Visite agli articoli
10991965

Abbiamo 361 visitatori e nessun utente online

Avviso 8 sentenza del TAR su ricorso proposto da Associazione Politea

333

  tar

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto e integrato dai motivi aggiunti, in parte lo dichiara improcedibile, in parte lo accoglie e in parte lo rigetta nei sensi di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 31 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:

 


Pubblicato il 16/07/2018

N. 01626/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00689/2017 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 689 del 2017, integrato da motivi aggiunti, proposto da
Associazione Politea, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Calogero Ubaldo Marino, presso il cui studio in Palermo, via Regina Margherita, n. 42, è elettivamente domiciliata;

contro

Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale, in persona dell’Assessore pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici in via Alcide De Gasperi, n. 81, è domiciliato per legge;

nei confronti

I.Svi.Re società cooperativa, Aram, En.A.I.P. (Ente acli istruzione professionale), Strec società consortile a r.l., non costituiti in giudizio;

e con l'intervento di

ad opponendum:
Centro Studi Aurora, Istituto Ires, I.R.I.P.A. Sicilia, Anapia-Palermo, En.Aip- Palermo, Ted Formazione Professionale, Ce.S.A.M., I.D.E.A., Form Azione Europea, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dagli avvocati Carlo Comandè, Enzo Puccio e Tiziana Pellegrino, presso il cui studio in Palermo, via Caltanissetta, n. 2/D, sono elettivamente domiciliati;

per l’annullamento

quanto al ricorso introduttivo:

- dell’avviso 8/2016 per la realizzazione di percorsi formativi di qualificazione mirati al rafforzamento dell’occupabilità in Sicilia;

- del D.D.G. 169/17 del 23 gennaio 2017, pubblicato sul sito della Regione Siciliana il 24 gennaio 2017 e sulla GURS del 27 gennaio 2017, avente ad oggetto l’approvazione della graduatoria definitiva dei progetti formativi ammessi al finanziamento a valere sul predetto avviso 8;

- dei verbali relativi all'attività di valutazione dei progetti, di cui si sconoscono gli estremi;

- dei provvedimenti a firma del Dirigente generale del dipartimento dell’istruzione e della formazione professionale prot. n. 42723 del 27 luglio 2016, n. 43849 del 2 agosto 2016 e n. 48711 dell’8 settembre 2016, aventi ad oggetto la nomina dei membri della Commissione di valutazione delle proposte progettuali;

- della nota prot. n. 4223 del 20 gennaio 2017 con la quale il Presidente della commissione ha comunicato, al Servizio 1° “Programmazione”, la chiusura dei lavori, nonchè dell'annessa documentazione relativa agli esiti dell'istruttoria e delle rivalutazioni delle proposte progettuali svolte a seguito delle osservazioni presentate dai soggetti proponenti (documenti questi richiamati per relationem nel decreto di approvazione della graduatoria richiesti con rituale istanza di accesso ancora non riscontrata);

- della circolare n. 7 dell’8 febbraio 2017 recante “Modifiche ed integrazioni alle linee guida di cui alla circolare n. 37 del 14 dicembre 2016 relativa a disposizioni di accreditamento 2015”;

quanto al (primo) ricorso per motivi aggiunti:

- del provvedimento dell’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale prot. n. 35660 del 12 maggio 2017, depositato agli atti del presente giudizio il 17 maggio 2017, con cui, in asserita esecuzione delle ordinanze cautelari rese da questo Tar, si è proceduto alla riformulazione dei criteri di attribuzione del punteggio rubricati alle voci A1 e A2 dell’avviso di selezione n. 8 e, per l’effetto, si è altresì provveduto a ripubblicare una nuova graduatoria definitiva;

- della graduatoria definitiva, approvata con D.D.G. n. 3003 del 17 maggio 2017 e relativi allegati, recanti l’elenco dei progetti ammessi a finanziamento e di quelli non ammessi per punteggio insufficiente;

- di tutti gli atti allo stesso presupposti ed ivi richiamati e segnatamente:

- della nota prot. 36092/2017 con cui sono state trasmesse alla Commissione di valutazione le indicazioni operative per la rideterminazione del punteggio relativo ai criteri A1 ed A2;

- della nota prot. n. 36397 del 16 maggio 2017 con cui la Commissione di valutazione ha trasmesso gli esiti dell’attribuzione del punteggio alle proposte progettuali a seguito della rideterminazione della relativa modalità di attribuzione riguardanti i criteri A1 ed A2;

- della nota prot. n. 36548 del 17 maggio 2017 con cui il responsabile del procedimento, sulla scorta di quanto trasmesso dalla Commissione di valutazione con le citate note 36387 e 36397 del 16 maggio 2017, ha trasmesso, in uno con la medesima nota, l’”Allegato 1 - Graduatoria” e l’allegato 2 - elenco delle proposte con punteggio insufficiente ai sensi del punto 5 dell'art. 8 punto 4 dell’avviso”, modificati in virtù dell'applicazione dei punteggi attribuiti in relazione ai criteri di valutazione A1 ed A2, rimodulati in ottemperanza a quanto disposto dal Giudice Amministrativo con le menzionate ordinanze ed “esclusa ogni riapertura dei termini a suo tempo fissati dall’avviso impugnato”, il cui esatto contenuto è, allo stato, sconosciuto alla ricorrente;

- delle operazioni di valutazione delle istanze progetto da parte della Commissione a seguito della rideterminazione dei criteri A1 ed A2 ovunque espresse anche se allo stato sconosciute alla ricorrente;

- del D.D.G n. 4194 del 20 giugno 2017 avente ad oggetto la rettifica del D.D.G n. 3003 del 17 maggio 2017;

- nonché della relativa graduatoria allegata;

quanto al (secondo) ricorso per motivi aggiunti:

- del provvedimento dell’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale prot. n. 6280 del 10 agosto 2017, pubblicato il 16 agosto 2017, con cui, in asserita esecuzione dell’ordinanza cautelare n. 549/2017 depositata in data 2 agosto 2017 resa dal Consiglio di Giustizia Amministrativa, si è proceduto alla formulazione di una nuova graduatoria per effetto dell’eliminazione dei criteri di valutazione della qualità del soggetto proponente di cui ai punti B4 e B5 dell’avviso al contempo confermando tuttavia la restante formulazione dell’avviso;

- della graduatoria definitiva approvata con il predetto provvedimento e relativi allegati recanti l’elenco dei progetti ammessi a finanziamento e di quelli non ammessi per punteggio insufficiente;

- del DDG n. 7205 del 4 ottobre 2017 con cui l'amministrazione resistente, in asserita esecuzione dell’ordinanza n. 597 del 14 settembre 2017, resa dal Consiglio di Giustizia amministrativa su omologo giudizio, ha disposto l’ammissione con riserva di tutte le proposte progettuali presentate dall'ente Terservice.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti l’atto di costituzione in giudizio, la documentazione e la memoria depositati dall’Avvocatura dello Stato per l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale;

Visti l’atto di intervento ad opponendum e le memorie di Centro Studi Aurora, Istituto Ires, I.R.I.P.A. Sicilia, Anapia-Palermo, En.Aip- Palermo, Ted Formazione Professionale, Ce.S.A.M., I.D.E.A., Form Azione Europea;

Vista la memoria di replica della ricorrente;

Vista l’ordinanza cautelare n. 483 del 20 aprile 2017;

Visto il (primo) ricorso per motivi aggiunti;

Vista l’ordinanza collegiale n. 1788 del 7 luglio 2017;

Vista l’ordinanza del CGA n. n. 549 del 2 agosto 2017;

Vista la memoria degli intervenienti ad opponendum;

Vista la documentazione depositata dall’Avvocatura dello Stato;

Visto il (secondo) ricorso per motivi aggiunti;

Viste le memorie delle parti;

Relatore, nell’udienza pubblica del 31 maggio 2018, il consigliere Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato.


FATTO

Con il ricorso introduttivo, notificato il 14 marzo 2017 e depositato il giorno 22 successivo, l’associazione Politea, premesso di essere un ente di formazione accreditato con la Regione siciliana, esponeva di avere partecipato all’avviso n. 8 del 2016, approvato dall’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale con DDG n. 2895 del 13 giugno 2016, il quale era stato finanziato con fondi a valere sul PO FSE 2014/2020 ed era finalizzato alla realizzazione di progetti volti a promuovere l’occupazione e a sostenere la mobilità dei lavoratori.

Precisava che l’art. 8, comma 1, dell’avviso rinviava ai criteri di selezione che erano stati approvati dal Comitato di sorveglianza, ai sensi dell’art. 110 del regolamento UE n. 1303 del 2013, nella seduta del 10 giugno 2015.

L’Assessorato, con DDG n. 5978 del 6 ottobre 2016, pubblicato sulla GURS n. 4, parte I, del 27 gennaio 2017, aveva approvato la graduatoria provvisoria nella quale i 9 progetti dalla stessa presentati erano stati inseriti tra quelli ammessi alla valutazione, ma esclusi dal finanziamento per punteggio insufficiente.

Malgrado la presentazione di articolate osservazioni, con D.D.G. n. 169 del 23 gennaio 2017, era stata approvata la graduatoria definitiva, nella quale era stata mantenuta la medesima collocazione non utile.

Ha chiesto l’annullamento, previa sospensiva e vinte le spese, del DDG n. 169 del 23 gennaio 2017, dei verbali relativi alla valutazione dei progetti, del provvedimento di nomina della Commissione di valutazione, nonché del DDG n. 2895 del 13 giugno 2016 di approvazione dell’avviso, per i seguenti motivi:

1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 10 bis e dell’art. 3 della l. n. 241 del 1990. Eccesso di potere sotto i profili: della contraddittorietà; del travisamento dei fatti; del difetto dei presupposti.

Avrebbero dovuto essere espressamente indicate le ragioni per le quali erano state disattese le articolate osservazioni presentate in ordine ai punteggi attribuiti.

2) Relativamente ai criteri A1, A2, B4, B5, D2:

Violazione e falsa applicazione delle norme e dei principi richiamati dall’avviso e segnatamente: dei criteri di selezione del PO FSE Sicilia 2014/2020 approvati dal comitato di sorveglianza del programma nella seduta del 10 giugno 2015 ai sensi dell’art. 110, par. 2.a), del regolamento UE 1303/2013; del d.lgs.vo n. 50 del 2016. Violazione e falsa applicazione dei principi di: economicità; efficacia; imparzialità; pubblicità e trasparenza e delle norme in materia di concorrenza.

Sarebbero stati violati i principi in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici, ai quali aveva fatto riferimento il Comitato di sorveglianza nella seduta del 10 giugno 2015, in quanto avrebbe dovuto essere imposto il possesso di adeguati requisiti generali e di capacità tecnica, economico e finanziaria.

I criteri A1 e A2 (che attribuivano, rispettivamente, un massimo di 12 punti e, pertanto, di 24 se cumulati, sulla base del numero di corsi realizzati rispetto a quelli finanziati e del tasso di formazione degli allievi) sarebbero in contrasto con le indicazioni date dal Comitato di sorveglianza in merito alla qualificazione del soggetto proponente.

Tali criteri sarebbero, comunque, illogici e irragionevoli, in quanto avrebbe dovuto tenersi conto del numero di corsi realizzati e di discenti formati.

Tra i criteri di valutazione avrebbe dovuto essere inserito anche uno riferito all’“adeguatezza delle strutture logistiche previste per la realizzazione del progetto” la quale non sarebbe stata valutata.

I criteri B4 e B5 (che prevedevano, rispettivamente, l’attribuzione di un punteggio massimo pari a 7, per un totale di 14 in caso di cumulo, agli enti che impiegavano nelle proposte progettuali il 75% di personale con almeno 10 anni di esperienza professionale e di esperienza didattica) sarebbero illegittimi, in quanto avrebbe dovuto essere dimostrato il possesso del requisito sin dalla fase di presentazione della domanda e non sarebbe, pertanto, stata sufficiente la dichiarazione d’impegno al loro reclutamento.

Sarebbe illegittima la previsione secondo cui l’accertamento successivo del mancato possesso del requisito comporterebbe non l’esclusione dalla procedura, ma la riduzione del finanziamento.

3) Violazione delle norme e dei principi sopra richiamati sotto ulteriore profilo. Illegittimità della circolare n. 7 dell’8 febbraio 2017 per violazione della normativa nazionale e regionale sull’accreditamento. Eccesso di potere sotto i profili: dell’arbitrio; dell’illogicità; dell’ingiustizia manifesta.

Il criterio D, il quale valorizzava la realizzazione di corsi nei territori della Sicilia di riferimento della strategia per l’agenda urbana (D 1: 3 punti) e che rientravano nelle aree della strategia per le aree interne (Terre Sicane, Madonie, Nebrodi, Calatino, Valle del Simeto) (D3: 7 punti), sarebbe illegittimo in quanto avrebbero dovuto essere premiate le proposte formative indirizzate a soggetti maggiormente a rischio di marginalità sociale ed economica indipendentemente dalla sede di riferimento.

Avrebbe, comunque, dovuto darsi prova dell’effettiva disponibilità di sedi adeguate per lo svolgimento dei corsi in tali aree.

4) Violazione e falsa applicazione: dell’art. 24 della l.r. n. 30 del 1997, come modificato

dall’art. 47 della l.r. n.15 del 2004; delle disposizioni dettate dal Comitato di sorveglianza in merito alla procedura di nomina dei nuclei di valutazione.

La composizione della Commissione di valutazione contrasterebbe con il punto 2.3 del verbale del Comitato di sorveglianza, in quanto la nomina era avvenuta con provvedimento del Direttore generale senza il ricorso a procedure di evidenza pubblica. Non si era, inoltre, avuta l’indicazione del possesso di adeguati requisiti di professionalità ed esperienza, della qualifica posseduta, della qualità di dipendenti dell’amministrazione regionale.

Sarebbe stato violato l’art. 24, comma 1, della l.r. n. 30 del 7 agosto 1997, in base al quale i componenti dovevano essere 7 e non 12 e dovevano essere presenti 4 esterni.

5) In via gradata e subordinata:

Illegittimità della graduatoria nella parte in cui quantificava il punteggio attribuito ai progetti della ricorrente. Violazione dalla par condicio. Eccesso di potere sotto i profili: dell’arbitrio; dell’ingiustizia manifesta; della disparità di trattamento; dell’irragionevolezza ed illogicità.

Per l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato che ha depositato vari documenti.

Alcuni enti di formazione utilmente collocati in graduatoria (Centro Studi Aurora, Istituto Ires, I.R.I.P.A. Sicilia, Anapia-Palermo, En.Aip- Palermo, Ted Formazione Professionale, Ce.S.A.M., I.D.E.A., Form Azione Europea) sono intervenuti ad opponendum e hanno depositato una memoria con cui hanno preliminarmente eccepito: l’irricevibilità per tardività del ricorso nella parte riferita al DDG n. 2895 del 13 giugno 2016, con cui era stato approvato l’avviso n. 8 del 2016; la carenza d’interesse alla contestazione del criterio B4, in relazione al quale la ricorrente aveva ottenuto punteggi elevati.

Hanno, comunque, chiesto il rigetto del ricorso, poiché infondato, vinte le spese, rappresentando, tra l’altro, che: non venendo in considerazione un appalto di servizi, non avrebbero potuto applicarsi le norme in materia; il possesso dei requisiti di capacità amministrativa, finanziaria e operativa era garantito dall’accreditamento; sarebbe stata prevista una adeguata graduazione dei criteri A1 e A2; sarebbe stato valorizzato l’indice di valutazione dell’efficienza dell’attività formativa previsto dal Comitato di sorveglianza; il possesso di adeguate strutture logistiche sarebbe stato garantito dall’accreditamento; l’attribuzione del punteggio di cui ai criteri B sulla base della dichiarazione resa non sarebbe distorsiva della concorrenza, considerata la previsione di adeguate contromisure in sede di verifica della progettazione esecutiva e dello svolgimento del progetto, le quali potevano sostanziarsi anche nella revoca del finanziamento; il criterio D, sarebbe stato inserito in coerenza con quanto previsto dal Comitato di sorveglianza nella seduta del 10 giugno 2015; i requisiti di professionalità dei componenti della Commissione di valutazione sarebbero stati comprovati dai ruoli svolti nell’Amministrazione di appartenenza; la nomina di componenti esterni aveva carattere meramente eventuale.

La ricorrente ha depositato un’articolata memoria di replica con cui ha, tra l’altro, rappresentato che: non essendo state contestate clausole che precludevano la partecipazione alla procedura o la rendevano estremamente onerosa, non vi era alcun obbligo di immediata impugnazione dell’avviso; l’accreditamento non costituiva adeguata garanzia del possesso di adeguati requisiti di capacità; il conseguimento del massimo punteggio nel criterio B 4 non comporterebbe la carenza d’interesse alla sua contestazione, in quanto l’obiettivo sarebbe la diminuzione del punteggio altrui; l’illegittimità del criterio D conseguirebbe anche alla dichiarazione di volere svolgere almeno un corso in uno dei territori disagiati, non dimostrando, al contempo, alcuna disponibilità di sede, neanche occasionale, in tali territori.

L’Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria con cui ha chiesto il rigetto del ricorso, poiché infondato, vinte le spese. Ha, in particolare, rappresentato che: non veniva in considerazione un appalto di servizi, ma una concessione; trattandosi di atti generali, non avrebbero dovuto trovare applicazione gli istituti partecipativi ai sensi dell’art. 13 della l. n. 241 del 1990; le censure relative ai criteri, in quanto afferenti ad attività caratterizzata da elevata discrezionalità, sarebbero inammissibili; i criteri A.1 e A.2 sarebbero legittimi in quanto tesi a valorizzare la qualità dell’attività formativa piuttosto che la quantità dei corsi organizzati; non potrebbe essere applicato l’art. 24 della l.r. n. 30 del 1997.

La ricorrente ha depositato una memoria di replica con cui ha, tra l’altro, precisato che era stata censurata la manifesta irragionevolezza dei criteri di valutazione, ha insistito nelle proprie domande.

Anche gli intervenienti ad opponendum hanno depositato una memoria con cui hanno insistito nei loro assunti.

Con ordinanza n. 483 del 22 aprile 2017, l’istanza cautelare è stata accolta con articolata motivazione.

L’Avvocatura dello Stato ha depositato ulteriori documenti tra cui: il provvedimento prot. n. 35660 del 12 maggio 2017, con cui erano stati riformulati i criteri A 1 e A 2; il DDG n. 3003 del 17 maggio 2017, con cui era stata approvata una nuova graduatoria, e quello n. 4194 del 20 giugno 2017 con cui era stato rettificato quest’ultimo.

Con (primo) ricorso per motivi aggiunti, notificato il 30 giugno 2017 e depositato il 4 luglio successivo, l’associazione Politea esponeva che, in asserita esecuzione dell’ordine cautelare di riesame, l’Amministrazione regionale aveva adottato il provvedimento prot. n. 35660 del 12 maggio 2017, con cui aveva scomposto il punteggio massimo di 12 previsto per il criterio A 1 in due subpunteggi, pari a 8 e a 4, riferiti, rispettivamente, al profilo qualitativo e a quello quantitativo.

Il parametro qualitativo, pari a 8, era stato applicato secondo la vecchia formula, che era stata ritenuta illogica in sede cautelare; mentre quello quantitativo, pari a 4, in base a una graduazione, che era stata ristretta in un margine dall’80% al 100% e calcolata su un numero massimo di corsi annuali di 15.

In forza di tale “nuovo” criterio il punteggio massimo corrispondente al parametro qualitativo era stato di fatto assegnato a tutti i concorrenti, mentre quello quantitativo aveva comportato un appiattimento delle posizioni dei partecipanti alla procedura.

Analoga modifica era stata apportata al criterio A2 con identici effetti.

Le variazioni della graduatoria erano, conseguemente, state molto ridotte.

Esposti i fatti, ha chiesto l’annullamento, previa sospensiva e vinte le spese, del provvedimento prot. n. 35660 del 12 maggio 2017 e della nuova graduatoria approvata con DDG n. 3003 del 17 maggio 2017 poi rettificato con quello n. 4194 del 20 giugno 2017, per i seguenti motivi:

1) Violazione o eluzione dell’ordinanza cautelare n. 488 del 2017. Eccesso di potere sotto il profilo dell’illogicità e dell’irragionevolezza.

Come meglio spiegato nelle relazioni tecniche depositate in giudizio, di cui una del prof. Giuseppe Marino, ordinario di analisi matematica al Dipartimento di matematica e informatica dell’Università della Calabria, i “nuovi” criteri avevano riproposto i profili d’illogicità e irragionevolezza censurati con il ricorso introduttivo e ritenuti illegittimi in sede cautelare.

L’imposizione di un tetto massimo di corsi annui valutabili pari a 15 sarebbe stata illogica e irragionevole, considerato che nell’arco temporale di riferimento (i.e. quadriennio 2012/2015) non era stato imposto alcun limite e che al massimo avrebbe potuto aversi un contingentamento della quantità di corsi relativi ai singoli progetti.

Analoghe considerazioni avrebbero potuto essere fatte relativamente al criterio A 2.

2) Violazione e falsa applicazione dell’avviso 8 nella parte relativa al criterio di valutazione della qualità del soggetto proponente (art. 6). Incoerenza e irragionevolezza manifesta.

Il riferimento al numero massimo di 15 per i corsi annui valutabili avrebbe avuto lo scopo di livellare in maniera illogica e irragionevole il punteggio attribuiti agli enti partecipanti alla procedura e sarebbe stato, altresì, illegittimo, in quanto non troverebbe riscontro nelle previsioni dell’avviso 8.

Si sarebbe, comunque, dovuto tenere conto del fatto che l’art. 6, paragrafo 1, dell’avviso n. 8 del 2016 rapportava il limite di 15 corso al singolo progetto e che ciascun ente poteva presentarne anche più di uno. In osservanza di tale disposizione, si sarebbe, tutt’al più, potuto prevedere un numero massimo di 15 corsi riferito non alla totalità dell’attività formativa valutabile svolta dall’ente, ma ai singoli progetti.

3) Eccesso di potere sotto i profili: dello sviamento; della carenza di motivazione; dell’omessa predeterminazione dei criteri di valutazione; della contraddittorietà tra atti adottati dallo stesso organo di valutazione. Violazione: degli artt. 3 e 97 della Costituzione; del principio della par condicio; delle regole del giusto procedimento; dei principi di trasparenza, buon andamento e imparzialità di cui alla l. n. 241 del 1990.

La rideterminazione dei criteri A 1 e A 2 in una data successiva a quella della conoscenza dei concorrenti avrebbe violato il principio generale della necessaria predeterminazione dei criteri di valutazione e dei punteggi attribuibili sulla base degli stessi, tanto più che gli stessi, comportando l’attribuzione di 24 punti su un massimo di 96, avevano una significativa incidenza pari a ¼.

4) In via gradata e subordinata: Illegittimità della graduatoria nella parte in cui quantifica il punteggio attribuito ai progetti della ricorrente. Violazione dalla par condicio. Eccesso di potere sotto i profili: dell’arbitrio; dell’ingiustizia manifesta; della disparità di trattamento; dell’irragionevolezza ed illogicità.

Con ordinanza n. 1788 del 7 luglio 2017, è stata differita la trattazione dell’istanza cautelare.

Con ordinanza n. 549 del 2 agosto 2017, il CGA ha accolto in parte l’appello cautelare.

Gli intervenienti ad opponendum hanno depositato una memoria con cui hanno rappresentato che l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale, in esecuzione di una serie di articolate ordinanze del CGA, aveva adottato il DDG n. 6280 del 10 agosto 2017 con cui aveva modificato i precedenti DDG n. 3003 del 2017 e n. 4194 del 20 giugno 2017. Aveva, in particolare, espunto i criteri B4 e B5 e approvato una nuova graduatoria. Hanno, pertanto, chiesto la declaratoria d’improcedibilità per sopravvenuta carenza d’interesse del ricorso introduttivo e di quello per motivi aggiunti. Hanno, comunque, chiesto il rigetto del ricorso per motivi aggiunti, poiché infondato, rappresentando, tra l’altro, che la nuova modalità di attribuzione dei punteggi corrispondenti ai criteri A 1 e A 2 sarebbe logica e ragionevole e terrebbe conto del dato quantitativo oltre che di quello qualitativo.

L’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale ha depositato vari documenti.

Con (secondo) ricorso per motivi aggiunti, notificato il 24 ottobre e depositato il giorno 27 successivo, l’associazione Politea esponeva che, come rappresentato dalle intervenienti ad opponendum, con DDG n. 6280 del 10 agosto 2017, l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale aveva espunto i criteri B 4 e B5 e aveva riparametrato i punteggi ottenuti dai concorrenti al fine dichiarato di consentire, fermo restando il posizionamento di ciascun progetto in graduatoria, l’operatività della parte dell’Avviso, che non ammetteva a finanziamento le proposte progettuali con punteggio inferiore a 65/100. Aveva, pertanto, approvato una nuova graduatoria dei progetti ammessi a finanziamento e di quelli esclusi.

Con DDG n. 7205 del 4 ottobre 2017, in asserita esecuzione dell’ordinanza del CGA n. 597 del 14 settembre 2017, aveva, inoltre, disposto l’ammissione con riserva dei progetti presentati dall’ente Terservice, i quali avevano ottenuto il punteggio di 68,89 con conseguente collocazione alla posizione n. 491 della graduatoria a fronte di 200 finanziati.

Ha chiesto l’annullamento, previa sospensiva e vinte le spese, di tali provvedimenti per i motivi di cui al primo ricorso per motivi aggiunti e per i seguenti:

1) Violazione o elusione dell’ordinanza del CGA n. 549 del 2017. Eccesso di potere sotto i profili: dello sviamento; del difetto di motivazione; dell’omessa predeterminazione di criteri di valutazione; della contraddittorietà. Violazione: degli artt. 3 e 97 della Cost.; del principio di par condicio; delle regole del giusto procedimento; dei principio di trasparenza, buon andamento e imparzialità di cui alla l. n. 241 del 1990.

L’espunzione dei criteri B4 e B5 avrebbe comportato un’elusione delle pronunce cautelari in esecuzione corretta delle quali si sarebbe dovuto procedere: alla loro formulazione nel senso dell’attribuzione dei punteggi esclusivamente agli enti in possesso del requisito richiesto e non anche a quelli che si erano limitati alla loro dichiarazione; alla riapertura dei termini di partecipazione.

L’elusione sarebbe aggravata dall’avvenuta riparametrazione dei punteggi attribuiti in base agli altri criteri, la quale avrebbe comportato la riassegnazione, sotto altra veste, dei 14 punti decurtati.

Sarebbero, peraltro, stati eliminati i criteri di valutazione finalizzati alla verifica della capacità professionale dei docenti impegnati nei progetti, così determinando un vuoto di disciplina nell’ambito dell’avviso.

2) Illegittimità del decreto n. 7205 del 4 ottobre 2017 per: Eccesso di potere sotto i profili: dell’arbitrio; dell’ingiustizia manifesta; della disparità di trattamento. Violazione dei principi d’imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa.

L’ammissione con riserva dell’ente Terservice, il cui ricorso era finalizzato a fare saltare l’intera procedura, configurerebbe una disparità di trattamento rispetto a tutti gli altri enti di formazione, che avevano ottenuto tutela cautelare e avrebbe, comunque, presupposto una nuova valutazione dei progetti presentati.

Gli intervenienti ad opponendum hanno depositato una memoria con cui hanno chiesto il rigetto del secondo ricorso per motivi aggiunti, poiché infondato, vinte le spese, richiamando il principio di conservazione degli atti giuridici applicabile anche ai provvedimenti amministrativi.

In vista dell’udienza, l’Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria con cui ha preliminarmente delimitato l’oggetto del giudizio ai seguenti provvedimenti: DDG n. 169 del 23 gennaio 2017 di approvazione della graduatoria definitiva; DDG n. 3003 del 17 maggio 2017 di rideterminazione dei criteri A1 e A2; DDG n. 6280 del 10 agosto 2017 di eliminazione dei criteri B4 e B5.

Ciò precisato, ha chiesto il rigetto del ricorso introduttivo, come integrato dai motivi aggiunti, poiché infondato, vinte le spese, rappresentando, tra l’altro, che:

- relativamente ai (nuovi) criteri A1 e A2: sussisteva conformità con l’art. 5, lettera c, della l.r. n. 24 del 1976 e le indicazioni del Comitato di sorveglianza; l’Amministrazione, nell’esercizio della propria discrezionalità, si era legittimamente determinata nel senso di attribuire maggiore rilievo al parametro qualitativo rispetto a quello quantitativo; in sede di riedizione del potere si era dato adeguato rilievo al profilo quantitativo;

- relativamente ai criteri B4 e B5: la prima formulazione degli stessi sarebbe stata in linea con l’art. 125, comma 3, del regolamento UE n. 1303 del 2013, come rilevato nel parere della Commissione europea n. 12160 del 20 agosto 2018; la capacità organizzativa doveva essere considerata non come requisito di ammissibilità del progetto, ma come parametro di valutazione da verificare in un momento successivo; la qualificazione della capacità organizzativa come requisito di partecipazione comporterebbe un’illegittima restrizione della concorrenza contrastante con le indicazioni date dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato nel parere n. 307 del 26 luglio 2017; i requisiti di capacità amministrativa finanziaria e operativa necessari per partecipare alla procedura sarebbero stati fissati nel regolamento per l’accreditamento del 2015, approvato con decreto del Presidente della Regione siciliana n. 25 del 1° ottobre 2015, il quale garantiva il rispetto dell’art. 125, comma 3, lettera d), del regolamento UE n. 1303 del 2013; la funzione dei criteri B4 e B5 sarebbe stata quella di valorizzare i progetti coinvolgenti docenti con maggiore esperienza; l’eliminazione di tali criteri sarebbe avvenuta al solo scopo di dare esecuzione all’ordine cautelare ed evitare il blocco della procedura.

Anche la ricorrente ha depositato una memoria con cui ha insistito per l’accoglimento del ricorso, rappresentando, tra l’altro, che il parere reso dalla Commissione europea era erroneo e, comunque, non poteva assumere portata dirimente a fronte delle pronunce rese dal TAR e dal CGA.

Anche gli intervenienti ad opponendum hanno presentato una memoria con cui hanno insistito per il rigetto del ricorso, poiché infondato, vinte le spese.

L’Associazione ricorrente ha depositato una memoria di replica con cui ha, tra l’altro, rilevato che il parere dell’Autorità Garante era riferito a fattispecie diversa rispetto a quella in esame.

Alla pubblica udienza del 31 maggio 2018, su conforme richiesta dei difensori delle parti presenti come da verbale, il ricorso è stato posto in decisione.

DIRITTO

1. La controversia ha ad oggetto l’avviso n. 8 del 2016, che è una procedura selettiva indetta dall’Assessorato regionale della formazione e dell’istruzione professionale per finanziare progetti, che sono finalizzati a promuovere l’occupazione e a sostenere la mobilità dei lavoratori, i quali vengono presentati da enti di formazione accreditati o in corso di accreditamento.

I progetti presentati dalla ricorrente sono stati ammessi alla procedura, ma non sono stati finanziati in relazione al punteggio conseguito; le censure dedotte riguardano in via principale l’avviso e in via subordinata i punteggi attribuiti.

2. Preliminarmente va esaminata l’eccezione di irricevibilità sollevata dagli intervenienti ad opponendum i quali sostengono che la ricorrente, avendo avuto immediata percezione della lesività dei criteri di valutazione contestati, di cui conosceva l’incidenza in termini di punteggio, avrebbe dovuto impugnare l’avviso entro 60 giorni dalla sua pubblicazione.

L’eccezione è infondata.

Con la recente decisione n. 4 del 26 aprile 2018, l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, facendo riferimento al vigente quadro legislativo, ha confermato l’orientamento espresso nella precedente decisione n. 1 del 29 gennaio 2003, secondo il quale le clausole non escludenti del bando vanno impugnate unitamente al provvedimento che rende attuale la lesione, ovverosia con l’affidamento a terzi. E’ stato rilevato, sotto tale profilo, che la posticipazione della tutela non contrasta con il principio di difesa della libera concorrenza di matrice europea, perché non lo oblitera, ma lo adatta alla realtà dell’incedere del procedimento nella sua connessione con i tempi del processo.

L’Adunanza plenaria ha poi ammesso l’immediata impugnazione del bando in presenza di: clausole che comportano l’impossibilità di accedere alla gara; disposizioni abnormi o irragionevoli; condizioni negoziali che rendono il rapporto contrattuale obiettivamente non conveniente; imposizione di obblighi contra ius; gravi carenze nell’indicazione di dati essenziali per la formulazione dell’offerta; presenza di formule matematiche errate; omessa indicazione dei costi della sicurezza “non soggetti a ribasso”; clausole che rendono la partecipazione inutile, contra ius o eccessivamente gravosa.

Nella fattispecie in esame, la ricorrente non ha impugnato clausole immediatamente escludenti dell’avviso, ma ha contestato la mancata applicazione dei principi in materia di appalti pubblici e i meccanismi di attribuzione dei punteggi, ritenendoli illogici o, comunque, in contrasto con le indicazioni date dal Comitato di sorveglianza; ha, inoltre, censurato i punteggi attribuiti ai propri progetti.

Ne deriva che non si configurava nessuna delle ipotesi in presenza delle quali sussisteva, secondo la condivisa decisione dell’Adunanza plenaria, l’onere d’immediata impugnazione; l’associazione ricorrente ha, pertanto, correttamente atteso l’adozione del decreto di approvazione della graduatoria definitiva, che ha impugnato tempestivamente congiuntamente a quello di approvazione dell’avviso.

Sempre preliminarmente va rilevato che l’associazione ricorrente ha provveduto a notificare, tramite pubblici proclami, il ricorso a tutti i controinteressati, cosicché il contraddittorio deve essere ritenuto integro.

3. Accertata la ritualità del ricorso e prima di procedere all’esame del merito, occorre precisare che, a conclusione della procedura selettiva indetta con l’avviso n. 8 del 2016, l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale:

- ha approvato la prima graduatoria con il DDG n. 169 del 23 gennaio 2017, che è stata impugnata con il ricorso introduttivo;

- ha, successivamente, approvato la seconda graduatoria con il DDG n. 3003 del 17 maggio 2017 (rettificato marginalmente con il DDG n. 4194 del 20 giugno 2017), che è stata impugnata con i primi motivi aggiunti;

- ha, infine, approvato la terza graduatoria con il DDG n. 6280 del 10 agosto 2017, che è stata impugnata con i secondi motivi aggiunti.

Si è, in particolare, verificato che, in accoglimento delle istanze cautelari avanzate da alcuni enti di formazione, tra cui quello ricorrente, questo TAR ha ritenuto illogici i criteri di valutazione A1 e A2, i quali sono stati modificati, con provvedimento prot. n. 35660 del 12 maggio 2017, dall’Assessorato, che ha, conseguentemente, approvato una nuova graduatoria (la seconda).

Sono poi intervenute una serie di ordinanze del CGA le quali, hanno confermato le pronunce di primo grado relativamente ai criteri A1 e A2, ma hanno, altresì, ritenuti illegittimi quelli B2 e B3, che, con DDG n. 6280 del 10 agosto 2017, sono stati espunti dall’Assessorato, che ha approvato la terza graduatoria.

Tenuto conto dell’articolazione del procedimento e del requisito processuale dell’interesse alla decisione, l’oggetto del presente giudizio va, pertanto, delimitato ai seguenti atti:

1) l’avviso n. 8 del 2016, che è stato approvato con il DDG n. 2895 del 13 giugno 2016, come modificato, con la previsione di un diverso meccanismo di attribuzione dei punteggi di cui ai criteri A1 e A2, con provvedimento prot. n. 35660 del 12 maggio 2017, e con l’espunzione dei criteri B2 e B3, con il DDG n. 6280 del 10 agosto 2017;

2) la terza graduatoria, la quale, come detto, è stata approvata con il DDG n. 6280 del 10 agosto 2017.

Ne deriva che il ricorso introduttivo e i primi motivi aggiunti sono improcedibili per sopravvenuta carenza d’interesse nella parte in cui hanno ad oggetto la prima e la seconda graduatoria, le quali sono state superate dalla terza, cosicchè la ricorrente non ricaverebbe nessuna utilità dal loro annullamento.

Tale conseguenza non si produce, invece, relativamente alla parte volta alla contestazione dell’avviso n. 8, che costituisce oggetto del ricorso introduttivo, in quanto tale atto non è stato travolto, ma integrato dai provvedimenti impugnati con i motivi aggiunti; ne deriva che, per tale parte, deve esaminarsi nel merito il ricorso introduttivo, come integrato dai motivi aggiunti.

4. Tutto ciò posto, prima di procedere all’esame delle complesse censure riferite ai criteri di valutazione, va chiarito che il finanziamento dei progetti di cui all’avviso n. 8 del 2016 avviene con le risorse stanziate nell’ambito del Programma operativo del Fondo sociale europeo 2014/2020 (PO FSE) per la Regione siciliana, che è stato adottato con la decisione della Commissione europea C(2014) 10088 del 17 dicembre 2014.

Trova, conseguentemente, applicazione il regolamento (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, che reca, tra le altre, le disposizioni comuni sul Fondo sociale europeo.

Tra le disposizioni di tale regolamento, assume particolare rilievo, ai fini della decisione, l’art. 110, comma 2, lettera a), laddove si prevede che il Comitato di sorveglianza istituito dalla Regione esamina e approva la metodologia e i criteri usati per la selezione delle operazioni.

In applicazione di tale norma, il Comitato di sorveglianza del PO FSE 2014/2020 per la Regione siciliana, con verbale del 10 giugno 2015, ha approvato i criteri di selezione delle operazioni cofinanziate da tale fondo, di cui l’Amministrazione regionale ha tenuto conto nella redazione dell’avviso n. 8 del 2016.

5. Fatta tale precisazione, va esaminata la censura avente ad oggetto la violazione dei principi in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici, ai quali aveva fatto riferimento il Comitato di sorveglianza, in applicazione dei quali avrebbero dovuto essere previsti adeguati requisiti generali e di capacità tecnica, economico e finanziaria dei partecipanti alla procedura.

La doglianza è infondata.

Il Comitato di sorveglianza, nel verbale del 10 giugno 2015, ha preliminarmente precisato che la Regione seleziona gli interventi da cofinanziare a carico del Fondo sociale europeo mediante: 1) avvisi pubblici per la concessione di sovvenzioni e contributi; 2) appalti pubblici di servizi.

Ha poi chiarito che: nel primo caso deve applicare la normativa in materia di procedimento amministrativo e, in particolare, l’art. 12 della l. n. 241 del 1990, che impone la predeterminazione dei criteri di attribuzione; nel secondo caso, le disposizioni in materia di aggiudicazione degli appalti.

Nella fattispecie in esame, non si aveva un appalto di servizi, ma la concessione di finanziamenti per l’attuazione di progetti di formazione professionale finalizzati a promuovere l’occupazione e a sostenere la mobilità dei lavoratori.

Doveva, pertanto, applicarsi la normativa generale sul procedimento amministrativo e non quella sugli appalti pubblici di servizi, né tanto meno i principi ricavabili dalla stessa.

Per quanto riguarda questi ultimi, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, l’avviso n. 8 del 2016 garantiva il possesso di adeguati requisiti generali e di capacità tecnica, economico e finanziaria in capo ai partecipanti alla procedura.

Deve, sotto tale profilo, essere, in particolare, l’art. 3, comma 3, dell’avviso il quale precludeva la partecipazione ai soggetti che:

- versavano in situazione di fallimento, liquidazione coatta, concordato preventivo o altra situazione liquidatoria anche volontaria;

- i cui amministratori avevano subito condanne penali anche non definitive per le ipotesi di cui all’art. 80 del d.lgs.vo n. 50 del 2016 o erano stati sottoposti alle misure di prevenzione o ostative previste, rispettivamente, dagli artt. 6 e 67 del d.lgs.vo n. 159 del 2011;

- non erano in regola con gli obblighi in materia di diritto al lavoro dei disabili di cui alla l. n. 68 del 1999.

Va, altresì, richiamato il successivo art. 8, comma 1, laddove si prevedeva che potevano presentare istanza di finanziamento solo i soggetti, che avevano una sede operativa in Sicilia ed erano accreditati alla macro tipologia “Formazione continua e permanente” o avevano presentato la relativa istanza, a condizione che l’accreditamento intervenisse prima del decreto d’impegno.

Tale clausola rinviene il suo fondamento nel verbale del 10 giugno 2015 del Comitato di sorveglianza, il quale aveva affermato che, nel caso d’interventi formativi, l’affidamento in gestione mediante sovvenzione ai soggetti attuatori era condizionato al possesso dell’accreditamento, come disciplinato dalla normativa regionale.

Orbene, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, l’accreditamento garantiva il possesso di adeguati requisiti generali, tecnici, economici e morali.

Valga, sotto tale profilo, il richiamo all’art. 7, comma 1, del regolamento in materia di accreditamento degli enti di formazione, approvato con decreto del Presidente della Regione siciliana n. 25 del 1° ottobre 2015, il quale, nell’individuare i requisiti generali, impone la conformità dell’organismo a criteri, dettagliatamente indicati nell’allegato “A”, riferiti a:

- risorse infrastrutturali e logistiche (tra cui sedi idonee per lo svolgimento dell’attività gestionale e dei corsi);

- affidabilità economica e finanziaria;

- capacità gestionale e adeguatezza delle risorse professionali (tra cui adeguato livello d’istruzione dei responsabili);

- efficacia ed efficienza (tra cui valutazione dello stato di attuazione dei progetti nel tempo);

- relazioni con il territorio (tra cui rapporti con istituti d’istruzione).

Il successivo art. 14 prevede, a sua volta, l’effettuazione di continue verifiche sul perdurante possesso dei requisiti, nonché il monitoraggio dell’attività; mentre l’art. 15 individua le ipotesi d’irregolarità comportanti la sospensione o la revoca dell’accreditamento.

Deve, pertanto, concludersi nel senso che: il Comitato di sorveglianza non aveva imposto l’applicazione delle norme o dei principi in materia di appalti pubblici, ma aveva fatto riferimento alle disposizioni in materia di procedimento; l’affidabilità dei partecipanti alla procedura era garantita a monte dall’accreditamento, il cui possesso era la condizione necessaria per ottenere l’erogazione dei finanziamenti.

6. Così delineato il quadro normativo in cui s’inserisce la controversia e prima di procedere all’esame delle censure aventi ad oggetto i criteri di valutazione, occorre rilevare che la scelta politica alla base dell’avviso n. 8 del 2016 è stata quella di non limitare l’accesso ai finanziamenti agli enti da sempre operanti nel settore della formazione (c.d. “enti storici”), ma, al contrario, di consentire l’ingresso di nuovi soggetti già accreditati o in corso di accreditamento.

Trattasi di una scelta che in sé considerata è legittima e che questo giudice non può sindacare pena lo sconfinamento (non consentito) in una sfera che è riservata agli organi politici, ai quali, giova ribadirlo, spetta il potere di adottare gli atti d’indirizzo, ai quali gli organi amministrativi danno attuazione mediante l’esercizio dei propri poteri discrezionali.

Gli atti attuativi (tra cui rientra quello di approvazione dell’avviso) possono essere impugnati innanzi al giudice amministrativo, ma deve tenersi conto del fatto che, per consolidata giurisprudenza, l’Amministrazione, in sede di pubbliche selezioni, è titolare di un’ampia discrezionalità in ordine all’individuazione dei criteri per l’attribuzione dei punteggi, la quale sfugge al sindacato di legittimità, salvo che il suo uso non sia caratterizzato da macroscopici vizi di eccesso di potere per irragionevolezza, irrazionalità, illogicità o arbitrarietà oppure da errori nell’apprezzamento di dati di fatto non opinabili (per tutte di recente Consiglio di Stato, V, 28 febbraio 2018, n. 1218).

7. Fatte tali precisazioni, va esaminata la censura con cui si deduce che il criterio A, il quale era articolato in tre sotto-criteri e aveva lo scopo di valutare la qualificazione del soggetto proponente, sarebbe in contrasto con le indicazioni date dal Comitato di sorveglianza.

La doglianza è infondata.

Il Comitato, nel verbale del 10 giugno 2015, aveva disposto che la valutazione delle proposte progettuali doveva avvenire utilizzando vari criteri, tra cui quello riferito alla qualificazione del soggetto proponente, in relazione al quale andavano prese in esame le caratteristiche proprie dell’ente quali: “le esperienze pregresse nell’ambito della stessa tipologia di intervento proposta, la composizione e la qualità della rete partenariale, l’adeguatezza delle strutture logistiche previste per la realizzazione del progetto e l’affidabilità dimostrata nella gestione dei progetti cofinanziati dal FSE”.

L’avviso n. 8 aveva previsto l’articolazione del criterio A, avente ad oggetto la qualificazione del proponente, in tre sotto-criteri riferiti: al grado di efficienza delle attività formative rapportato al numero di corsi conclusi (A1) e di allievi formati (A2), nonché al grado di copertura degli stages (A3).

Trattasi, a ben vedere, di una scelta legittima, dato che i relativi criteri erano attinenti alle “esperienze pregresse nell’ambito della stessa tipologia di intervento” (A1 e A2), alla “qualità della rete partenariale” (A 3) e “all’affidabilità dimostrata nella gestione dei progetti cofinanziati dal FSE” (A1 e A2).

L’unico elemento indicato dal Comitato di sorveglianza non valorizzato è quello relativo alle strutture logistiche, la cui mancanza non comporta, però, l’illegittimità dell’avviso, in quanto si deve ritenere che l’elencazione fosse meramente esemplificativa.

Tale organo, nell’esercizio dei propri poteri d’indirizzo, si era, infatti, limitato a indicare i possibili elementi da utilizzare al fine di valutare la qualificazione del soggetto proponente, tra i quali la Regione, nell’esercizio della propria discrezionalità, poteva scegliere quelli ritenuti maggiormente adeguati ai propri fini.

Deve, peraltro, rilevarsi che l’adeguatezza delle strutture utilizzate per lo svolgimento dei corsi era contestualmente garantita dal possesso dei requisiti necessari per l’accreditamento.

L’art. 4 del regolamento in materia, approvato, come detto, con decreto del Presidente della regione siciliana n. 25 del 1° ottobre 2015, prevede, infatti, espressamente che gli enti di formazione si avvalgono, per lo svolgimento della loro attività, di sedi operative direzionali e di erogazione, che devono essere conformi alle norme in materia di urbanistica, edilizia, sicurezza sul lavoro, abbattimento delle barriere architettoniche.

L’allegato “A” specifica, inoltre, le caratteristiche delle sedi con riferimento al numero di aule, di laboratori (precisandone la tipologia), nonché ai servizi igienici.

Ne deriva che i corsi devono necessariamente svolgersi in sedi adeguate pena la mancata concessione, la sospensione o la revoca dell’accreditamento e, conseguentemente, del finanziamento a valere sull’avviso n. 8.

A diversa conclusione non può, peraltro, giungersi sulla base dell’art. 9, comma 7, dell’avviso laddove si prevedeva che: “le attività formative possono realizzarsi anche presso sedi didattiche occasionali ubicate in Sicilia che dovranno disporre di requisiti in tema di sicurezza di accessibilità e di igiene dei locali previsti dalla normativa vigente”.

Precisato che tale clausola ricalca il contenuto dell’art. 4, comma 5, del regolamento per l’accreditamento, valgano le seguenti considerazioni.

Come detto, la scelta politica sottostante all’avviso n. 8 è stata quella di “aprire” il settore della formazione professionale agli enti di nuova costituzione.

Al fine di attuare tale scelta, l’Amministrazione regionale ha ritenuto di non pretendere l’immobilizzazione di risorse materiali sin dalla presentazione dell’istanza di partecipazione nella considerazione che le stesse potevano risultare non necessarie in caso di mancata concessione del finanziamento; si è, pertanto, consentito agli enti di utilizzare anche sedi occasionali.

Il problema della garanzia dell’adeguatezza delle stesse è stato poi risolto con l’art. 9, comma 7, dell’avviso, laddove si è previsto che la conformità alle norme vigenti dei locali utilizzati doveva essere comprovata da una perizia giurata redatta da un tecnico abilitato e da una certificazione d’idoneità rilasciata dalla direzione territoriale lavoro, le quali dovevano essere presentate prima dell’avvio delle attività e potevano costituire oggetto di verifica.

Trattasi, ad avviso del Collegio, di clausole legittime che realizzano un adeguato bilanciamento tra la scelta di aprire il settore della formazione a nuovi enti e l’esigenza di garantire il rispetto della normativa in materia di idoneità e adeguatezza delle sedi utilizzate.

8. Accertata la legittimità in sé della conformazione della clausola del bando riferita alla valutazione della qualificazione dei soggetti proponenti, vanno esaminate le complesse censure riferite ai criteri A1 e A2, i quali prevedevano l’attribuzione di un punteggio massimo di 12 al grado di efficienza delle attività formative realizzate negli anni precedenti, che andava attribuito sulla base: del numero di corsi realizzati rispetto a quelli finanziati (A1); del tasso di formazione degli allievi (A2).

Deve, a tal proposito, farsi una precisazione preliminare.

L’avviso 8, nella sua prima stesura, prevedeva che doveva farsi riferimento al rapporto tra il numero di corsi conclusi e di quelli finanziati moltiplicato per 12 (criterio A1) e a quello tra allievi formati ed iscritti sempre moltiplicato per 12 (criterio A2).

Tali modalità di “pesatura” del punteggio sono state delibate come illegittime in sede cautelare da questo TAR con una serie di ordinanze, confermate sul punto dal CGA, nelle quali, con riferimento a quello A1, si è affermato testualmente che: “così come formulato, il criterio A1 appare palesemente illogico, in quanto il punteggio di 12 ivi previsto, è basato sul mero rapporto tra numero di corsi conclusi e numero di corsi finanziati nel triennio 2012 – 2015, moltiplicato per il numero fisso “12”, facendo sì che, chi abbia documentato il finanziamento e l’espletamento di un solo corso ottenga il punteggio pari a 12 (posto che 1:1x12=12), appiattendo, oltre ogni ragionevole misura, la diversificata esperienza degli enti partecipanti (chi abbia concluso 3 corsi su 3 finanziati ottiene lo stesso punteggio: 3:3=1x12=12)”.

Analogamente con riferimento a quello A2 si è affermato che: “appare palesemente illogico, in quanto, determina l’attribuzione di un punteggio maggiore in favore di enti che, avendo espletato un numero esiguo di corsi risultano avere un minor tasso di dispersione ed abbandono da parte degli allievi, a discapito degli enti che, viceversa, in ragione dell’espletamento di un considerevole numero di corsi, risultino avere (o comunque essere esposti ad avere) un più alto tasso di dispersione degli allievi”.

Si è, inoltre, precisato che: “i criteri considerati non appaiono nemmeno in perfetta sintonia con quanto richiesto dal Comitato di sorveglianza circa l’esigenza di valutare nei partecipanti “l’affidabilità dimostrata nella gestione di progetti cofinanziati dal FSE”. Né a diversa conclusione può giungersi sulla base del riferimento alla necessità di garantire l’interesse all’accesso alla procedura anche agli enti “non storici”; interesse che appare garantito dal fatto che i criteri A1 e A2 incidono solo in limitata parte sul punteggio complessivo e, comunque, debbono comunque rispondere in modo logico ed appropriato anche all’opposta esigenza, chiaramente indicata dal Comitato di sorveglianza, di valorizzare le esperienze pregresse e così graduare adeguatamente l’attribuzione dei punti”.

In dichiarata esecuzione delle pronunce cautelari di questo TAR, come confermate dal CGA, l’Assessorato ha, come detto, adottato il provvedimento prot. n. 35660 del 12 maggio 2017, con cui ha previsto un diverso meccanismo di attribuzione dei punteggi di cui ai criteri A1 e A2.

9. Prima di procedere all’esame della censura riferita alla metodologia prescelta, va scrutinata quella con cui l’associazione ricorrente ha dedotto che la loro rideterminazione in una data successiva a quella della conoscenza dei progetti avrebbe violato il principio generale della necessaria predeterminazione dei criteri di valutazione e dei punteggi attribuibili sulla base degli stessi, tanto più che gli stessi, comportando l’attribuzione di 24 punti (12+12) su un massimo di 96, avevano una significativa incidenza pari a ¼ del totale.

La censura è infondata.

Come già chiarito, viene in considerazione non un appalto di servizi, ma un procedimento amministrativo soggetto alle disposizioni di cui alla l. n. 214 del 1990 e, in particolare, all’art.12, il quale prevede che la concessione di vantaggi economici di qualunque genere a soggetti pubblici o privati è subordinata alla predeterminazione, da parte delle amministrazioni procedenti, dei criteri e delle modalità, cui le stesse devono attenersi.

Nella specie l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale, nel rispetto delle indicazioni date dal Comitato di sorveglianza, ha approvato l’avviso n. 8 del 2016, nel quale ha fissato i criteri di valutazione dei progetti presentati dagli enti di formazione, tra cui quelli relativi alla qualificazione del proponente e, in particolare, al grado di efficienza delle attività formative riferito ai corsi realizzati e agli studenti formati.

Questi criteri e il relativo peso (12 + 12 punti) sono stati fissati prima della presentazione del progetto e sono rimasti immutati anche dopo la modifica in contestazione; la variazione contestata ha, infatti, riguardato il diverso profilo delle modalità di calcolo del punteggio.

Come ritenuto nelle numerose ordinanze di questo TAR, le quali sono state confermate sul punto dal CGA, tale modifica non incideva sul criterio predeterminato di valutazione e sul suo peso, cosicché non era necessaria una riapertura dei termini, la quale avrebbe, peraltro, potuto comportare la scadenza dei termini per l’utilizzo delle risorse europee.

10. Sgombrato il campo dalla questione della legittimità in sé della modifica senza riapertura dei termini, vanno adesso esaminate le censure relative alla “nuova” modalità di attribuzione dei punteggi, censurata dall’associazione ricorrente, la quale, con il supporto di due perizie tecniche, deduce: sotto un primo profilo, che sarebbero stati riprodotti i profili d’illogicità censurati in sede cautelare da questo TAR e dal CGA; sotto un secondo profilo, che sarebbe illegittima la fissazione di un numero massimo di corsi (15) e discenti (180) valutabili.

Le censure non sono di agevole definizione e presuppongono un attento esame dei “nuovi” criteri.

10.1 Invero, l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale ha scomposto il punteggio massimo di 12 riferito ai criteri A1 e A2 in due sub-punteggi, pari a 8 e a 4, riferiti, rispettivamente, al profilo qualitativo e a quello quantitativo.

Il parametro qualitativo, pari a 8, è stato applicato secondo la vecchia formula, che era stata ritenuta illogica in sede cautelare; mentre quello quantitativo, pari a 4, in base a una graduazione differenziata per i criteri A1 e A2. In particolare:

----- A) Relativamente al criterio A1, il quale, come detto, era riferito al rapporto tra corsi conclusi e finanziati, l’Assessorato ha deciso di valutarne un numero massimo di 15 e di muoversi in un range compreso tra l’80% e il 100% del punteggio attribuibile, che, come detto, era di 4. Conseguentemente:

- a chi aveva avuto finanziato e aveva realizzato un solo corso è stato attribuito il punteggio minimo pari all’80% di 4, ovverosia 3,20;

- a chi aveva avuto finanziati 15 corsi o più il 100 % del punteggio, ovverosia 4.

----- B) Relativamente al criterio A2, il quale, come detto, era riferito al rapporto tra allievi iscritti ed allievi effettivamente formati (ossia al tasso di formazione), è stato deciso di mantenere inalterato il criterio di calcolo per gli enti di formazione che avevano avuto un numero di allievi superiore a 180 e di attribuire agli altri un punteggio compreso tra l’80% e il 100% di quello massimo, che era, anche in questo caso, di punti 4.

10.2 Trattasi di criteri che – secondo quanto fondatamente dedotto dalla ricorrente – risultano viziati dagli stessi profili di palese illogicità rilevati, in precedenza, in sede cautelare da questo TAR e dal CGA.

Ed in effetti la diversità delle valutazioni contenute nell’ultima delle graduatorie impugnate continua ancora con l’appiattire, oltre ogni ragionevole misura, la diversificata esperienza degli enti partecipanti finendo con l’attribuire un punteggio maggiore a enti con un numero esiguo di corsi e un conseguente minore tasso di dispersione e abbandono da parte degli allievi.

Nella specie si determina un tale effetto in quanto:

A) per il criterio A1, come risulta dagli stessi esempi fatti nel provvedimento impugnato:

- agli enti, che hanno avuto finanziato e hanno concluso un solo corso, è stato attribuito un punteggio di 3,20, che è stato sommato a quello di 8, per un totale di 11,20 a fronte dei 12 conseguiti nella prima graduatoria; la differenza tra i due criteri ha, pertanto, comportato una variazione di 0,80;

- agli enti, che hanno avuto finanziato un numero elevato di corsi (nell’esempio 300) e li hanno conclusi quasi tutti (nell’esempio 280), un punteggio di 3,8, che aggiunto a quello di 8, ha portato al medesimo punteggio di 11,80; la differenza tra i due criteri non ha portato nessuna variazione;

- agli enti, che hanno avuto finanziato e hanno concluso un numero elevato di corsi, un punteggio di 4, che, sommato a quello di 8, ha portato al medesimo punteggio di 12; la differenza tra i due criteri non ha portato nessuna variazione.

B) Analoghe considerazioni valgono per il criterio A2 (per il c.d. tasso di formazione), in relazione al quale, sempre dagli esempi fatti nel provvedimento impugnato, risulta che:

- agli enti, che hanno svolto un solo corso con 15 allievi, i quali sono stati tutti formati, sono stati attribuiti 3,26 punti che, sommati agli 8 del parametro qualitativo, hanno comportato un punteggio complessivo di 11,26 a fronte dei 12 di cui al precedente criterio; la differenza tra i due criteri ha, pertanto, comportato una variazione di 0,74;

- agli enti, che hanno avuto un numero elevato di allievi (nell’esempio 350) e li hanno conclusi quasi tutti (nell’esempio 330), un punteggio di 3,4, che aggiunto a quello di 8, ha portato al medesimo punteggio di 11,40; la differenza tra i due criteri non ha portato nessuna variazione;

- agli enti, che hanno avuto finanziato e hanno concluso un numero elevato di corsi, un punteggio di 4, che, sommato a quello di 8, ha portato allo stesso punteggio di 12; la differenza tra i due criteri non ha portato nessuna variazione.

Dunque, dagli stessi esempi riportati nel provvedimento impugnato emerge che la differenza tra il punteggio attribuito con il vecchio e con il nuovo criterio è stata minima, riducendosi a 0,76/0,80 per i casi (maggiormente eclatanti) degli enti con un solo corso e il minimo di alunni (cfr. in atti la condivisibile perizia tecnica di parte a firma del Prof. G. Marineo dell’Università della Calabria che analizza tutte le situazioni teoricamente ipotizzabili).

Del resto, nello stesso provvedimento impugnato si sottolinea che: “gli esiti delle numerose simulazioni effettuate hanno comportato, principalmente, riposizionamenti interni alla graduatoria di merito e, in via marginale, ridotti movimenti reciproci tra le zone prossime alla demarcazione tra i progetti finanziati e quelli non finanziati”.

Tale affermazione è, peraltro, comprovata dal riferimento fatto nella memoria dell’Avvocatura dello Stato alla circostanza che l’applicazione dei “nuovi” criteri ha comportato l’esclusione di 4 iniziative precedentemente ammesse e la collocazione in posizione utile di ulteriori 2, ovverosia variazioni molto modeste.

10.3 A ben vedere l’illogicità non è data dalla scelta in sé della suddivisione del punteggio in due sub-punteggi di 8 e 4, corrispondenti al profilo qualitativo e quantitativo, ma dalla fissazione di un punteggio minimo indifferenziato non inferiore a 3,20, che è pari all’80 % dei 4 punti all’uopo prestabiliti.

Senza volere entrare in valutazioni di puro merito, che in questa sede sono inammissibili, è tuttavia da ritenere che la soluzione più logica sarebbe stata quella di attribuire i predetti 4 punti partendo dal valore minimo di 1, ed assegnando proporzionalmente il restante punteggio secondo gli specifici requisiti quali-quantitativi comprovati dai singoli enti. In altri termini, l’Assessorato, nell’ottica di una logica distribuzione del punteggio tesa ad evitare ingiustificati appiattimenti delle diversificate situazioni esaminate, avrebbe dovuto collegare la distribuzione del punteggio per il criterio A1 attribuendo un solo punto agli enti che avevano realizzato un solo corso e 4 punti agli enti col massimo (15) dei corsi, risolvendo tutte le situazioni intermedie secondo lo stesso rapporto proporzionale.

Analogamente, sarebbe stato più logico attribuire proporzionalmente il punteggio corrispondente al criterio A2 (per il c.d. “tasso di formazione”), con conseguente ripartizione dei 4 punti previsti partendo dagli enti con il minimo dei soggetti formati (12) ed il massimo consentito (180), riconoscendo 1 punto nel primo caso e 4 punti nel secondo caso.

Può, pertanto, concludersi nel senso che i “nuovi” criteri A1 e A2 sono ancora illogici nelle parti in cui prevedono che il punteggio massimo di 4 sia attribuito partendo da un minimo di 3,2 e non proporzionalmente partendo dal punteggio base di 1.

11. Accertata l’illegittimità del procedimento di attribuzione dei punteggi, occorre esaminare l’ulteriore censura riferita ai criteri A1 e A2, che sono stati contestati anche relativamente alla previsione di un tetto massimo di corsi annui valutabili pari a 15 e di alunni formati pari a 180.

L’Associazione ricorrente deduce, in particolare, che nell’arco temporale considerato, ovverosia nel quadriennio 2012/2015, non era stato imposto alcun limite al numero di corsi che potevano essere svolti dagli enti di formazione e che l’Assessorato avrebbe potuto, al massimo, contingentare la quantità di corsi valutabili all’interno dei singoli progetti.

Anche questa doglianza non è di agevole definizione.

Preliminarmente va rilevato che l’Amministrazione, nell’esercizio dei propri poteri discrezionali di fissazione dei criteri di valutazione, può, in linea di principio, prevedere un tetto massimo al numero di esperienze valutabili al fine di assicurare un congruo bilanciamento con gli altri punteggi.

Non è, conseguentemente, illogica in sé la scelta di graduare i punteggi al fine di evitare che la componente legata all’esperienza sia eccessivamente preponderante rispetto agli altri criteri di valutazione, tanto più che nella specie, come detto, si intendeva consentire l’accesso ai finanziamenti anche agli enti di recente accreditamento.

Ci si deve, però, chiedere se la specifica fissazione del numero massimo di 15 corsi e 180 alunni sia o meno illogica o irragionevole.

Nella specie, l’Amministrazione ha giustificato tale quantificazione, facendo riferimento all’art. 6, paragrafo 1, e all’art. 12.1 dell’avviso i quali disponevano, rispettivamente, che ogni progetto poteva prevedere al massimo 15 corsi e che il numero minimo di alunni per ogni corso era di 12.

Conseguentemente, si è ritenuto di fissare in 15 e in 180 (15 x 12) il numero massimo di corsi e di alunni valutabili.

Trattasi di una determinazione che, ad avviso del collegio, non è illogica in quanto, a ben vedere, l’Assessorato ha previsto un criterio di valutazione rapportato alla qualificazione, che è adeguato rispetto alla tipologia di prestazione richiesta.

I progetti finanziabili potevano, infatti, prevedere al massimo 15 corsi, cosicché veniva in rilievo la capacità dell’ente di formazione di organizzarne in tale numero, mentre risultava ultronea quella riferita a una maggiore quantità, che avrebbe, inoltre, penalizzato gli enti di recente costituzione.

Sotto tale profilo, giova ulteriormente ribadire che la scelta politica di fondo sottesa all’avviso n. 8 è stata quella di non limitare l’accesso ai finanziamenti agli enti storici e di aprire il settore ai nuovi accreditati.

Logica e ragionevole è, pertanto, la scelta di fissare un numero massimo di corsi valutabili pari a quelli da realizzare.

A diversa conclusione non può, peraltro, addivenirsi sulla base del fatto che l’avviso riferiva il limite di 15 ai corsi finanziabili all’interno dei singoli progetti e non a questi ultimi in sé considerati.

Trattasi, infatti, di una circostanza che, in sé considerata, non comporta l’illogicità del criterio prescelto, dato che l’Amministrazione, nell’esercizio della propria ampia discrezionalità, poteva scegliere se dare rilievo al parametro di 15 corsi derivante dall’avviso in termini assoluti o rapportandolo ai singoli progetti.

12. Vanno adesso esaminate le censure relative ai criteri B4 e B5, i quali prevedevano l’attribuzione di un punteggio massimo di 7 punti ciascuno sulla base del livello qualitativo delle risorse umane impiegate nella proposta progettuale, che era misurato in funzione del numero di ore di docenza complessivamente attribuito a personale con almeno 10 anni di esperienza professionale (B4) e didattica (B5) rispetto al numero di ore di aula totali.

Con il ricorso introduttivo, l’associazione ha censurato l’avviso n. 8 nella parte in cui consentiva l’attribuzione di tali punteggi non solo agli enti di formazione che avevano in organico personale con l’esperienza richiesta, ma anche a quelli che si impegnavano ad assumerlo in caso di finanziamento.

Questo TAR, in sede cautelare, si è pronunciato negativamente su tale doglianza, rilevando che: “non si tratta dell’imposizione di un requisito (restrittivo) di partecipazione, ma di un’appropriata valutazione della qualità del progetto che, al fine, anche, di consentire la partecipazione a enti diversi da quelli “storici”, deve essere presente, non tanto al momento della partecipazione alla procedura, quanto piuttosto in quello di predisposizione del successivo progetto esecutivo, che deve, appunto, indicare nominativamente il personale impiegato, a pena della mancata erogazione del finanziamento e della perdita dello stesso. Non si configura, inoltre, alcuna disparità di trattamento tra i partecipanti, in quanto tutti sono stati posti nelle (medesime) condizioni e non possono che imputare a sé stessi l’eventuale mancata indicazione con la conseguente attribuzione di un inferiore punteggio per i criteri B4 e B5”.

Sul punto le ordinanze sono state, però, riformate in sede di appello, in quanto il CGA ha ritenuto che: “In riferimento ai motivi dedotti nel ricorso in appello (e nella successiva memoria) relativamente ai criteri di valutazione B4 e B5, appaiono almeno prima facie assistite dal necessario fumus boni juris le prospettazioni circa la loro illegittimità. Infatti, l’art. 125, comma 3 del Regolamento UE 1303/2013 richiede un accertamento della capacità amministrativa del beneficiario “prima dell’approvazione dell’operazione” che può anche essere dimostrato attraverso una dichiarazione che però deve avere ad oggetto un requisito posseduto. Al contrario è illogica l’attribuzione di un punteggio per qualcosa che non si possiede ancora, perché così facendo si viola la par condicio fra gli aspiranti e si incide sulla libera concorrenza legittimando a priori soggetti allo stato non in possesso dei requisiti dinanzi a soggetti, sempre allo stato, in regola con le richieste dell’avviso. Al proposito, a nulla rileva che i partecipanti all’avviso 8/2016 siano accreditati ai sensi del regolamento regionale n. 25 del 2015, poichè il suddetto accreditamento avviene su parametri del tutto diversi da quelli di cui ai criteri B4 e B5 dell’avviso 8/2016”.

In asserita esecuzione delle ordinanze del CGA, l’Assessorato regionale della formazione e dell’istruzione professionale, con DDG n. 6280 del 10 agosto 2017, ha espunto dall’avviso i criteri B4 e B5 e ha riparametrato i punteggi attribuiti agli altri criteri, approvando la terza graduatoria.

L’Associazione ricorrente censura tale provvedimento, deducendo che l’eliminazione dei criteri B4 e B5 avrebbe comportato un’elusione della pronuncia cautelare in esecuzione corretta della quale si sarebbe dovuto procedere alla loro formulazione nel senso dell’attribuzione dei punteggi esclusivamente agli enti in possesso del requisito richiesto e non anche a quelli che si erano limitati alla loro dichiarazione.

La censura è fondata.

Il Comitato di valutazione, nella seduta del 10 giugno 2015, aveva previsto che la valutazione dei progetti doveva avvenire secondo vari criteri, i quali dovevano essere suddivisi in indicatori di dettaglio, tra i quali aveva indicato quello della “qualità e coerenza progettuale” da rapportare non solo alla “coerenza esterna”, ma anche alla “coerenza interna”.

Aveva, altresì, previsto che quest’ultima andava valutata con riferimento al profilo professionale e organizzativo delle risorse impiegate e alle attività proposte.

Ne deriva che l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale, fermo restando la discrezionalità nell’individuazione della metodologia di attribuzione del punteggio, era obbligato a inserire un criterio di valutazione riferito alle risorse umane e non poteva, pertanto, eliminare i criteri B4 e B5.

La possibilità di una loro eliminazione non conseguiva, peraltro, nemmeno dalle ordinanze cautelari del CGA, le quali si erano pronunciate sull’illegittimità del meccanismo di attribuzione e non del criterio in sé.

Ne deriva che l’Assessorato aveva due possibilità: o adeguava il criterio alle indicazioni date dal CGA, imponendo l’indicazione del personale utilizzato in seno all’istanza di partecipazione; oppure individuava un diverso meccanismo di attribuzione del punteggio relativo alle risorse umane impiegate.

Non poteva, invece, cancellare un criterio di valutazione a carattere obbligatorio.

L’elusione dell’ordine cautelare è, peraltro, aggravata dall’avvenuta riparametrazione dei punteggi attribuiti in base agli altri criteri, la quale ha comportato nei fatti la riassegnazione, sotto altra veste, dei 14 punti decurtati.

13. Il problema che, però, a questo punto si pone è se il criterio era legittimo (come sostenuto in sede cautelare da questo TAR) o illegittimo (come affermato dal CGA) e, pertanto, se è fondata la censura relativa ai criteri B4 e B5 fatta in seno al ricorso introduttivo, ovverosia se era necessaria la presenza nell’organico degli enti di formatori qualificati già al momento della presentazione dell’istanza.

13.1 Prima di procedere all’esame della censura va esaminata l’eccezione di carenza d’interesse alla contestazione del criterio B4 sollevata dagli intervenienti, i quali hanno rilevato come la ricorrente avesse ottenuto punteggi elevati rispetto allo stesso.

L’eccezione è infondata, in quanto sussiste l’interesse a censurare il punteggio attribuito agli altri enti sulla base di tale criterio.

13.2 Ciò posto, il Collegio, dopo attenta riflessione, ritiene di confermare le proprie decisioni cautelari, pur discostandosi da quelle del CGA, tenuto conto del sopravvenuto parere della Commissione europea del 6 dicembre 2018, il quale assevera, in sostanza l’operato dell’Amministrazione.

Prima d’illustrare il contenuto di tale atto, occorre ricostruire il panorama normativo in materia.

Invero, l’art. 125, paragrafo 3, lettera d), del regolamento (UE) n. 1303 del 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo sociale europeo, dispone che l’Autorità di gestione (nella specie la Regione siciliana) accerta che il beneficiario abbia la capacità amministrativa, finanziaria e operativa per soddisfare le condizioni necessarie per il sostegno dell’operazione prima della sua approvazione.

In ordine all’interpretazione di tale disposizione e, in particolare, alla necessità che la capacità operativa e, in particolare, la disponibilità di personale in possesso di determinati requisiti (professionalità ultradecennale) fosse posseduta al momento della presentazione dell’istanza di partecipazione, è intervenuta, come detto, su sollecitazione dell’Amministrazione regionale, la Commissione europea.

Con parere del 6 dicembre 2018, l’autorità europea ha, in particolare, ritenuto che poteva aversi l’ammissione alla procedura selettiva anche con il semplice impegno al reclutamento di personale in possesso di determinate caratteristiche, a condizione che fossero previsti adeguati strumenti d’intervento in caso di mancanza del requisito al momento dell’inizio dell’esecuzione del progetto o nel corso del suo svolgimento.

Trattasi di un’interpretazione che il Collegio condivide per le ragioni di seguito esposte.

Come detto, uno degli obiettivi dell’avviso n. 8 è quello di aprire il settore della formazione professionale ai soggetti neo-accreditati.

Tale obiettivo sarebbe palesemente depotenziato se si pretendesse che i partecipanti alla procedura selettiva abbiano già assunto il personale da utilizzare, atteso che il relativo mantenimento comporterebbe l’effettuazione di investimenti consistenti, pur a fronte dell’incertezza dell’ottenimento del finanziamento dei propri progetti.

Si comprende, dunque, perché sia stata prevista l’attribuzione del punteggio relativo alla qualificazione del personale sulla base del formale impegno all’assunzione in caso di utile collocazione in graduatoria.

Nessun nocumento poteva, peraltro, derivare all’Amministrazione da tale ampliamento del numero dei partecipanti, il quale, al contrario, aumentava la competitività in un settore chiuso e garantiva una maggiore qualità (quanto meno potenziale) dell’offerta formativa.

Sotto tale profilo, deve tenersi, infatti, conto del fatto che qualora fosse stato accertato il mancato rispetto dell’impegno, non si sarebbe avuta l’erogazione del finanziamento.

Significativa è, sotto tale profilo, la disciplina contenuta nell’art. 9 dell’avviso n. 8, laddove si prevede che, successivamente alla pubblicazione della graduatoria finale, i soggetti utilmente collocati in graduatoria trasmettono all’Amministrazione il progetto esecutivo, che deve contenere, tra l’altro, l’indicazione del personale docente.

Successivamente, l’Amministrazione avvia le attività di validazione della progettazione esecutiva e predispone il decreto d’impegno.

E’ prevista, inoltre, una complessa attività di controllo dei corsi, che può comportare la riduzione o, addirittura, la revoca del finanziamento in caso di utilizzo di docenti non in possesso dei requisiti dichiarati.

Valga, sotto tale profilo, il riferimento all’art. 12.2 dell’avviso laddove si prevede la revoca del finanziamento in una pluralità di ipotesi, tra cui quella in cui si ha la violazione del successivo art.13, comma 1, lettera c), il quale prevede che le attività devono essere realizzate conformemente al progetto approvato e alla progettazione esecutiva.

Valga anche il riferimento al “Vademecum per l’attuazione degli interventi che prevedono l’adozione di unità di costo standard (UCS)”, allegato sub A) al D.D.G. n. 2003 del 29 maggio 2012, laddove si dispone che: “Il Progetto esecutivo contiene le seguenti principali informazioni: … nominativi del personale formatore”.

Deve, pertanto, concludersi nel senso che non si trattava di un requisito di partecipazione, ma di un elemento attinente alla qualità del progetto, da accertare in sede di progettazione esecutiva, la cui mancanza poteva comportare la riduzione e (nei casi più gravi) la revoca del finanziamento.

Per completezza va rilevato che l’assunzione di personale in possesso dei requisiti in questione non costituisce un adempimento complesso.

Rileva, sotto tale profilo, la l.r. 6 marzo 1976, n. 24 (in materia di addestramento professionale dei lavoratori), la quale, dopo avere previsto, all’art. 1, che l’Assessorato regionale del lavoro e della cooperazione promuove, programma, dirige e coordina le iniziative di formazione professionale in tutti i settori delle attività economiche e sociali, statuisce, al successivo art. 13, che il personale preposto alle attività formative deve essere iscritto all’albo di cui all’art. 14.

L’iscrizione in tale albo è finalizzata proprio all’individuazione del personale da utilizzare per lo svolgimento delle attività formative finanziate dalla Regione siciliana, per cui è sufficiente attingere allo stesso per concretizzare l’impegno assunto con l’istanza di partecipazione all’avviso.

Conclusivamente va escluso che l’attribuzione del punteggio sulla base della dichiarazione resa sarebbe stato distorsiva della concorrenza, considerato che tutti gli enti sono stati posti nelle condizioni di renderla.

Ne deriva che restano fermi i criteri di attribuzione dei punteggi in questione (criteri B4 e B5) fissati nella prima versione dell’avviso.

14. Al fine di completare l’esame delle censure relative ai criteri di valutazione occorre esaminare quelle relative al criterio D, avente ad oggetto il “Sostegno delle strategie per l’agenda urbana e per le aree interne”, che si assume essere illegittimo in quanto: avrebbero dovuto essere premiate le proposte formative indirizzate a soggetti maggiormente a rischio di marginalità sociale ed economica indipendentemente dall’ambito territoriale di riferimento; avrebbe, comunque, dovuto darsi prova dell’effettiva disponibilità di sedi adeguate per lo svolgimento dei corsi nelle aree svantaggiate.

Le doglianze sono infondate.

14.1 Per quanto riguarda il primo profilo, va rilevato che il criterio D si articolava in due sottocriteri: “D 1: Realizzazione di attività formative in territori della Sicilia di riferimento della strategia per l’agenda urbana: almeno un corso per proposta”, a cui erano attribuiti 3 punti; “D 2: Realizzazione di attività formative in territori della Sicilia che rientrano nelle aree della strategia per le Aree Interne (Terre Sicane, Madonie, Nebrodi, Calatino, Valle del Simeto): almeno un corso per proposta”, a cui erano attribuiti 7 punti.

Il Comitato di sorveglianza, nel verbale del 10 giugno 2015, aveva previsto che i criteri di valutazione obbligatoria (ovverosia quelli riferiti a: qualificazione del soggetto proponente; qualità e coerenza progettuale; coerenza con i principi orizzontali del PO FSE; economicità) potevano essere integrati da criteri premiali coerenti con i principi guida delle priorità d’investimento del PO FSE indicati in una tabella ivi riportata.

Tra tali principi vi era quello di “premiare le proposte progettuali in grado di sostenere la strategia per l’agenza urbana e quella per le aree interne”.

Nel rispetto di tali indicazioni, l’Amministrazione, nell’esercizio dei propri ampi poteri discrezionali, si è determinata nel senso di attribuire un punteggio aggiuntivo, pari a un massimo di 10 punti, alle proposte finalizzate all’attuazione di tale principio.

Trattasi di una scelta non illogica, né irragionevole, in quanto fondata proprio sulle indicazioni date dal Comitato di sorveglianza.

Analoghe valutazioni possono essere fatte con riferimento all’attribuzione di un punteggio anche a fronte della realizzazione di un solo corso, che, in sé considerata, non è illegittima.

14.2 Per quanto riguarda il profilo di censura riferito alle sedi, si rinvia a quanto ampiamente già detto.

15. Vanno adesso esaminate le censure riferite alla composizione della Commissione di valutazione, che si assume essere illegittima in quanto: contrasterebbe con il punto 2.3 del verbale del Comitato di sorveglianza in quanto la nomina è avvenuta con provvedimento del Direttore Generale senza il ricorso a procedure di evidenza pubblica; avrebbe dovuto essere data prova del possesso di adeguata requisiti di professionalità ed esperienza, quanto meno con l’indicazione della qualità di dipendenti dell’amministrazione regionale e della qualifica posseduta; sarebbe stato violato l’art. 24, comma 1, della l.r. n. 30 del 7 agosto 1997 in base al quale i componenti dovevano essere 7 e non 12 e dovevano essere presenti 4 esterni.

La doglianza è infondata.

Preliminarmente va precisato che l’art. 24 della l.r. n. 30 del 1997 è riferito alla diversa fattispecie della valutazione dei progetti formativi finalizzata all’inserimento nei piani di programmazione e non è, pertanto, applicabile alla procedura in esame.

Deve, pertanto, farsi esclusivamente riferimento al verbale del 10 giugno 2015 del Comitato di sorveglianza, laddove si prevedeva che: le proposte progettuali dovevano essere valutate da “Nuclei di valutazione” composti da funzionari dell’amministrazione regionale e/o da esperti esterni nei settori di riferimento dei dispositivi attuativi programmati; gli esperti dovevano essere individuati attraverso avvisi pubblici.

A ben vedere il Comitato non aveva imposto l’individuazione di esterni, ma aveva rimesso alla valutazione discrezionale dell’Amministrazione la determinazione di ricorrere (anche per evidenti esigenze di contenimento della spesa) solo a personale interno per il quale, quindi, non si poneva un problema di attivazione di procedure selettive.

Nella specie, l’Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale ha legittimamente deciso di utilizzare esclusivamente interni, la cui qualificazione è stata adeguatamente comprovata mediante il riferimento al titolo di dottore per i dirigenti e agli acronimi F.I. (funzionario istruttore) e F.D. (funzionario direttivo) per il personale con diversa qualifica.

16. Va adesso esaminata la censura relativa alla violazione dell’art. 10 bis con cui si deduce che l’Amministrazione non avrebbe espressamente indicato le ragioni per le quali aveva disatteso le osservazioni della ricorrente in ordine ai punteggi alla stessa attribuiti.

La censura è infondata.

Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, le memorie e gli scritti procedimentali devono essere valutati dall’autorità emanante senza che però occorra nel provvedimento finale una confutazione punto per punto degli argomenti addotti, essendo sufficiente un iter motivazionale che renda percepibili le ragioni complessive in base alle quali le difese del privato non sono state condivise (per tutte Consiglio di Stato, VI, 20 aprile 2017, n. 1858).

Nella specie, veniva in considerazione una procedura selettiva articolata basata sull’attribuzione di punteggi i quali sintetizzavano la motivazione della collocazione in graduatoria e non richiedevano l’indicazione di ulteriori ragioni nemmeno successivamente alla presentazione di memorie procedimentali.

17. Conclusivamente va scrutinata la doglianza riferita all’illegittimità del decreto n. 7205 del 4 ottobre 2017 nella parte in cui ha ammesso con riserva l’ente Terservice sulla base dell’accoglimento dell’istanza cautelare dalla stessa proposta con ordinanza del CGA n. 597 del 2017.

La doglianza è fondata, in quanto il ricorso proposto da tale ente aveva lo scopo di ottenere l’annullamento dell’avviso n. 8 e, pertanto, dell’intera procedura selettiva, per cui l’accoglimento dell’istanza cautelare non poteva comportare l’ammissione con riserva.

18. L’accertata fondatezza (nei limiti prima precisati) delle censure dedotte in via principale avverso l’avviso esonerano il Collegio dall’esaminare quelle relative ai punteggi attribuiti ai singoli progetti, in quanto dedotte in via subordinata.

Concludendo, per le ragioni suesposte, il ricorso, come integrato dai motivi aggiunti, è in parte improcedibile, in parte fondato e da accogliere, in parte da rigettare.

Si ritiene di compensare le spese avuto riguardo all’oggettiva complessità della controversia.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto e integrato dai motivi aggiunti, in parte lo dichiara improcedibile, in parte lo accoglie e in parte lo rigetta nei sensi di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 31 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Aurora Lento, Presidente FF, Estensore

Roberto Valenti, Consigliere

Sebastiano Zafarana, Primo Referendario

     
     
IL PRESIDENTE, ESTENSORE    
Aurora Lento    
     
     
     
     
     

IL SEGRETARIO