolo italiano, hanno capito male".


Affari Italiani

PENSIONI, quota 100 Salvini: "Ecco la verità sui contributi". Pensioni news

Matteo Salvini torna su quota 100 pensioni e chiarisce una volta per tutte la storia legata ai contributi. "Sulla legge Fornero leggo cose incredibli. Non c'è alcun taglio, alcuna penalizzazione". Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini. Ovviamente se vai in pensione 4 anni prima versi 4 anni di contributi in meno e non ti do 4 anni di contributi in più. Non ti tolgo nulla di quello che hai versato ma non ti regalo nulla di quello che non hai versato. Leggo altro, ma ritengo che i giornalisti siano tutti bravi e belli", ha concluso Salvini.

Pensioni, Boeri: "Per quota 100 mancano le risorse per il 2020 e il 2021"

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, torna alla carica su quota 100 pensioni, lanciano un allarme legato al medio periodo. Stando a Boeri la riforma è di breve durata. "Mancano risorse per il 2020 e il 2021. Secondo tutte le nostre simulazioni -ha spiegato il numero uno dell'Inps a margine di un evento organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi all'Università Bocconi di Milano -, costa in alcuni casi un terzo in più e in altri casi addirittura due volte in più rispetto al primo anno". Eppure - ha ricordato il presidente Inps, nella legge di bilancio, è previsto che la dotazione del fondo che paga quelle pensioni è praticamente la stessa e vari di poche centinaia di milioni: 6,7 miliardi nel 2019 e 7 miliardi nel 2020 e 2021".  "È doveroso - ha aggiunto Tito Boeri -  dare le giuste informazioni a tutti gli italiani, se noi permettiamo di andare in pensione prima, come ad esempio un requisito di 38 più 62 (quota 100 appunto, ndr), e il primo anno prevediamo delle finestre che di fatto ritardano l'uscita verso la pensione, inevitabilmente il secondo anno questa misura costerà di più che nel primo".

PENSIONI, arrivano a casa buste arancioni. Non su quota 100 - Pensioni news

Pensioni, in arrivo un milione di buste arancioni dall'Inps entro fine anno. Nelle prossime settimane verrà inviato l'estratto contributivo con la simulazione dell'importo della pensione futura sulla base di quanto fino ad oggi versato, della retribuzione attesa e della data di uscita dal lavoro. L'annuncio è stato dato dal presidente dell'Inps Tito Boeri.  Negli ultimi due anni 5,4 milioni di lavoratori dipendenti hanno effettuato 16,4 simulazioni per calcolare la propria pensione, attraverso il servizio 'La mia pensione futura'. Il presidente dell'Inps ha annunciato che il servizio verrà esteso nei prossimi due anni anche ai lavoratori del servizio pubblico. "La platea di chi potrà accedere alla simulazione online, attraverso un pin, si allargherà a 500mila dipendenti pubblici, artigiani e commercianti". Attenzione però: la simulazione non comprende quota 100, ma è stata fatta sulla legislazione vigente.  Questo perché la riforma pensioni del governo Lega-M5S è ancora in divenire.

IL GIORNALE.IT

Pensioni, scontro Salvini-Boeri: "Niente risorse per quota 100", "Ora basta, si candidi col Pd"

Il presidente dell'Inps: "Per quota 100 sulle pensioni mancano risorse per il 2020 e il 2021"

Angelo Scarano - Gio, 15/11/2018 -

Per quota 100 sulle pensioni "mancano risorse per il 2020 e il 2021". Così il presidente dell'Inps, Tito Boeri, a margine di un evento organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi all'Università Bocconi di Milano.

"Secondo tutte le nostre simulazioni - spiega Boeri-, costa in alcuni casi un terzo in più e in altri casi addirittura due volte in più rispetto al primo anno". Il presidente dell'Inps evidenzia che "eppure, nella legge di bilancio, è previsto che la dotazione del fondo che paga quelle pensioni è praticamente la stessa e vari di poche centinaia di milioni: 6,7 miliardi nel 2019 e 7 miliardi nel 2020 e 2021".

E ancora. Boeri afferma che "è doveroso dare le giuste informazioni a tutti gli italiani: se noi permettiamo di andare in pensione prima, come ad esempio con un requisito di 38 più 62, e non parliamo di quota 100 perché può essere fuorviante, e il primo anno prevediamo delle finestre che di fatto ritardano l'uscita verso la pensione, inevitabilmente il secondo anno in cui questa misura è in vigore costerà di più che nel primo". Quindi, continua il capo dell'Inps, "c'è un forte incremento della spesa, passando dal primo anno al secondo anno in cui quella misura è in vigore". "Io mi chiedo - conclude l'economista - come sia possibile e cosa abbia in mente il governo per far fronte al fatto che inevitabilmente il secondo anno la misura costerà molto di più".

Un attacco, l'ennesimo, che non è andato giù al ministro dell'Interno Matteo Salvini. Che ha dichiarato: "Il presidente dell'Inps è in perenne campagna elettorale: ha stufato. Si dimetta, si candidi col Pd alle Europee e la smetta di diffondere ignoranza e pregiudizio".

L’Ape sociale potrebbe essere richiesta anche da chi matura i requisiti per l’anticipo pensionistico nel 2019: è quanto recentemente annunciato in merito alle principali innovazioni introdotte dal disegno di legge di Bilancio.

In particolare, le categorie che potrebbero fruire di questo anticipo dell’uscita dal lavoro dovrebbero essere le stesse già beneficiarie dei precedenti interventi: disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi e addetti ai lavori gravosi.

L’età a partire dalla quale si potrà beneficiare del prepensionamento, invece, dovrebbe essere pari a 63 anni e 5 mesi e non più a 63 anni, considerando che l’Ape sociale, che accompagna l’interessato sino all’età pensionabile, può avere una durata massima di 3 anni e 7 mesi, e che dal 2019 il requisito per la pensione di vecchiaia salirò a 67 anni (salvo blocco dell’età pensionabile).

Ma procediamo per ordine e, dopo aver ricordato come funziona questo anticipo pensionistico, cerchiamo di capire che cosa potrebbe succedere con la proroga dell’Ape sociale al 2019.

Proroga Ape sociale al 2019

Che cos’è l’Ape sociale?

L’Ape sociale, o anticipo pensionistico a carico dello Stato, è un assegno che ha la funzione di accompagnare il lavoratore per un massimo di 3 anni e 7 mesi, sino all’età pensionabile, cioè all’età per la pensione di vecchiaia.

Considerando che l’età pensionabile, dal 1° gennaio 2019, sarà pari a 67 anni, l’Ape sociale potrà essere richiesta a partire dai 63 anni e 5 mesi di età.

Chi paga l’Ape sociale?

L’Ape sociale non deve essere confusa con l’Ape volontario: questo, difatti, è un anticipo pensionistico i cui costi sono, sostanzialmente, a carico del lavoratore, che ottiene la prestazione grazie a un prestito bancario, che poi deve essere restituito in 20 anni, con trattenute sulla pensione.

L’Ape sociale, invece, è a carico dello Stato e non comporta trattenute sulla pensione.

A quanto ammonta l’Ape sociale?

L’Ape sociale è calcolata come la futura pensione, quindi sulla base dei redditi e dei contributi accreditati (in modo differente a seconda del sistema di calcolo utilizzato, retributivo, misto o contributivo).

Non può però eccedere i 1500 euro mensili. Non comporta penalizzazioni sulla futura pensione.

Chi può accedere all’Ape sociale?

Non tutti i lavoratori che possiedono il requisito di età richiesto per l’anticipo pensionistico possono accedere all’Ape sociale, ma è necessario appartenere a determinate categorie e possedere un minimo di anni di contributi.

Inoltre, è necessario risultare o essere stati iscritti a una delle seguenti gestioni previdenziali:

  • all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi;
  • in alternativa, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa;
  • in alternativa, alla gestione Separata Inps.

Bisogna poi che il beneficiario dell’Ape sociale termini l’attività lavorativa e non sia già titolare di una pensione diretta.

Ape sociale: categorie di lavoratori

Nello specifico, hanno il diritto di accedere all’Ape sociale, con un minimo di 30 anni di contributi, le seguenti categorie di lavoratori:

  • disoccupati (a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nel tentativo di conciliazione) che hanno terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (una nuova occupazione è possibile, se subordinata o prestazione occasionale, per non oltre 6 mesi); dal 2018 possono accedere all’Ape sociale anche i disoccupati il cui rapporto di lavoro è cessato perché a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti di lavoro subordinato negli ultimi 3 anni;
  • caregiver, cioè coloro che assistono, da almeno 6 mesi, un familiare di primo grado con handicap grave convivente; se il familiare convivente assistito disabile grave è di secondo grado, si ha diritto ugualmente all’Ape sociale, ma solo se i familiari entro il primo grado conviventi con la persona affetta da handicap siano deceduti o mancanti, sopra i 70 anni di età, o affetti anch’essi da patologie invalidanti;
  • invalidi dal 74% in su.

Le donne con figli hanno diritto allo sconto di un anno del requisito di contribuzione per ogni figlio, sino a un massimo di due. Possono dunque accedere all’Ape sociale, se appartenenti alle categorie elencate, con 29 o 28 anni di contributi.

Gli addetti ai lavori gravosi, invece, possono accedere all’Ape sociale con un minimo di 36 anni di contributi (ferma restando la possibilità di “sconto” per le donne con figli.

Ape sociale: addetti ai lavori gravosi

Ecco chi sono gli addetti ai lavori gravosi: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni, o per 7 anni nell’ultimo decennio, un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante, che deve far parte del seguente elenco di professioni:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • operai agricoli specializzati, operai specializzati della zootecnica, operai agricoli non specializzati, operai non qualificati nell’agricoltura e nella manutenzione del verde, operai non qualificati addetti alle foreste, alla cura degli animali, alla pesca e alla caccia;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare;
  • siderurgici di prima e seconda fusione;
  • marittimi imbarcati a bordo, personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne.

Domanda di Ape sociale 2019

Ad oggi, è possibile presentare tardivamente la domanda all’Inps di certificazione dei requisiti per l’Ape sociale, entro il 30 novembre 2018. Le domande saranno accolte, però, solo in presenza di risorse residue.

Se l’Ape sociale sarà prorogata al 2019, con tutta probabilità sarà possibile presentare le domande entro il mese di marzo 2019, ed una seconda tornata di istanze potrà essere inviata entro la metà di luglio 2019.

È necessario però sapere che cosa si stabilirà, al riguardo, nella legge di Bilancio 2019.

Ai fini del concorso al finanziamento dell’eventuale estensione del beneficio di cui all’articolo 1, comma 179, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, a nuovi accessi con decorrenza successiva al 31 dicembre 2018 da disciplinare con specifico e successivo intervento legislativo, è istituito, nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il «Fondo APE Sociale » con
una dotazione di 12,2 milioni di euro per l’anno 2019, di 7,5 milioni di euro per l’anno 2020, di 10,5 milioni di euro per l’anno 2021, di 3,6 milioni di euro per l’anno 2022, di 5,3 milioni di euro per l’anno 2023 e di 2,4 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2024. Nel predetto Fondo confluiscono le eventuali risorse che emergono, a seguito dell’attività di monitoraggio degli oneri conseguenti al beneficio di cui al citato articolo 1, comma 179, della legge n. 232 del 2016, con riferimento all’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 186, della medesima legge, come integrata ai sensi della presente legge, in termini di economie certificate e prospettiche aventi carattere pluriennale rispetto agli oneri programmati a legislazione vigente a decorrere dall’anno 2019.”

APE Sociale - Anticipo pensionistico

L'articolo 1, commi da 179 a 186, della legge di bilancio 2017 prevede un’indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. L’indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto legge n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011 (c.d. legge Monti-Fornero).

Si tratta di una misura sperimentale in vigore dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, intesa ad accompagnare verso l’età pensionabile soggetti in determinate condizioni ed è soggetta a limiti di spesa.

APE Sociale: istruzioni applicative e nuovi chiarimenti

28 febbraio 2018

La legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018) ha introdotto, con effetti dal 1° gennaio 2018, alcune modifiche e integrazioni alla disciplina dell’APE Sociale, come previsto dall’articolo 24, comma 6, legge 22 dicembre 2011, n. 214.

Le modifiche prevedono:

  • per le donne con figli, una riduzione del requisito contributivo minimo (dei 30/36 anni) richiesto per l’accesso al beneficio, nella misura di 12 mesi per ciascun figlio, per un massimo di 24 mesi;
  • estensione della platea dei destinatari in merito ai beneficiari delle categorie dei disoccupati, dei soggetti che assistono e convivono con disabili affetti da handicap grave, e dei lavoratori cd. “gravosi”;
  • nuova formulazione dei termini per la presentazione delle domande di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio, per i soggetti che maturano i requisiti per l’APE Sociale nel corso del 2018, già fissati al 31 marzo e prorogati al 15 luglio 2018;
  • una deroga all’applicazione delle disposizioni in materia di adeguamento alla speranza di vita per alcune categorie, esclusi i soggetti che all’atto del pensionamento godono dell’APE Sociale.

La circolare INPS 23 febbraio 2018, n. 34 fornisce le istruzioni applicative in merito a tali modiche e integrazioni nonché ulteriori chiarimenti in materia, anche con riferimento ai diversi profili gestionali della prestazione.

L’Ape sociale potrebbe essere richiesta anche da chi matura i requisiti per l’anticipo pensionistico nel 2019: è quanto recentemente annunciato in merito alle principali innovazioni introdotte dal disegno di legge di Bilancio.

In particolare, le categorie che potrebbero fruire di questo anticipo dell’uscita dal lavoro dovrebbero essere le stesse già beneficiarie dei precedenti interventi: disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi e addetti ai lavori gravosi.

L’età a partire dalla quale si potrà beneficiare del prepensionamento, invece, dovrebbe essere pari a 63 anni e 5 mesi e non più a 63 anni, considerando che l’Ape sociale, che accompagna l’interessato sino all’età pensionabile, può avere una durata massima di 3 anni e 7 mesi, e che dal 2019 il requisito per la pensione di vecchiaia salirò a 67 anni (salvo blocco dell’età pensionabile).

Ma procediamo per ordine e, dopo aver ricordato come funziona questo anticipo pensionistico, cerchiamo di capire che cosa potrebbe succedere con la proroga dell’Ape sociale al 2019.

Che cos’è l’Ape sociale?

L’Ape sociale, o anticipo pensionistico a carico dello Stato, è un assegno che ha la funzione di accompagnare il lavoratore per un massimo di 3 anni e 7 mesi, sino all’età pensionabile, cioè all’età per la pensione di vecchiaia.

Considerando che l’età pensionabile, dal 1° gennaio 2019, sarà pari a 67 anni, l’Ape sociale potrà essere richiesta a partire dai 63 anni e 5 mesi di età.

Chi paga l’Ape sociale?

L’Ape sociale non deve essere confusa con l’Ape volontario: questo, difatti, è un anticipo pensionistico i cui costi sono, sostanzialmente, a carico del lavoratore, che ottiene la prestazione grazie a un prestito bancario, che poi deve essere restituito in 20 anni, con trattenute sulla pensione.

L’Ape sociale, invece, è a carico dello Stato e non comporta trattenute sulla pensione.

A quanto ammonta l’Ape sociale?

L’Ape sociale è calcolata come la futura pensione, quindi sulla base dei redditi e dei contributi accreditati (in modo differente a seconda del sistema di calcolo utilizzato, retributivo, misto o contributivo).

Non può però eccedere i 1500 euro mensili. Non comporta penalizzazioni sulla futura pensione.

Chi può accedere all’Ape sociale?

Non tutti i lavoratori che possiedono il requisito di età richiesto per l’anticipo pensionistico possono accedere all’Ape sociale, ma è necessario appartenere a determinate categorie e possedere un minimo di anni di contributi.

Inoltre, è necessario risultare o essere stati iscritti a una delle seguenti gestioni previdenziali:

  • all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi;
  • in alternativa, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa;
  • in alternativa, alla gestione Separata Inps.

Bisogna poi che il beneficiario dell’Ape sociale termini l’attività lavorativa e non sia già titolare di una pensione diretta.

Ape sociale: categorie di lavoratori

Nello specifico, hanno il diritto di accedere all’Ape sociale, con un minimo di 30 anni di contributi, le seguenti categorie di lavoratori:

  • disoccupati (a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nel tentativo di conciliazione) che hanno terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (una nuova occupazione è possibile, se subordinata o prestazione occasionale, per non oltre 6 mesi); dal 2018 possono accedere all’Ape sociale anche i disoccupati il cui rapporto di lavoro è cessato perché a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti di lavoro subordinato negli ultimi 3 anni;
  • caregiver, cioè coloro che assistono, da almeno 6 mesi, un familiare di primo grado con handicap grave convivente; se il familiare convivente assistito disabile grave è di secondo grado, si ha diritto ugualmente all’Ape sociale, ma solo se i familiari entro il primo grado conviventi con la persona affetta da handicap siano deceduti o mancanti, sopra i 70 anni di età, o affetti anch’essi da patologie invalidanti;
  • invalidi dal 74% in su.

Le donne con figli hanno diritto allo sconto di un anno del requisito di contribuzione per ogni figlio, sino a un massimo di due. Possono dunque accedere all’Ape sociale, se appartenenti alle categorie elencate, con 29 o 28 anni di contributi.

Gli addetti ai lavori gravosi, invece, possono accedere all’Ape sociale con un minimo di 36 anni di contributi (ferma restando la possibilità di “sconto” per le donne con figli.

Ape sociale: addetti ai lavori gravosi

Ecco chi sono gli addetti ai lavori gravosi: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni, o per 7 anni nell’ultimo decennio, un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante, che deve far parte del seguente elenco di professioni:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • operai agricoli specializzati, operai specializzati della zootecnica, operai agricoli non specializzati, operai non qualificati nell’agricoltura e nella manutenzione del verde, operai non qualificati addetti alle foreste, alla cura degli animali, alla pesca e alla caccia;
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare;
  • siderurgici di prima e seconda fusione;
  • marittimi imbarcati a bordo, personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne.

Domanda di Ape sociale 2019

Ad oggi, è possibile presentare tardivamente la domanda all’Inps di certificazione dei requisiti per l’Ape sociale, entro il 30 novembre 2018. Le domande saranno accolte, però, solo in presenza di risorse residue.

Se l’Ape sociale sarà prorogata al 2019, con tutta probabilità sarà possibile presentare le domande entro il mese di marzo 2019, ed una seconda tornata di istanze potrà essere inviata entro la metà di luglio 2019.

È necessario però sapere che cosa si stabilirà, al riguardo, nella legge di Bilancio 2019.

Ai fini del concorso al finanziamento dell’eventuale estensione del beneficio di cui all’articolo 1, comma 179, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, a nuovi accessi con decorrenza successiva al 31 dicembre 2018 da disciplinare con specifico e successivo intervento legislativo, è istituito, nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il «Fondo APE Sociale » con
una dotazione di 12,2 milioni di euro per l’anno 2019, di 7,5 milioni di euro per l’anno 2020, di 10,5 milioni di euro per l’anno 2021, di 3,6 milioni di euro per l’anno 2022, di 5,3 milioni di euro per l’anno 2023 e di 2,4 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2024. Nel predetto Fondo confluiscono le eventuali risorse che emergono, a seguito dell’attività di monitoraggio degli oneri conseguenti al beneficio di cui al citato articolo 1, comma 179, della legge n. 232 del 2016, con riferimento all’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 186, della medesima legge, come integrata ai sensi della presente legge, in termini di economie certificate e prospettiche aventi carattere pluriennale rispetto agli oneri programmati a legislazione vigente a decorrere dall’anno 2019.

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