Call center Gepin contact, domani protesta davanti alla direzione delle Poste

Una manifestazione-funerale per denunciare il concreto rischio di licenziamento dei lavoratori della Gepin Contact.
Oggi hanno ricevuto il saluto di Papa Francesco al termine dell'udienza generale in Vaticano
"Il Padre sempre ci consola nelle difficoltà". È con queste parole che Papa Francesco ha incoraggiato "i dipendenti e i familiari della Gepin Contact di Roma", oggi (mercoledì 16 marzo) in piazza San Pietro per l'udienza generale.
Erano presenti, secondo quanto riportano le agenzie di stampa, circa 50 lavoratori dei 132 addetti alla sede romana (i dipendenti complesivi sono 352).
La Gepin Contact attraversa grandi difficoltà a causa della rescissione dal contratto da parte di Poste Italiane per i servizi di call center.
Nei giorni scorsi Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno lanciato l'allarme sull'intero settore, per i quali sono previsti 8 mila licenziamenti nei prossimi mesi. e domani saranno davanti alla sede della direzione di Poste in viale Europa per celebrale le "esequie".
Già si sono rivolti al ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e al ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, con una lettera in cui ricostruiscono la loro storia professionale. "Siamo lavoratori della società Gepin Contact, da circa 13 anni curiamo l'assistenza Clienti per tutto quello che riguarda i pacchi del mondo Poste Italiane /SDA Express Courier dal call center, al back office", scrivono. "Nonostante la grande professionalità acquisita da tutti noi in questi anni, Poste Italiane ha deciso di indire una gara per l'assegnazione di quella parte di attività da noi gestita.
Si è chiusa la prima fase della gara per l'assegnazione di 4 lotti delle attività del call center.
Dalla pre-assegnazione è emerso che gli importi offerti dalle aziende per vincere la gara sono del 30% inferiori al costo del lavoro. Insostenibili per una società che ha dipendenti come noi con contratto a tempo indeterminato e con anni di anzianità".
E concludono: "Settecento persone rischiano di perdere il posto di lavoro non per demeriti, non a causa della crisi ma perchè un' Azienda a maggioranza statale mette il profitto dinnanzi alla professionalità dei lavoratori ed al rispetto dei clienti".

 

 

( 16 marzo 2016 )