Almaviva: i lavoratori tornano in piazza

Almaviva: i lavoratori tornano in piazza

10 novembre 2016

Sciopero unitario in tutta Italia contro le politiche dell'azienda. I sindacati chiedono di fermare la chiusura delle sedi di Napoli e Roma con il licenziamento dei 2.511 addetti. Presìdi nella Capitale, a Napoli e a Milano

Tornano a scioperare oggi (10 novembre) i lavoratori di Almaviva. Una mobilitazione unitaria, indetta in tutto il gruppo e nel corso della quale si terranno manifestazioni di fronte alle prefetture delle città in cui l'azienda ha sede. A Roma alle ore 10 è previsto un presidio a Piazza SS. Apostoli; a Napoli la manifestazione avrà inizio con il concentramento presso la sede di Almaviva in via Brin alle ore 8 terminerà in Piazza Plebiscito sotto la sede della Prefettura di Napoli, mentre a Milano si terrà il presidio davanti la Prefettura di Milano in Corso Monforte 31 dalle 09.30 alle 13.30

Lavoratori e sindacati chiedono all'azienda di ritirare le procedure di chiusura sedi di Roma e Napoli che comporta il licenziamento di 2.511 addetti. "Non saranno operazioni di abbassamento del costo del lavoro o fantasiose forme di compartecipazione dei lavoratori all’azienda, oltre ad incentivazioni all’esodo e a percorsi formativi proposti da Almaviva, che metteranno in sicurezza l'azienda e i suoi lavoratori", afferma in una nota la segreteria nazionale Slc Cgil.  L’azienda, continua il sindacato "deve saper affrontare il momento di crisi con un cambio di approccio organizzativo, con la fine del ricorso dei committenti ad una contrazione folle dei costi. Non è abbassare il costo del lavoro, in controtendenza rispetto alle iniziative legislative proposte dal Mise, che risolve il problema."

"In questo contesto è del tutto evidente come l’unica strada percorribile sia il ritiro da parte di Almaviva delle procedure di chiusura sede continuando a salvaguardare, da un lato, l’occupazione con gli ammortizzatori sociali e, dall’altro, lavorando tutti con estrema convinzione al completamento di un quadro legislativo degno di un vero riequilibrio del mercato dei call center", spiega la Slc Cgil.  

Che aggiunge: "Se invece il management di Almaviva continuerà sulla strada intrapresa deve esser chiaro a tutti che si assumerà la responsabilità di avviare l’azienda tutta verso il baratro. È di tutta evidenza infatti che la chiusura delle sedi di Roma e Napoli produrrà dei contraccolpi commerciali enormi e un inevitabile contenzioso giuridico dall’esito imprevedibile per la tenuta dell’intera azienda".