Cedi Sicilia,raggiunto l'accordo con le organizzazioni sindacali Filcams Cgil - Fisascat Cisl - Uiltucs Uil

Con la sottoscrizione dell'odierno accordo - dichiara Mimma Calabrò segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani - nel porre finalmente fine alla bagarre venutasi a creare negli ultimi giorni con la proprietà che aveva disatteso norme e  corrette relazioni sindacali e, soprattutto, si è addivenuti ad una intesa che, a nostro avviso migliorativa rispetto a quella che nei giorni scorsi qualcuno si pregiava di aver raggiunto,  prevede la concessione della cigs a zero ore fino al 31/12 p.v. per tutti i lavoratori previa autorizzazione del tribunale di Palermo sezione IV, e la possibilità di accedere alla mobilità volontaria col criterio della non opposizione al licenziamento. La cigs sarà lo strumento utile per  tenere i lavoratori agganciati all azienda nelle more di raggiungere accordi con soggetti terzi, tra i quali il più papabile la ditta Fratelli Sammaritano Srl con la quale la proprietà sembrerebbe aver già avviato interlocuzioni. Si prevede, comunque, la possibilità di una eventuale richiesta di proroga laddove non dovesse essersi definito per il prossimo 31 dicembre il trasferimento di ramo di azienda. Si è, altresì,  convenuto che sempre  previa autorizzazione del tribunale di Palermo sulla opportunità di erogare entro 7 giorni dalla auspicata autorizzazione ai lavoratori il Trattamento di fine rapporto maturato in azienda al 31 dicembre 2006 in modo da poter fronteggiare i periodi in cui non si percepita reddito nelle more che l INPS eroghi l indennità di cigs. Per tutte le motivazioni appena rappresentate riteniamo di aver fatto un primo passo affinché si sia messo ordine  la difficile situazione venutasi a creare. necessita avviare sin da subito incontri con il soggetto terzo affinché si raggiungano accordi a tutela dei livelli occupazionali.


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Cedi Sicilia, continua lo scontro a distanza tra Ii sindacati Confederali e i sindacati autonomi.

Venerdì 22 Aprile  le organizzazioni sindacali Asia e Cildi, avevano sottoscritto, un accordo sindacale con l'azienda che consentiva la revoca dei 139 licenziamenti, riguardanti tutti i dipendenti in forza al Cedi Sisa di Carini.

L’accordo  prevedeva  il ricorso alla cassa integrazione straordinaria in sostituzione dei licenziamenti paventati .

“Pare che si stia concretizzando una sorta di fitto o vendita di ramo d’azienda con altri gruppi della grande distribuzione che auspichiamo possa coinvolgere la totalità dei dipendenti – precisavano in un comunicato i due sindacati autonomi – e, in attesa che si concretizzino con dati certi e ufficiali le proposte avanzate in questi giorni, è bene che si dia una boccata d’ossigeno ai dipendenti attraverso l’applicazione di una cassa straordinaria.

Contestualmente l’azienda si è impegnata a riconoscere quella quota di TFR accantonata, ovvero quella antecedente al 2007, al fine di poter dare una boccata d’ossigeno anche economica ai dipendenti in questione”.

Salvo Barone e Nino Bignardelli rispettivamente segretari di Asia e Cildi avevano espresso la loro soddisfazione per il raggiungimento dell’accordo in questione  ed avevano revocato tutte le iniziative di protesta da parte delle due Organizzazioni sindacali”

Ma l’occupazione del Cedi Sisa di Carini, da parte dei lavoratori è continuata.

I dipendenti rimasti in sede raccontano la vicenda in maniera diversa. “Hanno fatto l’accordo solo per garantire il TFR ai loro iscritti – dice una manifestante che vuole restare anonima – ma non esiste alcuna procedura di revoca dei licenziamenti in atto. Peraltro l’accordo che hanno raggiunto non ha alcun valore perché le sigle che lo hanno sottoscritto non sono fra i firmatari del contratto e non possono attivare procedure di cassa integrazione. ci sono, poi, numerose anomalie in questo accordo in considerazione del fatto che non è indicata alcuna prospettiva di ripartenza dell’azienda e la promessa del pagamento del tfr integrale appare vana a fronte dell’arrivo di un eventuale commissario liquidatore che dovrà dividere le liquidità di cui potrà disporre fra tutti i creditori privilegiati”.

Oggi i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil guidati da Monia Caiolo, Mimma Calabrò e Marianna Flauto hanno contestano l'accordo stipulato da Cedi Sisa  e i sindacati autonomi evidenziando la nullità dell'accordo ed il rischio del licenziamento per tutti e 139 lavoratori.

“Nella giornata di ieri – dicono le tre sindacaliste – abbiamo appreso che, nonostante sia ancora in corso l’esame congiunto già avviato con le scriventi, la società, in dispregio alle norme di legge, ha realizzato un incontro con due sigle sindacali autonome, non firmatarie del contratto collettivo e non rappresentative sul piano nazionale, regionale e provinciale, durante il quale ci risulta sia stato sottoscritto un accordo di cassa integrazione straordinaria, che si ritiene nullo in quanto mancante dei requisiti minimi previsti dalla legge e richiesti dal Ministero per la validità dell’accordo”. Filcams, Fisascat e Uiltucs non hanno invece “ricevuto alcuna comunicazione inerente tale convocazione”.

I sindacati spiegano di essere preoccupati “circa il riconoscimento di tale ammortizzatore sociale poiché, in assenza dei requisiti di legittimità previsti dalla legge, l’accordo non soltanto non è da ritenersi giuridicamente valido, ma si corre il grave rischio che il Ministero non accolga la richiesta a danno dei lavoratori che si vedrebbero privati dell’unica possibilità di sostentamento, ovvero l’indennità di cassa integrazione”. Caiolo, Calabrò e Flauto spiegano inoltre di avere “già comunicato con precedente nota che la costituzione della rappresentanze sindacali da parte di tale sigla sindacale autonoma “Asia” è invalida, illegittima e nulla, poiché comunicata in assenza del possesso del requisito contrattuale e di legge propedeutico per potere eleggere tale rappresentanza”.

I sindacati dunque diffidano la società “dal perseguire l’atteggiamento sino ad oggi assunto, in dispregio delle norme di legge vigenti, non comprendendone tra l’altro i reali obiettivi, e chiediamo alla Direzione territoriale del lavoro di convocare le parti per la prosecuzione dell’esame congiunto già avviato. Ricordiamo che gli orientamenti del Ministero, riguardante la validità degli accordi con sigle sindacali non riconosciute, è stato ampiamente espresso con circolari e note che sono sicuramente conosciute dalla Direzione territoriale di Palermo”.

I sindacati specificano inoltre che “le intese che verranno eventualmente raggiunte con le scriventi, come un’eventuale cassa integrazione, richiesta sin dal primo incontro realizzato che ha dato avvio all’esame congiunto, come si evince dai verbali, dovranno essere finalizzate esclusivamente a garantire i lavoratori nella fase transitoria di passaggio al nuovo soggetto imprenditoriale, ovviamente a garanzia di tutti i livelli occupazionali e non soltanto di una parte, condizione per noi fondamentale”.