Almaviva, trattativa in salita, oggi e domani nella sede di Unindustria

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Negoziato in salita tra azienda e sindacati, più distanti che mai - fa sapere la Fistel Cisl - dopo la fumata nera del 20 aprile al ministero dello Sviluppo economico.

Si riprende dunque dalla proposta del viceministro Teresa Bellanova, uno schema che parte dalla richiesta di revoca della procedura di licenziamento collettivo e dalla gestione degli esuberi - i 2988 individuati tra Palermo, Roma e Napoli - mediante la sottoscrizione di un contratto di solidarietà difensivo la cui decorrenza non avrà soluzione di continuità rispetto alla scadenza - al 31 maggio 2016 - del contratto di solidarietà attualmente in corso di applicazione.

Secondo la bozza il nuovo contratto di solidarietà di sei mesi verrà applicato in tutte le sedi operative di Almaviva, secondo criteri e percentuali di utilizzo stabilite dalle parti.

Ma i sindacati parlano chiaramente di fallimento perchè l'intesa in questo modo certificherebbe gli esuberi individuati e spianerebbe la strada alla volontà dell'azienda di attivare un contratto di solidarietà al 45% per le sedi di Roma e Palermo, al 35% per la sede di Napoli e con percentuali minime per le altre sedi. Una proposta che per il sindacato "condannerebbe" i 4.600 lavoratori di Roma e Palermo, (oltre ad una parte dei lavoratori di Napoli), a un'intesa che dimezzerebbe il loro reddito.

Siamo in alto mare - spiegano fonti sindacali.

L'azienda ha proposto misure che prevedono un profondo cambiamento dell'organizzazione del lavoro.

Tra i punti contestati dalle parti sociali ci sarebbe, infatti, l'orario spezzato per i dipendenti full time e la solidarietà orizzontale per i part time a sei ore.

La proposta avanzata da Almaviva non rispecchia le indicazioni del governo.

Non siamo disponibili ad accordi che ledono di fatto il livello reddituale dei lavoratori".

Lo dice il segretario provinciale della Slc Cgil di Palermo, Maurizio Rosso, che sta partecipando alle trattative. "Al momento non ci sono i presupposti per firmare alcuna intesa - prosegue il sindacalista - Nel caso in cui il quadro dovesse mutare e l'azienda fosse disposta a rivedere le proprie posizioni e si riuscisse, quindi, ad arrivare a una mediazione, sottoporremo la proposta ai lavoratori con lo strumento del referendum, perché quanto illustrato oggi da Almaviva non sono semplici misure di flessibilità ma è un vero e proprio piano di ristrutturazione aziendale. Per questa ragione è fondamentale che siano i lavoratori a decidere".

almaviva palermoNel pomeriggio a Palermo Fistel Cisl, Slc Cgil, Uicolm Uil hanno organizzato un sit-in davanti ai locali dell’assessorato regionale alle Attività produttive, in via degli Emiri. L’azienda ha convocato i sindacati anche domani

Muniti di badge aziendale e con indosso le magliette simbolo della protesta con scritto #siamotuttialmaviva, un gruppo di lavoratori del call center Almaviva sta manifestando davanti alla sede dell'assessorato regionale alle Attività produttive, a Palermo per dire no ai 1.670 esuberi annunciati in città, mentre a Roma sono in corso le trattative tra azienda e sindacati per negoziare un nuovo accordo sulla solidarietà e scongiurare i licenziamenti. I lavoratori hanno striscioni con scritto "2.988 licenziamenti, 1.670 a Palermo" e ancora "Tripi l'unico esubero sei tu". Fabio Cassata, 42 anni, è stato assunto da Almaviva nel 2002, prima era uno dei tanti Lsu della Sicilia, del comune di Villafrati (Pa). Anche sua moglie lavora per il colosso dei call center a Palermo.

"Ho vissuto la parentesi del precariato - racconta Cassata, mentre sta partecipando al presidio davanti al palazzo della Regione - 14 anni fa prima di essere assunto da Almaviva, lavoravo come Lsu nel comune di Villafrati, per la cooperativa Mediterranea 98. Allora la Regione aveva stanziato degli sgravi contributivi per quelle aziende private che assumevano a tempo indeterminato lavoratori socialmente utili come me. Nel comune dove lavoravo,nel 2002, gli Lsu erano 120 ma solo in 6 abbiamo deciso di rinunciare al lavoro in cooperativa per conto della Regione e optare per un contratto a tempo indeterminato. Allora Almaviva si chiamava Cosmed spa e per 5 anni ha beneficiato di sgravi contributivi per avermi assunto". "Ho vissuto l'esperienza del precariato - aggiunge - ma oggi mi sento ancora più precario di quando ero un Lsu. Anche mia moglie lavora in Almaviva. Per noi il rischio è restare senza lavoro e senza un reddito, abbiamo un bimbo di 3 anni e un altro in arrivo. Senza un accordo che ci tuteli davvero, il rischio è che i licenziamenti vengano solo rinviati di qualche mese".