PENSIONI, le notizie in attesa del CDM di oggi 15.10.2018

cdm

15.10.2018 - Oggi Consiglio dei ministri per la manovra.

Prima però si terranno i vertici tra Lega e Cinquestelle per un accordo sui punti cardine. I grillini puntano a 10 miliardi per il reddito di cittadinanza ma la Lega non vuole colpire le pensioni sotto i 4.500 euro. Divisioni anche sul tetto al condono

Il «governo del cambiamento», come gli altri governi, anzi ancora di più, è in grande affanno a poche ore dalla scadenza dei termini per la presentazione della manovra di bilancio per il 2019. Il consiglio dei ministri è previsto per il pomeriggio, ma sarà preceduto da vertici a Palazzo Chigi per trovare l’accordo fra Movimento 5 Stelle e Lega sulle principali misure.

Da sinistra, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il premier Giuseppe Conte, il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini (Lapresse)

Con i grillini che tengono duro sui 10 miliardi da destinare al reddito e alle pensioni di cittadinanza, per finanziare le quali vorrebbero portare per decreto nella manovra anche i tagli alle cosiddette «pensioni d’oro», ora previsti in un disegno di legge all’esame della Camera che prevede tagli per complessivi 150 milioni sulle pensioni superiori a 4.500 euro al mese. Solo che i 5 Stelle ora parlano di risparmi per un miliardo. La Lega però si oppone a ogni ipotesi di colpire gli assegni inferiori a 4.500 euro. Ma è scontro anche sul decreto fiscale, sul tetto da mettere al condono per gli evasori: la Lega era partita da un milione, i 5 Stelle fanno fatica a digerire anche 100 mila euro. Ma il problema maggiore è che per finanziare tutto mancano ancora un paio di miliardi, nonostante il deficit al 2,4% del Pil.

Dal 2019 ci sarà un nuovo canale di pensionamento anticipato: «quota 100». La legge di Bilancio consentirà infatti di lasciare il lavoro a chi ha almeno 62 anni d’età e 38 di contributi (62+38=100). Si tratterà di una scelta volontaria che interessa una platea di circa 380 mila lavoratori, di cui quasi 150 mila pubblici. Ovviamente chi uscirà prima avrà una pensione un po’ più bassa avendo meno anni di contributi, ma soprattutto non potrà cumulare l’assegno con redditi da lavoro.

Questa norma potrebbe scoraggiare molti dall’utilizzare «quota 100», che invece potrebbe rappresentare una soluzione per tutti quei lavoratori anziani coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale, che altrimenti rischierebbero di diventare degli esuberi. «Quota 100» potrebbe essere articolata con un sistema di «finestre» trimestrali di accesso alla pensione. In questo caso, coloro che matureranno per primi i requisiti non potrebbero comunque lasciare il lavoro prima del prossimo aprile. Un ritardo di qualche mese che serve all’Inps per gestire la riforma (si tenga conto che la legge di Bilancio entrerà in vigore solo dopo l’approvazione di Camera e Senato, entro il 31 dicembre, e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale). La manovra dovrebbe confermare le norme attuali per i lavoratori precoci, usuranti e prorogare l’Ape sociale e «opzione donna».

La Lega boccia il taglio delle pensioni medio-alte a partire da 3.500 euro netti mensili ipotizzato da Di Maio per finanziare reddito e pensione di cittadinanza e promette battaglia stasera in Consiglio dei Ministri

La Lega non ci sta: l’idea del vicepremier grillino Luigi Di Maio di rastrellare un miliardo di euro per il reddito e la pensione di cittadinanza tagliando le cosidette pensioni d’oro a partire dagli assegni di 3.500 mila euro netti al mese non avrà il via libera del partito di Matteo Salvini che promette scintille nel Consiglio dei ministri di stasera.

“Così si penalizza il Nord” avverte la Lega che darà battaglia anche sui criteri di distribuzione geografica del reddito di cittadinanza se questo dovesse significare un enorme trasferimento di risorse pubbliche dal Nord al Sud.

Di Maio, dopo la sparata di sabato sull’opportunità di tagliare le pensioni dai 3.500 euro netti al mese in su rimodulandole per decreto in base ai contributi versati, ha provato a correggere il tiro sostenendo che chi ha versato il giusto non ha nulla da temere ma è caduto in contraddizione perchè il disegno di legge Lega-Cinque Stelle, che si vorrebbe recepire nel decreto fiscale di stasera, non dice questo ma taglia le pensioni in base all’età pensionabile e non al ricalcolo dei contributiti, con buona pace dei diritti acquisiti.

Insomma, un grande pasticcio dove la classe media, soprattutto al Nord, ha tutto da perdere. Ed è proprio questo che mette in guardia la Lega che non ha nessuna intenzione di piegarsi alla girandola di posizioni di Di Maio e dei Cinque Stelle che sarebbero pronti a qualunque mossa pur di irrobustire un reddito di cittadinanza e di pensione che per ora fa acqua da tutte le parti e non ha la copertura necessaria a soddisfare le attese scatenate in campagna elettorale.

Ha provato a mettere una pezza anche il premier Giuseppe Conte ipotizzando un’applicazione del reddito di cittadinanza attenta alla distribuzione geografica ma per ora la soluzione resta in alto mare, anche se non è escluso che sulle pensioni medio-alte spunti alla fine il contributo di solidarietà già ipotizzato dal consigliere leghista Alberto Brambilla.

Con Quota 100 non ci saranno riduzioni sull'assegno previdenziale. Ad affermarlo in queste settimane sono stati diversi esponenti della maggioranza, smentendo la possibilità di una penalizzazione per coloro che anticiperanno l'accesso alla pensione, ricorrendo a Quota 100. Ricordiamo che Quota 100 consentirà di andare in pensione con circa 5 anni di anticipo rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia, per la quale nel 2019 l'età pensionabile sarà aumentata a 67 anni.

Con Quota 100, infatti, si può andare in pensione all'età di 62 anni, purché nel contempo si abbiano almeno 38 anni di contributi. Il requisito contributivo è fisso, quindi vale anche per coloro che hanno più di 62 anni. Per accedere a questa misura non bisognerà accettare riduzioni dell'assegno previdenziale dal momento che queste non dovrebbero esserci. Il condizionale, però, è d'obbligo poiché fino a quando con la Legge di Bilancio 2019 non verrà fatta chiarezza sulla riforma delle pensioni non sappiamo se le dichiarazioni fatte in queste ultime settimane troveranno riscontro nella realtà.

Potrebbe succedere, infatti, che per limitare i costi della riforma delle pensioni il governo sia costretto a prevedere delle penalizzazioni anche per la Quota 100, al pari ad esempio di quanto succede per Opzione Donna dove le lavoratrici per andare in pensione a 57 anni e 7 mesi - più 35 anni di contributi - devono accettare un ricalcolo contributivo dell’assegno che, a seconda della situazione contributiva dell’interessata, può portare anche ad una riduzione del 30% dell’assegno di pensione.

Per Quota 100 però la penalizzazione, qualora ci dovesse essere, non dovrebbe prevedere il ricalcolo contributivo dell'assegno. In queste settimane, infatti, si è parlato di una riduzione dell'1,5% per ogni anno di anticipo. Chi ricorrerà a questa misura al compimento del 62esimo anno di età, quindi, subirebbe una penalizzazione del 7,5% dell'assegno.

Dal 2019 ci sarà un nuovo canale di pensionamento anticipato: «quota 100». La legge di Bilancio consentirà infatti di lasciare il lavoro a chi ha almeno 62 anni d’età e 38 di contributi (62+38=100). Si tratterà di una scelta volontaria che interessa una platea di circa 380 mila lavoratori, di cui quasi 150 mila pubblici. Ovviamente chi uscirà prima avrà una pensione un po’ più bassa avendo meno anni di contributi, ma soprattutto non potrà cumulare l’assegno con redditi da lavoro.

Questa norma potrebbe scoraggiare molti dall’utilizzare «quota 100», che invece potrebbe rappresentare una soluzione per tutti quei lavoratori anziani coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale, che altrimenti rischierebbero di diventare degli esuberi. «Quota 100» potrebbe essere articolata con un sistema di «finestre» trimestrali di accesso alla pensione. In questo caso, coloro che matureranno per primi i requisiti non potrebbero comunque lasciare il lavoro prima del prossimo aprile. Un ritardo di qualche mese che serve all’Inps per gestire la riforma (si tenga conto che la legge di Bilancio entrerà in vigore solo dopo l’approvazione di Camera e Senato, entro il 31 dicembre, e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale). La manovra dovrebbe confermare le norme attuali per i lavoratori precoci, usuranti e prorogare l’Ape sociale e «opzione donna».

"Tagliamo un miliardo di euro dalle pensioni d'oro". Lo ha annunciato il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ospite di Domenica Live, spiegando che il taglio sara' domani nel decreto fiscale. "Tagliamo le pensioni solo a quelli che non hanno versato i contributi per averla alta", ha precisato Di Maio.

"Il taglio delle pensioni d'oro partirà dalle pensioni di importo pari a 4.500 euro netti al mese in su e non esiste alcuna ipotesi di abbassare la soglia a 3.500 euro". E' quanto si apprende da fonti governative del Movimento 5 stelle.

Pensioni con agevolazioni fiscali a quei pensionati che si trasferiscono nei paesi spopolati del sud (Sardegna, Sicilia e Calabria). Un piano simile a quello attuato nel recente passato dal governo portoghese. Secondo le indiscrezioni che circolano, i pensionati potrebbero beneficiare di un’esenzione totale per un periodo di dieci anni. Così facendo si aiuterebbe il Pil del sud a crescere, evitando la fuga dei pensionati nelle Canarie o in Portogallo. E magari portando in Italia anche pensionati stranieri. Siamo ancora alle ipotesi, ma le parole di Salvini delle scorse ore sembrano confermare che si lavora a questo nel medio periodo.

Matteo Salvini ha sottolineato come il Governo non ha la 'bacchetta magica' e se quota 100 va avanti a tutta (ma addio cumulo), Quota 41 subirà un rinvio. Non che la notizia sia clamorosa e spiazzante: come Affaritaliani.it ha spiegato in queste ultime settimane, era chiaro che la priorità nel 2019 sarebbe stata quota 100. Ora il leader della Lega e vicepremier, non volendo illudere nessuno, spiega chiaramente: 'Abbiamo 5 anni davanti l'obiettivo è quello di arrivare ai 41 anni di contributi e dare la possibilità a chi ha cominciato a lavorare da giovanissimo, per esempio a 17 anni, di poter accedere alla pensione a 58 anni'. Insomma, si parte con la riforma pensioni quota 100 (senza dimenticare le pensioni di cittadinanza), poi tra un anno il governo Lega-M5S farà nuovi passi importanti per aiutare centinaia di migliaia di persone a uscire dal mondo del lavoro e altrettante contestualmente a trovare un impiego.

 

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