Almaviva, esito incontro del 5 ottobre


Almaviva ha comunicato la decisione di chiudere le sedi di Roma e Napoli dichiarando 2511 esuberi.

05-10-2016 A distanza di qualche mese dall'accordo al MISE per i lavoratori si prospetta nuovamente l'incubo della perdita del lavoro. Infatti Almaviva Contact «ha annunciato, oggi, l'apertura di una procedura di riduzione del personale, all'interno di un nuovo piano di riorganizzazione aziendale». Prevede «la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli ed una riduzione di personale pari a 2.511 persone riferite alle sedi di Roma (1666 persone) e Napoli (845 persone)». L'annuncio è stato fatto nelle due sedi ai sindacati di categoria.

Per quanto riguarda la sede di Palermo sulla commessa Enel nel  confermare che la commessa verrà gestita da Almaviva fino al 31/12/16 l'azienda ha dichiarato l'indisponibilità a ritirare i trasferimenti.


05-10-2016

Almaviva Contact "ha annunciato oggi l'apertura di una procedura di riduzione del personale, all'interno di un nuovo piano di riorganizzazione aziendale".

Il piano prevede "la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli ed una riduzione di personale pari a 2.511 persone riferite alle sedi di Roma (1.666 persone) e Napoli (845 persone)", si legge in una nota dell'azienda.

Le perdite medie mensili nei due siti "nel periodo successivo all'accordo del 31 maggio (giugno - settembre 2016), nonostante l'utilizzo di ammortizzatori sociali, sono pari a 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni di euro. Il piano coinvolge il 5% del personale attualmente in forza al gruppo a livello globale".  

"Aggravamento del conto economico"
La procedura è stata annunciata oggi, spiega la società, "di fronte agli sviluppi dell'accordo siglato il 31 maggio scorso ed in presenza dell'ulteriore, drastico aggravamento del conto economico e dei risultati operativi" ed  "in coerenza con quanto evidenziato nei tavoli di monitoraggio mensili". La decisione è stata quindi comunicata a sindacati e ministero del Lavoro.  

Lo stop al percorso previsto dall'accordo sindacale dello scorso 31 maggio arriva - sostiene la società - anche dopo "il rifiuto da parte dei sindacati di sottoscrivere lo specifico accordo sulla gestione di qualità e produttività individuale, impegno centrale e condiviso come vincolante in sede d'intesa, che nega inspiegabilmente una fondamentale leva distintiva per la qualificazione dell'offerta ed il progressivo riassorbimento degli esuberi". 

L'accordo del 31 maggio
Dopo 17 ore di negoziato non-stop al Mise, il 31 maggio scorso erano stati ritirati i licenziamenti per i 2988 dipendenti che sarebbero dovuti scattare al termine della procedura di mobilità, il 5 giugno. Un accordo quadro avrebbe dovuto coprire 18 mesi con gli ammortizzatori sociali.

LA LETTERA A RENZI - La notizia giunge dopo che ieri le Rsu di Fistel Cisl, Slc Cgil, Uilcom Uil e Ugl  avevano scritto una lettera al premier Matteo Renzi per sollecitare un intervento sulla decisione di Almaviva Contact di trasferire 154 operatori su 398 del call center di Palermo a Rende, in Calabria, già dal 24 ottobre, per la dismissione di una commessa Enel, che scade a dicembre. Nella lettera si chiedeva di "ridare dignità ai circa 80 mila lavoratori dei call center, che ogni giorno, con professionalità e col sorriso sulle labbra, forniscono ai cittadini italiani assistenza di tipo amministrativo, tecnico e commerciale per conto delle maggiori aziende fornitrici di servizi del Paese, a cominciare dai lavoratori di Almaviva".

I lavoratori di Almaviva nutrivano preoccupazione per i conti in rosso della società, con lo spettro di una ristrutturazione aziendale a Palermo. "A quattro mesi dalle trionfalistiche dichiarazioni di 'salvataggio' dei lavoratori Almaviva - si leggeva nella missiva - ci si ritrova come in un déjà vu a dover rivivere le ansie e le angosce di una prospettiva priva di futuro. Ancora una volta la nostra azienda minaccia di riaprire le procedure di licenziamento collettivo perché, a suo dire, non ci sono i presupposti di tenuta dell'accordo, sofferto e contestato, sottoscritto il 31 maggio scorso. Un accordo siglato nelle stanze del Governo, al Mise, e che, proprio per questo motivo, ha fatto pensare che le cose sarebbero andate diversamente. La decisione, presa nelle ultime ore, di deportare 154 lavoratori, per lo più part-time, da Palermo a Rende (Cosenza-Calabria), costringendoli quasi certamente ad autolicenziarsi, non va esattamente in questa direzione". Al premier i sindacati chiedevano l'applicazione dell'art.24 bis, lotta alle gare al massimo ribasso, creazione di un fondo di investimento per l'innovazione del settore, applicazione della clausola sociale per dare garanzia di continuità occupazionale e consolidamento dei diritti acquisiti, come previsto dall'accordo siglato al Mise.