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Pensioni, la rassegna stampa del 03.07.2018

 

 salvini

 Pensioni, Salvini: cancelleremo legge Fornero, è “ingiusta e disumana”

03.07.2017 -Matteo Salvini, Vicepremier e Ministro dell’Interno, presente  al tradizionale raduno del Carroccio a Pontida, è intervenuto sul tema delle pensioni.

Salvini, come leggiamo su Repubblica.it, ha ribadito quanto affermato sia nel corso della campagna elettorale che nei primi giorni di Governo, ossia l’abolizione della legge Fornero, che ha definito ingiusta e disumana. Queste le Sue parole:

“Io rinnovo l’impegno a cancellare la legge Fornero come legge ingiusta, disumana e profondamente sbagliata. “Grazie alla Fornero conti a posto? Allora potevate fare una legge per la quale hai la pensione il giorno che ti mettono sotto terra e erano salvi definitivamente. Vincoli e numeri da rispettare? Ci proveremo, smontando pezzetto per pezzetto la Fornero, abbassando le tasse per imprese e famiglie ma – avverte il vicepremier, dal palco di Pontida – se per fare meglio dovrò ignorare uno zero virgola imposto da Bruxelles, allora dico che per me viene prima la felicità dei popoli, per me quello zero virgola vale zero”.

Senza riforma in pensione più tardi

È ancora tutto da decidere il futuro delle pensioni. Il governo sta vagliando l’ipotesi di una riforma con la possibilità di introdurre fin dal 2019 una quota 100 che consenta ai lavoratori di andare in pensione al raggiungimento dei 64 anni di età con 36 di contributi.

La quota 100, infatti, è quello strumento che consente di andare in pensione una volta che la somma dell’età anagrafica e degli anni dei contributi versati dà come risultato 100. Nel caso del governo Lega-Movimento 5 Stelle, però, è stato deciso di prevedere una soglia minima anagrafica (64 anni appunto).

Solo dal 2020, invece, dovrebbe essere estesa a tutti la quota 41, lo strumento con il quale si potrà andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica al raggiungimento di 41 anni di contributi.

In attesa della riforma, però, i requisiti per la pensione subiranno una variazione al rialzo a partire dal 1° gennaio 2019, visto l’adeguamento con le aspettative di vita rilevate dall’INPS, aumentate di 5 mesi, stabilito dalla Legge Fornero.

Come riassunto dall’infografica realizzata da Money.it, l’adeguamento porterà ad un innalzamento dei requisiti previdenziali per tutti i trattamenti oggi a disposizione per smettere di lavorare.

Nel dettaglio, per la pensione di vecchiaia contributiva sarà richiesta un’età pari a 71 anni, oltre a 5 anni di contributi. Per la pensione di vecchiaia ordinaria, invece, l’età pensionabile è aumentata di 3 mesi, diventando così pari a 67 anni per tutti, mentre il requisito contributivo è rimasto invariato (20 anni).

Gli stessi anni di contributi sono richiesti anche per la pensione anticipata contributiva per cui, invece, l’età anagrafica diventa 64 anni visto l’incremento di 3 mesi.

Per quanto riguarda la pensione anticipata ordinaria, invece, bisogna fare una distinzione tra uomini e donne. I primi potranno accedervi una volta maturati 43 anni e 3 mesi di contributi, mentre per le seconde basteranno 42 anni e 3 mesi. In entrambi i casi non è previsto alcun requisito anagrafico.

Si segnala, poi, un incremento di 5 mesi della quota 41 per lavoratori precoci, per i quali dal 1° gennaio 2019 saranno necessari 41 anni e 5 mesi di età per andare in pensione.

Infine, l’aumento dei requisiti per la pensione di vecchiaia comporterà anche una variazione per l’Ape Volontario, poiché questo può essere richiesto quando ci si trova a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione. Quindi, dal 1° gennaio, non si potrà accedere al prestito pensionistico con meno di 63 anni e 3 mesi di età.

 

 

Pensioni, quattordicesima e cumulo famigliare: ennesima ingiustizia

Pensioni, la quattordicesima elargita senza considerare il cumulo famigliare è una profonda ingiustizia sociale

Premesso che far finire nelle tasche degli italiani un po' di soldi è sempre una cosa positiva, però la "quattordicesima" elargita senza considerare il cumulo famigliare è una profonda ingiustizia sociale.

Viene pagata a tutti coloro che percepiscono fino a 1000 euro lordi al mese di pensione e con più di 64 anni di età.

Un assegno pensionistico esiguo decisamente sotto la soglia di povertà.

Peccato che i destinatari del provvedimento in taluni casi siano coniugati e conviventi con consorti che hanno redditi da pensione o da lavoro medio-alti che vanno a comporre un cespite famigliare che supera abbondantemente i mille euro lordi previsti dalla normativa vigente per l'assegno integrativo

Non solo.

Se un cittadino supera anche solo per pochi euro la cifra stabilita, non potrà percepire alcunché.

Forse perchè quei pochi euro in più lo inseriscono nella categoria economica-sociale "benestante" ?

Una ingiustizia di fondo che si aggiunge alle tante storture del nostro Paese.

I soliti figli e figliastri.

L'attuale esecutivo intervenga per porre fine a tali "privilegi" dispensati a piene mani come mance elettorali che, tuttavia, non hanno sortito l'effetto sperato, evidentemente.

Certe "integrazioni" vengano concesse a chi ha veramente un reddito famigliare basso che sia comprensivo anche dei possedimenti mobiliari, e immobiliari come accade per le esenzioni e le prestazioni agevolate previste per coloro che hanno situazione economicafamigliare precaria, come previsto dall'indicatore ISEE.

Giustizia ed equità sociale, questi sono i cardini di un Paese civile.