Call center, a rischio 70/80 mila posti di lavoro,

Call center, 80 mila posti a rischio. Mise: "Tolleranza zero su gare massimo ribasso"

 

(ansa)

 

ROMA - 20-10-2016  Nel settore dei call center, senza interventi normativi rapidi, si rischia di perdere 70/80 mila posti di lavoro, "una vera bomba sociale". È l'allarme lanciato dai sindacati, a margine di un'audizione informale al Senato sulla vertenza Almaviva.

"Se non si interviene, in pochi mesi ci ritroveremo di fronte a una situazione drammatica con problemi di ordine pubblico", avvertono i sindacati. I punti da affrontare urgentemente, hanno spiegato Giorgio Serao della Fistel, Riccardo Saccone della Slc Cgil e Pierpaolo Mischi della Uilcom, sono "un intervento contro le gare al massimo ribasso rispettando i minimi contrattuali, un serio contrasto alla delocalizzazione (la norma è contenuta nel ddl concorrenza ancora non approvato) e sanzioni per chi porta all'estero i call center, ammortizzatori sociali ordinari per il settore e non in deroga come sono attualmente". Le responsabilità, concludono, "sono soprattutto di governo e Parlamento".  Dati i ritardi accumulati dal ddl concorrenza, che appunto conteneva misure per rendere efficace la normativa sulla delocalizzazione dei call center, il ministero dello Sviluppo Economico ha deciso "di presidiare con grande attenzione il settore dei call center attraverso l'attuazione di interventi idonei a contrastare il fenomeno della delocalizzazione e azioni mirate a mitigare l'impatto sociale provocato dalla profonda crisi che sta attraversando il settore", si legge in una nota del Mise. Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha inoltre inviato lo scorso 7 ottobre una comunicazione agli amministratori delegati delle maggiori aziende committenti pubbliche e private coinvolte, sollecitandole al rispetto della norma che contrasta le delocalizzazioni in Paesi extraeuropei e invitandoli a predisporre quanto necessario a consentire all'utente finale di scegliere che il servizio  richiesto sia reso tramite un operatore collocato in Italia. Il 17 ottobre scorso, i rappresentanti delle aziende committenti sono stati convocati al Mise. Calenda e il vice ministro Teresa Bellanova sono stati perentori nell'indicare la linea di tolleranza zero del governo nei confronti di chi continuerà a procedere con modalità di gara che, permettendo aggiudicazioni a prezzi al di sotto dei livelli di retribuzione indicati dai contratti nazionali di lavoro maggiormente rappresentativi, consentono alle aziende fornitrici di applicare i cosiddetti 'contratti pirata'. E hanno indicato la necessità che le eventuali distorsioni esistenti vengano eliminate nel più breve tempo possibile. "Il Mise  - si legge infine - è da tempo impegnato a gestirele singole crisi di aziende del settore, che continueranno a essere trattate con incontri dedicati finalizzati alla ricerca di positive soluzioni di tutte le situazioni di disagio occupazionale anche in virtù della recente approvazione della clausole sociale".