Almaviva, bocciato a Roma e a Palermo l'accordo sulla solidarietà

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A  Roma e a Palermo  i lavoratori di  Almaviva  hanno bocciato l’ipotesi di accordo che si era delineato al Mise  lo scorso 26 aprile. I lavoratori a Roma hanno detto no per 1.282 volte (75 per cento). A Palermo i voti contrari sono stati 2.519, quelli a favore 110.

L’ipotesi  subordina la revoca dei 2.988 licenziamenti, annunciati dal gruppo a Palermo (1.670), Roma (918) e Napoli (400) alla sottoscrizione di un accordo che estende la solidarietà difensiva per sei mesi in tutte le sedi del gruppo, che conta circa 9 mila addetti su scala nazionale, con percentuali diversificate da sito a sito - più alte a Palermo, Roma e Napoli (del 45% per le prime due; del 35% per il capoluogo campano), più basse per Rende (3%), Catania (7%) e Milano (13%). E ancora l’impiego dei lavoratori assunti a tempo indeterminato anche per le attività di ricerca di mercato, svolte finora dai collaboratori impiegati con contratti di collaborazione coordinata e continuativa; e mobilità volontaria. Almaviva ha aperto alla possibilità, infatti, di trasferimenti volontari di personale verso i siti di Catania, Milano e Rende, dove sarebbero applicate percentuali di solidarietà più basse, e alla mobilità volontaria ma senza incentivi economici per gli operatori che ne facessero richiesta. Il nodo però restano le modalità con cui l’azienda intende applicare i contratti di solidarietà, che potrebbero prevedere delle clausole di gestione dell’orario di lavoro più flessibili, in alternativa all’astensione dal lavoro per l’intera giornata.

I lavoratori a Roma hanno detto no per 1.282 volte (75 per cento).

Anche a Palermo il fronte del No è stato schiacciante. Su circa 3400 lavoratori aventi diritto al voto, nelle due sedi del gruppo di via Marcellini e via Cordova  i voti contrari sono stati 2.519, quelli a favore 110.

Oggi invece saranno chiamati a esprimersi, sempre con il referendum, i dipendenti del call center di Catania e Napoli, ma ormai il quadro sembra chiaro.  Infatti  la matematica da ragione al fronte del «No». La somma dei voti contrari all'ipotesi di accordo di Palermo, Roma e Milano supera il totale dei lavoratori di Catania e Napoli.

Da domani, quindi, si riparte per trovare un'intesa e scongiurare i 2988 licenziamenti annunciati dall'azienda.

I lavoratori si preparano ad altre azioni di lotta. I sindacati studiano le rivendicazioni da portare al prossimo tavolo che, si spera, il governo convochi nei prossimi giorni. Diversi gli elementi di rottura che hanno portato i lavoratori diAlmaviva ad esprimersi per il no. A cominciare dal piano sulla nuova flessibilità con il sistema misto, orizzontale e verticale, per i part time a cinque e sei ore. Ma c'è anche il tema dell'anticipazione delle risorse per garantire i contratti di solidarietà, che l'azienda ha assicurato fino a 60/90 giorni, in attesa dei soldi dell'inps. Così come non piacciono le differenti percentuali di solidarietà applicate a tutte le sedi del gruppo: a Palermo e Roma il 45%, Napoli 35%, Milano 13% e Rende 3%. Ma più di tutto c'è che, dopo quattro anni di ammortizzatori sociali, i lavoratori non ne vogliono più sapere di tagli agli stipen di.

La vertenza torna ad essere incandescente. I riflettori sono puntati sul governo, ma anche sulle tré regioni che ospitano le sedi Almaviva coinvolte nella procedura dei Smila licenziamenti: Sicilia, Campania e Lazio.

«I lavoratori si sono espressi chiaramente - dice Maurizio Rosso, segretario provinciale Sic Cgil - opponendosi alla riduzione del reddito e alla mancanza di prospettive lavorative e industriali per il futuro. Chiediamo una convocazione urgente con il governo nazionale, servono regole certe per il settore. L'azienda deve garantire gli investimenti - continua Rosso - dotarsi di una sede adeguata per tutti i lavoratori e rilanciare le attività nel campo della digitalizzazione. L'ipotesi, così come è stata concepita da governo e azienda, che proroga di sei mesi la solidarietà e penalizza i redditi dei lavoratori, non fa altro che rimandare di qua
lche mese i licenziamenti».

Il piano del governo nazionale prevede entro novembre portare a termine gli annunciati interventi strutturali per tutto il settore dei cali center. Ma i sindacati sono diffidenti.

«Manca la certezza su tutti i fronti - dice Giuseppe Tumminia, segretario regionale della Uilcom - è i lavoratori sentono questa pressione. E il risultato certifica questo malessere. Negli ultimi quattro anni, i lavoratori di Almaviva hanno sofferto e non sono più disposti a continuare in questo clima di incertezze. Manca un livello di sostenibilità di tutto il piano. A dare risposte non devono essere i lavoratori ma il governo nazionale, le Regioni e i committenti». (*SARI*) Una delle ultime proteste dei lavoratori Almaviva, da mesi ormai al centro di una lunga vertenza

I lavoratori non hanno accettato ulteriori riduzioni del salario "senza una prospettiva futura certa".  "Adesso tocca al governo rafforzare il percorso fatto finora trovando una soluzione che ci dia  garanzie e prospettive di stabilità futura - dice Alice Violante della Uil - dopo quattro anni di sacrifici i lavoratori non hanno più nulla da dare e finalmente oggi hanno dimostrato di non cedere all'ennesimo ricatto sociale".

. «Con questo voto, hanno ribadito che la loro dignità, troppe volte calpestata dalle minacce di licenziamento, non è in vendita!» dice il segretario generale Confintesa, Francesco Prudenzano. «Da domani governo e azienda, ciascuno per le proprie competenze - conclude - dovranno trovare soluzioni durature, che possano garantire in un tempo certo il lavoro e una dignitosa retribuzione dei lavoratori».

Sulla questione Almaviva si era espresso il Premier Renzi che nella sua visita a Palermo il 29 Aprile ha ricordato

“ Almaviva è una preoccupazione grande che abbiamo: la sta seguendo il sottosegretario Claudio De Vincenti, la viceministra Teresa Bellanova che è molto sensibile al tema. Auspichiamo di poterla affrontare anche con l’aiuto dell’azienda, oltre che delle istituzioni".

Terminata la visita di Renzi, una delegazione di lavoratori di Almaviva ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, per discutere della vertenza. Il sottosegretario ha confermato «l’impegno del governo a favore dei lavoratori». La delegazione ha chiesto a De Vincenti di far rispettare all'azienda gli impegni assunti, per scongiurare i tremila licenziamenti annunciati su Palermo, Roma e Napoli.

Il prossimo appuntamento è fissato al Mise per il 5 e il 6 maggio fra azienda, sindacati e governo.