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Il programma di Nello Musumeci.

ars

Repubblica Italiana Assemblea Regionale Siciliana XVII Legislatura

RESOCONTO STENOGRAFICO

(Stesura provvisoria)

9ª SEDUTA

MARTEDÌ 9 GENNAIO 2018

Presidenza del Vicepresidente DI MAURO

A cura del Servizio Lavori d’Aula

Ufficio del regolamento e dei resoconti


Assemblea Regionale Siciliana

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XVII LEGISLATURA

9a SEDUTA

9 gennaio 2018

INDICE

Assemblea Regionale Siciliana

(Saluto agli studenti del Liceo classico Meli di Palermo) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3

Congedi . . . . . . . . . .  . . . . . . . . . . . . . . . 17

Corte Costituzionale

(Comunicazione di decisioni) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22

Corte dei conti

(Comunicazione di deliberazione) . . . 22 (Comunicazione di sentenza) . .. . . . . 22

Disegni di legge

(Annunzio di presentazione) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17 (Annunzio di presentazione e contestuale invio alla competente Commissione) . . . . . . . . . . . . . 19

Governo regionale

(Comunicazione di decreto di dimissioni da Assessore) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 (Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione):

PRESIDENTE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3,56 MUSUMECI, presidente della Regione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3,51 FAVA (Misto) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 DE LUCA CATENO (Misto) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 LUPO (Partito democratico XVII Legislatura) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31 ZAFARANA (Movimento Cinque Stelle) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35 D’AGOSTINO (Sicilia Futura) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36 CANCELLERI (Movimento Cinque Stelle) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 LA ROCCA RUVOLO (UDC-Unione dei Democratici Cristiani e dei Democristiani di centro)43 CATALFAMO (Fratelli d’Italia) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45 RAGUSA (Forza Italia) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46 SAVARINO (DiventeràBellissima) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48

 

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La seduta è aperta alle ore 16.21

PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura dell’avviso di convocazione in sessione ordinaria dell’Assemblea regionale siciliana.

ZITO, segretario. “In esecuzione del combinato disposto dell’articolo 11 dello Statuto della Regione siciliana e dell’articolo 75 del Regolamento interno dell’Assemblea regionale siciliana, l’Assemblea è convocata in sessione ordinaria per martedì, 9 gennaio 2018, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno: ‘Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione’”.

PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale delle sedute n. 7 e n. 8 del 29 dicembre 2017.

ZITO, segretario, dà lettura del processo verbale delle sedute n. 7 e n. 8 del 29 dicembre 2017 che, non sorgendo osservazioni, si intendono approvati.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel corso della seduta.

Invito, pertanto, i deputati a munirsi per tempo della tessera personale di voto.

Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento elettronico.

Saluto agli studenti del Liceo Classico Meli di Palermo

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di passare all’ordine del giorno, diamo il benvenuto ai ragazzi del Liceo Meli di Palermo, terza classe IS, che sono accompagnati dalla prof.ssa Barraco.

Oggi i ragazzi assisteranno ad una seduta importante, che avrà come oggetto le “Comunicazioni programmatiche del Presidente della Regione”.

Comunicazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENE. Si passa al primo punto all’ordine del giorno: “Comunicazioni programmatiche del Presidente della Regione”.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione, onorevole Musumeci, per relazionare al Parlamento.

MUSUMECI, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con particolare emozione che mi accingo ad illustrare le linee programmatiche del Governo che ho l’onore di presiedere. Governo che ho avuto il piacere di presentare formalmente all’Aula già nella seduta inaugurale di questa XVII legislatura.

Mi sia, innanzitutto, consentito in questa particolare circostanza di rivolgere un sincero saluto alle siciliane e ai siciliani, ovunque si trovino, in Patria o all’estero, e a tutti quei cittadini che per qualunque ragione vivono nella nostra Isola condividendone, quindi, le sorti.

Ed entro subito nel vivo del tema.

Don Luigi Sturzo diceva che “un programma politico non si inventa, si vive giorno dopo giorno”. Per noi il programma è una guida in continuo aggiornamento, un progetto dinamico. Non è un arido elenco di cose da fare o non fare, di problemi e soluzioni. Ma uno strumento che indica le linee

 

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lungo le quali i problemi vanno affrontati e indicare la metodologia di lavoro che verrà adottata nel corso dei prossimi cinque anni.

L’obiettivo finale è quello di riconsegnare ai siciliani una Regione “normale”. Restituire dignità e fiducia ai cittadini facendo lievitare una fiera consapevolezza che diventi nel contempo argine contro i fenomeni criminali, contro la rassegnazione e la disperazione.

Non ci soffermeremo in maniera dettagliata su tutti i settori dell’Amministrazione regionale. Ma alcuni aspetti riteniamo meritevoli di attenzione.

Tanto nel contesto interno, quanto in quello internazionale, i più recenti dati socio -economici ci offrono inesorabilmente un quadro allarmante della Sicilia, relegata all’ultimo posto tra le regioni italiane e tra gli ultimi nell’area comunitaria.

Credo che sia sufficiente questa drammatica situazione per mettere in moto ogni energia umana presente nella comunità siciliana e risalire la china. E’ anche una questione di orgoglio – se volete – che dovrebbe alimentare un civile movimento di opinione pubblica, per riscattare l’immagine di un’isola ancora prigioniera di antichi pregiudizi e appesantita da luoghi comuni esaltati da un certo giornalismo spazzatura, prodotto da operatori spregiudicati e lautamente pagati.

Siamo ben consapevoli delle responsabilità, delle connivenze, delle opacità recenti e remote che pesano sulle classi dirigenti siciliane in generale, e su parte della cosiddetta società civile, complice e vittima al tempo stesso. Ma una cosa è l’azione di denuncia e di stimolo del giornalismo, altra cosa è l’accanimento, l’ostilità, il pregiudizio condito con falsità, solo per il gusto di fare audience, di fare ascolto.

Già negli anni Settanta, in quest’Aula, i Presidenti della Regione parlavano di un complesso problema “Sicilia” e della necessità di affrontarlo – dico testualmente – e rilanciarlo in stretto raccordo con il più vasto problema meridionale. Ebbene, sono trascorsi quarant’anni e si continua a parlare ancora della Sicilia come di un problema.

Ci pare legittimo chiederci: ma quando questa nostra isola cesserà di essere un problema per diventare, invece, una risorsa per i suoi abitanti, per il Mezzogiorno, per il sistema Italia? Certo non dipenderà solo dalla politica siciliana. Ma noi per primi, Governo regionale, Assemblea, enti locali, operatori economici, e la parte migliore della società, abbiamo il dovere anzitutto morale di lavorare per ridare energia, prospettiva, smalto a questa nostra terra, a cominciare dall’area mediterranea, dove la Sicilia può assumere un protagonismo nell’ottica europea.

La nostra Sicilia deve darsi un ruolo politico attivo, magari d’intesa con le altre regioni del Sud, in una economia europea proiettata verso i paesi dell’area afroasiatica. Per questo sin da subito vogliamo dedicare particolare attenzione ai rapporti della Regione con l’Unione europea e con i paesi extra europei rivieraschi del Mediterraneo, per tornare ad una felice intuizione che negli anni Settanta ebbe il Presidente Bonfiglio, alla ricerca di interessanti sbocchi di mercato e di impiego di capitali da investire nell’isola.

Nei confronti dell’Amministrazione centrale dello Stato intendiamo assumere una linea di collaborazione leale, di serrato confronto e dialogo, senza sciocco rivendicazionismo lamentoso, ma anche senza alcun vergognoso ed irresponsabile atteggiamento remissivo. Chiederemo a Roma la piena e corretta applicazione dello Statuto siciliano, nelle sue prerogative e in una cornice di responsabilità e non di privilegi, ponendo sempre l’accento sulla particolare condizione di degrado socioeconomico in cui si trova la nostra isola.

Ma siamo anche consapevoli della inderogabile necessità di dovere portare a compimento la revisione dello Statuto stesso, alla luce del nuovo contesto normativo, nazionale e comunitario. L’augurio, perciò, è che questo Parlamento possa completare finalmente il lavoro dell’apposita Commissione, già avviato anni fa sotto la presidenza del compianto Vincenzino Leanza e riproposto invano in ogni legislatura.

E tuttavia l’auspicata piena attuazione del nostro Statuto non può essere un comodo alibi per impedire a ciascuno di noi di mettersi subito a lavorare con gli strumenti di cui dispone, pochi e

 

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peraltro male utilizzati, ed invertire la tendenza che ha portato la nostra Isola ad essere la ‘Cenerentola del Continente europeo’.

Per fare questo, riteniamo bisogna agire su due piani. Il primo per bloccare la deriva economica e sociale mira a fornire immediatamente ogni strumento che incentivi le imprese e tuteli i giovani e più in generale le fasce deboli della società isolana, coloro che si sentono emarginati, non garantiti. L’obiettivo più sentito, onorevoli colleghi, in queste nostre dichiarazioni è il lavoro. E al servizio di questo obiettivo vogliamo mettere ogni possibile risorsa umana, finanziaria e organizzativa.

Il secondo piano sul quale agire è volto a realizzare un programma di riforme che consenta di strutturare la macchina economica e burocratica affinché l’ente Regione non rimanga un problema tra i problemi ma divenga il motore di crescita e di sviluppo del territorio e realizzi uno standard di benessere diffuso. Nell’uno e nell’altro caso serve il pre-requisito essenziale che deve animare ogni classe dirigente. Una decisa azione di contrasto alla mafia, comunque si manifesti, e ad ogni forma di illegalità.

Il Presidente Piersanti Mattarella ripeteva che la mafia va combattuta con provvedimenti che abbiano di mira l’eliminazione di zone di parassitismo, di sprechi e di favoritismi, che rendano l’Amministrazione impermeabile, diceva, ad infiltrazione di stampo mafioso o clientelare e denunciava il fatto che nella società siciliana, a diversi livelli, nella classe dirigente, non solo politica ma pure economica e finanziaria si affermano comportamenti individuali e collettivi che favoriscono la mafia. Bisogna intervenire, avvertiva, poco prima di essere ucciso per eliminare quanto a livello pubblico con intermediazione e parassitismi ha fatto e fa proliferare la mafia.

A distanza di 40 anni, l’analisi di quel Presidente, che voleva una Regione con le carte in regola, appare ancora di estrema attualità. I mafiosi - lo dico soprattutto ai giovani - prima di cercare morti cercano alleati; li cercano nella società civile, li cercano nelle istituzioni pubbliche. Bisogna perciò lavorare, da un lato per creare una maggiore coscienza civile che faccia mura contro le organizzazioni criminali e dall’altro affinché le istituzioni siano resistenti ad ogni sorta di sollecitazione. A tale proposito, ci sia consentito qui di ricordare il sacrificio di Giovanni Bonsignore e di Filippo Basile, i due dipendenti della Regione siciliana assassinati negli anni 90 da mani mafiose per essersi rifiutati di venire meno ai loro doveri improntati a scrupolo e a correttezza.

Signor Presidente, onorevoli deputati, non sarà sfuggito a nessuno l’allarmante denuncia nei giorni scorsi dell’ufficio statistico della nostra Regione che fa emergere dal dossier sulla corruzione e sui reati contro la pubblica amministrazione dati assai preoccupanti, se è vero che le percentuali superano la media nazionale. C’è dunque tanto da lavorare in questa direzione. E molto lavoro può ancora fare la Commissione regionale Antimafia, pur nei limiti degli strumenti normativi di cui dispone, non avendo poteri di polizia giudiziaria che la Costituzione invece riconosce alle Commissioni parlamentari nazionali d’indagine e d’inchiesta. Riteniamo che la stessa legge istitutiva della Commissione risalente al 1991 vada oramai rivisitata in alcune sue parti. Vogliamo sperare che questo Parlamento sappia trovare la volontà ed il tempo per farlo. Lo stesso auspicio ci piace formulare per il disegno di legge sul Codice etico per il ceto politico e burocratico della Regione. L’articolato, proposto ed approvato all’unanimità dalla Commissione Antimafia – che avevo l’onore di presiedere nella passata legislatura – è stato licenziato dalla I Commissione ed iscritto all’ordine del giorno dell’Aula due anni fa ma mai discusso.

Prima di passare ai singoli settori, mi sia consentito qualche accenno alla situazione economico-finanziaria nella quale si trova la Regione che definiremmo complessa e difficile.

Sappiamo bene che molte responsabilità hanno radici profonde nel tempo ma la condizione è resa più pesante da recenti accordi con lo Stato che vanno necessariamente riconsiderati, se vogliamo rilanciare investimenti e crescita.

Le pure inevitabili misure di contenimento della spesa sin qui adottate hanno offerto risultati assai parziali mentre ha prevalso la prospettiva congiunturale di breve periodo, a discapito di una coerente programmazione incentrata sulla valorizzazione delle prerogative autonomistiche e delle potenzialità del contesto socio-economico territoriale.

 

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Le forti criticità che sono emerse nei giorni scorsi dall’esame dei conti effettuato dal nostro Governo impongono una determinata azione politica di negoziazione con lo Stato, rispettosa dell’autonomia finanziaria scaturente dallo Statuto, accompagnata da una intensificazione delle misure di risanamento economico-finanziario.

Tale grave situazione ha imposto a questo Governo, appena insediatosi, di correre ai ripari attivando un serrato e proficuo confronto con Roma che ha consentito di concordare la prima revisione degli accordi conclusi nella scorsa legislatura, già inseriti nell’ultima legge di bilancio dello Stato.

Dobbiamo puntare ad una complessiva rinegoziazione dell’autonomia finanziaria riconosciuta dallo Statuto - peraltro già avviata nel confronto col Governo – con le carte in regola e con i conti in regola la Sicilia potrà non solo rivendicare le proprie prerogative autonomistiche, in quella che si prepara ad essere una nuova stagione del regionalismo italiano dopo le iniziative assunte dalle Regioni del Nord, ma soprattutto potrà sostenere lo sviluppo, l’attrazione degli investimenti, la crescita e l’innovazione.

Come stiamo sul Territorio. Il Governo delle istituzioni. Gli enti locali. Appare ormai non più rinviabile un complessivo riordino del sistema di Governo tra Regione, enti intermedi e comuni, che ne valorizzi le funzioni anche alla luce del principio di sussidiarietà verticale, aumentando l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa.

Servono azioni di sostegno e azioni di sistema per la valorizzazione delle funzioni di governo del territorio da parte degli enti locali. Bisogna favorire la cooperazione e le sinergie tra gli enti attraverso iniziative che mirino a riqualificare il personale e a recuperare il gap generazionale.

Si rende necessaria una migliore destinazione delle risorse e delle funzioni attraverso il potenziamento della Conferenza Regione – Autonomie locali dove – dispiace dirlo – la presenza della Regione, negli anni più recenti, è stata assai rara e poco incisiva.

Guardiamo con particolare attenzione alla possibilità di definire il processo di stabilizzazione del precariato nella Pubblica Amministrazione. Vogliamo provare a superare le pesanti eredità del passato e sanare gli abusi in materia di ricorso ai contratti di lavoro a termine con piani pluriennali di stabilizzazione.

Certo, non dipenderà soltanto da noi, ma la nostra parte su questo fronte vorremmo farla per intero.

Restiamo convinti della necessità di potenziare le ex province, decentrando competenze finora gestite dalla Regione.

Per noi la Regione deve essere l’arbitro non il giocatore. La Regione deve occuparsi di pianificazione, di controllo e di legiferare e deve intervenire solo quando lo impongono situazioni di particolare necessità. I giocatori sul territorio devono essere gli enti locali, le ex province, i comuni, i soggetti privati comunque organizzati nel rispetto della legge.

Quindi, noi riteniamo che alle province vadano date maggiori competenze - altro che smantellarle!

  • rispetto a quelle previste dalla legge 9 del 1986, e difendiamo l’elezione diretta del presidente della città metropolitana, che non può essere il sindaco della città capoluogo, e il presidente del libero consorzio dei comuni, come una conquista della democrazia alla quale non si può e non si deve rinunciare.

E intanto, in attesa di conoscere l’esito del ricorso che in tal senso abbiamo presentato, dopo l’impugnativa del Consiglio dei Ministri, riteniamo che il Parlamento possa comunque accelerare la modifica delle legge vigente in materie almeno di competenze dell’ente intermedio.

Ma non è possibile immaginare una Regione efficiente, senza una macchina amministrativa altrettanto efficiente.

Lo specchio è rappresentato - può sembrare un paradosso, ma non lo è - dalla realtà economica; le ultime statistiche dell’ISTAT disponibili confermano che il PIL della Sicilia ammonta a 84 miliardi di euro, pari ad appena il 5,4 per cento del PIL nazionale.

 

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Il sistema economico della Sicilia si basa, purtroppo, prevalentemente sui servizi forniti dalla Pubblica Amministrazione che deve fungere da moltiplicatore e facilitatore dello sviluppo economico.

Serve verificare lo stato di salute, quindi, della macchina burocratica, serve semplificazione, serve razionalizzazione, serve informatizzazione, serve il sistema digitale per supportare l’azione di cambiamento dei processi della struttura regionale.

Lasciatemi soffermare un po’ di più sull’efficienza della macchina regionale, un tema che torna ricorrente negli interventi degli onorevoli deputati in quest’Aula, ma anche nel mondo della imprenditoria.

La scommessa di una Sicilia migliore nella quale i nostri figli potranno restare e vivere in un contesto di benessere diffuso, passa dal rendere competitivo il settore delle imprese piccole, medie e grandi è l’azienda! Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, è l’azienda l’unica vera fonte di ricchezza non il denaro pubblico! E’ l’azienda quella che crea occupazione, produzione, quindi crescita, quindi sviluppo.

Eppure, nel mondo imprenditoriale appare sempre più radicata la convinzione che le istituzioni debbano essere considerate come una controparte. Quante volte il monto imprenditoriale ha consolidato la radicata convinzione che le istituzioni debbono essere considerato una sorta di nemico; quante volte gli imprenditori che avrebbero voluto investire non hanno avutole dovute autorizzazioni? Quanti procedimenti amministrativi autorizzativi per l’apertura di una nuova attività vengono perfezionati nei tempi previsti dalle norme? Quanti sono i giovani che avendo un’idea imprenditoriale sono riusciti a realizzarla in tempo breve in Sicilia? Quali sono le aree industriali che prontamente assegnano spazi alle imprese che fanno richiesta di insediarsi? Quali infrastrutture a supporto dell’attività di impresa possono vantare le aree e i distretti industriali? Quali infrastrutture a supporto dell’attività di impresa possono vantare una amministrazione celere e vicina alle loro esigenze? E ancora, quante imprese sono fallite nelle more di ricevere un’autorizzazione, la cui richiesta giace immotivatamente nei cassetti degli uffici regionali? Si può mai pretendere che le imprese debbano interamente anticipare le somme – parlo di aiuti alle imprese, come nella misura 1.1.2 - con il rischio di fallire, solo perché la Regione non rispetta i tempi di erogazione delle risorse?

Sono tutte domande che hanno una sola risposta. Senza fare naturalmente sciocche generalizzazioni, è fuor di dubbio che nella nostra Regione il rapporto impresa-politica-burocrazia, sia diventato negli ultimi decenni sempre più difficile e controverso.

Le cause sono molteplici e vanno brevemente analizzate senza facili demonizzazioni ma, anche, senza irresponsabili sottovalutazioni.

Su un concetto siamo tutti d’accordo, onorevoli deputati, una burocrazia efficace deve incoraggiare gli investimenti e non scoraggiarli.

Del resto, ci siamo mai chiesti perché la Sicilia continua ad essere poco attraente sul piano degli investimenti? E’ solo una nostra percezione o è una dolorosa realtà?

A parte le ataviche diseconomie, cioè la percezione di insicurezza e la diffusa illegalità, le carenze infrastrutturali, che pesano eccome. Le cause che scoraggiano gli investitori stranieri sono essenzialmente le incertezze legislative, le incertezze amministrative e la lentezza della Pubblica Amministrazione.

E’ di questi giorni una lucida analisi di Ernesto Galli Della Loggia, apparsa su un quotidiano nazionale, secondo cui chi lavora nelle istituzioni mostra di aver perso la consapevolezza del proprio ruolo pubblico.

Il problema esiste. Eccome!

Si avverte una sorta di deresponsabilizzazione della Pubblica amministrazione regionale. E lo si nota nel frequente ricorso che si fa ad un parere dell’Avvocatura o persino dell’ANAC, l’Autorità anticorruzione, pur di mettersi il dipendente pubblico a riparo da rischi penali o da danni erariali.

 

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Siamo, insomma, per usare un gergo molto diffuso nella sanità, all’”amministrazione difensiva”, potremmo dire. Questo modo di procedere - è inutile dirlo - rallenta i tempi del procedimento, mentre agli imprenditori serve una Pubblica amministrazione che acceleri le pratiche, invece di bloccarle, che acceleri i processi economici. Serve crescita ed occupazione e, quindi, una burocrazia efficiente, coraggiosa e trasparente.

Il fattore tempo è un elemento essenziale nelle dinamiche dello sviluppo economico. Ed è fin troppo noto come i tempi della politica, con le sue estenuanti mediazioni ed i tavoli negoziali per non decidere mai, non sempre coincidano con i tempi dell’imprenditore.

Lo stesso concetto vale per i tempi della burocrazia.

Non possiamo, tuttavia, disconoscere la difficoltà in cui si muove il dipendente pubblico nel rapportarsi quotidianamente con una qualità della normazione, assai spesso, pessima ed in continua evoluzione? Per usare un eufemismo!

Leggi difficili da interpretare, con continui ed innumerevoli richiami a norme precedenti, un lessico disarmante, senza parlare, poi, della giungla legislativa, con norme contraddittorie, qualche volta mai applicate, visto che è mancata una seria verifica dell’efficacia di ogni legge, anche a distanza di anni.

Teniamo, anche, conto che il dipendente pubblico regionale è chiamato a confrontarsi con l’incessante e magmatica complessità ed evoluzione normativa della disciplina della Pubblica Amministrazione, con l’evoluzione della disciplina ed i servizi settori di azione, con l’incessante introduzione di nuovi doveri d’ufficio, con l’incessante riscrittura della normativa del complesso regime giuridico che attiene alle responsabilità del pubblico dipendente.

E, poi, non è una difesa d’ufficio, naturalmente, del pubblico dipendente, c’è un aspetto legato al merito ed alle competenze.

Un dipendente pubblico, non solo il dirigente, rende di più se sufficientemente motivato.

E, qui, lasciatemi dire che l’organismo indipendente di valutazione della Regione è stato introdotto dalla riforma del 2009, ma quella riforma non ha trovato nella Regione siciliana un’organica e tempestiva attuazione.

Pensate che l’organismo si è insediato soltanto nel novembre 2016, cioè 7 anni dopo l’introduzione della riforma nazionale.

E cosa assai più grave, la funzione del controllo interno, nelle more, è stata centralizzata ed affidata agli uffici di diretta collaborazione del Presidente della Regione, violando i principi di indipendenza ed imparzialità dei soggetti valutatori, peraltro prescritta dalla disciplina nazionale.

Si rende, dunque, necessario avviare un processo innovativo che richiede la condivisione, da parte del dipendente, degli obiettivi di miglioramento dell’Amministrazione, un processo che passi attraverso il necessario rafforzamento e la diffusione della cultura del bene comune e del servizio al cittadino e che richiede mirate iniziative formative indirizzate a diffondere la cultura del merito e del risultato.

Il principale obiettivo della politica economica di questo Governo è quello di aumentare l’occupazione e, quindi, la base produttiva dell’Isola.

Non si tratta per noi solo di partecipare doverosamente alla creazione del PIL nazionale ma di ridurre la dipendenza della Sicilia dalle imprese del Nord, almeno per quanto riguarda le produzioni dell’agroalimentare e quelle legate allo sfruttamento delle nostre risorse.

Da troppo tempo, orami, la nostra Isola è diventata solo un mercato di consumatori, quasi sempre, di prodotti non locali.

E, invece - e non è sciocco protezionismo - dobbiamo lavorare per invertire questa tendenza che appesantisce la nostra bilancia commerciale regionale, dobbiamo incoraggiare e sostenere il “Made in Sicily”; significa non solo dare ossigeno alle nostre piccole e medie imprese ma esportare nel mondo un marchio tradizionalmente apprezzato.

Per sostenere le imprese piccole, medie e grandi serve fare ricorso, in maniera sapiente, razionale e tempestiva, ai fondi comunitari e questo è un tasto dolente se si tiene conto che, nonostante il

 

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quadro complessivo europeo sia stato avviato nel 2014 e scadrà nel 2020, ancora oggi il tasso di somme impegnate e spese è quasi pari all’1 per cento. Moriamo di sete mentre davanti a noi scorre un copioso fiume di acqua potabile!

Serve rimodulare i Fondi europei, serve accelerare la spesa, qualificare il parco progetti, serve, per esempio, pensare - parlo per l’agricoltura - a dei bandi europei che siano accessibili non soltanto alle grandi aziende, qualche volta “amiche del giaguaro”, ma anche alle piccole e medie aziende. Questo serve fare e dobbiamo fare e l’agricoltura è quella che, più di ogni altro settore, grida vendetta da questo punto di vista.

L’agricoltura non garantisce più, oggi, un reddito soddisfacente agli operatori del comparto. Molte aziende, pur producendo, non riescono a far fronte alle spese essenziali. Serve, quindi, una politica di rilancio dell’intero settore agricolo.

Vero è, alcuni problemi agricoli vanno affrontati in Europa, altri a Roma ma molti in Sicilia e la tutela di tutto il settore agricolo deve per forza passare dalla redditività che le aziende debbono avere.

Io non mi soffermo nei particolari sui singoli settori, ma col consenso dell’Aula e della Presidenza, alla fine, vorrei consegnare il testo integrale ad ogni Capogruppo per facilitare l’ascolto dell’Assemblea e non abusare della cortese attenzione di ciascuno di voi, onorevoli colleghi.

Serve una seria riforma dei consorzi di bonifica, enti ormai appesantiti e superati, non hanno più nulla da bonificare.

Bisogna salvaguardare, comunque, il personale contrattualizzato e coinvolgere nella gestione del nuovo ente, che assieme Governo e Parlamento dobbiamo varare, gli imprenditori agricoli.

L’Ente di sviluppo agricolo va soppresso. E’ ormai superato dai tempi ed il personale, le competenze e le strutture dovranno passare al Dipartimento agricoltura.

Sui lavoratori forestali serve un confronto serrato, serio col Governo nazionale, per garantire loro almeno una continuità di lavoro che vada oltre l’umiliante condizione di lavoratori stagionali. Si tratta peraltro di personale che ha acquisito competenze e che può essere destinato anche ad altre attività, oltre a quelle abituali: penso alla pulizia dei corsi d’acqua interni, dei laghi, penso alla pulizia delle spiagge, alle aree a verde, quelle comunali e quelle extra comunali.

Sul commercio, l’artigianato, l’industria e la pesca credo che serva avviare un confronto con le organizzazioni di categoria per discutere del difficile accesso al credito, e qui lasciatemi dire che è intenzione del Governo ripensare alla sorte dell’IRFIS che è venuta meno alla propria funzione istituzionale.

Pensare alla sorte della CRIAS, alla sorte dell’IRCAC ed ipotizzare, perché no, la creazione di una sola struttura per il credito alle piccole ed alle medie imprese siciliane.

Serve riflettere sul fallimento dell’IRSAP, che avrebbe dovuto sostituire le altrettanto fallimentari aree di sviluppo industriali ed invece ha lasciato quelle aree in una condizione di assoluto abbandono e non è riuscita a promuovere, l’IRSAP, alcuna concreta azione a sostegno delle imprese industriali.

Serve un processo per facilitare l’nternazionalizzazione delle imprese; serve un incentivo all’apprendistato e dobbiamo smetterla di demonizzare il lavoro manuale.

Un giovane che aspira a conseguire la laurea deve essere incoraggiato e sostenuto in questa sua legittima ambizione. Ma chi a sedici anni, a diciotto anni, non volendo proseguire negli studi, voglia imparare un mestiere per entrare nel ciclo produttivo deve essere sostenuto dalle istituzioni.

Dobbiamo spiegare ai giovani che la tuta sporca di un meccanico ha la stessa dignità del camice bianco, pulito, di un primario ospedaliero, perché è il lavoro che dà dignità al cittadino, non il titolo di studio. E, invece, in Sicilia da decenni il lavoro manuale è stato delegittimato, demonizzato, mentre i dati dicono che il mercato del lavoro, assieme a laureati competenti, quindi ingegneri, quindi elettronici, cerca vetrai, cerca carpentieri, cerca muri-fabbri, cerca fabbro-ferraio. Sono queste le abilità professionali di cui ha bisogno il mercato del lavoro.

 

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Il turismo è e rimane uno dei settori portanti della nostra economia. Abbiamo bisogno di coordinare tutti gli attori che si muovono in questo settore, pubblici e privati. Troppi protagonisti per fare rete.

Non è possibile assistere all’attivismo, a volte anche generoso degli Assessorati al turismo provinciali, degli Assessorati al turismo comunali, delle associazioni pro loco e, poi, di tanti soggetti che si muovono sul territorio. E, invece, abbiamo il dovere di coordinare i tour operator, gli agenti di viaggio, i soggetti gestori di spazi museali. In Sicilia sono almeno cinque i proprietari dei musei, fateci caso colleghi: la Regione, le Province, i Comuni, le diocesi ed i privati.

E come si fa a realizzare un chiaro e concreto sistema di promozione di queste realtà se non si crea una rete fra i soggetti che si muovono sul territorio? La promozione arriva dopo il coordinamento e la promozione non può essere limitata soltanto nella provincia accanto. La promozione deve conquistare spazi di mercato stranieri. Siamo ancora convinti che il turista va aspettato a casa nostra. No, il turista va cercato a casa sua.

E’ all’estero che dobbiamo promuovere il prodotto Sicilia e dobbiamo farlo partecipando seriamente alle fiere, alle bit, alle borse internazionali, promuovendo il meglio della nostra realtà, ma puntando a casa nostra sulla qualità dei servizi, sulla formazione del personale che si muove nelle strutture ricettive, dobbiamo adottare una politica tariffaria che incoraggi la venuta in Sicilia, dobbiamo incoraggiare la qualità del prodotto finale.

Lo spettacolo non può diventare soltanto l’occasione alla quale tutti ci accostiamo, per primo chi

  • parla, quando si tratta di dover offrire alla propria comunità un’occasione di intrattenimento. Esiste lo spettacolo di intrattenimento, ma esiste anche lo spettacolo di richiamo. I grandi eventi spettacolari di richiamo vanno organizzati e promossi almeno un anno prima e vanno incoraggiati tutti i soggetti che si muovono nell’ambito dello spettacolo: le piccole compagnie amatoriali, le compagnie formate da professionisti; ognuno deve trovare nell’istituzione un punto di riferimento, pur nella drammatica difficoltà e penuria di risorse finanziarie.

Dobbiamo incoraggiare e valorizzare i giovani talenti che si muovono nel settore dello spettacolo, del teatro, del cinema. Dobbiamo procedere ad una ricognizione delle sale teatrali disseminate in Sicilia - le piccole, le medie e le grandi -, per capire se possiamo creare un circuito per razionalizzare

  • costi e per offrire prodotti di media ed alta qualità.

E finalmente, cari colleghi, dobbiamo affrontare, con un’apposita legge, la crisi dei grandi teatri: penso al Vittorio Emanuele di Messina, ma penso anche ai teatri lirici di Catania, Palermo, penso ai teatri che hanno scritto e fatto la storia dell’attività della recitazione in Sicilia.

Evitiamo che i teatri diventino strumento di manomissione politica. Se mi consentite: “meno politica nel teatro e meno teatro nella politica”. Credo che tutti ne ricaveremmo qualcosa.

Io ho governato una provincia importante come quella di Catania. Abbiamo realizzato opere concrete e sostanziose perché quando si governa non c’è tempo per fare teatro perché senti il fiato della gente sulla nuca e le risposte non le puoi rinviare all’infinito.

La cultura ha bisogno di interventi concreti coniugati ad un sistema di innovazione che passi anche attraverso la nuova e più avanzata tecnologia. Per noi la cultura è innanzitutto identità di un popolo nella sua stratificazione e nella sua plurisecolare vicenda umana. Solo dopo la cultura diventa anche strumento di crescita, non può essere oggetto di mercato.

Ed è per questo che abbiamo il dovere di puntare, innanzitutto, alla tutela del patrimonio culturale, quello materiale e quello immateriale. La manutenzione dei monumenti e delle opere d’arte è un intervento prioritario al quale bisogna pensare attraverso soprattutto l’utilizzo dei Fondi europei e, poi, la fruizione, certo, la valorizzazione.

La Sicilia ha il più vasto giacimento di beni archeologici del mondo. Potremmo fare del turismo culturale un segmento della nostra economia dal 1° gennaio al 31 dicembre.

Eppure, non siamo ancora riusciti in questa impresa. E pensare che qui non dobbiamo inseguire i miracoli. Abbiamo già la materia prima. Palermo, capitale della cultura 2018, è la conferma più autorevole di quello che stiamo dicendo, un prestigioso riconoscimento ed una straordinaria

 

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opportunità che deve essere colta, non soltanto a Palermo, ma in tutta la Sicilia, in termini di promozione e di crescita.

Il territorio rivendica il diritto alla tutela ed alla salvaguardia. Abbiamo il dovere di garantire, intanto, la sicurezza sul territorio. Abbiamo il dovere di potenziare il corpo delle guardie forestali, più che dimezzate, e bisogna lavorare, magari, attraverso l’aggregazione della polizia provinciale che può passare a far parte del corpo delle guardie forestali.

Dobbiamo rivedere i servizi anti incendio, dobbiamo ridare prestigio agli uomini in divisa, dobbiamo ampliare e svecchiare la nuova pianta organica.

La politica delle autorizzazioni, la politica della valutazione di impatto ambientale, la politica del VAS deve essere rivista con organismi snelli, agili e fortemente motivati. Non è possibile che per poter avere un’autorizzazione, a volte, bisogna aspettare anche più di un anno. E’ una vergogna per la Pubblica amministrazione.

E noi, con l’Assessore al ramo, stiamo verificando che tipo di lavoro è stato svolto, finora, dalle apposite Commissioni.

Il piano per l’utilizzo del demanio marittimo ed una strategica e ordinata concessione delle spiagge, delle adiacenze al mare diventa per noi un obiettivo primario.

I parchi e le riserve, bisogna valorizzare il paesaggio siciliano. In alcuni casi lo abbiamo detto e lo ripetiamo: “Parco sì, ma non così”.

La valorizzazione e la tutela di un territorio non passa attraverso la sua mummificazione. Un territorio va vissuto perché nessuno più dell’uomo che lo vive sa garantirlo e sa tutelarlo.

E, poi, l’ARPA, l’agenzia per l’ambiente. Occorre creare una sinergia con le Procure della Repubblica per evitare e prevenire disastri ecologici come è avvenuto nel passato, mentre ci stiamo affrettando a capire perché il registro per i tumori non sia mai stato seriamente attivato nelle tre aree petrolchimiche di Gela, Siracusa e Milazzo.

La lotta all’abusivismo non è uno slogan da campagna elettorale, ma le coste ed i luoghi d’attrazione turistica vanno preservate dalla invadenza e dalla mancanza di rispetto da parte dell’uomo.

Non esiste l’abusivismo di necessità! Non esiste! Esiste l’abusivismo.

L’abusivismo di necessità è quello di una famiglia che ritrovandosi all’aperto nottetempo occupa un immobile o un appartamento che sa essere libero. E quando lo fa commette, comunque, un reato.

Ma se un cittadino, in assenza di strumenti urbanistici, realizza un immobile impiegando decine di migliaia di euro e lo fa in un mese, due mesi, tre mesi, non è un abusivismo di necessità. E’ un abusivismo e basta.

Eppure, sarebbe da sprovveduti generalizzare su questo fronte e pensare che tutte le case abusive siano da abbattere. Lo dico con grande serenità. Bisogna valutare, caso per caso, senza mai legittimare il ricorso ad un abusivismo di serie A e ad un abusivismo di serie B.

Per quanto riguarda la pubblica istruzione e la formazione professionale, il Governo guarda al comparto allo scopo di favorire lo sviluppo competitivo della Sicilia attraverso un progressivo ribaltamento dell’attuale modello, spostando l’asse dell’intervento regionale dall’offerta alla domanda di formazione e tutto finalizzato all’integrazione con l’occupazione.

Nel breve periodo l’obiettivo sarà quello di individuare un rinnovato catalogo formativo e approvare tempestivamente un avviso a sportello attraverso il quale fornire una prima risposta per la ripresa delle attività da troppo tempo in una condizione di stallo.

E’ intendimento del Governo avviare contestualmente l’analisi dei dispositivi di accreditamento degli stessi enti di formazione mirando ad un nuovo patto di collaborazione capace di garantire una maggiore qualità del sistema formativo regionale in favore di tutti i cittadini.

Nel nuovo patto con gli enti ci assumeremo l’impegno di assicurare la continuità operativa anche con l’inserimento di misure premiali sulla base dei risultati raggiunti, attivando circuiti dinamici e virtuosi, circuiti di vigilanza e di controllo e pervenendo alla definizione di nuovi standard di servizio.

 

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Quello che ci interessa è integrare la domanda con il mercato del lavoro. Basta con la formazione di abilità professionali che le imprese non chiedono.

La formazione non può essere avulsa dal mercato del lavoro e, in tal senso, stiamo operando ad un censimento degli iscritti all’albo dei formatori per trovare soluzioni mirate per le diverse condizioni anagrafiche e professionali, utilizzando tutti gli strumenti che si renderanno disponibili anche nelle negoziazioni con il Ministero del Lavoro e con l’ANPAL.

Lo stesso percorso di censimento sarà avviato per gli operatori degli sportelli multifunzionali al fine di prospettare, per entrambe le fattispecie, la costituzione di un’unica agenzia regionale in cui fare confluire sia il personale addetto alle funzioni di politica attiva del lavoro e sia i dipendenti a tempo indeterminato dei centri pubblici per l’impiego secondo la previsione dell’ultima legge di bilancio, la n. 205 del 2017.

L’agenzia alla quale pensiamo dovrà garantire l’integrazione amministrativa e funzionale delle politiche della formazione del lavoro svolgendo un ruolo di regia e coordinamento anche degli enti accreditati alla formazione ed ai servizi del lavoro.

L’impegno del Governo è anche orientato ad un raccordo sempre più stretto con il mondo della scuola e con l’università.

Dobbiamo lavorare contro la dispersione scolastica. Dobbiamo pensare ad una legge sul diritto allo studio che abbia un occhio particolare alle fasce deboli, alle fasce meno abbienti.

Dobbiamo assecondare le richieste della società della conoscenza voluta dall’Agenda di Lisbona che impone un forte impulso alla collaborazione con il sistema universitario e della ricerca.

Proprio ieri ho voluto incontrare nella sede della Presidenza della Regione i rettori delle quattro università siciliane, le tre pubbliche e quella privata, per avviare un rapporto nuovo tra la Regione e il sistema accademico dell’Isola, un rapporto che finora è stato caratterizzato da un ente erogatore di risorse, cioè noi, e da atenei beneficiari di denaro ma mai coinvolti in processi di collaborazione istituzionale.

Assieme, ieri, abbiamo deciso di avviare un metodo nuovo, di costante confronto, di analisi delle priorità, della valorizzazione del capitale umano e dei saperi di cui dispone il mondo accademico, ma soprattutto di rendere più facile il diritto allo studio degli studenti: borse di studio, edilizia residenziale, per porre fine all’ignobile speculazione del caro affitto, peraltro spesso in nero, ed i servizi per i trasporti degli studenti pendolari.

La scommessa che vogliamo vincere, Regione e rettori, è quella di riuscire ad arrestare la fuga degli studenti siciliani verso le università del Centro Nord. I numeri, colleghi, sono allarmanti: su 157.000 universitari siciliani, ben 51.000 hanno scelto di studiare fuori dalla Sicilia. Un terzo del totale!

Certo non si tratta solo di rendere più attraente e competitivo l’ateneo siciliano, ma anche il contesto socio-economico nel quale lo studente vorrà mettere, poi, a profitto il proprio titolo di studi. In questo senso dobbiamo avere l’ambizione di non rassegnarci ad essere fanalino di coda nel sistema universitario italiano, ma di diventare, invece, riferimento anche per migliaia di studenti stranieri, africani, asiatici, mediorientali che sceglieranno di formarsi in Europa e che potrebbero trovare nella nostra Isola un più facile, comodo approdo.

Mi riprometto di chiudere in tempi ragionevolmente brevi e, quindi, passerò soltanto agli accenni essenziali.

Sulla politica dei rifiuti e del terzo settore va detto che la scarsa attenzione, fino ad oggi, riservata ai soggetti deboli e svantaggiati della nostra società costituisce una vergogna non più tollerabile. Ciò ha inciso negativamente sulla qualità di vita di moltissimi siciliani, sia gli aventi diritto che i loro familiari. Per questo è intendimento del Governo destinare alle politiche per la famiglia e per l’infanzia, per le persone più fragili e non autosufficienti, per i giovani, per tutti i soggetti ai quali nei momenti più difficili dell’esistenza deve essere data la possibilità di contare su un aiuto, l’obiettivo - dicevo - è quello di curarsi, di avere un’assistenza decorosa e di essere accompagnati all’autonomia.

 

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Il Governo intende lavorare sulla riorganizzazione del welfare regionale, dell’integrazione sociosanitaria, della riorganizzazione degli uffici regionali a supporto del terzo settore, della riforma delle IPAB, dell’adozione di nuovi criteri di accreditamento degli organismi del terzo settore, dell’integrazione del diritto alla vita indipendente ed al dopo di noi dei diversamente abili, la promozione e la qualificazione del volontariato e del servizio civile universale, l’adozione di una vera e propria politica a supporto della famiglia, dell’invecchiamento attivo e della solidarietà fra le generazioni.

Nell’ambito delle politiche per la salute il Governo, fin dai primi giorni del suo insediamento, ha ritenuto di procedere a passo spedito ed ha già approvato una delibera di indirizzo sulla rete ospedaliera. E’ noto, infatti, che il tema è stato oggetto di una revisione anche da parte del governo Crocetta che, sul finire della legislatura, ha votato una delibera per la correzione di numerosi refusi riscontrati nelle tabelle della rete approvata. Quell’iter - è noto a tutti - si è interrotto perché il documento nella scadenza imminente della legislatura non è stato assegnato alla VI Commissione, ed è questa la principale ragione per la quale, non essendo insediate le Commissioni legislative fino al 27 dicembre scorso, il nostro Governo ha interloquito con il Ministero della salute e ottenuto la possibilità di accorpare la prima scadenza, che era prevista per il 31 dicembre 2017, con quella del 30 giugno 2018.

In questi mesi, pertanto, si provvederà ad una parziale revisione della rete che terrà conto del buon lavoro già svolto dall’Assessore Gucciardi, al quale pubblicamente voglio dare atto, e delle sollecitazioni provenienti dalle diverse aree territoriali. Non dobbiamo ripartire da zero, dunque, ma soltanto operare velocemente per assicurare al sistema sanitario una omogenea ed efficace presenza in tutta l’Isola nell’ambito dei parametri posti dalla stringente normativa nazionale.

Intanto, il Governo ha già indicato quali sono le sue priorità: sicurezza per i medici, motivare la medicina di base e renderla filtro tra le famiglie e le strutture ospedaliere per evitare gli accessi impropri ai pronto soccorsi; interventi per migliorare le aree di emergenza -urgenza; programmare gli investimenti strutturali lungamente attesi; qualificare la spesa attraverso una consapevole gestione delle risorse a disposizione.

Siamo consci della necessità di favorire una riduzione programmata della mobilità passiva cioè dei cosiddetti “viaggi della speranza” dei malati siciliani verso le strutture del Nord che pesa per quasi 300 milioni di euro sul bilancio della Regione, ma pesa soprattutto sul piano morale per i disagi che crea al malato e a chi deve ogni volta accompagnarlo. In questo senso raccogliamo l’invito che proviene dai numerosi settori della società siciliana, non ultimo da quello indirizzatoci da Don Scordato, parroco palermitano di frontiera. Ai nuovi direttori generali, quando potranno essere nominati, chiederemo competenza manageriale e fisseremo obiettivi chiari a partire dalla migliore gestione delle unità di Pronto Soccorso. Chiederemo di rendere efficiente il sistema e, se penso alle liste di attesa, sono certo darà un aiuto concreto la celere attuazione delle misure contenute nell’ agenda digitale sanitaria a partire dal centro unico di prenotazione regionale lungamente atteso e oramai di prossimo affidamento.

Quello dei rifiuti è il primo grave problema che questo Governo è stato chiamato ad affrontare sin dal primo giorno del suo insediamento.

Altro che luna di miele, onorevole Cracolici! Questo Governo non ha avuto il diritto neppure alla luna di miele! La cosa non è che ci dispiaccia più di tanto; sapevamo che avremmo trovato strade in salita ma non sapevamo di dovere scalare montagne, perché l’emergenza, anche se è difficile parlare di emergenza visto che il problema rifiuti in Sicilia si trascina dal 1998: vent’anni. Se potessimo utilizzare uno scivolo potremmo parlare di una emergenza strutturata. Sette Governi regionali si sono alternati da allora; cinque Commissari nominati da Roma a seguito di altrettante emergenze ambientali, un Prefetto e due Magistrati per guidare via via l’Assessorato dei Rifiuti, ma il problema in Sicilia è rimasto per ragioni varie ed è rimasto insoluto e sempre più gravoso. Piuttosto che valorizzare il rifiuto trasformandolo in risorse si è preferito negli anni alimentare il sistema delle discariche.

 

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Un sistema spesso clientelare, qualche volta contiguo alle organizzazioni mafiose, oligarchico, talvolta assolutamente ingovernabile. Un sistema che ha solo prodotto un aumento indiscriminato dei costi di smaltimento a vantaggio di pochi e a discapito dei più.

Le discariche pubbliche e private sono ormai sull’orlo del collasso, abbiamo sette, otto mesi di autonomia e in quella di Bellolampo neppure questo.

Mancano i centri di compostaggio, siamo l’ultima Regione italiana nella percentuale di raccolta differenziata. Siamo arrivati ad un punto di non ritorno! Ecco perché abbiamo detto, con estrema chiarezza, che serve, intanto, ridurre la quantità di rifiuti da conferire nelle discariche: ogni giorno arrivano cinquemila tonnellate di rifiuti.

Per guadagnare almeno un anno di tempo e non i 6-7 mesi che ci restano dobbiamo fare in modo che alle discariche arrivi la metà dei rifiuti, 2.500 tonnellate e che arrivi già pretrattata, ma non può arrivare pretrattata perché mancano gli impianti di compostaggio per realizzare i quali ci vuole almeno un anno, un anno e mezzo.

Intanto, i comuni non fanno la differenziata come richiede la legge – o meglio – non tutti i comuni. Cento comuni siciliani operano la raccolta differenziata superando il 50 per cento, va a merito e a vanto delle Amministrazioni locali e dei cittadini per il grande senso di responsabilità che dimostrano, ma 290 comuni la differenziata non la praticano o quando viene praticata lambisce, il 10-15 per cento, la legge dice almeno il 65 per cento.

Allora cosa fare? Stiamo predisponendo un piano organico dei rifiuti in Sicilia, perché manca un piano ordinario, stiamo disponendo un piano per la bonifica delle discariche perché nessuna è stata mai bonificata nonostante le decine e decine di milioni di denaro europeo investito in questo settore.

Vogliamo programmare la realizzazione, almeno dieci impianti di compostaggio in diverse parti dell’Isola ma ci vuole un anno, un anno e mezzo, e nel frattempo - dice il Ministero dell’Ambiente - mandate i rifiuti fuori dalla Sicilia.

Certo, non può essere e non vogliamo che sia una soluzione strutturata, ma metà dei rifiuti prodotti ogni giorno non può più andare nelle discariche siciliane. Dove la mandiamo? Le Regioni italiane non sono più disponibili a ricevere rifiuti se non per qualche giorno o qualche settimana, a noi servirebbe per qualche mese. Dobbiamo provare la strada dei Paesi esteri. Diventa difficile perché bisogna utilizzare le navi e non sempre nei porti di Palermo, Catania, Messina o Augusta c’è la possibilità strutturale di potere procedere a questo particolare tipo di imbarco; questo per rendere evidente la difficoltà nella quale tutti ci troviamo.

E’ una battaglia di civiltà. E mentre l’Assessorato si preoccupa di trovare una soluzione, speriamo d’intesa con tutti i sindaci, perché il problema dei rifiuti non è né di centrosinistra né di centrodestra né dei Cinque Stelle ma è un problema di civiltà – lo ripeto – nel frattempo questo Parlamento deve modificare la legge.

Oggi, sono trentatre i soggetti che si occupano di rifiuti in Sicilia fra ex ATO e SRR, delle trentatre strutture ne funzionano soltanto quattro.

Il Governo ritiene che bisogna procedere ad una riforma immediata e affidare alle nove province il compito di gestire i rifiuti.

Le province sono l’assemblea dei sindaci, le province sono la sintesi delle realtà istituzioni del territorio ed accelerare il processo di liquidazione degli ATO e delle SRR diventate, qualche volta, luoghi di stallo per riabilitare la mediocrità di qualche “trombato”.

Sul piano delle infrastrutture e dei trasporti sarò assai breve. La Regione siciliana è titolare di deleghe, come sapete, dei poteri in materie infrastrutturali, oltreché dei contratti di servizio ferroviario con Trenitalia all’interno del territorio. Inoltre, siamo proprietari al cento per cento dell’Azienda Siciliana Trasporti e di quote di altre sette società anche di trasporto turistico.

La Regione dovrà assorbire per legge la ferrovia circumetnea di Catania inclusa la metropolitana e dovrà regolare i rapporti con le tranvie di Palermo e Messina e, infine, eroga per il trasporto pubblico locale notevoli contributi, il cosiddetto corrispettivo chilometrico sia alle proprie società, sia ai comuni e ai privati.

 

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9 gennaio 2018

L’impegno del Governo è quello di aprire immediatamente una ferma trattativa col Governo nazionale mirata a migliorare la competitività del sistema economico e produttivo siciliano con la drastica riduzione dei costi di insularità.

Completare la parte sud del corridoio Scandinavo Mediterraneo, compreso il Ponte sullo Stretto; trasformare i porti siciliani e renderli strategici; rendere la Sicilia parte integrante del sistema trasportistico del Paese; migliorare il sistema aeroportuale siciliano; promuovere e potenziare il trasporto ferroviario e rendere efficienti i trasporti interni di autolinea su gomma, anche attraverso la messa a sistema di competenze e asset trasportistici esistenti in un’unica holding regionale.

Per alcuni di questi obiettivi abbiamo già avviato nei giorni scorsi un confronto serio con il Ministero delle Infrastrutture e con l’Anas, evidenziando innanzitutto come si renda urgente e necessaria alla nostra Isola una robusta cura del ferro. Sì, cura del ferro!

Il trasporto sui binari è stato dalla Regione irresponsabilmente penalizzato sin dal dopoguerra e rese improduttive le tratte ferroviarie esistenti, quelle ordinarie e quelle a scartamento ridotto. Ai vertici di Trenitalia abbiamo appena detto con chiarezza di non essere per nulla soddisfatti della qualità del servizio fornito all’utenza siciliana. E per questa ragione stiamo remorando nel firmare il contratto di servizio decennale ponendo a Trenitalia una serie di clausole ad esclusiva tutela dei passeggeri; clausole che proprio in questi giorni abbiamo sottoposto preliminarmente alla valutazione dei comitati dei pendolari, delle associazioni dei consumatori di alcuni docenti trasportisti universitari per raccoglierne contributi e suggerimenti.

Anche ai vertici nazionali dell’Anas abbiamo rassegnato la insoddisfazione di questo Governo per gli interventi, in termini di quantità e di qualità, operati nell’ammodernamento e nella manutenzione della rete stradale isolana.

L’intesa raggiunta, anche se non ancora formalizzata, ci assicura per i prossimi tre anni una maggiore quota di investimenti e, finalmente, la celere chiusura di alcuni importanti cantieri, da troppo tempo aperti, ne cito uno per tutti: quello sull’Agrigento-Caltanissetta.

Onorevoli colleghi, sono certo che a nessuno di voi sfugga il fatto che intervenire sulle infrastrutture non significhi solo modernizzare l’Isola e renderla competitiva, significa anche ridare ossigeno e rivitalizzare al comparto dell’edilizia e delle costruzioni. Un comparto che negli ultimi anni ha dovuto registrare in Sicilia la perdita di decina di migliaia di posti di lavoro. Eppure in Sicilia si contano 120 opere pubbliche finanziate iniziate e rimaste incomplete da anni e ben 437 progetti di infrastrutturazione civile, immediatamente cantierabili. Secondo l’ANCE Sicilia se andassero in appalto queste opere libererebbero risorse finanziare pari a 3 miliardi e 836 milioni di euro, con una ricaduta sul piano occupazionale ed economico di vaste proporzioni.

La Regione siciliana, il Parlamento, il Governo non possono restare inerti ed inermi di fronte ad una denuncia così clamorosa. Ed è per questo che abbiamo voluto convocare, proprio per dopodomani, in Presidenza, tutti gli ingegneri capo degli uffici del Genio civile dell’Isola. Vogliamo creare, con il loro aiuto, una cabina di regia atta a monitorare le opere incompiute e quelle cantierabili e, al tempo stesso, capire quali sono i reali ostacoli che ne hanno impedito la realizzazione. Una sorte di unità di crisi che dovrà lavorare acquisendo a tutte le competenze professionali di cui l’amministrazione regionale può disporre.

Il diritto alla continuità territoriale, anche per rendere più sociali le tariffe aeree lungo le rotte maggiormente affollate, sarà dal nostro Governo ribadito nel corso dell’ormai prossimo incontro che avremo a Bruxelles con la Commissione europea e con il Presidente del Parlamento, ed abbiamo la certezza che in questa sacrosanta battaglia di giustizia troveremo condivisione e sostegno anche nella deputazione europea espressa dal collegio insulare.

Per quanto riguarda gli enti vigilati, giudichiamo ormai non più rinviabile una trasformazione degli Istituti autonomi per le case popolari, incapaci di dare risposta all’emergenza abitativa che, ormai, denuncia il territorio. Mentre il CAS riteniamo debba essere riavviato al centro di un ragionamento che si era tentato di iniziare nella scorsa legislatura, valutando anche la creazione di un nuovo ente con la partecipazione dell’ANAS.

 

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9 gennaio 2018

Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo, nelle linee generali, il programma che il Governo si ripromette di realizzare.

La coalizione governativa si regge sulla corresponsabilità dei Gruppi parlamentari del centrodestra che la compongono: Forza Italia, UDC, Autonomisti popolari della Sicilia, Fratelli d’Italia - Noi con Salvini ed il Movimento “DiventeràBellissima”.

Questa coalizione è ben consapevole dei propri limitati numeri in Aula, a causa di una legge elettorale che, a nostro avviso, va cambiata, ed anche presto, per superare le vistose distorsioni di un sistema elettorale che, nel tempo in cui tre poli si confrontano nella geografia nazionale e regionale, avrebbe dovuto prevedere un pur minimo premio di maggioranza e, quindi, di governabilità.

Lo dico con estrema chiarezza: il Governo non cerca in questa Assemblea supporti numerici clandestini. Noi confidiamo di trovare nelle opposizioni convergenze programmatiche alla luce del sole, apertamente, sui singoli punti, sulle singole questioni che saranno poste all’attenzione del Parlamento nel corso dei prossimi cinque anni.

E’ su questo terreno di leale confronto, di chiarezza e di correttezza istituzionale e politica che deve caratterizzarsi il rapporto tra la coalizione di Governo e le forze di opposizione.

Ognuno dei settanta componenti di questo Parlamento si assuma per intero la responsabilità delle proprie scelte dinanzi ai Siciliani. Non ci sono alibi, non ci sono attenuanti nel momento più drammatico per la nostra Isola. Il frequente ricorso al voto segreto o alla verifica del numero legale, per quanto legittimi strumenti spesso adoperati dalle opposizioni, con questa geografia parlamentare qui non avrebbero nulla da dimostrare.

In Sicilia la legge consente che ci sia un Presidente eletto dal popolo, ma non consente di dare a quel Presidente una maggioranza sufficiente per governare. Il problema non è di onorabilità politica, il problema è solo nella insidia e nella incongruenza di una norma assai importante.

Abbiamo promesso agli elettori di volerla cambiare questa Sicilia e noi profonderemo ogni nostra energia affinché questo avvenga senza mai deflettere dai propositi iniziali. E questo cambiamento, che ormai non è più rinviabile, vogliamo avviarlo con voi, onorevoli deputati, con tutti voi, secondo le linee programmatiche che noi abbiamo esposto e per le quali abbiamo chiesto ed ottenuto il consenso popolare.

Ma non è il nostro un programma rigido, chiuso ad ogni contributo esterno e, soprattutto – lasciatemelo dire – non è il vademecum delle certezze, anzi rivendichiamo il diritto al dubbio. Sì, perché il dubbio ci induce sulla strada del confronto politico, ci invita all’ascolto dell’altro, ci salva dal contagio della presuntuosità che alcune volte diventa arroganza. Ma se il dubbio è un diritto, la scelta è un dovere! Confrontiamoci quanto vogliamo, ma alla fine dobbiamo decidere!

Del resto, l’arte del governo è fatta di idee che diventano azioni. Ce lo impone il giuramento che alcuni giorni fa tutti noi abbiamo prestato in quest’Aula; ognuno nel proprio ruolo, ma tutti protesi a rendere redimibile questa nostra Isola che deve, finalmente, liberarsi del suo più antico nemico: la rassegnazione. Sì, onorevoli colleghi, la rassegnazione! La rassegnazione in Sicilia è nata dopo Dio, reiterata nei millenni e noi siamo recidivi permanenti.

Vorremmo tanto che la comunità siciliana trovasse la capacità di realizzare e mettere a profitto le proprie potenzialità, il coraggio di trasformare il proprio dinamismo individuale in benessere collettivo.

Eppure, se ci fate caso, la Sicilia ha qualcosa di più rispetto alle altre regioni italiane. Nelle sue ombre e nelle sue luci, nei suoi contrasti e nelle sue dissimmetrie quest’Isola è la metafora stessa dell’Italia, è l’esagerazione dell’Italia nel bene e nel male. Per il futuro lavoriamo affinché lo sia soltanto nel bene. Grazie.

(Applausi provenienti dai banchi del Governo e dai banchi di destra)


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9 gennaio 2018

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per la seduta odierna gli onorevoli Cracolici, Rizzotto e Lantieri.

L’Assemblea ne prende atto.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura dei disegni di legge presentati:

PAPALE, segretario:

  • Obbligo dichiarativo dei parlamentari dell’Assemblea Regionale Siciliana in tema di affiliazione a logge massoniche o similari (n. 16)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Fava in data 27 dicembre 2017

  • Sicilia solidale. Misure di sostegno alle famiglie in difficoltà (n. 22)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Dipasquale, Arancio, Barbagallo, Cafeo, Catanzaro, Cracolici, De Domenico, Gucciardi, Lantieri, Lupo e Sammartino in data 27 dicembre 2017.

  • Norme per interventi di ristrutturazione, conservazione e promozione dei centri storici dei Comuni al cui interno insistono i monumenti oggetti del riconoscimento Unesco nel Val di Noto (n. 23)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Dipasquale, Arancio, Barbagallo, Cafeo, Catanzaro, Cracolici, De Domenico, Gucciardi, Lantieri, Lupo e Sammartino in data 27 dicembre 2017.

  • Iniziative a sostegno dei giovani siciliani (n. 24)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

- Nuove norme in materia di contenimento della fauna selvatica (n. 25)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

- Interventi a sostegno della filiera dei prodotti agro-zootecnici selvatica (n. 26)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

- Iniziative a sostegno delle persone non udenti (n. 27)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

- Iniziative a sostegno della popolazione anziana (n. 28)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

  • Norme per il censimento e la catalogazione dei beni immobili di proprietà delle pubbliche amministrazioni siciliane (n. 29)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

  • Nuove disposizioni sulle commissioni edilizie comunali (n. 30)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

 

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9 gennaio 2018

  • Norme in sostegno delle famiglie siciliane e istituzione del fondo regionale di sostegno alla maternità (n. 31)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

  • Norme sulla incentivazione delle nuove imprese (n. 32)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

- Istituzione del comitato regionale delle autonomie (n. 33)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

- Norme per l’istituzione dell’albo regionale dei direttori musicali (n. 34)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

  • Modifica alla legge regionale 8 giugno 2005, n. 8, in materia di circolazione gratuita sui mezzi di trasporto pubblico locale da parte degli appartenenti alle forze dell’ordine (n. 35)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

  • Disciplina in materia di piccole utilizzazioni locali di calore geotermico (n. 36)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Foti, Cappello, Mangiacavallo, Palmeri, Ciancio, Zito, Cancelleri, Siragusa, Trizzino, Tancredi, Zafarana, Di Paola, Pasqua, Pagana, Sunseri, De Luca, Schillaci, Marano, Campo e Di Caro in data 27 dicembre 2017.

- Istituzione del garante degli emigrati siciliani residenti all’estero (n. 38)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Aricò in data 27 dicembre 2017.

  • Disposizioni in materia di impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura sul territorio della Regione Sicilia (n. 39)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Foti, Cappello, Mangiacavallo, Palmeri, Ciancio, Zito, Cancelleri, Siragusa, Trizzino, Tancredi, Zafarana, Di Paola, Pasqua, Pagana, Sunseri, De Luca, Schillaci, Marano, Campo e Di Caro in data 27 dicembre 2017.

  • Nuove disposizioni per il contrasto e la prevenzione del randagismo (n. 40)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Foti, Cappello, Mangiacavallo, Palmeri, Ciancio, Zito, Cancelleri, Siragusa, Trizzino, Tancredi, Zafarana, Di Paola, Pasqua, Pagana, Sunseri, De Luca, Schillaci, Marano, Campo e Di Caro in data 27 dicembre 2017.

  • Misure volte a garantire l'attivazione del Centro di riferimento regionale per la cura e la diagnosi delle patologie derivanti dall’amianto, nonché il funzionamento delle unità operative complesse in discipline oncologiche e radioterapiche nei distretti ospedalieri e nelle Aziende ospedaliere ricadenti

nelle zone classificate ad alto rischio ambientale   (n. 42)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Zito, Campo, Cancelleri, Cappello, Ciancio, De Luca, Di Caro, Di Paola, Foti, Mangiacavallo, Marano, Pagana, Palmeri, Pasqua, Schillaci, Siragusa, Sunseri, Tancredi, Trizzino e Zafarana in data 4 gennaio 2018.

  • Modifiche all’articolo 25, comma 8 della legge regionale 22 dicembre 2005, n. 19 “Misure volte al potenziamento dei servizi di tipo diagnostico/riabilitativo di soggetti affetti da Disturbi dello Spettro Autistico” (n. 43)

 

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9 gennaio 2018

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Zito, Campo, Cancelleri, Cappello, Ciancio, De Luca, Di Caro, Di Paola, Foti, Mangiacavallo, Marano, Pagana, Palmeri, Pasqua, Schillaci, Siragusa, Sunseri, Tancredi, Trizzino e Zafarana in data 4 gennaio 2018.

  • Aiuto tecnico-amministrativo e creazione di un fondo di investimenti per i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (n. 44)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Zito, Campo, Cancelleri, Cappello, Ciancio, De Luca, Di Caro, Di Paola, Foti, Mangiacavallo, Marano, Pagana, Palmeri, Pasqua, Schillaci, Siragusa, Sunseri, Tancredi, Trizzino e Zafarana in data 4 gennaio 2018.

  • Riconoscimento del titolo di Maestro artigiano e Bottega scuola alle imprese artigiane siciliane (n. 45)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Palmeri, Campo, Cancelleri, Cappello, Ciancio, De Luca, Di Caro, Di Paola, Foti, Mangiacavallo, Marano, Pagana, Pasqua, Schillaci, Siragusa, Sunseri, Tancredi, Trizzino, Zafarana e Zito in data 4 gennaio 2018.

  • Norme stralciate dall’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2018 (n. 46)

Di iniziativa governativa presentato dal Presidente della Regione (Musumeci) su proposta dell’Assessore regionale per l’economia (Armao) in data 4 gennaio 2018.

  • Riordino e trasformazione delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB e disciplina delle Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASeP) (n. 47)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Foti, Cappello, Mangiacavallo, Palmeri, Ciancio, Zito, Cancelleri, Siragusa, Trizzino, Tancredi, Zafarana, Di Paola, Pasqua, Pagana, Sunseri, De Luca, Schillaci, Marano, Campo e Di Caro in data 4 gennaio 2018.

  • Norme a favore di soggetti incontinenti e stomizzati della Regione Siciliana (n. 48)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Assenza in data 4 gennaio 2018.

  • Modifica dell’articolo 17 comma 3 della legge regionale 8 aprile 2010 n 9 e successive modifiche ed integrazioni (n. 49)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Assenza in data 4 gennaio 2018.

  • Riperimetrazione della riserva naturale Pino D’Aleppo (n. 50)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Assenza in data 4 gennaio 2018.

  • Applicazione del 'Principio di Precauzione' nell'Ordinamento della Regione Siciliana ai fini della tutela della biodiversità nel territorio siciliano (n. 51)

Di iniziativa parlamentare presentato dagli onorevoli Palmeri, Campo, Cancelleri, Cappello, Ciancio, De Luca, Di Caro, Di Paola, Foti, Mangiacavallo, Marano, Pagana , Pasqua, Schillaci, Siragusa, Sunseri, Tancredi, Trizzino, Zafarana e Zito in data 4 gennaio 2018.

  • Reddito di dignità (n. 52)

Di iniziativa parlamentare presentato dall’onorevole Figuccia in data 4 gennaio 2018.

Annunzio di presentazione e contestuale invio di

disegni di legge alle competenti Commissioni


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PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato e inviato alla competente Commissione il seguente disegno di legge:

AFFARI ISTITUZIONALI (I)

  • Istituzione dell’Assessorato regionale della funzione pubblica, delle autonomie locali e delle isole minori. (n. 1).

Di iniziativa governativa. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018.

  • Ordinamento del Governo e dell’Amministrazione della Regione. Modifiche alla legge regionale 16 dicembre 2008, n. 19 e s.m.i.. Istituzione dell’Assessorato alla Programmazione. (n. 2).

Di iniziativa parlamentare. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere V e UE.

  • Istituzione del difensore civico regionale per l’infanzia e l’adolescenza. (n. 8).

Di iniziativa parlamentare.

Presentato il 27 dicembre 2017.

Inviato il 5 gennaio 2018.

Parere VI.

ATTIVITA’ PRODUTTIVE (III)

  • Legge sulla montagna. Istituzione delle Zone Franche Montane. (n. 3). Di iniziativa parlamentare.

Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere I, IV, V, e VI.

AMBIENTE, TERRITORIO E MOBILITA’ (IV)

  • Nuova legge urbanistica. (n. 5). Di iniziativa parlamentare. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018.
  • Nuova definizione di bosco. Modifiche agli articoli 4 e 10 della legge regionale 6 aprile 1996, n.
  1. (n. 6).

Di iniziativa parlamentare.

Presentato il 27 dicembre 2017.

Inviato il 5 gennaio 2018.

  • Norme per la sicurezza del patrimonio edilizio nel territorio regionale e istituzione del fascicolo del fabbricato. (n. 10).

Di iniziativa parlamentare. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018.

 

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  • Norme per la valorizzazione e la tutela degli alberi monumentali in Sicilia. (n. 18). Di iniziativa parlamentare.

Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere III e V.

  • Norme per l’affidamento in ‘Adozione’ delle aiuole e spazi verdi Da parte delle amministrazioni comunali siciliane. (n. 20).

Di iniziativa parlamentare. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere I.

CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

  • Disciplina organica delle attività produttive del settore turismo. (n. 4). Di iniziativa parlamentare.

Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere I e III.

  • Norme per la formazione di una cultura di cittadinanza europea e per la promozione di servizi informativi per l’accesso ai fondi comunitari. (n. 12).

Di iniziativa parlamentare. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere I e UE.

  • Integrazione al reddito contro la povertà assoluta. (n. 13).

Inviato il 5 gennaio 2018.

Di iniziativa parlamentare.

Presentato il 27 dicembre 2017.

Parere VI.

  • Norme per la garanzia del diritto allo studio e dell’accesso al sapere di ogni cittadino. (n. 14). Di iniziativa parlamentare.

Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018.

  • Norme per la tutela e la valorizzazione delle botteghe storiche di interesse artistico e degli antichi mestieri. (n. 17).

Di iniziativa parlamentare. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere III.

  • Istituzione di borse di studio per favorire gli studi comparatistici della giustizia della comunità europea. (n. 19).

Di iniziativa parlamentare.

 

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Presentato il 27 dicembre 2017.

Inviato il 5 gennaio 2018.

Parere UE.

  • Norme per interventi di ristrutturazione, conservazione e promozione dei centri storici dei Comuni al cui interno insistono i monumenti oggetti del riconoscimento Unesco nel Val di Noto (n. 23)

Di iniziativa parlamentare. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere IV.

SALUTE, SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

  • Interventi a sostegno delle famiglie numerose. (n. 7). Di iniziativa parlamentare.

Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018. Parere I, III, IV e V.

  • Disciplina delle terapie non convenzionali esercitate da personale in possesso di apposito titolo di studio legalmente riconosciuto. (n. 11).

Di iniziativa parlamentare. Presentato il 27 dicembre 2017. Inviato il 5 gennaio 2018.

Comunicazione di sentenza della Corte dei conti

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta da parte delle Sezioni riunite in sede giurisdizionale, deliberante e consultiva della Corte dei conti per la Regione siciliana, la sentenza n. 44/2017/EL relativa al giudizio n. 574/SR/EL sul ricorso ex art. 11, comma 6, lettera e), del Codice di giustizia contabile.

Comunico, altresì, che la stessa è disponibile presso l’archivio del Servizio Commissioni.

Comunicazione di deliberazione della Corte dei conti

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta la deliberazione n. 223/2017/GEST, approvata nell’adunanza del 20 dicembre 2017 dalla Sezione di controllo della Corte dei Conti per la Regione siciliana.

Comunico, altresì, che la stessa è disponibile presso l’archivio del Servizio Commissioni.

Comunicazione di decisioni della Corte costituzionale

PRESIDENTE. Comunico che la Corte costituzionale con decisione n. 232 del 26 settembre 2017, ha dichiarato:

 

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  • l’illegittimità costituzionale dell’articolo 3, comma 2, lettera f), dell’articolo 14, commi 1 e 3 e dell’articolo 16, commi 1 e 3 della legge regionale 10 agosto 2016, n. 16 “Recepimento del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380”.
  • inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 11, comma 4 della legge regionale n. 16/2016, in riferimento all’articolo 117, secondo comma, lettera a) della Costituzione;
  • non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 11, comma 4 della legge regionale n. 16/2016, in riferimento all’articolo 117, primo e secondo comma, lettera s) della Costituzione, in relazione all’articolo 6 della direttiva 92/43/CEE.

Comunico, altresì, che la Corte Costituzionale con decisione n. 229 del 10 ottobre 2017, ha dichiarato:

  • l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19 della legge regionale 29 settembre 2016, n. 20 “Disposizioni per favorire l’economia. Disposizioni varie”.

Copie della predette decisioni sono disponibili presso l’Archivio del Servizio Commissioni.

Comunicazione di decreto di dimissioni da Assessore regionale

PRESIDENTE. Comunico che, con nota prot. n. 68045 del 29 dicembre 2017, pervenuta in pari data e protocollata al n. 35/AulaPG del 3 gennaio 2018, la Segreteria generale della Presidenza della Regione ha trasmesso copia del decreto presidenziale n. 716/Area 1^/S.G. del 29 dicembre 2017, di accoglimento delle dimissioni dell’on.le Vincenzo Figuccia da Assessore regionale preposto all’Assessorato dell’energia e i servizi di pubblica utilità e contestuale assunzione temporanea da parte del Presidente della Regione delle funzioni di Assessore regionale al predetto ramo di Amministrazione.

Ne do lettura:

«REGIONE SICILIANA

IL PRESIDENTE

D.P. n. 716/Area 1^/S.G.


VISTO

lo Statuto della Regione Siciliana;

 

VISTO

in particolare l’articolo 9 contemplato nella Sezione II dello Statuto regionale, come sostituito dall’articolo 1, comma 1, lett. f) della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, che, nel prevedere l’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Regione, gli attribuisce il potere di nominare e revocare gli Assessori da preporre ai singoli rami dell’Amministrazione regionale, tra cui un Vicepresidente che lo sostituisce in caso di assenza o impedimento;

 

VISTA

la Legge Regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e successive modifiche ed integrazioni;

 

VISTA

la Legge Regionale 15 maggio 2000, n. 10, e successive modifiche ed integrazioni nonché l’allegata tabella A;

 

Assemblea Regionale Siciliana

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VISTA

la Legge Regionale 16 dicembre 2008, n. 19 e successive modifiche ed integrazioni, ed

in particolare le disposizioni di cui al Titolo II che rimodulano l’apparato ordinamentale

e organizzativo della Regione siciliana;

VISTA

la Legge Costituzionale 7 febbraio 2013, n. 2 “Modifiche all’articolo 3 dello Statuto della

Regione Siciliana, in materia di riduzione dei deputati dell’Assemblea Regionale

Siciliana. Disposizioni transitorie”;

VISTO

il Decreto Presidenziale 14 giugno 2016, n. 12 “Regolamento di attuazione del Titolo II

della Legge   regionale 16 dicembre   2008, n. 19.   Rimodulazione degli assetti

organizzativi dei Dipartimenti regionali di cui all’articolo 49, comma 1, della legge

regionale 7 maggio 2015, n. 9. Modifica del decreto del Presidente della Regione 18

gennaio 2013, n. 6 e successive modifiche e integrazioni”;

VISTO

il Decreto   Presidenziale 1 settembre   2017, n. 444/Serv.   4-S.G. concernente la

ripartizione dei seggi dell’Assemblea Regionale Siciliana ai collegi provinciali in base

alla popolazione residente;

VISTO

il   Decreto Presidenziale 1   settembre 2017, n.   445/Serv. 4-S.G. concernente   la

convocazione dei comizi per l’elezione del Presidente della Regione e dei deputati

dell’Assemblea Regionale Siciliana per la XVII legislatura;

VISTO

l’atto del 18 novembre 2017 della Corte di Appello di Palermo – Ufficio Centrale

Regionale per l’Elezione del Presidente della Regione e dell’Assemblea Regionale

Siciliana

(elezioni del 5 novembre 2017) con il quale l’On. Sebastiano Musumeci è

stato proclamato eletto alle cariche di Presidente della Regione Siciliana e di

Deputato

dell’Assemblea Regionale Siciliana;

VISTO

il decreto presidenziale n. 643 del 29 novembre 2017, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale della Regione siciliana del 5 dicembre 2017 – Parte I – n. 53, di costituzione

del Governo della Regione Siciliana – XVII Legislatura, di nomina degli Assessori

regionali con le relative preposizioni ai vari rami dell’Amministrazione regionale e di

rinvio ad   ulteriore provvedimento per   la nomina dell’Assessore regionale   con

preposizione all’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente;

VISTO

il decreto presidenziale n. 645 del 30 novembre 2017, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale della Regione siciliana del 5 dicembre 2017 – Parte I – n. 53, di nomina

dell’Assessore regionale con la preposizione all’Assessorato regionale del territorio e

dell’ambiente;

VISTA

la lettera prot. 8584/GAB datata 27 dicembre 2017 con la quale l’Assessore regionale

per la Energia ed i servizi di pubblica utilità, On.le Vincenzo Figuccia, rassegna le

proprie dimissioni   dall’incarico assessoriale con   preposizione al predetto ramo

dell’Amministrazione, lettera, questa, acquisita il 28 dicembre 2017;

RITENUTO nell’accogliere tali dimissioni, che, al fine di garantire continuità all’esercizio delle funzioni politico-amministrative del predetto ramo dell’Amministrazione regionale siciliana, il Presidente della Regione Siciliana assuma temporaneamente le funzioni di Assessore Regionale per l’Energia ed i servizi di pubblica utilità;

 

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D E C R E T A

ART. 1

Per quanto in premessa specificato l’On.le Vincenzo Figuccia, a seguito delle dimissioni di cui sopra – che vengono accolte – cessa dalla carica di Assessore regionale preposto all’Energia ed i servizi di pubblica utilità.

ART. 2

Al fine di assicurare continuità all’esercizio delle funzioni politico-amministrative, il Presidente della Regione, contestualmente alla cessazione di cui al superiore art. 1, assume temporaneamente le funzioni di Assessore regionale per l’Energia ed i servizi di pubblica utilità.

ART. 3

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana e nel sito internet della Regione siciliana ai sensi dell’art. 68, comma 4, della legge regionale 12 agosto 2014, n. 21.

Palermo, lì 29 dicembre 2017

IL PRESIDENTE

Musumeci»

PRESIDENTE. L’Assemblea ne prende atto.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato le dichiarazioni del Presidente Musumeci. Chiedo al Presidente se è stato distribuito, così come aveva annunciato, il documento ai Presidenti dei Gruppi parlamentari.

MUSUMECI, presidente della Regione. Signor Presidente, il documento è stato oggetto di correzioni, tagli, appunti. Sarebbe di cattivo gusto, per me, offrire ai Presidenti dei Gruppi parlamentari un documento che, per alcune parti, appare anche illeggibile. Del resto il grosso che doveva essere detto è stato già rassegnato all’Aula.

Se mi si consente, stasera vorrei lavorare per un paio d’ore al Documento e domani lascerei alla Segreteria generale il testo integrale ma assicuro che le linee generali sono state già rassegnate nel mio intervento. Ho saltato solo le parti che ritenevo secondarie, comunque marginali.

PRESIDENTE. Diversi Presidenti dei Gruppi parlamentari hanno chiesto di intervenire. Considerato che manca la lettura adeguata di questo documento chiedo se intendete proseguire nei lavori stasera o rinviare a martedì prossimo. Lo decidono i Capigruppo, non ho nessun problema a proseguire.

Allora, si prosegue nei lavori nell’odierna seduta. E’ iscritto a parlare l’onorevole Fava. Ne ha facoltà.

 

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FAVA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione, onorevoli colleghi, non ho difficoltà a sottolineare che nelle parole del Presidente ci sono accenti di sobrietà ai quali non eravamo più abituati.

E mi sembra importante anche questa valutazione sul dubbio, mi permetta signor Presidente dell’Assemblea, leggo nel comma 2, dell’articolo 103 del nostro Regolamento, che abbiamo a disposizione quindici minuti per la discussione generale. Vedo che il cronometro è partito a cinque minuti. Magari sarò anche più breve, però le chiederei di ripristinare ciò che è previsto dal Regolamento interno. La ringrazio.

Ho apprezzato, lo dico subito, anche il riferimento esplicito soltanto ad un Presidente della Regione siciliana, l’onorevole Mattarella, anche citando una espressione impegnativa e significativa, non soltanto per ciò che poi è accaduto nella vicenda umana del Presidente Mattarella, quando ci ha ricordato che i mafiosi cercano alleati. Li cercano nella società, li cercano nel mondo dell’impresa, li cercano anche nella politica. Li hanno cercati anche qui dentro.

Io credo che in questo senso occorra tenere alto il senso della responsabilità della vigilanza.

Lei signor Presidente si è anche riferito ad un giornalismo straccione riferendosi ad una Sicilia spesso considerata paradosso, ossimoro, calembour in conseguenza di questo giornalismo straccione.

Sarà pur vero. Io però vorrei ricordare che noi siamo vittima anche di un altro giornalismo straccione. Quello che nel corso degli anni ha finto di non vedere, che ha voltato lo sguardo dall’altra parte. Un giornalismo compiacente che ha accompagnato, spesso tenendo per mano, coloro che hanno considerato la Regione, le sue attività economiche, bottino di guerra e terreno di saccheggio.

Ci saremmo aspettati, mi sarei aspettato, un accenno, nella sua corposa relazione, a quello che è accaduto il giorno dell’Epifania a decine, centinaia di persone che sono morte.

Io so che la pietas non è una categoria né giuridica, né normativa, che non compete a questo Governo, né questo Governo ha gli strumenti normativi per impedire che il Mediterraneo continui ad essere un grande cimitero a cielo aperto. Però, penso che il Presidente della Regione siciliana, per il modo in cui questa Regione rappresenta nel tempo e nel luogo il centro dolente di ciò che è diventato il Mediterraneo - 8.400 morti negli ultimi due anni - un accenno al fatto che molte di quelle persone sono venute a morire a casa nostra ed essere sepolte a casa nostra.

Anche se sul piano istituzionale non richiede, né prevede alcuna competenza, sul piano personale credo che questa Assemblea e anche questo Governo debba avere un pensiero preoccupato, solidale, attento, umanamente attento, alle cose che stanno accadendo.

Lei si è molto concentrato sul tema dei rifiuti. Io vorrei su questo appuntare qualche parola e qualche preoccupazione e poi andare alla conclusione, perché credo che il tema dei rifiuti, il modo in cui, lei ha parlato bene dell’esigenza della richiesta dell’obiettivo della normalità in una Regione che è stata piegata alle emergenze e piagata nelle emergenze.

Credo che il tema dei rifiuti sia archetipo del modo in cui l’emergenza è stata la bussola della politica della Regione siciliana, durante vent’anni, e un presente che dietro di sé ha un passato assai ampio che attraversa la storia di almeno quattro Governo regionali. Con venti miliardi che sono stati bruciati e con un esito, che è stato ricordato dal Ministro Galletti ma che ci viene ricordato ogni giorno dall’Unione Europea, dalla Commissione Europea, il novanta per cento viene conferito, spesso in modo indifferenziato, nelle discariche, un livello di raccolta differenziata che sfiora e non supera il quindici per cento.

Lei dice, assumendo giustamente il tema delle emergenze intanto come un tema di salute pubblica, oggi la soluzione nella emergenza è trasferire i rifiuti all’estero.

Io su questo le chiedo un punto di precisione. Lei parlava oggi di qualche mese, mentre ho sentito parlare in questi giorni anche di un bando triennale. Il bando triennale non è emergenza. Un bando triennale è una soluzione strutturale, io penso che le soluzioni strutturali ad un ciclo di rifiuti così poco virtuoso, come quello siciliano, non possono essere cercate in una soluzione di emergenza, che è anche una soluzione molto costosa. A conti fatti ci costerà il doppio di quanto costa oggi conferire

 

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i rifiuti nelle discariche e il tema di chi debba assumersi il costo, il pagamento di questo costo supplementare, è un tema di assoluta attualità.

La soluzione è una soluzione strutturale: la costruzione di nuovi impianti. E la costruzione di nuovi impianti – lei dice – richiede molto tempo. Io vorrei ricordare che dieci impianti dovrebbero essere già aperti. Impianti di compostaggio. Se questo non è accaduto lo dobbiamo, come dire, raccontando il sistema di compiacenze, di corruttele, di distrazioni, che molti Governi in Sicilia hanno coltivato su questo tema.

E vorrei anche ricordare quanto contributo ha dato un certo modo di gestire il ciclo di rifiuti alle voragini di bilancio. Vorrei ricordare la scelta dei ventisette ATO nella riforma del Presidente Cuffaro: non tanto gli ATO e la loro gestione fallimentare, quanto l’apertura a tredicimila assunzioni dirette di addetti al servizio, che hanno provocato un crollo vertiginoso delle finanze degli enti locali.

Io credo, signor Presidente, che occorra investire sugli impianti. E credo che occorra una parola chiara anche sulle responsabilità che la Regione nel suo complesso, non soltanto i Governi, ha avuto in questo atteggiamento molto sufficiente, molto distratto, spesso arrogante anche con Bruxelles e con l’Unione europea. Perché i soldi ci sono. Sono soldi che c’erano e che non abbiamo speso. Erano disponibili 365 milioni da investire in nuovi impianti di compostaggio e ne abbiamo restituiti 216. Servivano per investire sulla raccolta differenziata, servivano per bonificare le discariche, servivano per impianti di bio-trattamento.

Lei ha ricordato come il tema di riattivare un canale virtuoso con l’Unione europea e con i finanziamenti dell’Unione europea è un tema centrale. Ci sarebbe piaciuta una parola più precisa sul fatto che se questo canale si è molto offuscato dipende anche dal fatto che noi abbiamo contribuito a costruire bandi non soltanto per le grandi imprese, ma anche bandi che erano abiti di sartoria costruiti per le imprese che avrebbero dovuto vincere, quelle e soltanto quelle, il bando che era stato previsto e ottenere il finanziamento europeo. E questo richiede, come dire, un lavoro di attenzione e di vigilanza non soltanto tra i banchi del Governo, ma anche nel modo in cui la burocrazia regionale, una parte di essa, spesso ha acconsentito che le velleità e le vocazioni del Governo venissero sempre rispettate e accompagnate.

Però, manca un punto, signor Presidente, nella sua lettura di questa emergenza ed è quello che ci ha preoccupato nei giorni scorsi e ci preoccupa oggi. Perché siamo in queste condizioni? Perché i Siciliani non sono stati capaci? Perché gli enti locali non hanno avuto sufficiente tensione morale? Perché il nostro processo di costruzione di impianti di compostaggio è stato avviluppato da lacci e lacciuoli burocratici? O anche perché – forse va detto! – c’è stato un monopolio dei privati nella gestione delle discariche, che ha determinato e condizionato la politica regionale.

Lei ha detto, glielo riconosco, che ci sono state “oligarchie”. Io avrei detto di più. Io avrei usato le parole che ha usato la Commissione “Ecomafie” quando ha licenziato, qui a Palermo, una relazione di 365 pagine che lei ha ricevuto come Commissione ‘antimafia’ regionale, che abbiamo ricevuto come Commissione ‘antimafia’ nazionale e che è stata approvata all’unanimità da tutti i partiti e che dice parole assai preoccupanti. Che non parla soltanto di ipotetiche oligarchie. Dice, leggo testualmente, “pare esservi un sistema che obbliga in Sicilia a conferire i rifiuti in discarica ed è talmente ben ramificato e gode di tali e tante sponde all’interno della Regione, da essere capace di orchestrare sistematicamente il sabotaggio di qualunque iniziativa che possa incidere sui gruppi di potere creati attorno al ciclo dei rifiuti”.

E’ una fotografia assai impietosa e che sviluppa il tema dell’oligarchia, sul quale noi potremmo anche allegare nomi e cognomi di coloro che hanno rappresentato i padroni delle discariche e che hanno determinato le politiche della Regione su questo punto.

Aggiunge la Commissione “Ecomafie”: “si può ragionevolmente presumere una permanente deviazione delle funzioni pubbliche in favore di imprese private. Il quadro di corruttela venuto alla luce è caratterizzato da estremi di devastante gravità. Le innumerevoli carenze nella gestione del ciclo dei rifiuti costituiscono altrettanto opportunità per la criminalità di stampo mafioso di infiltrarsi in questo settore.”.


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Vorrei ricordare anche gli oltre trecento stazioni appaltanti a cui i Comuni spesso, in regime di emergenza, senza gara di appalto, hanno affidato ad imprese, spesso prestanome di gruppi mafiosi, il compito di raccogliere i rifiuti. Sono vicende che hanno bisogno di un punto di attenzione maggiore. Il tema non è solo l’emergenza del presente, il modo in cui riusciremo a fare fronte a queste emergenze, ma capire la metastasi dove si colloca. La metastasi si colloca anche in forti interessi privati. Sono duecentosessanta milioni l’anno che vanno ad arricchire le tasche di alcuni padroni di alcune grandi discariche private. Noi abbiamo le più grandi discariche d’Europa che sono totalmente fuori legge. La Commissione Europea, da anni, ci spiega che le discariche come quella di Motta con cinquemilioni e mezzo di metri cubi a disposizione da sola potrebbe raccogliere l’intera popolazione siciliana se la volessimo interrare in questa buca ed è totalmente fuori legge. Su questo, credo, che occorra un intervento sul piano della funzione politica che è soltanto la soluzione delle emergenze. Vado a chiudere, signor Presidente.

C’è soltanto un punto che mi interessava condividere con lei dal mio punto di vista. Lei ha parlato di beni culturali, un grande giacimento, il più grande giacimento che esista in questo Paese. C’è bisogno di interventi concreti, lo dico con assoluta franchezza, sapendo di mettere il dito in una piaga politica del suo Governo: c’è bisogno di un assessore. Dal momento in cui lei parla di interventi di assoluta e urgente concretezza nella gestione e nella valorizzazione dei beni culturali, l’Assessore ai Beni culturali, la Regione siciliana sta raccogliendo le firme per presentarsi Presidente della Regione Lombardia immaginando che questo possa essere semplicemente un utile palcoscenico per proiettare la propria immagine su altri palcoscenici. La considero una offesa a lei, a questo Governo e all’Assemblea regionale siciliana, e credo che proprio per l’urgenza che lei assume e abbia questo tema, la prego di chiedere all’Assessore Sgarbi di presentare le sue dimissioni affinché si possa fare serenamente una campagna elettorale come pensa di volere fare nella Regione Lombardia.

(Applausi del Movimento Cinque Stelle)

FAVA. Un ultimo punto, signor Presidente, perché questo è un punto cruciale. La cultura è l’identità di un popolo. Attenzione, la cultura è l’identità di tutti non solo di un popolo. Io mi riconosco nella cultura espressa dalle Piramidi in Egitto anche se non sono egiziano e il patrimonio culturale che abbiamo in Sicilia oggi è una risorsa di identità per tutto il mondo e non soltanto per i siciliani e se questo non riusciamo a farlo capire, non solo con una valutazione mercantile, sul piano del commercio, sul piano del mercato, le nostre opere pubbliche, ma come un patrimonio di bellezza e di qualità dell’esistenza che mettiamo a disposizione di tutti, io credo che facciamo una operazione culturale importante. Lei ha parlato a lungo, Signor Presidente, di normalità. La normalità, in una Regione che ha vissuto soltanto nell’onda delle emergenze è una grande ambizione, è una straordinaria rivoluzione. Qui uso la parola rivoluzione. Se non è vissuta con il giusto slancio rischia di essere semplicemente ‘piombo nelle ali’ e noi abbiamo bisogno di perdere per strada molto del piombo che ci ha tarpato le ali in questi anni. Grazie.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole De Luca Cateno. Ne ha facoltà.

DE LUCA CATENO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la campagna elettorale sia finita e sia finita già da qualche mese.

Mi attendo da questo Governo e mi sarei atteso dalle dichiarazioni del Presidente Musumeci una riflessione operativa, perché le dichiarazioni programmatiche non sono semplicemente un j’accuse su ciò che avete trovato e mi permetto di dire che eravate in quest’Aula in questi anni, quindi, non ci può essere meraviglia come se foste ‘Alice nel paese delle meraviglie’. Questo desidero sottolinearlo perché è fondamentale.

 

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Le consegno, in premessa, signor Presidente tre detti siciliani,

e lei è un cultore come me, dai

quali articoleremo questo mio breve intervento.

Senza soddi non si canta missa”, primo detto. Secondo detto: “U pisci feti dà testa”.

Per quanto riguarda il terzo detto che ora le consegnerò nell’articolazione dell’intervento chiude una sana riflessione, che ora le consegno.

Prima riflessione, nel suo intervento ha fatto un cenno generico a quella che è la situazione finanziaria ed è invece la cosa più urgente, signor Presidente.

Soprattutto quello che non ho colto è la puntualità degli interventi che volete fare, perché non possiamo immaginare di accelerare la spesa dei fondi europei se non abbiamo la liquidità per attivarla. Parliamoci chiaramente, la Regione non ha liquidità, chiamiamo le cose con nome e cognome, c’è un problema di fondo.

Questi quindici miliardi e mezzo di cui tutti quanti parliamo come se fosse la panacea di tutti i mali ereditati per la Sicilia e per i siciliani, ha un piccolo problema di fondo che allo stato attuale esattamente 66.693.264,00 milioni pari allo 0,4 per cento risulta speso per la programmazione 2014-2020.

La questione che le pongo – ne parlavo prima con qualche Assessore – risulta anche un dato anche delicato, pericoloso che riguarda gli impegni. Risultano impegnati cinque miliardi e mezzo, ma non vorrei che questi impegni fossero assegni double face, perché gli impegni che vanno puntualmente verificati e che devono portare oggi il Governo a valutare se revocare una serie di bandi in autotutela è proprio questo. A quanto pare ci sono molti bandi che hanno costruito anche l’interesse degli imprenditori per i quali non c’è la liquidità concreta per renderli operativi. E anche questo aspetto nella Commissione dei Saggi che ha nominato il nostro Assessore Armao ritenevo che venisse evidenziato.

Questo perché è fondamentale? Mi riallaccio al suo intervento, Presidente, perché in Sicilia ormai il soggetto più inaffidabile per il mondo delle imprese è il sistema pubblico allargato. La Regione in testa, i comuni e il sistema delle partecipate: perché? Per un motivo molto semplice, Presidente. Perché la Regione giocando in continuazione con i trasferimenti alle autonomie locali, con la traslazione delle rate, nasconde anche – lo voglio dire all’Assessore – un ulteriore indebitamento che

  • stato giocato fra il momento della previsione e l’erogazione delle risorse – guarda caso – sempre traslate di mesi e mesi mettendo in ginocchio un intero sistema e facendo fallire le imprese. In Sicilia paradossalmente la maggior parte delle imprese sta fallendo per credito non riscosso.

Anche rispetto a questo non possiamo pensare a fare una sola discussione generale. Vogliamo delle misure puntuali su questo, onorevole Presidente.

Il suo intervento programmatico noi desideriamo che sia un insieme di azioni operative.

Noi sappiamo come stanno le cose e lei lo sa meglio di me perché in questi cinque anni è stato in questo Parlamento, io non c’ero! Io faccio riferimento al 2012, faccio riferimento alle battaglie fatte in questo Parlamento per impedire – e lo sanno tanti Assessore qui presenti – di ritrovarci a distanza di anni ad avere una Regione con bilanci falsi che sono stati approvati da quest’Aula; bilanci falsi perché è venuta meno, lo dico io perché fautore delle norme regionali, la trasparenza dei conti pubblici. L’ho sempre sostenuto e lo sostengo ancora in quest’Aula.

Un Parlamento che approva i bilanci violando le norme che lo disciplinano soprattutto quelle volute da questo Parlamento ovviamente agisce in dispregio alle regole.

Ma lasciando stare anche questo aspetto il quale, francamente, ormai appartiene alla storia, se ci sarà un tribunale della storia, oltre a quello che riguarda altri aspetti e che riguardano anche alcuni di noi, signor Presidente - e qua le introduco anche un altro ragionamento - non ho capito perché lei stasera ha dichiarato di essere in minoranza. Questo a me sfugge.

MUSUMECI, Presidente della Regione, Non ho dichiarato questo! Mai detto!

 

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DE LUCA… lo sa perché sfugge, signor Presidente? Perché lei ha citato dei Gruppi parlamentari ben precisi. Se noi facciamo la somma dei componenti di questi Gruppi parlamentari, scusatemi, siete trentaquattro! Allora, Presidente, dobbiamo chiarirci una volte per tutte! Perché, veda, io sono al Gruppo Misto per questioni riguardanti all’interno il Gruppo UDC da un lato, ma dall’altro le devo esprimere anche quello che è comunque il dissapore di mio figlio, che ha 14 anni e si chiama Gabriele, il quale mi ha chiesto: papà, perché dopo che ti hanno arrestato il Presidente Musumeci ha detto quasi che non ti conosce? Ma, c’ero pure io quando hai organizzato la manifestazione al San Paolo Hotel! Lo stesso mia figlia di 14 anni!

Be’, ho cercato di spiegare a mio figlio che, purtroppo, la politica è fatta così e che la coerenza spesso non si compra al supermercato.

Veda, signor Presidente, noi finora ci siamo gentilmente ignorati, ed è arrivato anche il momento - ed aspettavo esattamente che lei parlasse al Parlamento - di chiarirci su questo aspetto, perché lei ha toccato un argomento importante e delicato: il codice etico! Ed ha toccato anche quello che è l’aspetto della spettacolarizzazione della politica, cioè fare meno spettacolo in politica.

Ha ragione, Presidente!

Ma io dico anche che bisogna fare meno giustizialismo in politica, perché lei ha citato una parte del problema, e cioè burocrati che oggi hanno timore di agire, ma si è chiesto perché hanno paura di agire? Si è chiesto perché tanti sindaci oggi non agiscono più? Lei lo sa che io esco da un’esperienza da sindaco di Santa Teresa, dove in tre anni ho ereditato la differenziata all’8 per cento, ora è all’80 per cento! Basta guardare le statistiche, ma non voglio parlare di me e di quello che ho fatto da sindaco stando in trincea, subendo le angherie proprio di quello che l’apparato burocratico regionale.

Non ha utilizzato un termine nel suo intervento, anche collegandoci a questo: decentramento! Veda, il valore della sussidiarietà, parallelamente, richiede delle scelte nette; decentramento che

cosa significa? E devo per forza richiamare alcuni mie interventi del 2010.

Significa, intanto, non solo sburocratizzare, ma fare delle azioni che costruiscono un sistema al territorio, verso il territorio, in termini di risorse e in termini di uomini! Perché quando sento parlare di sussidiarietà, con i comuni come lei sa bene, Assessore, che dal 2010 ad ora il fondo delle autonomie locali è stato ridotto da 900 milioni di euro, A circa 3,50; ma noi rischiamo poi di passare per ipocriti quando interveniamo sul tema della sussidiarietà non ponendoci il problema parallelo del decentramento e delle risorse.

Ecco qual è la questione! E anche su questo abbiamo fatto tante proposte. Io gliele riproporrò, lei deve comprendere lo spirito costruttivo del mio intervento, perché pur se formalmente non sono stato considerato in questa maggioranza perché il Gruppo Misto non è stato citato da lei, io Presidente sono stato eletto non per fare processi, mi bastano già quelli che ho subito, io sono qui perché devo contribuire con il mio apporto, il mio bagaglio anche di esperienza di amministratore nel fare proposte concrete.

Li lascio fare ad altri certi spettacoli! Io ho voluto suonare la zampogna in quest’Aula, autorizzato dal Presidente, ma anche per richiamare quelle che sono le nostre tradizioni. E mi è dispiaciuto non sentire alcun intervento. Le scuole degli antichi mestieri e delle tradizioni popolari, le scuole, perché è vergognoso che esistano, che sono state istituite solo a Torino ed a San Marino.

Signor Presidente, tornando a noi, il concetto e le consegno esattamente il terzo, il terzo detto siciliano, molto caro. I siciliani, ormai, sono disincantati, sanno che “a sciarra è pa cutra”. Signor Presidente, i siciliani sono disincantati ed è inutile che noi cerchiamo, anche con tanta retorica, nel voler dare un altro tipo di messaggio.

Oggi, direi che il suo intervento, e lo dico, guardi senza spirito di polemica, pur sapendo se lei, ancora non so se vorrà il mio voto o meno, considerato quello che è stato il mio status e stato, ma, gradirei anche su questo, sa, una parola, perché noi credo che dobbiamo anche occuparci, come politici, meno di vicende giudiziarie, se poi pretendiamo che la giustizia non si occupi di politica. Sa, anche questo fa male! Sa, anche la spettacolarizzazione di qualunque tipo di incidente, fa male, lede

 

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dignità, crea problemi nelle famiglie e non si riesce, poi, a spiegare ai bambini, ai figli cosa realmente è successo, signor Presidente.

Ed allora, noi dovremmo imparare a distinguere anche quelle che sono realmente le nostre competenze, e quindi a concentrarci in quello che ho detto in premessa, le azioni.

Lei, oggi, è il mio Presidente. Lei, oggi, è il Presidente della Regione siciliana. Onorevole Musumeci, lei non è più il Presidente dell’antimafia. Io, oggi, non la voglio più vedere in quella veste, perché la Sicilia ha bisogno di un Presidente e di un Governo operativo. Vuole dimenticare Crocetta ed il crocettismo.

Questo è il tema, signor Presidente. Ed io su questo l’incalzerò, fino a sembrarle più antipatico di quanto magari le sarò, ma, se anche il Presidente del Parlamento, ci metterà nelle condizioni di lavorare, ci assegnerà finalmente anche questi locali, lei vedrà da parte mia proposte concrete, mi permetto di dire. Non perché le altre non siano concrete. Io prima di proporre un disegno di legge, mi preoccupo della copertura finanziaria, non faccio parte di quelli che presentano disegni di legge per fare la conferenza stampa, perché la mia cultura è di amministratore, non di politico. Ed un amministratore è proprio quello che, minuto per minuto, come lei ha ben detto, deve dare conto delle proprie azioni, non ha spazio per lo spettacolo e non ha spazio, neanche, per poter fare annunci perché chi governa viene travolto dagli annunci.

Ecco qual è il cambio di rotta che è indispensabile e che chiedo a questo Governo.

Sul resto, le dico questo. Ogni Governo a cui ho assistito, signor Presidente, ha posto il tema di rimodulare la spesa della Comunità europea, cioè dei fondi europei, dei fondi strutturali.

Non faccia questo errore.

Lo sa perché glielo dico? Non perché alcune cose sono giuste o sbagliate, o perché lei non ha diritto di poter rivedere secondo una certa visione la spesa.

Si ponga prima il problema di farla partire la spesa. Non faccia l’errore di inserirsi nell’imbuto delle modifiche perché, sto concludendo signor Presidente, perché veda che lei perderà almeno un altro anno e nel frattempo il sistema delle imprese non può aspettare.

E’ solo un suggerimento che le do, come le ho dato quello di prima nel verificare tutti i bandi che si ritengono chiusi.

Si occupi e si preoccupi subito, intanto, di porsi il problema di avviare un minimo di spesa e parallelamente, potrà, perché è giusto che lei lo faccia, anche rivedere quelle che sono alcune parti della spesa, ma non faccia l’errore che hanno fatto tutti i Presidenti dei governi ai quali ho assistito in questo Parlamento, di pensare di mettere le mani a modificare tutto e di più, rischiando di diventare prigioniero delle sue stesse modifiche.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Lupo. Ne ha facoltà.

LUPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, io devo preliminarmente ribadire la richiesta alla Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana di convocare la Commissione per il Regolamento, così come avevo già fatto in occasione dell’ultima seduta, perché io credo che non si possono cambiare le regole in corso di partita.

Quindi, è doveroso che il Presidente Miccichè convochi la Commissione per il Regolamento per affrontare e chiarire quanto accaduto nel corso dell’ultima seduta, che riguardava l’esercizio provvisorio di bilancio.

Onorevole Presidente Musumeci, ho ascoltato con attenzione il suo intervento sulle linee programmatiche del Governo di questa legislatura, una legislatura importante, una legislatura che nasce per prima con settanta deputati regionali, non novanta, e penso che questo Parlamento abbia dato prova anche di sapersi autoriformare nel corso della XV legislatura approvando una legge importante di riduzione del numero dei parlamentari.

Abbiamo ascoltato il suo intervento, abbiamo anche appreso che ci farà avere l’intervento completo che riguarda le linee programmatiche che, ovviamente, avremo modo di leggere.

 

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Io voglio formulare la proposta che il documento programmatico possa essere approfondito dalle commissioni parlamentari competenti, perché è chiaro che questa non può essere la sede per affrontare un programma di governo dei cinque anni, è un primo scambio di idee, un confronto.

Esprimeremo le nostre prime valutazioni ma credo che, anche grazie all’impegno degli assessori, nelle diverse commissioni parlamentari sarà il caso di entrare subito nel merito delle proposte che sono state avanzate, perché sono convinto che questo legislatura possa essere estremamente importante nella misura in cui anche il Governo saprà riconoscere al parlamento un ruolo fondamentale.

Un ruolo fondamentale che, io credo, non sia sostituibile da parte del Governo perché questo è un Parlamento che ha una lunga tradizione, che ha delle competenze importanti, che può e deve svolgere un ruolo significativo anche per lo sviluppo, la crescita del nostro territorio, della nostra amata Regione.

Abbiamo apprezzato anche alcuni spunti, abbiamo apprezzato – lo dico subito – il riferimento positivo, l’apprezzamento rivolto all’assessore Gucciardi per l’attività svolta nel corso della passata legislatura, e questo le fa onore, un’operazione verità che deve riguardare non solo il bilancio della Regione ma tutti i rami dell’Amministrazione regionale e, quindi, spero possa portare il Governo attuale anche ad apprezzare quanto di buono si è fatto in passato nei diversi rami dell’Amministrazione ma, ovviamente, anche coerentemente con il programma con il quale lei ha vinto le elezioni, affrontare i prossimi cinque anni.

Non mi sorprende l’apprezzamento rivolto all’assessore Gucciardi, anche perché il lavoro svolto dall’assessore Gucciardi nella scorsa legislatura è stato un lavoro aperto al confronto con tutte le forze parlamentari, è stato un confronto aperto con il territorio, con le amministrazioni locali che ha portato a risultati importanti, risultati che ci hanno consentito di centrare l’obiettivo del piano di rientro della sanità e anche di avviare, per esempio, una riduzione della pressione fiscale – che lei non ha citato – che io valuto assolutamente positiva per la crescita, per lo sviluppo, per il lavoro produttivo, per l’attrazione degli investimenti.

Il fatto che il risanamento del bilancio nella legislatura trascorsa, unitamente al risanamento portato avanti nel settore della sanità, ci abbia consentito di ridurre l’IRPEF, cioè la tassazione sui redditi delle persone, ed anche l’IRAP, per i redditi d’impresa, penso significhi che sia un punto che noi dobbiamo valorizzare per attrarre nuovi investimenti, per incoraggiare gli investimenti produttivi per il lavoro produttivo che – sono d’accordo con lei – rimane la priorità delle priorità.

Noi saremo propositivi, impegnati, attivi, pronti a confrontarci col Governo su tutti i provvedimenti che riguarderanno lo sviluppo ed il lavoro produttivi perché crediamo che questo sia il punto fondamentale che dobbiamo affrontare.

Certamente servono riforme.

Dico subito che anche noi chiediamo che si costituisca la Commissione Statuto, per una revisione del nostro Statuto regionale, ovviamente chiediamo, ed invitiamo la Presidenza ad esperire le procedure necessarie nel più breve tempo possibile, che si costituisca rapidamente anche la Commissione antimafia, per potere anche arrivare a discutere di una revisione della legge del 91 che possa rendere ancora più efficace l’azione della Commissione antimafia nella lotta alla criminalità organizzata ed ad ogni forma di corruzione e di illegalità.

Su tutti i temi che riguarderanno esigenze di riforma vere per la crescita della nostra Regione, il Partito Democratico sarà pronto a confrontarsi certamente sulla base delle proprie idee, del proprio programma che diverge a volte, anche profondamente, dal programma con il quale lei ha vinto le elezioni.

Noi riteniamo che se vogliamo davvero fare il punto in maniera concreta sulla situazione economico finanziaria della Regione, la prima cosa che il Governo regionale deve fare è presentare il Documento di Economia e Finanza, presentare il disegno di legge sul Bilancio 2018-19-20, presentare il disegno di legge sulla Legge di stabilità per il nuovo anno. Siamo in esercizio provvisorio, purtroppo molte delle proposte che lei ha avanzato non potranno trovare un riscontro in

 

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termini legislativi prima della fine di marzo, perché l’esercizio provvisorio di bilancio di fatto congela l’attività legislativa ordinaria fino a fine marzo. Crediamo però che quanto prima il Documento di Economia e Finanza, il bilancio del nuovo anno, così come la Legge di stabilità debbano essere approvati dal Governo e presentati all’Assemblea Regionale Siciliana affinché le Commissioni competenti possano cominciare a lavorare. Per approvare il Bilancio e la Finanziaria il Parlamento ha diritto ad avere almeno 45 giorni di tempo, per un esame attento dei documenti contabili ed ancor più urgente che il Governo presenti quanto prima il nuovo Documento di Economia e Finanza, appunto, preliminare all’inizio dell’esame dei documenti contabili che prima citavo.

Noi vi sfidiamo a rinegoziare migliorandone i contenuti, l’intesa Regione-Stato. Non ci preoccupa, anzi, ci auguriamo che possa essere possibile una revisione, una rinegoziazione dell’intesa raggiunta dallo scorso Governo con lo Stato, che possa essere migliorativa. Però credo che su questo ci sono stati troppi proclami che ancora non hanno trovato riscontro. Sono trascorsi, lei mi dirà, pochi giorni, ma io credo che i Siciliani vogliano sentire parlare più di fatti. Siamo già in piena campagna elettorale per le nazionali.

Ecco, io credo che dobbiamo limitare qualsiasi intervento di natura propagandistica ed invece concentrarci con serietà rispetto ad impegni urgenti che devono vedere questo Parlamento pronto ad affrontare le principali emergenze, alcune delle quali lei ha citato, appunto, astenendoci dal fare propaganda a danno della nostra Regione, ma anzi sfidandoci reciprocamente nell’avanzare proposte che possano essere migliorative per affrontare le diverse politiche di settore, mi riferisco all’agricoltura, come al turismo, come al settore dei beni culturali, come alla pubblica amministrazione.

Noi avanzeremo le nostre proposte di legge, avanzeremo atti parlamentari, mozioni, ordini del giorno, che potranno anche indirizzare l’azione del Governo. Vogliamo svolgere un ruolo attivo e propositivo. Saremo assolutamente intransigenti sui temi che per noi sono parte essenziale penso dell’impegno politico del Partito Democratico certamente, ma di ogni parlamentare eletto in questa Assemblea.

I temi della legalità, che lei prima ha citato. Noi siamo pronti a confrontarci ovviamente sul codice etico che era già stato incardinato in quest’Aula nella precedente legislatura. Condividiamo l’esigenza di migliorare anche l’assetto della pubblica amministrazione. La pubblica amministrazione, nelle sue diverse articolazioni, in Sicilia statale per la presenza dello Stato, regionale che riguarda le aree di zona vasta come le ex Province, che riguarda quindi le Città metropolitane o i singoli comuni, deve essere una pubblica amministrazione al servizio del cittadino, dello sviluppo, dei diritti, delle imprese.

Noi abbiamo colto nel sul intervento anche un riferimento all’esigenza di migliorare la pubblica amministrazione regionale. Siamo pronti a confrontarci, ma riteniamo che le risorse umane siano fondamentali. Noi riteniamo che sia doveroso procedere al rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti regionali che aspettano da oltre dieci anni. La novità qual è? La novità è che lo Stato si è impegnato a rinnovare il contratto di lavoro ai dipendenti pubblici statali, è giusto che il Governo della Regione avvii rapidamente un confronto con le organizzazioni sindacali per muoversi parallelamente, né un passo avanti né un passo indietro, ma per riconoscere anche ai dipendenti regionali i giusti diritti dopo troppi anni di attesa.

Riteniamo che vada fatto uno sforzo aggiuntivo sul tema fondamentale, che prima citavo, che ho definito lavoro produttivo sviluppo produttivo. Mi piacerebbe che questo Parlamento dedicasse qualche seduta di appassionato dibattito ai temi del modello di sviluppo che noi vogliamo per la Sicilia. Su cosa vogliamo puntare? Vogliamo puntare davvero sul turismo, sul turismo culturale, sulla piccola e media impresa, sull’artigianato? Come vogliamo affrontare le principali crisi delle aree industriali della nostra Sicilia? Penso a Termini Imerese, penso a Gela, penso all’area industriale di Siracusa o di Catania. Io penso che su questo dobbiamo concentrare gran parte della nostra attenzione e riportare ad un dibattito parlamentare anche il tema dei fondi europei. Noi

 

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chiediamo che questo Parlamento possa anche esprimersi sulla programmazione dei fondi comunitari, possa attivare un monitoraggio attento della spesa comunitaria. Non ci piace una programmazione comunitaria eccessivamente o esclusivamente burocratica. Vogliamo che i rappresentanti del popolo eletti dai siciliani in questa Assemblea regionale possano davvero entrare nel merito e tra tutti, maggioranza e opposizione, direi quasi fare a gara per avanzare le proposte più efficaci per migliorare anche l’utilizzo dei fondi europei e rilanciare gli investimenti e mi riferisco anche ai fondi del patto per il sud che sono estremamente importanti per le infrastrutture, in particolare per le strade, per migliorare la viabilità soprattutto delle aree interne della nostra Sicilia, direi precondizione anche per lo sviluppo di quei territori sia sul piano del turismo che dell’agricoltura ma anche di tutte le altre attività produttive a parte che fondamentali per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini in questo territorio.

Abbiamo colto anche un riferimento al tema del credito che noi valutiamo assolutamente fondamentale e credo che questo è un argomento che dobbiamo affrontare anche guardando ai grandi istituti di credito che devono mettere a disposizione della Sicilia fondi importanti per gli investimenti. La Sicilia non può essere solo una rete di raccolta degli sportelli bancari dei principali istituti di credito nazionali, ma ha diritto anche ad avere una quota di investimenti e di credito significativo al servizio delle imprese e dello sviluppo.

Abbiamo anche colto un certo ridimensionamento nelle linee guida da lei illustrate rispetto al programma presentato in campagna elettorale, ma ci ripromettiamo di leggere con maggiore attenzione il documento che lei ha annunciato per poterlo meglio approfondire, ma che non sia un alibi la condizione del bilancio della Regione per un ridimensionamento degli impegni che vi attendono in questa legislatura, perché in quest’Aula anche lei è stato presente nella scorsa Legislatura e quindi non può dire che non sapeva perché è stato partecipe, sapevamo quali fossero le criticità dei conti pubblici, in parte o in gran parte abbiamo avviato un’azione di risanamento, siamo consapevoli che quest’azione di risanamento, così come anche ci ha indicato la Corte dei Conti, deve proseguire. Ma è chiaro che a questa azione di risanamento dobbiamo anche coniugare un’azione forte di crescita economica, sociale, di sviluppo, di investimenti.

Dobbiamo attivare questo secondo binario che è fondamentale anche per aumentare il gettito fiscale e quindi venir fuori dalla crisi vissuta negli ultimi anni che è stata una crisi internazionale e sicuramente anche la più grave crisi economica che ha interessato il nostro Paese nel dopoguerra.

PRESIDENTE. Presidente, il tempo è trascorso.

LUPO. Concludo, aderendo all’invito del Presidente dell’Assemblea, credo che un’attenzione maggiore meritino i comuni. Penso che va fatto un approfondimento serio sul tema dell’emergenza rifiuti. Mi lascia perplessa l’ipotesi di affidare alle province, come lei le chiama, anche le competenze in materia di rifiuti. Vorrei ricordare a tutti noi che sulle province aspettiamo ancora che la Corte costituzionale si pronunci e quindi probabilmente parlare di un potenziamento delle competenze e delle funzioni delle province può essere fatto un momento dopo che venga confermato l’assetto istituzionale. Però aspettiamo di conoscere la proposta del Governo, aspettiamo di leggere il disegno di legge che lei presenterà e sul quale noi siamo pronti a confrontarci.

E vorrei rivolgere una parola in maniera conclusiva agli elettori, ai cittadini della nostra Regione. Il Partito Democratico, in quest’Aula, porterà avanti la propria azione parlamentare in un raccordo continuo e costante con i territori, con gli amministratori locali, con i cittadini svolgendo assemblee, incontri che ci coinvolgeranno e ci impegneranno nel corso già delle prossime settimane, ma nel corso dell’intera legislatura perché vogliamo essere qui in quest’Aula la voce dei cittadini siciliani.

PRESIDENTE. E’ iscritta a parlare l’onorevole Zafarana. Ne ha facoltà.

 

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ZAFARANA. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, cittadini, mi sia consentito dire senza piglio polemico oggi che a tratti, le linee programmatiche da lei espresse hanno avuto il piglio del comizio elettorale. Questo, se vogliamo veramente prenderci tutta la responsabilità del nostro ruolo, non deve più succedere. Basta campagna elettorale in Sicilia con i temi di questa bistrattata Sicilia!

Presidente, le ho sentito dire, parlare del problema Sicilia. E’ brutta questa espressione. Parliamo dei problemi della Sicilia, perché distinguendo, separando, analizzando, individuando i vari settori di intervento, in maniera programmatica e con risolutezza e velocità si deve finalmente intervenire. Finalmente, perché, Presidente, come lei anche noi siamo stati qui nella scorsa legislatura. Tante parole sono state dette, tanti proclami, e non siamo stanchi noi, sono stanchi i siciliani di sentire parole al vento. Noi abbiamo il dovere, l’onere - e io lo sento fortemente e lo sente il mio gruppo fortemente sulle proprie spalle e nella propria coscienza - e la responsabilità di fare ritornare l’entusiasmo del dirsi siciliani, l’entusiasmo del vivere in Sicilia, del lavorare, dell’operare in Sicilia, per non doverci sempre lamentare, per non dovere sempre noi stessi definirci piagnoni e soprattutto essere definiti dall’esterno in Italia, nell’Europa e nel mondo, sempre l’isola fanalino di coda. Questo è intollerabile!

Questo tipo di analisi ci deve condurre all’analisi anche di ciò che è avvenuto finora. L’unico dato che ci è dato rilevare in questo momento è la lentezza con cui questo Governo sta procedendo. E’ un Governo che chiaramente non può dirsi non collegato rispetto a quello che è il rapporto con la propria maggioranza parlamentare all’interno di questo Parlamento perché si vive di una simbiosi, chiaramente, perché questo vogliono le istituzioni, è così che vive il Parlamento nel rapporto con il Governo.

Signor Presidente, da questo momento in poi, non abbiamo alcun motivo per non dirci forza di proposizione. Saremo propositivi, come lo siamo sempre stati. Il Movimento Cinque Stelle sarà attento rispetto a ciò che succede e che verrà fuori come atto amministrativo dalla vostra penna, dalle decisioni collegiali del Governo; sarà attento rispetto a ciò che avverrà qui dentro; sarà solerte nella proposta, come lo è sempre stato; inflessibile rispetto, però, a qualsiasi atto che non rispetti il solco della legge.

E questo è un richiamo rispetto, appunto, ad un operato che spero sia da tutti condiviso e posto in essere per i siciliani.

Le dicevo, signor Presidente, lentezza. Questa lentezza non ce la possiamo più permettere, è già tardi. Io non voglio attaccarmi alle sue prime azioni, ma i primi atti che abbiamo visto, l’aver ritirato la delibera sull’Agenda digitale. Capisco che ci voglia un momento di riflessione ma dobbiamo andare avanti, dobbiamo correte.

Delle ferite della Sicilia che lei ha enunciato, per molte non è stata data alcuna proposta sul come risolverle perché, effettivamente, le va dato atto, le ha enunciate tutte; solo di alcune, probabilmente, si è dimenticato ma siamo qui proprio per ricordargliele.

Queste ferite bruciano! E, allora, anche quando lei dice: “la Regione deve essere arbitro”. No. La Regione deve essere giocatore di punta, deve trainare, deve trainare i processi e deve fare in modo che non ci si senta più dire, noi che stiamo sul territorio giorno dopo giorno, parlando e interfacciandoci con i cittadini, voglio fare impresa in Sicilia, voglio lavorare, voglio avviare il mio piccolo percorso, piccola o media impresa che sia, ma la Regione è il primo ed unico ostacolo. Questo non è più tollerabile!

E, allora, signor Presidente, mettiamo da parte, le chiedo di mettere da parte il Manuale Cencelli. La velocità dei processi amministrativi viene anche prodotta dal non guardare a chi va, in termini di ricaduta politica, l’uno o l’altro intervento, ad esempio, del dissesto idrogeologico che non mi pare sia stato trattato oggi.

Andiamo, individuiamo le emergenze e si proceda a fare perché la Sicilia ha bisogno di dignità ed è una parola che poco è stata espressa quest’oggi. La dignità.

 

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Per esempio, le parlo della dignità di un disabile di potere vivere in Sicilia senza dovere chiedere niente a nessuno se non i propri diritti.

Le politiche di tutela delle fragilità. Sto dicendo un po’ quello che non è stato detto perché è importante ricordarlo e per questo abbiamo lavorato cinque anni e continueremo a lavorare.

La tutela ed il sostegno della maternità anche dopo la nascita. La madre si trova in gravissime difficoltà sia lavorative, sia perché essa è il centro della vita familiare.

La dignità che deriva dalla vivibilità delle nostre città. E, ancora, le politiche giovanili. E ancora, la spesa dei fondi comunitari, il micro credito, il sostegno a coloro che non hanno un reddito.

Questo, signor Presidente, vuole essere un contributo, vuole essere un voler dire: via la lentezza, via il Manuale Cencelli, è già tardi, dobbiamo cominciare a lavorare, anzi, molti dei punti del nostro programma sono già applicabili, oggi, rispetto alle politiche dei rifiuti che, come sappiamo, sono la pietra al collo della Sicilia, il cappio al collo.

Noi abbiamo già un piano operativo da applicare. Lo doniamo, non abbiamo problemi di mettere il cappello su alcuna delle iniziative perché sono idee dei cittadini siciliani e, pertanto, siamo in questa veste, Presidente; basta più proclami e velocizziamo perché i siciliani hanno bisogno non più di politiche di restaurazione, qualche vento di restaurazione è stato possibile sentirlo nei giorni precedenti anche in quest’Aula. Basta! Chiediamo ai siciliani qual è il volto della Sicilia che vogliono dipingere e che lo si metta in atto. Ciascuno, chiaramente, per le proprie parti e per il ruolo che riveste in questo Parlamento. Grazie.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole D’Agostino. Ne ha facoltà.

D’AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole presidente della Regione, ho ascoltato il suo intervento ed è stato un intervento che, comunque, lo hanno già notato altri colleghi, ha riportato uno stile in quest’Assemblea e questo è già un fatto estremamente positivo.

Ma è stato un intervento in cui in un’ora e mezza sono stati elencati tanti problemi della Sicilia. Questo non a dimostrazione, evidentemente, perché chiunque al suo posto si sarebbe trovato nella stessa necessità, cioè di dover elencare una serie di annosi problemi che, negli anni e nel tempo, non sono stati né affrontati né quanto meno risolti.

Ed è difficile non condividere con lei, Presidente, e quindi con l’azione di governo che lei vorrà esercitare, quest’elenco di problemi, perché sono problemi che, evidentemente, conosciamo tutti, sono risaputi e sono questioni lasciate ed abbandonate spesso alle lungaggini non solo della burocrazia, ma anche dell’inerzia politica, da tanti anni, da tanto tempo e che, quindi, sono problemi di tutti e sono, oggi, purtroppo, ahimè per lei, i suoi problemi e le questioni che lei dovrà affrontare.

Però, lei ha detto una cosa, ha detto che c’è una differenza sostanziale fra le idee e l’azione. Ecco, su questo mi permetto, signor Presidente, di fare qualche annotazione perché dietro questa elencazione - forse non era questa la seduta, forse poi lei pretenderà, come è giusto che sia, di intervenire anche con disegni di legge che affrontino le questioni e pongano le soluzioni - non abbiamo capito, su questioni molto importanti, come poi si intenderà agire.

Mi permetto, qui, in una fase che deve essere assolutamente costruttiva nella dialettica e nel rapporto che lei si è auspicato che ci sia in questo Parlamento, di proporle su alcuni temi, alcune questioni particolari, anche la possibilità di focalizzare e di centrare queste questioni in maniera un po’ più puntuale.

Mi riferisco, innanzitutto, al tema principe, che condivido perché lei sa bene qual è la mia sensibilità, qual è la mia storia, qual è il mio modo di vedere alcune questioni, che è quello del lavoro. Lei l’ha detto come la priorità delle priorità e su questo non si può che essere assolutamente d’accordo e su questo non possiamo che essere tutti assolutamente d’accordo. Mi è piaciuto pure quando ha declinato la necessità di recuperare la dimensione e la dignità del lavoro in questa Regione attraverso l’investimento e la focalizzazione su quella che è la vera natura del lavoro che è data dall’impresa privata. Ecco, questa è una dimensione che a questa Assemblea è molto mancata

 

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negli ultimi anni e che credo abbia anche impoverito ed immiserito l’azione politica di chi l’ha preceduta.

Però, qui bisogna capire cosa vuol dire puntare sull’impresa privata e, come ha detto lei, rimodulare i Fondi europei. Queste, infattti, sono due cose che possono anche rappresentare, come dire, la straordinarietà di un’azione di governo che intende partire col passo giusto. E questa straordinarietà, che significa la rimodulazione di chi negli anni scorsi ha standardizzato la spesa dei Fondi europei a vecchi vizi ed antiche abitudini che nulla hanno prodotto a questa Terra, significherebbe davvero il punto di svolta.

Allora, puntare sulle imprese. Rimodulare i fondi europei, per farne cosa? Per affidarli alle imprese private? E, quindi, lavoro come conseguenza dello sviluppo imprenditoriale che viene affidato, oggi, a chi ha il coraggio di intervenire, di investire, di far fruttare anche attraverso il lavoro delle proprie aziende, nel proprio territorio, la propria storia e far sì che questo lavoro, che questo aumento del nostro PIL, non del PIL soltanto italiano - come ha ben detto lei -, possa passare da una ritrovata intesa tra politica e tessuto imprenditoriale, quello sano chiaramente, che possa metterci nelle condizioni di passare da terra di consumatori, come lei ha ben detto, a terra di produzione. E, allora, qui bisogna intervenire secondo due direttrici, signor Presidente. Mi permetto di indicargliele e parlo anche all’assessore Lagalla, perché potrebbe essere interessato.

La prima direttrice è quella dell’industrializzazione di questa Sicilia. Senza le industrie non c’è sviluppo, non c’è sviluppo che possa sostenere l’enorme cifra della disoccupazione che, oggi, registriamo in Sicilia.

L’industrializzazione altro non è che il completamento e, parlo anche con l’assessore Bandiera, della filiera agricola, quella filiera agricola che, oggi, è allo stato arcaico perché siamo produttori di beni agricoli e l’agricoltura rappresenta il 23 per cento del nostro PIL, ma la nostra agricoltura non è mai un’agricoltura che riesce a diventare prodotto industriale vero.

Noi siamo 5 milioni di consumatori in Sicilia capaci di reggere un’intera economia industriale, capace di avere un’economia industriale in condizione di potere invadere i mercati che non sono siciliani e, quindi, italiani ed europei. Non l’abbiamo mai fatto. Io non voglio passare dalla parte dei vittimisti perché ce lo hanno impedito. Forse ce lo hanno pure impedito ma, certamente, non l’abbiamo mai voluto.

Allora, far sì che tutti i Fondi europei, la stragrande parte di questi Fondi europei siano destinati allo sviluppo industriale di questa Terra, alla possibilità di far sì che dal pomodoro si passi alla salsa, dalla produzione di frutta si passi ai succhi di frutta. Ecco, se lei riuscisse veramente ad invertire la rotta ed a far sì che questo avvenga, allora lì siamo veramente al punto di svolta.

Anche lo strumento, se lo ricorda l’assessore Armao perché è lo strumento che abbiamo inventato 7, 8 anni fa in Commissione ‘Bilancio’ e che divenne un disegno di legge che fruttò veramente per la Sicilia grandi investimenti e grandi opportunità e che è la famosa legge sul credito d’imposta che consente all’imprenditoria privata di utilizzare i Fondi europei in maniera celere, trasparente ed assolutamente non condizionata dalla burocrazia. E’ una legge che già c’è, va soltanto finanziata con i Fondi europei.

Come si lega, assessore Lagalla, al suo Assessorato? Si lega facilmente, perché lo ha detto il Presidente, basta con questa formazione, basta con questi interventi sulla formazione stereotipati, datati e che non producono nulla ma soltanto spese inutili.

Allora, le imprese che dovessero aderire ad un Fondo europeo dove il dimensionamento di una impresa privata può crescere e si può passare ad una fase di industrializzazione di questa stessa azienda che ancora è rimasta ad un livello di semplice produzione agricola, potrebbe adoperare i Fondi per la formazione attraverso il sistema della ‘work experience’, fuori dalle cosiddette aule e dentro gli stessi impianti di produzione.

Questo sarebbe un doppio vantaggio per l’impresa siciliana; non solo i fondi di investimento per linee di produzione che mettono a sistema la nostra economia, ma anche aiuto, assolutamente estendibile dalle leggi e dai regolamenti comunitari, a favore dell’abbassamento del costo del lavoro

 

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in una prima fase, inserendo i giovani nel sistema produttivo e facendo esperienza all’interno dell’azienda.

Ecco, questa sarebbe la rivoluzione, questo sarebbe il vero cambiamento, questo significa rimoduliamo i Fondi europei , iniziamo a produrre.

Lei deve sapere, signor Presidente, che per ogni milione di euro che viene investito in attività produttive e, quindi, in questo caso, industriali o semi industriali si generano da 5 a 7, 8 posti di lavoro fissi e duraturi nel tempo. Immagini cosa voglia dire prendere 4, 5 miliardi e metterli a disposizione del sistema produttivo siciliano.

Secondo punto, che è un altro tema fondamentale, quello del turismo. Io qui non entrerò nel merito perché è troppo facile dire cose condivisibili e scadere nella banalità. Dico soltanto che non bisogna continuare a fare le cose che hanno fatto maldestramente gli altri. Non bisogna più ripetere gli errori del passato, che l’Assessore ed il Presidente focalizzino veramente quali sono le iniziative che creano investimenti strutturali nel turismo al di là delle strutture alberghiere, al di là delle strutture di servizio, anche quelle che possono essere le cosiddette manifestazioni più importanti.

Facciamo prevalere, signor Assessore, il merito e l’efficienza che già ci sono e non vengono premiati e lei già se ne sta rendendo conto dalle prime cose che si è ritrovato in mano che non vanno a premiare i risultati, ma tutta una serie di casistiche che dico sono patologie del sistema burocratico della Regione siciliana e che finiscono col dare risorse esagerate a chi non le merita e non dare risorse importanti a chi, invece, le merita.

I beni culturali. Ho sentito il Presidente dire che ci sono tanti proprietari di patrimonio culturale in Sicilia. Vero, non ci avevamo fatto caso.

Signor Presidente, però non è soltanto il problema di mettere d’accordo tutti perché dopo avere messo d’accordo tutti - la Regione, i comuni, le curie, eccetera -, non abbiamo risolto il problema.

Nell’offerta turistica siciliana, oggi, rispetto ai nostri grandi competitors mondiali abbiamo un grande difetto. Abbiamo, probabilmente, il più ingente patrimonio di opere pubbliche del mondo, soltanto che ce lo abbiamo tutto sparpagliata sul territorio ed è inservibile dal punto di vista turistico.

Non si può dare ad un singolo Paese, non voglio scomodare alcun nome né citare alcuna opera d’arte per andare a vedere una cosa.

Il coraggio qui è superare i campanili, fare una guerra contro tanti piccoli campanili e piccoli amministratori che difendono il proprio patrimonio come se fosse la salvezza del proprio territorio.

Immagini cosa vuole dire, signor Presidente, avere un grande museo siciliano dove dentro c’è tutto. Significherebbe che nessun Paese al mondo potrebbe competere con questo museo, significherebbe essere dei grandissimi attrattori di turismo culturale.

Chiudo con la questione dei rifiuti. Lei ha detto delle cose giuste tra cui l’impossibilità di conferire nelle discariche; questo è un dato di fatto obiettivo. Per portare questa immondizia, questi rifiuti fuori dalla Sicilia chi paga? Bisogna andare anche a premiare chi è stato virtuoso in questo momento perché se poi paga la Regione o pagano tutti i cittadini, non è giusto.

Dico ciò perché ci sono tanti modi per aiutare le famiglie siciliane. Uno degli obblighi che dovrebbero avere gli amministratori pubblici e locali sarebbe quello di fare la differenziata non solo perché lo dice la legge e la Comunità europea. La differenziata va fatta perché può comportare risparmi alle famiglie del 40, 50, 60 per cento rispetto a tariffe che sono diventate esose, talvolta improponibili per famiglie medie siciliane.

Ci deve essere un modo per sconfiggere la corruzione che sta dietro l’impossibilità di fare la raccolta differenziata in alcuni comuni e la complicità, di cui si diceva prima, che c’è anche nella Regione siciliana di impedire che il sistema delle discariche venga bloccato.

Ci deve essere un modo! Questo modo sono i sindaci, signor Presidente.

Bisogna rompere questa compiacenza, incoraggiando, o meglio, costringendo i sindaci a farla. Come? Se non la fanno, li commissariamo, sciogliamo i consigli comunali, commissariamo i comuni ed imponiamo che si faccia la differenziata.

 

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Le faccio un esempio della mia città: l’anno scorso di questi tempi non aveva ancora la raccolta differenziata, fatto clamoroso, gravissimo, figlio di una storia politica sbagliata che non aveva avuto mai il coraggio di osare. Eppure, Acireale è una fra le città più grandi della Sicilia, non è un paesino dove è più facile realizzare il servizio di raccolta differenziata. In sette, otto mesi siamo arrivati al 75 per cento di raccolta differenziata abbattendo la tariffa del 30, 40 per cento già da quest’anno.

Ciò significa che se le cose si vogliono fare, si possono fare anche dove nessuno pensi sia possibile.

E’ necessario anche un livello di imposizione e coercizione che, in questo momento, è nelle sue mani, Presidente, non solo in qualità di Presidente della Regione ma anche di Assessore pro tempore.

Noi di Sicilia Futura tifiamo per la Sicilia e davanti allo stato di emergenza che ci troviamo a vivere – non possiamo non notarlo – non ci tireremo indietro rispetto alle nostre responsabilità. Lei le ha richiamate e noi ce le assumiamo.

Saremo lì ad assumercele ed a garantire il nostro sostegno laddove ci troveremo davanti a fatti concreti, iniziative precise che cambiano le cose, creano le condizioni di differenziazione rispetto allo status quo e questo lo faremo solo se troveremo reciproco ascolto, troveremo riscontro anche alle nostre iniziative e troveremo la capacità di una civiltà delle politica che deve andare oltre le parti perché credo che, in questo momento, in Sicilia, tutto serva tranne la partigianeria.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Cancelleri. Ne ha facoltà.

Abbiamo deciso, tacitamente, di discutere le dichiarazioni del presidente Musumeci facendo parlare un deputato per Gruppo. L’onorevole Cancelleri, come voi ricorderete, è stato candidato Presidente, è il non vincitore della campagna elettorale, è arrivato secondo, ha diritto ad essere eletto deputato regionale, per lui deroghiamo alla regola di uno per Gruppo e gli diamo la facoltà di parlare.

CANCELLERI. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi e cittadini che ci ascoltano dalla diretta.

Ho ascoltato con estremo interesse il discorso del presidente Musumeci e, devo dire con grande onestà, mi sarei aspettato una capillarità di argomenti non tanto nella mera enunciazione di tutti quelli che sono i problemi della nostra Terra, ma raccontandoci anche come questi problemi dovrebbero essere risolti.

Evidentemente, sarà una mia deformazione, Presidente, perché veda con molta probabilità sono diventato, durante questa campagna elettorale, il geometra più famoso della nostra Regione, visto che sono stato più volte indicato come persona non capace di potere ambire al ruolo di Presidente della Regione proprio perché non possedevo una laurea, proprio come la persona che siede, oggi, sulla poltrona del Presidente della Regione.

Ma mi ha fatto specie ascoltare, proprio da quello che, oggi, è il nostro Presidente della Regione che, invece, il titolo di studio non conta nulla. Quindi, quello che abbiamo ascoltato in campagna elettorale, oggi, però, si ribalta.

Forse dovrebbe raccontarlo meglio a qualche Assessore della sua Giunta che ancora, oggi, invece, continua non ad attaccarmi, perché veda c’è una differenza fra un attacco politico e, invece, il dileggio, l’insulto, l’infamia ed è quello di entrare nel merito di qualcosa e di criticarne l’operato ed il contenuto. L’insulto è invece qualcosa che non riguarda né la politica né tutto il resto: è solo maleducazione! E mi riferisco all’assessore Sgarbi che, spesso e volentieri, si rivolge a me con toni che non sono assolutamente né di questo mondo né del mondo del buon senso e delle persone di buona volontà e di buona educazione.

Abbiamo sentito parlare di bilancio, di rinegoziazione. Ho letto sui giornali, in questi giorni, che si sta cercando attraverso la commissione di saggi, si è fatta un’operazione verità, si è fatta una conferenza stampa per raccontarci quali erano i disagi ed i problemi della nostra Regione: 5 miliardi

 

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di euro di deficit, 8 miliardi di euro di disavanzo e tutta una serie di debiti e tutta una serie di altre situazioni.

Ma, presidente Di Mauro, se avessimo potuto leggere la relazione della Corte dei Conti per scoprire che quei numeri già erano stati iscritti durante il giudizio di parifica dell’allora presidente Crocetta e, invece, abbiamo avuto bisogno di una commissione di saggi. Noi indicavamo ma lo auspicava anche il Presidente della Corte dei Conti, Maurizio Graffeo, che il prossimo Governo, cioè questo Governo, appena insediatosi, potesse invece avviare una due diligence direttamente con la Corte dei Conti per andare a verificare, punto per punto, non solo le entrate e le uscite e la loro veridicità, ma se era vero o meno che quelle entrate fossero realmente corrispondenti a quelle uscite. Operazione che non viene fatta, non è stato attivato un canale con la Corte dei Conti, forse perché

  • ma questo lo dico io e magari sarò un mal pensante, colleghi -, però, magari mi viene pure da pensare che non è che se la Corte dei Conti mette mani a quel bilancio della Regione trova delle responsabilità anche antecedenti all’ultimo quinquennio del Partito Democratico del governo Crocetta e che, magari, cominciamo ad uscire fuori con dei responsabili che, oggi, sono di nuovo dentro quest’Aula.

Magari è così, o magari mi sbaglio!

Ho, poi, sentito parlare di territori, delle ex provincie, della possibilità di fare rinascere questo nuovo ente territoriale di medio livello, per dare la possibilità ai lavoratori di rientrare di nuovo all’interno di una grande istituzione, riempiendoli, ancora una volta, ancora di più di competenze e dandogli la responsabilità di gestire interi settori che riguardano i rifiuti, che riguardano l’acqua, le strade, la manutenzione delle scuole e rimettendo anche la classe politica all’interno e, quindi, ricreando le poltrone.

E’ mancata solo una cosa in questa storia: i soldi, perché durante la campagna elettorale, non io soltanto, perché sicuramente anche il presidente Musumeci, in qualità di candidato alla Presidenza l’avrà fatto, ne sono certo, perché gli riconosco questa sensibilità, avrà parlato con le centinaia di lavoratori asserragliati sulle gru e, ringrazio il collega Stefano Zito che, in maniera eroica, ne ha fatto scendere qualcuno dalla gru di Siracusa, perché era veramente molto pericoloso ed in tante altre provincie della Sicilia.

Non mi pare che chiedessero di nuovo la reintroduzione delle poltrone della politica e non mi pare che chiedessero, ancora una volta, di reintrodurre nuove competenze; stavano, semplicemente, chiedendo i denari per potere avere, ancora una volta, lo stipendio pagato e la possibilità, ancora una volta, di guardare al loro posto di lavoro con dignità. E non mi pare che queste cose abbiano a che fare né con nuove competenze, perché se non gli diamo i denari queste competenze non potranno essere, assolutamente, sviluppate, né tantomeno che chiedessero, ancora una volta, di reintrodurre la politica all’interno della nuova macchina delle ex provincie.

Imprese: le imprese siciliane vanno valorizzate. Questo è un mantra! Da 15 anni che lavoro, perché oltre al geometra, caro Presidente, io prima facevo anche il magazziniere, per cui ero davvero una persona che della manualità ha fatto il suo lavoro, in buona sostanza.

E’ da 15 anni, da quando lavoravo in quell’azienda che sento dire che le imprese sono il volano della nostra Sicilia, che le dobbiamo valorizzare, che le dobbiamo spingere. L’accesso al credito, le possibilità di finanziamento, una Regione che si mette al fianco di queste imprese per l’internazionalizzazione, per la possibilità di fare sempre e nuovi contratti lavorativi, le esportazioni, Bruxelles, questo ufficio straordinario e la possibilità di fare diventare la Sicilia il luogo di incontro di quelle grandi culture, dell’asiatica e dell’americana, che da mercati che si possono scontrare nel Pacifico, invece, si vengono ad incontrare al centro del Mediterraneo.

Che meraviglia! E’ un’idea meravigliosa!

Solo che sono parole! Sono rimaste sempre parole! E continueranno, ancora oggi, ad essere parole se non verranno messe accanto a delle operazioni tangibili. Quali sono i fatti reali affinché queste parole possano diventare davvero realtà?

 

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Io, allora, le voglio semplicemente raccontare una cosa che, probabilmente, lei saprà benissimo, è una piccola goccia in un grande mare che è quello della grande disoccupazione siciliana. Una piccola goccia! E riguarda i giovani: nei cinque anni passati, il Gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle, composto da 14 deputati, ha tagliato i propri stipendi, di una parte, di circa la metà, un po’ meno della metà ed ha raccolto oltre 3 milioni di euro che ha restituito ai cittadini. Ha costruito una trazzera che qualche componente di questo nuovo Governo ha definito una strada inutile. E’ stata per tre mesi l’unica strada che i siciliani hanno potuto percorrere per andare, da qua a là, percorrendo la A19 e, oggi, è l’unica strada che le comunità di Caltavuturo, Valledolmo, Vallelunga e tutti i paesi limitrofi hanno ancora per salire dall’autostrada al loro paese.

Inutilità, quindi, è quando qualcosa è superflua, non è inutile perché superflua non è! Esiste, è reale, funziona ed è utilizzata, perché è l’unica.

Una parte di quei denari, 1 milione e 300 mila euro, sono andati a finanziare la nascita di 70 piccole imprese, dando la possibilità a 130 cittadini siciliani giovani di crearsi un posto di lavoro. Ora, dico, qui, in prima battuta, immediatamente e subito: è la proposta di legge che abbiamo portato nella passata legislatura e che riproponiamo immediatamente adesso.

Un taglio lineare degli stipendi dei 70 deputati dell’Assemblea regionale siciliana, da 11.100 euro lordi a 7.000 euro lordi, per arrivare a recuperare 4.100 euro al mese, per tutti e 70 fanno 3 milioni e mezzo di euro ogni anno. Stiamo parlando di oltre 17 milioni di euro nei 5 anni di legislatura che potrebbero dare, ogni anno, 70 nuove disponibilità e 70 nuovi posti di lavoro a cittadini siciliani attraverso un micro credito che potrebbe realizzare la Regione con tagli da 5 a 25 mila euro. Abbiamo risolto il problema disoccupazione? No, ma per una volta ci saremo presentati all’esterno con un biglietto da visita diverso: la politica che mette le mani nelle proprie tasche per dare il denaro ai cittadini ai quali, finalmente, non vengono messe le mani della politica nelle loro di tasche.

E continuo perché si è parlato di amministrazione, di Made in Sicily. Che bello! Finalmente si parla di Made in Sicily e della possibilità di tutelare i nostri prodotti.

Francesco Cappello, ti ricordi come definimmo quel disegno di legge della “qualità sicura Sicilia”, era il mantra che portavamo avanti.

Assessore Bandiera, c’è un disegno di legge del Movimento Cinque Stelle “Qualità sicura Sicilia”, l’istituzione di un marchio regionale già presentato l’anno scorso. Il marchio è già registrato ad Alicante, presso la Commissione europea. Deve semplicemente dotare di una legge per non farlo svilire, per non farlo utilizzare da chi vuole contraffare quel marchio lì.

Basta una legge. Il disegno di legge è già scritto, lo presentiamo in questi giorni perché era già stato depositato e lei lo potrà utilizzare. E la ringrazio di questo. Come vede è un ragionamento il mio fatto di grande collaborazione.

In questo discorso c’è stata ovviamente la grande riforma, quella dei consorzi di bonifica, poi capiremo, oltre ai proclami, quale sarà la realtà delle cose.

Si è parlato di turismo. Il turismo è sempre decantato come la panacea dei nostri mali. Tutti sappiamo che dovremmo costruire sedie a sdraio ed ombrelloni, che dovremmo vivere dei nostri beni culturali, che dovremmo vivere del nostro cibo, della nostra terra, delle nostre bellezze naturali, delle nostre bellezze artistiche, che dovremmo andare a prendere i turisti dove sono e farli venire qui.

Proclami che hanno un certo effetto, poi si sono rivolti ogni volta – e non me ne voglia l’assessore Pappalardo, che ho avuto il grande piacere di conoscere e di chiacchierare con lui - ma gli assessori per il turismo della Regione siciliana se non danni loro i denari rimangono assolutamente degli assessori di serie “B”.

Sulla cultura la frase mi ha colpito molto: “Meno politica nel teatro, meno teatro nella politica”.

E sono anche lì d’accordo. Ma il teatro si consuma qui dentro.

Presidente Di Mauro, lo dica al Presidente Miccichè – io gli scriverò una lettera ufficiale – il teatro lo eliminiamo da qui dentro e dalla politica quando da quella porta faremo entrare di nuovo i giornalisti e daremo loro la possibilità di far vedere qui dentro cosa succede, perché fino a quando daremo loro la possibilità di guardare da quell’occhio soltanto quello che la Presidenza vuole che

 

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vedano, qui dentro non si consumerà mai il teatro che c’è stato in questi anni, che non è quello di chi sta parlando o sta ascoltando è quello che avviene lì.

Ed allora, questo è l’impegno che dovremmo prenderci, fare rientrare di nuovo i giornalisti da quella porta e dar loro la possibilità di raccontare ai Siciliani di raccontare tutto quello che avviene in quest’Aula, quante persone ci sono, di una maggioranza sguarnita che non ascolta neanche il discorso del proprio Presidente, di questo dovremmo parlare!

L’ultima cosa che riguarda un tema a me caro perché in campagna elettorale mi sono speso: l’abusivismo di necessità. Non esiste l’abusivismo di necessità – ha detto il Presidente della Regione poco fa – salvo dire che dobbiamo distinguere caso per caso.

Io evidentemente sono un geometra e sarò limitato nella mia capacità di ragionamento e di comprensione, però non riesco ancora a capire la differenza che c’è tra il ragionare caso per caso e dire che c’è un abusivismo ed un abusivismo di necessità. Perché se ragionare caso per caso significa che c’è il disgraziato, il poveretto, la persona che non aveva la possibilità di avere una casa, che magari ha alzato un piano in più per farci stare il figlio, che è una persona indigente che aveva semplicemente l’arte nelle mani di mettere due blocchi l’uno sopra l’altro, quello è da analizzare caso per caso? E non ha costruito – come dicevo io in campagna elettorale, perché sono stato l’unico a spendermi – nei 150 metri dalla riva del mare, che non era costruita in zone di in edificabilità assoluta, che non era costruita in zone dove c’erano vincoli paesaggistici e tutto quanto ma all’interno – come ad esempio alcune costruzioni di Palma di Montechiaro?

E’ quello il “caso per caso”? Perché se è quello, caro Presidente della Regione, stiamo semplicemente parlando della stessa cosa, quindi, diventa una questione semantica.

Concludo, Presidente, dicendo che su università, sanità, sui rifiuti, abbiamo semplicemente fatto un mero elenco, un mero elenco di quelli che sono stati i dati.

Problemi che riguardano i rifiuti già questo Governo abbiamo visto come li ha affrontati, il primo Assessore se n’è già scappato. Perché la storia del tetto e di tutte le situazioni, insomma, possiamo darle a bere a giornali, a Giletti, alle televisioni, alle trasmissioni, a tutto quanto, però l’assoluta incapacità della scelta, probabilmente non solo di quel membro, ma anche di altri membri di questo Governo è chiaramente mi pare sotto gli occhi di tutti.

Ed anche sulle infrastrutture torna un grande mito che è quello del ponte sullo Stretto. Magari, un giorno avremo anche la gomma del ponte sullo Stretto, chi lo sa! Dopo il Ponte di Brooklyn, la gomma di Messina!

Dico una cosa sulla legge elettorale. A me fa paura quando qualcuno in quest’Aula parla di legge elettorale, concludo Presidente e grazie per il tempo dedicato e concesso.

Le regole del gioco io dico che si scrivono tutte insieme ed a guardare quello che è accaduto a Roma col Rosatellum, io spero che si tenga conto davvero di quelle che sono le situazioni, perché qui i tre poli, come vengono chiamati, hanno natura e virtù diverse. Alcuni nascono da coalizioni, da assembramenti o da accordi elettorali che il giorno dopo già si cominciano a liquefare, altri invece riguardano semplicemente singoli movimenti e non è la stessa cosa.

Allora, io spero che queste regole vengano scritte guardando anche queste che sono le peculiarità. E sono d’accordo con lei, Presidente della Regione, sul numero legale, e sa che le dico? Non dobbiamo avere più la necessità di chiedere la verifica del numero legale, aboliamo il numero legale presunto. Ci deve essere il numero legale sempre in quest’Aula, così costringiamo chi è parlamentare ed eletto dai cittadini a venire qui, a lavorare, perché è giusto che sia così. Ed io sono convinto che lei, con la grande saggezza e la grande intelligenza che le riconosco saprà anche apprezzare questa cosa.

Che dire? Dopo 65 giorni dalla data delle elezioni io, onestamente, mi aspettavo di più. Rassegno però la nostra, o quanto meno la mia – il mio capogruppo ha già parlato – la mia disponibilità a portare temi, a collaborare con gli Assessori, per portare quanto di buono in questi cinque anni noi pensiamo, diciamo con grande umiltà, di avere proposto.

 

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Chiudo con una frase dello stesso discorso del Presidente della Regione: “La Regione deve essere l’arbitro, non il giocatore”. Il problema, Presidente Musumeci, è che la Regione fino ad ora è stata invece solo uno spettatore di questo gioco e che, purtroppo, alla luce del suo discorso mi pare che ci siano tutti i presupposti affinché continui a rimanere tale.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Figuccia. L’onorevole Figuccia non è presente in Aula. Erano due i deputati che chiedevano di parlare per conto dell’UDC: l’onorevole Figuccia e l’onorevole La Rocca Ruvolo.

MILAZZO. No Presidente, c’è l’onorevole Ragusa che è iscritto a parlare.

PRESIDENTE. No.

MILAZZO. No, Presidente, mi sono iscritto io a parlare.

PRESIDENTE. Non c’entra! L’onorevole Ragusa è Forza Italia. E’ Forza Italia o ha cambiato partito? Ha cambiato partito? Tutto è possibile!

E’ iscritta a parlare l’onorevole La Rocca Ruvolo. Ne ha facoltà.

LA ROCCA RUVOLO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione, Assessori, colleghi deputati, intanto mi viene spontaneo rispondere al collega Cancelleri circa il deserto dell’Aula su cui credo lei abbia un po’ ragione, però ricordo a me stessa, prima ancora di ricordarlo a lei ed ai presenti, a chi c’era nella legislatura passata, che va dato merito oggi per il garbo, per il modo, per il profilo con cui – e non siamo, almeno io non sono stata abituata in passato – con cui, il Presidente della Regione sta ascoltando ognuno di noi, sta mantenendo un profilo di attenzione, malgrado continui l’Aula ad essere rumorosa.

Questo credo, Presidente, sia un segno di buon auspicio per chi l’ha conosciuta nella precedente legislatura; questo è un suo modo di essere che le fa onore e credo che abbiamo iniziato così e sono certa continueremo secondo questo tracciato.

Ringrazio anche gli Assessori per la compostezza e per le modalità durante lo svolgimento dell’Aula; anche questo per me, deputato di seconda Legislatura, è successo poche volte in passato.

Questo l’ho voluto dire perché è vero che abbiamo un solo occhio, come dice l’onorevole Cancelleri, ma è anche vero che da quell’occhio i siciliani oggi hanno avuto modo di ascoltare il loro Presidente, di carpire le linee programmatiche. Si chiamano linee programmatiche perché tracciano un sentiero che devi mano mano approfondire, non puoi ovviamente sviscerare e approfondire ogni questione.

Dico questo perché anche oggi in Commissione “Sanità”, sulla falsa riga di quello che è accaduto in Aula questo pomeriggio, è accaduto nella Commissione “Sanità”, l’Assessore è venuto, ha tracciato le linee programmatiche, ha fatto un percorso dettagliato di quello che vuole essere il lavoro da svolgersi nel periodo e per il suo Assessorato, lo ha condiviso con una Commissione e mi pare che la Commissione all’unanimità, anche lì mostrando senso di responsabilità, eravamo presenti tutti e 13 i commissari, abbiamo condiviso, aggiunto, aggiornato eccetera.

Allora, se questo è il modo di procedere, di iniziare un lavoro a me pare che sia oggi in Aula per le linee programmatiche del Presidente, sia questa mattina nella Commissione, che io mi onoro di presiedere, si è svolto un lavoro che è un lavoro di responsabilità, un lavoro di condivisione, di compartecipazione e di salvaguardia dei diritti e dei doveri dei cittadini di questa Terra. Lo dico perché tra le cose che sono venute fuori sia nella relazione del Presidente, sia nella relazione dell’Assessore oggi in Commissione al primo posto c’è stato quello di dare ai cittadini dei servizi che in fondo non fanno altro che chiederci questo.

 

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E allora, è vero che quest’Isola e il Presidente e il Governo attuale ha ereditato una serie di macerie su cui non voglio assolutamente tornare, ma è anche vero che i cittadini stanno a guardare se da queste linee programmatiche escono soluzioni o se rimangono carta morta. È questo il punto secondo il mio modesto modo di vedere.

Cosa volevo dire al Presidente della Regione e ai cittadini che ci stanno seguendo e ai colleghi deputati e agli Assessori? Sono tantissimi i problemi, li hanno già detti i miei colleghi e non voglio tornarci, però mi premeva, onorevole Presidente della Regione, sottolineare a lei la soluzione ad alcune cose che sono rimaste lettera morta nel precedente Governo.

Dico, per esempio, se è possibile fare il punto sull’attuazione della legge sulla dismissione dell’amianto che noi abbiamo portato avanti in questo Parlamento nel 2014 e che è rimasta lettera morta. Questo è un problema serio, è un problema che attanaglia i nostri territori, è un problema che attanaglia la salute dei cittadini ed è un problema di competenza dell’Assessorati del territorio e l’ambiente e della salute. Questo è un punto su cui credo bisogna nuovamente porre i riflettori.

L’altro problema, glielo ha ricordato qualcuno, è tornare sul codice etico. Io mi ricordo, ero la relatrice del disegno di legge presentato e non è stato portato avanti. E allora, io credo che l’impegno ci debba essere da parte del Governo e l’impegno ci debba essere da parte dell’Aula.

Un altro tema rimasto, lo ha citato l’onorevole Zafarana, è il reddito minimo di sostegno. Non è appannaggio di una parte della politica, ma era stato appannaggio di varie parti della politica e della società civile. Su questo dobbiamo nuovamente ritornare, non sarà la risposta e la panacea a tutti i problemi dei siciliani, ma sicuramente è una risposta forte che in questo momento di crisi, di povertà assoluta possiamo dare. E su questo io la pregherei caldamente di volere, diciamo così, tornare sull’argomento e poterlo attenzionare non solo noi da un punto di vista parlamentare, ma lei come capo e come Presidente.

Un’altra cosa che passa per la tutela del territorio o meglio due cose: acqua e rifiuti. Se n’è parlato prima, lo diceva l’onorevole D’Agostino, io da sindaco mi sono rivista in quello che il collega ha sottolineato. Ci sono comuni virtuosi che fanno una differenziata seria. Non capisco perché debbano essere penalizzati. Ci sono comuni come il mio che da un anno e mezzo fa il porta a porta. Ha raggiunto il 70 per cento, ha ricevuto premi. Cosa me ne faccio del premio se poi i miei cittadini per le manchevolezze di altri sindaci, di altre comunità o di città più grosse perché il problema della differenziata non lo crea il piccolo comune, il problema della differenziata nasce dalla metropoli, dalle città metropolitane, dalle città più ampie.

Allora, se le città metropolitane non fanno la differenziata questo penalizza fortemente il piccolo comune che fa sforzi immani per riuscirci ed è riuscito anche ad abbassare la Tari ai propri concittadini che non sarà del 50 per cento, come diceva l’onorevole D’Agostino, ma tocca il 20 per cento che, comunque, è un segnale in un momento di crisi per le famiglie più disagiate.

L’altro problema è l’Eas, qui se n’è parlato più volte, l’acqua. Su questa questione dell’acqua, non so nel trapanese cosa sta succedendo, vedo dalle notizie giornalistiche le autobotti che cercano di rimpinguare i serbatoi e le riserve dei cittadini, ma so cosa succede nella mia provincia, nella provincia di Agrigento: reti colabrodo e gestore privati che speculano fortemente.

Allora, su questi due punti credo che un’attenzione maggiore si debba avere perché nel momento in cui tuteliamo i cittadini con dei servizi che è dato dall’acqua, dai rifiuti, dalla sanità, dal randagismo.

Oggi, si parlava del riassetto dell’ambito veterinario, puntare anche sul tema del randagismo, anche questa è una piaga atroce per i comuni che non hanno disponibilità economica per evitare che accada quello che in ogni comune vediamo cani randagi dappertutto.

Questi sono temi con cui il cittadino ogni giorno si confronta e valuta se è una buona o una cattiva amministrazione, se ha un buon o un cattivo sindaco, se ha un buon o un cattivo Presidente della Regione.

Un’ultima cosa che volevo sottolineare. Oggi, per esempio, si è accennato ad un disegno di legge governativo e su questo bisogna che ogni parte punti attenzione, il ddl governativo su sanità

 

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penitenziaria e disabilità. Anche questa è un’altra, in base a cosa e a come legiferiamo, diamo risposte a due settori che sono fortemente in crisi per le gestioni, per le modalità, per i problemi che hanno e a cui non hanno trovato soluzioni. Da come legiferiamo diamo anche e tracciamo anche una linea su cosa il Governo Musumeci vuole portare avanti.

Queste che le ho rappresentato, Presidente della Regione, sono alcune delle linee su cui oggi mi sono interrogata in Commissione, mi sono interrogata in Aula, sentendo e credo che da questo unico occhio i cittadini siciliani si siano oggi confrontati e abbiano avuto modo di sentire dal loro Presidente qual è il programma, il futuro, lo sviluppo di quest’Isola.

Sono certa che questo programma e questa linea programmatica sarà da lei portata avanti fino in fondo per il senso e con il senso di responsabilità che la caratterizza e per questo auguro a lei e al suo Governo buon lavoro.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Catalfamo. Ne ha facoltà.

CATALFAMO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi, cittadini che ci ascoltate da casa, oggi inizia il percorso politico di questa legislatura e per quanto riguarda il Gruppo che mi onoro di rappresentare, unitamente agli altri Gruppi di maggioranza, inizia anche questo percorso di governo con il Governo per i siciliani.

Ribadiamo, come ‘Fratelli d’Italia’, quello che abbiamo già asserito prima di qualsiasi altra forza politica in campagna elettorale, ossia il nostro sostegno all’azione di questo Governo. Ed è un vanto, consentiteci dire, mentre altri ancora disquisivano su quali fossero le decisioni migliori da prendere, ‘Fratelli d’Italia’ era già pronto a sostenere questa azione di Governo.

Chiaramente, noi siamo il Gruppo anagraficamente più giovane all’interno di questa Assemblea. E’ un grande onore potere essere il Gruppo più giovane all’interno di questa Assemblea e rappresenta anche un ulteriore fardello sulle nostre spalle perché dobbiamo superare quello che è, ovviamente, lo scotto del noviziato.

Da un lato, cercheremo di mettere l’entusiasmo e la carica per superare quelle che sono state le lacune dell’azione amministrazione passata pur non avendo partecipato a quell’azione amministrativa; dall’altro lato siamo consapevoli del fatto che lo scotto del noviziato si farà sentire; ma siamo convinti, Presidente, che potremo superare questa eventuale empasse iniziale, accogliendo quello che era l’invito che lei poc’anzi ha fatto. Lei più volte ha utilizzato una parola che io ritengo sia stata quella più importante all’interno del discorso. La parola “responsabilità”.

Credo che all’insegna della responsabilità, all’insegna della dignità, all’insegna del rispetto per questa Istituzione si possa davvero fare un lavoro proficuo per i siciliani.

Noi dobbiamo essere consapevoli del fatto che questo non è un inizio perché ogni inizio ha delle difficoltà. Ad ogni inizio si parte da zero. Noi partiamo da meno di zero, perché questo è un bellissimo Palazzo ma ci sono tantissime macerie all’interno di questo Palazzo lasciate dallo scorso Governo in complicità con il Governo nazionale. Quindi, è ovvio ed è giusto che quest’Aula si fondi su un patto di grande trasparenza e di grande responsabilità.

Credo che si sia partiti, per lo meno parlo delle forze di maggioranza, con il piglio giusto da questo punto di vista perché nella scorsa seduta, nell’approvazione dell’esercizio provvisorio si è dimostrata, ripeto, per quanto riguarda la maggioranza, grande responsabilità nell’utilizzare i regolamenti a favore di quelli che sono gli interessi dei siciliani.

Noi saremo sempre per una interpretazione delle regole che vada a favore degli interessi dei cittadini e mai per porre in essere delle speculazioni o per lanciare dei messaggi politici.

Dobbiamo essere latori e forieri di un messaggio di responsabilità, dobbiamo essere sempre pronti ad agire con senso del dovere per lanciare alle nuove generazioni il messaggio che un contesto politico diverso esiste, un contesto politico dove c’è voglia e spazio di fare bene.

 

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Non entro nel merito di quelle che sono state le linee programmatiche da lei esposte. Sono linee programmatiche che personalmente conosco perfettamente perché sono i contenuti della campagna elettorale che abbiamo portato avanti per, oserei dire, due anni.

Vorrei solo dire che nell’intraprendere questa strada che abbiamo tracciato inizialmente, noi opereremo sia all’interno dell’Aula, come Gruppo “Fratelli d’Italia”, con gli strumenti che il Regolamento ci consente, sia extra moenia, quindi cercando di fare da collettore con i territori, vigilare e monitorare sui territori.

Oggi, da questo punto di vista sono orgoglioso di avere depositato all’assessore Razza una raccolta firme che nel 2016 avevo provveduto da semplice cittadino a mandare non soltanto al Presidente della Regione, allora Crocetta, non soltanto all’Assessorato competente, è una raccolta firme per la salvaguardia dei livelli di emergenza-urgenza minimi nel comprensorio da cui vengo, da Barcellona.

Non entro nei vari temi, entro forse solo nel tema della sanità. Presidente, la prego di credere che l’aver fatto una riforma della rete sanitaria sulla base dei freddi numeri in Sicilia ha comportato che in molti comprensori si è messa fortemente a rischio la vita stessa dei cittadini.

Barcellona, Milazzo sono due comuni importanti dove gli Ospedali Riuniti hanno messo a repentaglio la salute dei cittadini perché si sono abbassati in maniera preoccupante i livelli minimi di offerta dell’emergenza-urgenza.

Io so che l’assessore Razza da questo punto di vista è molto recettivo. Il Decreto assessoriale di sospensione della vecchia rete è stato accolto con grande favore da tutti. Vi prego veramente di valutare con grande attenzione quella che deve essere la rivisitazione della rete ospedaliera anche alla luce delle richieste che ci vengono da 9000 cittadini. In questo caso la petizione era firmata da 9000 cittadini, perché se non ascoltiamo i cittadini non ha senso il nostro essere qui.

Nel solco della responsabilità “Fratelli d’Italia” c’è; Nel solco della responsabilità “Fratelli d’Italia” ci sarà. Grazie.

PRESIDENTE. E’ iscritto a parlare l’onorevole Ragusa. Ne ha facoltà.

RAGUSA. Grazie, signor Presidente. Volevo ringraziarla, Presidente Musumeci, per alcuni ordini di motivi e ho il piacere di farlo stasera, qui, dopo che lei ha spiegato il suo programma di governo. Vorrei ringraziare anche il mio capogruppo che mi dà questa opportunità e ringraziare anche il Presidente Micciché e ringrazio gli Assessori.

Dopo un po’ di anni di esperienza ti rendi conto se è la solita cosa. Ed invece, io ho una sensazione nuova; una sensazione di aria fresca, di attività positiva; una sensazione di quell’entusiasmo delicato, che poi si chiama anche stile.

Lo stile non è un qualcosa che ci viene regalato. Lo stile è qualcosa che ognuno di noi si porta dietro e lo manifesta agli altri. Il suo stile a me piace, ai Siciliani piace, a Forza Italia piace, perché è rispettoso, perché è franco, perché stasera, lei, nello spiegare la sua attività di programma, ha utilizzato un lessico chiaro, semplice, comprensibile. Questo si chiama parlare direttamente al cuore, con la solita franchezza degli uomini veri.

Perché la ringrazio? Per la sua tenacia; per la sua testardaggine. Perché se lei non avesse avuto coraggio, forza e tenacia, forse stasera molti di noi non sarebbero qui e forse qualcuno avrebbe ascoltato un altro programma di un altro Gruppo politico. Per questo io sento il bisogno di ringraziarla.

Siamo stati assieme in un’azienda ragusana che ha avuto una grossissima difficoltà. Dopo le macerie io ho ascoltato quella sera: “si riparte”. Ripartiamo. Si riparte. Questa è l’aria che io oggi sento in quest’atmosfera siciliana. Si riparte con le difficoltà che offre la nostra terra, la Sicilia, ma con la consapevolezza di avere le idee chiare per affrontare gli argomenti più pesanti e importanti che per tanti anni sono stati irrisolti in questa nostra Terra e che sono diventati difficoltà immense.

 

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La sua squadra è fatta di ottime persone, di persone che, devo dirle, anche loro si portano dietro uno stile. E sa perché? Mi capita di chiamarne qualcuno. Rispondono tutti. E’ educato. E’ rispettoso nei confronti del popolo, della gente che ha da rappresentare delle esigenze che noi portiamo qui, per il piacere di completare insieme al Governo regionale di questa Terra il programma che lei ha appena detto.

Lo sa, la sanità è una cosa delicata in questa Terra. E’ molto delicata perché ci sono i viaggi della speranza, perché ci sono i Pronto soccorso pieni di gente che aspettano ore.

La nostra scommessa, caro Presidente, è questa: dare servizi più importanti di qualità nel mondo della sanità, perché per noi è essenziale che i nostri cittadini si sentano sicuri nelle strutture ospedaliere. E’ essenziale che questo Governo pensi con quella sensibilità che lei ha e che i suoi Assessori avranno nel pensare alle disabilità, alla fragilità che c’è in questa Terra che il passato Governo ha martoriato, mortificando e calpestando la dignità di persone che oggi hanno un gran bisogno di sentirsi aiutati, coccolati. Stare vicino, perché la politica del futuro io penso sia quella di abbracciare il cittadino, amarlo, come sappiamo fare noi, con generosità, con amore, anche con i nostri limiti, ma con una cosa ben precisa: con la coscienza a posto di portare fino in fondo il nostro dovere di eletti del popolo.

Lo sa, l’onorevole Cancelleri parlava di un marchio di qualità invitando l’assessore Bandiera. Ma c’è già un marchio di qualità; c’è il born in Sicily. Quindi, quando lei vorrà, Assessore, ne potrà fare patrimonio. Anzi, la invito a fare questo, perché veda, lei Presidente ha detto una cosa importante: andiamo fuori a farci conoscere, a conquistare il turista da portare in Sicilia. Io, come metafora, le dico: andiamo fuori con il nostro ‘Born in Sicily’ e conquistiamo i cittadini dell’Europa ad acquistare i nostri prodotti.

C’è l’IRFIS, una banca meravigliosa che dovrebbe essere messa al servizio delle piccole e medie imprese. La sa una cosa, Presidente? Anche questa è una scommessa, una scommessa in cui io credo fermamente. Poi c’è la CRIAS, che fa i bandi, che aiuta l’agricoltura. L’agricoltura è fondamentale in questa terra, come le piccole e medie imprese, come tutto quello che ruota intorno alle infrastrutture.

Signor Presidente, l’altro giorno è venuto in provincia di Ragusa l’Assessore Falcone e anche lì quest’uomo è stato chiaro e ha detto che l’autostrada Siracusa-Gela dovrà essere portata a termine nei tempi e nei modi dovuti. Quando un uomo parla in modo così chiaro, dobbiamo essere solo consequenziali, chiari e attenti nel portare avanti il nostro lavoro.

Presidente, lei parlava di forestali, di consorzi di bonifica, sa una cosa? Per me era ed è stato deprimente una stagione televisiva dove la mia terra, la mia Sicilia veniva offesa continuamente perché chi andava a rappresentare la mia terra parlava di numeri che forse non conosceva. Una volta erano milioni di euro, una volta erano migliaia, non si capiva. I forestali sono 22 mila e, ha detto bene lei, sono operai specializzati in quel settore che noi possiamo utilizzare anche in altre attività, dipende dalla nostra intelligenza e dal nuovo volto di questo Governo. Perché sa, i cigli stradali delle strade provinciali. Io le dico una cosa, è stata fatta una piccola esperienza con fondi provinciali, fondi regionali e fondi europei. Hanno pulito i cigli stradali delle province e i cittadini erano contenti perché vedevano i cigli stradali puliti, perché si chiama decoro, perché si chiama stile, perché si chiama Sicilia e sicurezza.

Allora, caro Presidente, io sono convinto che noi insieme faremo solo bene. Certo, c’è un problema che si chiama rifiuti solidi urbani. Poco fa il mio amico Nicola diceva ‘sciogliamo i consigli, penalizziamo’, ma io non la penso così. Io dico un’altra cosa. Premiamo, premiamo chi fa differenziata, aiutiamo chi fa la differenziata e come dice la mia collega Ruvolo, Sindaco di quella piccola città, il sacrificio dei piccoli viene vanificato dai grandi e questo Governo equo e solidale, equo e solidale dovrà pensare a questa terra in modo armonioso e uguale per tutti i cittadini.

Caro Presidente, le voglio augurare un ottimo Governo e sappia sempre una cosa, che mi piace essere siciliano di un tempo, come si faceva una volta. Bastava stringersi la mano e l’accordo era

 

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chiuso. Lei può contare sul gruppo di Forza Italia in modo attento, preciso e soprattutto leale e onesto. Buon lavoro e in bocca al lupo.

PRESIDENTE. E’ iscritta a parlare l’onorevole Savarino. Ne ha facoltà.

SAVARINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Musumeci, non le nascondo che mi ha fatto piacere sentire nel suo intervento, tra gli altri, soprattutto alcuni riferimenti a Don Sturzo, a Mattarella che per me sono stati i riferimenti con cui io sono cresciuta, e quindi chiaramente mi emoziona sapere che questa guida della Regione siciliana risponderà a quei principi che hanno spinto me, a 15 anni, a iniziare un’attività politica che mi porta oggi a onorare la mia voglia, la mia storia, con la presenza qui in ARS.

Sono contenta che questo programma, lungo, che ha voluto oggi raccontarci nelle sue linee abbia parlato del quadro che andremo ad affrontare nei prossimi cinque anni.

Siamo qui da tre settimane appena, le nostre Commissioni si sono insediate la settimana scorsa, le prime riunioni le abbiamo fatte proprio oggi.

Ci aspetta un lavoro lungo, è chiaro, ma questo lavoro deve essere un lavoro che deve vedere convergere le istanze che partono dal Governo, che arrivano dal territorio e che si muovono in sinergia con i colleghi di altri colori politici.

Ho apprezzato l’intervento dell’onorevole Lupo, ho apprezzato l’intervento dell’onorevole D’Agostino ed anche dell’onorevole Zafarana che, nel dire che da oggi la campagna elettorale è finita, accoglie il mio auspicio.

E’ chiaro che il danno maggiore che possa essere fatto ai cittadini siciliani è quello di fare diventare questo pulpito non il pulpito da cui ognuno di noi deve trovare le risposte ai problemi e alle esigenze dei siciliani ma il pulpito da cui parlare per continuare a chiedere consenso fuori, e questo sarebbe grave.

Temo che l’onorevole Cancelleri quando la sua Capogruppo parlava era assente.

Parlare ancora fuori come se fossimo tutt’ora in campagna elettorale non aiuta, non aiuta i lavori di quest’Aula, non aiuta ad avere serenità di dialogo e certamente non aiuta nei giudizi.

L’avvocato Armao, il nostro Assessore, non ha bisogno di un avvocato. Ero fuori dai palazzi ma ricordo che quando è uscito, dopo uno, due anni, Assessore per il bilancio, ha avuto un giudizio di parifica positivo ed anche un elogio da parte della Corte dei conti sul suo operato di risanamento.

Aveva inoltrato una serie di ricorsi alla Corte Costituzionale per cui poi qualcun altro ha rinunciato in cambio di pochi spiccioli, rinunciando non solo alla possibilità per la Sicilia di avere risanato i conti grazie a quei ricorsi vinti ma anche a fare valere dei principi.

Oggi ricominciamo anche da un’attenta rinegoziazione della nostra autonomia finanziaria ma anche – come giustamente ha detto lei – da un lavoro sullo Statuto per ridare vigore ad uno Statuto pensato in anni post bellici.

Non era immaginabile una Sicilia protagonista del Mediterraneo e non era immaginabile un ruolo europeo che la Sicilia può e deve avere anche utilizzando degli strumenti sull’insularità che possano permettere di avere delle deroghe che diano respiro alle nostre imprese.

Ha parlato di emergenza, Presidente, sono tante le emergenze.

Io so di dati emergenziali sulla povertà in Sicilia, anche questa è un’emergenza. Il 55 per cento delle famiglie siciliane è a rischio povertà, questa è assolutamente un’emergenza. Il 57 per cento dei giovani sono disoccupati. Il 38 per cento dei giovani sono NET, non studiano né lavorano. Questa è una grandissima emergenza!

E’ un’emergenza che deve vedere lo sforzo mutuato su vari fronti, sgravi fiscali – lo ha detto – aiuti alle startup, utilizzare fondi europei, aiutare gli incubatori di impresa, tentare di aiutare le università e le scuole – ribadisco le scuole – ad avviare processi di ricerca e di studi che diano ai nostri ragazzi la possibilità di essere protagonisti e di fare rientrare, anche attraverso l’idea di sgravi fiscali, giovani che adesso sono protagonisti altrove e sono siciliani.

 

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Devono tornare qui perché questa è una Terra che li ha formati e che ha bisogno delle loro intelligenze.

Sono tante le misure da avviare sul lavoro. Quella è un’emergenza.

Ha parlato di acqua, di rifiuti, la Sicilia sta attraversando momenti di grande disagio.

Accolgo con piacere i suggerimenti che vengono anche dalle opposizioni. E’ chiaro, ho qualche dubbio quando i consigli arrivano da chi ha governato fino a ieri e ci ritroviamo con un disagio spaventoso, proprio su questi temi dove abbiamo dei record di costi, parlo per esempio dell’acqua 500 euro di media a Siracusa, mentre la media nazionale è 370 e 140 a Milano.

Come mai? Chi ci guadagna? Cosa c’è dietro?

Non ha funzionato la riforma che hanno fatto, è stata impugnata dalla Corte Costituzionale. Abbiamo assistito a guerre tra poteri dello Stato tra forze politiche e anche tra lobby dei privati. Risultato? la Sicilia non ha una dirigenza in questo, non ha un quadro chiaro su quella che è la gestione dell’acqua e chi paga è il cittadino.

Rifiuti? Ancora peggio! Il quadro emergenziale che lei ha descritto è inquietante; oggi in Commissione abbiamo avuto il quadro fatto anche dalla Corte dei Conti appena qualche giorno fa su questo tema e forse inquietante diventa un aggettivo che sminuisce perché abbiamo una normativa, la legge n. 9 che non è attuabile, che è inadeguata e che addirittura è contraddittoria nelle sue parti. Va cambiata! Va Cambiata!

Non abbiamo un piano regionale che sia idoneo a gestire e programmare le esigenze dei vari territori, ci si muove senza un coordinamento regionale, ci si muove con competenze che addirittura si scavalcano tra di loro e si raddoppiano in molti casi e il risultato qual è? Che per scaricare i nostri rifiuti nelle discariche siciliane i cittadini pagano 145 euro in media, mentre nel resto di Italia pagano sui 120 euro.

Il risultato è che la nostra TARI in media costa 381 euro, e nel resto di Italia molto meno, quasi la metà; il risultato è che fra sei mesi, dice lei, e lo dice anche la Corte dei Conti, rischiamo di avere la “munnizza” davanti casa: e uno stato di emergenza gravissima!

Allora, con grande senso di responsabilità con i colleghi in Commissione oggi riuniti, abbiamo detto che daremo precedenza a questo tema.

Lo daremo ascoltando e facendo le audizioni e lo daremo cercando di trovare le soluzioni nel tempo più breve possibile che possano ridare ordine e certezza giuridica dove ordine e certezza giuridica non c’è.

Però, Presidente, prima noi vogliamo capire, prima di caricarci la responsabilità nostra di scegliere di dare ordine e sicurezza normativa e certezza normativa ai cittadini siciliani, prima noi vogliamo capire di chi è la responsabilità dei danni che oggi abbiamo.

Dobbiamo e volgiamo capire dove sono stati fatti gli errori, chi li ha commessi e perché! Tracciare una linea e fare finta di niente non ci sta bene.

Per troppi anni in Sicilia si è fatto così e si è sbagliato, perché bisogna chiarire le responsabilità di chi son anche per evitare che si commettano errori in futuro e per non dare quella sensazione latente che il siciliano ha che, comunque, non ci fa niente! Tutto passa inosservato e si va avanti.

No! Questa è una Terra che a volte ha avuto tante colpe, ma senza colpevoli è tempo di trovare qualche colpevole, è tempo che ci si occupi anche di individuare responsabilità e colpevoli e poi soluzioni.

Ecco, questo è! Le emergenze si affrontano facendo pulizia, facendo ordine e poi dando certezza e anche rilancio per il futuro, ma senza l’uno non può esserci l’altro, c’è solo mettere una pezza. No! Non va bene!

I siciliani non si aspettano questo da noi, non si aspettano questo perché siamo stanchi, delusi e amareggiati. Io sono una siciliana come tante altre stanca, delusa e a amareggiata, con una speranza nel cuore: la speranza che questa Terra possa essere governata e redimibile, ma bisogna anche fare pulizia e chiarezza. Queste sono le emergenze.

Poi, ci sono le priorità.

 

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Lei l’ha detto: il lavoro, sulla sanità bisogna rimettere mano; oggi, l’assessore l’ha detto in commissione, una rete ospedaliera che possa anche migliorare alcune circostanze fatte forse con troppa fretta. Bisogna dare continuità amministrativa, ma anche dare segnali di cambiamento, anche lì, perché la sanità è un servizio che il cittadino chiede di avere alla massima efficienza. Ci sono tante professionalità che vanno aiutate ad esprimersi al meglio.

Non sempre i nostri ospedali sono nelle condizioni sia strutturali che come risorse umane, per potere mettere i nostri operatori al meglio in opera, al lavoro, quando ci sono turni aberranti di 58, di 56 ore, quando ci sono due medici per reparti a darsi il cambio, in reparti anche come pronto soccorso, è chiaro che il servizio non può essere mai efficiente. E’ chiaro che il medico, l’infermiere, l’operatore sanitario non sarà mai lucido, se non preoccupato e stanco.

Va aiutato! Va aiutato sapendo anche, come sappiamo, che monitorando bene la spesa, dei tagli bisognerà farli e su questo anche noi, responsabilmente, non ci tireremo indietro. Ma quando tu hai un progetto possibile di miglioria, qualche taglio è tollerabile, ma solo tagli, senza la possibilità di rilancio, diventano solo una pressione iniqua.

Lei ha parlato di turismo e beni culturali. L’assessore sa bene che, solo se riesce a dare, come lei ha detto, un calendario annuale può vendere il prodotto Sicilia, mi faccia passare questo termine brutto, ma è così, nei mercati turistici, perché il turista deve sapere che, quando viene in Sicilia, viene non solo per vedere la Valle dei Templi, Erice, Cefalù, ma viene, contemporaneamente, per assistere ad un concerto, ad un’opera lirica e deve potere comprare il biglietto on-line prima ancora di venire in Sicilia. E questo, a tutt’oggi, non è neanche possibile! Solo in Sicilia non è possibile!

Nell’era di Sicilia, nel 20- 20, twenty-twenty, in Sicilia non è possibile comprare un ticket on-line, altro che avere un calendario annuale della promozione.

Questi sono tutti strumenti che sono semplici.

Noi sappiamo che abbiamo un bilancio ingessato. Sappiamo bene che non sarà facile muoversi in un bilancio come quello e con i numeri che l’operazione verità hanno fatto emergere.

E’ pure vero, però, che ci sono tanti disegni di legge, io ne ho presentati oggi una decina, che sono a costo zero, che vanno dall’istituzionalizzazione dei CAV negli ospedali che danno un aiuto e sostegno alla maternità, come giustamente segnalava l’onorevole Zafarana, va aiutato in tanti modi, anche un sostegno alla maternità che senza i CAV non ci sarebbe stata.

Lo sa, lei, signor Presidente, quante mamme, oggi, e quanti bimbi sono nati grazie all’aiuto volontario delle donne, delle signore che lavorano nei CAV a titolo gratuito? Se le mettiamo negli ospedali, e danno loro un servizio come la legge prevede, ma che nessuno fa, neanche i consultori che, purtroppo, il territorio è quello più penalizzato dai tagli alle spese, sanno quale sostegno hanno ed invece di bloccare una gravidanza, la portano fino alla nascita di bambini che oggi sono grazie a questo.

Sono tante le priorità: sostegno al turismo, la videosorveglianza nelle strutture a tutela dei nostri anziani, sono una decina, su tutti i campi. E come me, sono sicura, anche tanti colleghi, per cui noi potremmo muoverci, cercando di trovare una serie di soluzioni a costo zero che possano già dare risposte ai siciliani.

Contemporaneamente questo Governo dovrà mettere a frutto tutti i fondi europei in tempi brevi, snellendo al massimo e rendendo semplice ciò che oggi sembra complesso, l’accesso ai bandi.

L’accesso ai bandi deve essere garantito a tutti, piccole, medie imprese, ai giovani, a tutti, perché solo così può arrivare in maniera capillare a tutti i Siciliani e possono diventare quei fondi una risorsa a disposizione di tutti e non solo di grandi imprese.

Abbiamo cinque anni difficili, lo sappiamo, lo sapevamo prima di venire. Sappiamo anche una cosa – e credo lo sappiamo tutti – che difficilmente uscendo da questa porta fra cinque anni ciascuno di noi potrà dire ai Siciliani che ci aspettano nei nostri territori “ah, io sono diverso, ah io non ho responsabilità, la colpa è di qualcun altro”, perché è tanto il bisogno e tante sono le aspettative per cui ognuno di noi è chiamato responsabilmente ad essere parte decisionale di un processo di cambiamento che la Sicilia attende.

 

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Buon lavoro.

MUSUMECI, presidente della Regione. Chiedo di parlare per una replica.

PRESIDENTE. Presidente Musumeci, io considero lei un eletto. La discussione si è svolta perché lei ha fatto le sue dichiarazioni ed abbiamo ritenuto di fare un dibattito e lo abbiamo fatto abbastanza ampio.

Se le vuoi intervenire lo faccia. Lei ne ha il diritto.

MUSUMECI, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi permetterei mai di violare una regola ma se ne ho il diritto, questo diritto desidero esercitarlo assumendo con me stesso, prima che con l’Aula, l’impegno di essere assolutamente breve e concreto anche perché è una questione di riguardo nei confronti dei deputati che sono intervenuti e che si sono impegnati a rappresentare il loro legittimo punto di vista, tutti i deputati.

Io credo che il garbo col quale si è svolto questo dibattito vada sottolineato.

Con la stessa franchezza con cui alcuni deputati hanno voluto – e li ringrazio, anche a nome dei colleghi assessori – lo stile nuovo che questo Governo ha pensato di darsi in questo inizio di legislatura.

Si sa, la politica si può fare per moda e si può fare con stile.

E’ un problema legato alla sensibilità di ciascuno di noi.

Io che sono stato seduto sui banchi dell’opposizione per cinque anni, io che ho proposto al Governo Crocetta di portare in Aula due, tre, quattro argomenti importanti sui quali avrei dato la mia, il mio sostegno, il mio voto e quello del mio gruppo, io che ho votato, assieme ad altri deputati del centro destra, per il candidato Presidente dell’Assemblea, l’onorevole Ardizzone, senza che si fosse levato un solo grido di protesta, né poteva levarsi perché quella non era un’elezione politica, era una determinazione sulla più alta carica istituzionale, so il rispetto che bisogno che bisogna avere verso l’Aula e so anche il rispetto che bisogna avere verso il Governo per averlo sempre mantenuto nei decorsi cinque anni, anche nel momento in cui il confronto in aula diventava aspro e difficile.

Perché la gente che ci guarda e ci segue da casa non soltanto vuol capire di cosa parliamo, ma credo voglia cogliere anche l’impressione di un nuovo modo di dire le cose, di un rapporto che deve consacrare l’istituzione alla migliore politica, perché la politica recupera autorevolezza e credibilità se anche nella condotta e nel galateo istituzionale ognuno di noi sa fare un passo in avanti rispetto ai metodi ai quali eravamo abituati.

Detto questo, io mi permetto di rispondere intanto all’onorevole Fava che, da rappresentante dell’opposizione, ha voluto ricordare le migliaia di vittime migranti che hanno trovato tomba nel Canale di Sicilia e naturalmente non può su questo terreno non trovare la solidarietà, la condivisione del Governo. Il problema è che quei migranti lì dobbiamo impedire che ci siano. Dobbiamo impedire che migliaia di disperati arrivino a mare aperto, mettendo a repentaglio la propria vita, la propria esistenza. Servono ancora più serrati rapporti internazionali per evitare che i mercanti della carne umane, che operano sulle sponde dell’Africa, possano continuare ad alimentarsi della disperazione e dei sogni infranti di migliaia di nostri fratelli. Il problema della migrazione, della immigrazione sarà oggetto di valutazione di questo Governo nella misura in cui si deciderà di volerne parlare in Aula.

L’onorevole De Luca ha posto il problema legato alla quota della liquidità per i fondi europei. La Regione dispone di una parte di quei fondi che non sono stati utilizzati ed io sono convinto che noi abbiamo il dovere di spendere fino all’ultimo centesimo perché ogni fondo per l’investimento possa presto essere cantierabile.

Mi chiede, l’onorevole De Luca, perché io non abbia parlato del gruppo di minoranza, mi sono limitato soltanto a fotografare la coalizione, la geografia della coalizione com’era al momento della campagna elettorale e dell’esito elettorale. Non oso, naturalmente, registrare la diversità dei gruppi e della geografia, della topografia politica, mi permetterei di dire che da allora si è determinata e che

 

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presumo potrà determinarsi nel corso della legislatura. Io accetto il sostegno di tutti i gruppi, a maggior ragione del Gruppo di minoranza, chiedo scusa, del Gruppo Misto, e sappia l’onorevole De Luca che io non appartengo al partito del giustizialismo, sono sempre stato per cultura politica, per formazione personale un garantista. E però, e però, sono anche convinto che bisogna avere rispetto per la Magistratura, nella stessa convinzione, nella stessa misura in cui la Magistratura deve avere rispetto per la politica, ma la politica deve arrivare prima della Magistratura. E ci sono condizioni di opportunità in cui ognuno di noi deve avvertire la responsabilità di rinunciare ai diritti per anticipare e dare spazio e preminenza, priorità e prelazione ai doveri. Non c’è in giro troppa magistratura, no, non è vero, c’è in giro poca politica. Perché se ci fosse la politica con la “P” maiuscola le procure della Repubblica avrebbero molto meno lavoro di cui occuparsi. Se la politica sapesse autoregolamentarsi, se la politica avesse consapevolezza del proprio ruolo.

Lei, onorevole De Luca, non mi sembra assolutamente antipatico, dico, non è il mio tipo, ma lo dico come lo direi per qualunque altra persona dello stesso sesso. E però, voglio dirle che sul piano dei rapporti istituzionali io non mi lascio trascinare dal sentimento della simpatia o dell’antipatia, certamente non mi lascio trascinare dal risentimento. Garbato l’intervento dell’onorevole Lupo, la cosa non mi sorprende conoscendone l’indole e lo stile.

Sono d’accordo sul fatto che occorra riconoscere agli avversari il merito delle proprie azioni. In verità, dovremmo sforzarci per poterne individuare qualcuno più delle dita di una mano per il Governo precedente, lo dico senza tono di polemica e lei sa che non sono abituato a farlo, tant’è che nel mio intervento non ho fatto alcun cenno che non fosse dovuto alla ricostruzione storica dei fatti al precedente Governo, al quale va dato il merito di avere operato o tentato di operare la riduzione della pressione fiscale per quanto riguarda l’Irpef e l’Irap che non abbiamo citato.

Lei ci invita a presentare presto i documenti contabili. Lo avremmo già fatto se avessimo trovato sulla scrivania una bozza, un appunto concreto sul quale lavorare. E’ per questo che stiamo conducendo una ricognizione di tutti i dipartimenti che hanno già risposto, in parte, proprio per capire da quali necessità dobbiamo partire per redigere il Documento economico finanziario della Regione che contiamo di potere presentare alla Presidenza dell’Aula già tra qualche settimana.

Il rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti regionali è già oggetto dell’attenzione del competente Assessorato; nei prossimi giorni si determinerà un incontro anche con le organizzazioni sindacali per definire il percorso.

Lei rimane perplesso, onorevole Lupo, sulla possibilità di affidare la competenza dei rifiuti alle Province. Non solo lo fanno le altre Regioni del Nord, ma ritengo che sia l’unica soluzione possibile per evitare la giungla degli enti che si muovono su questo terreno.

Noi abbiamo il dovere di completare la liquidazione degli ATO e di chiudere le SRR che, come dice anche la magistratura contabile, sono state un vero e proprio fallimento. Quella legge si è resa inapplicabile. Se non mettiamo ordine nella giungla normativa dei rifiuti qualunque altro generoso tentativo, anche in termini di raccolta differenziata, rischia di rivelarsi inutile.

Garbato anche l’intervento del Capogruppo del Movimento Cinque Stelle. L’onorevole Zafarana mi ha accusato di avere adottato toni da campagna elettorale. Se così è parso, ne chiedo scusa, ma non era assolutamente nella mia volontà di farlo. Mi sono solo limitato ad interpretare, come sono abituato a fare, un testo che ho scritto con le mie mani, forse anche disordinato nella sua sequela dei temi ma, credetemi, scritto con il cuore ed interpretato con passione.

Spero che nessun altro tono di campagna elettorale sia stato colto nel corso di questo dibattito in Aula e spero che la campagna elettorale per le elezioni politiche finisca assai presto, perché la paura che abbiamo è che essa possa condizionare il sereno dibattito ed il sereno confronto in quest’Aula almeno fino al quattro marzo, per colpa di tutti.

Dice l’onorevole Zafarana: la lentezza del Governo. Davvero mi sembra ingenerosa questa considerazione, considerato che si sono appena insediate le Commissioni ed il Governo esiste da quattro settimane.

 

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Come qualcuno ha detto 65 giorni dalle elezioni, naturalmente bisogna conoscerle le procedure e, quindi, non mi soffermo su questo dato perché è frutto di non conoscenza delle procedure e del calendario istituzionale.

Saremo propositivi, dice il Capogruppo del Movimento Cinque Stelle. Lo colgo con tanta soddisfazione e sono convinto che altrettanto soddisfatti saranno i cittadini siciliani nel sentirlo, quelli che ci seguono attraverso il servizio televisivo.

La Regione non deve essere arbitro, ma giocatore di punta. No, onorevole Zafarana, lei non conosce, per ragioni anagrafiche e per, presumo, mancanza di lettura in questa materia specifica, la storia di questa Regione.

Quando diciamo che la Regione non deve essere giocatore ma arbitro vogliamo dire che deve smettere di essere giocatore perché la Regione è stata giocatore o giocatrice già negli anni sessanta e sono nati gli enti economici. E sono nate le prime zavorre e sono cominciate le assunzioni clientelari, non nel rispetto del merito, ma nel rispetto della fidelizzazione politica.

Dobbiamo dire chiaro e tondo ai nostri figli che nella Pubblica amministrazione si entra per concorso pubblico, si entra per merito. Dobbiamo chiudere la vergognosa pagina del precariato che ha prodotto negli anni sessanta, settanta, ottanta e novanta, oltre 45 mila precari condannati ad essere carne da macello, pegno umano per tutte le campagne elettorali e, ancora oggi, non stabilizzati.

Se la Regione smette di giocare, prima con gli enti economici e, poi, con le partecipate, lo dico a chi dice che la Regione deve essere giocatore d’attacco, no, deve essere arbitro. La Regione non deve giocare, deve legiferare, deve controllare, deve pianificare. E quando parliamo di pianificazione, parliamo di indicazione di obiettivi e di parametri all’interno del cui contesto gli enti locali, cioè i giocatori devono muoversi. Questa è la programmazione.

L’onorevole D’Agostino ha sottolineato lo stile di questo Governo. Lo ringraziamo.

Ha condiviso l’obiettivo di porre al centro di ogni interesse all’impresa e, quindi, il lavoro e, quindi, i giovani. E dice: “senza industrializzazione non c’è futuro”.

Attenti quando si parla di industrializzazione. Per avere inseguito il mito dell’industrializzazione ci siamo ritrovati Gela, Siracusa e Milazzo. Di quale industrializzazione ha bisogno la Sicilia?

Questa non è una Terra che ha una vocazione alle industrie pesanti. E Termini Imerese lo dimostra.

Qui serve una industrializzazione leggera, qui serve il manifatturiero, qui serve la trasformazione dei prodotti del luogo, qui serve un’industria capace di assecondare la produzione agricola per non creare inquinamento, per creare alto tasso di occupazione, per evitare di dover dipendere dai capricci dei colossi del Nord, come è accaduto con la Fiat che pensava di personalizzare i profitti e di socializzare i danni.

L’onorevole D’Agostino ha parlato di credito di imposta. Ci torneremo. E’ uno dei punti sul quale l’Assessorato all’economia ha già fissato una tappa assolutamente irrinunciabile e sulla formazione stiamo già lavorando; proprio giorno 18 ci sarà l’incontro con il partenariato per individuare le nuove abilità professionali d’accordo anche con le organizzazioni di categoria sulle quali concentrare gli sviluppi della nuova formazione.

Il deputato Cancelleri si è soffermato sulle ex province, le poltrone.

Io credo di dovere sorvolare. Lo dico con tutto rispetto per il deputato Cancelleri. Non credo di avere parlato di poltrone.

Ho parlato di democrazia. E se la democrazia diventa una questione di poltrone, signori, è un problema per tutti! Guai se la democrazia diventa un problema di poltrone!

Il Presidente della Provincia deve essere eletto dal popolo perché è legittimato dal popolo, perché bisogna togliere alle segreterie dei partiti il compito di lottizzare i vertici delle Province.

Possiamo fare a meno degli assessori. Possiamo creare delle assemblee elettive senza gettone di presenza e senza indennità. Ma l’elezione diretta di un rappresentante del popolo non è mai un costo. Lo è diventato nel ’22 in Italia e lo è diventato in altri Paesi europei.

Sappiamo come è andata a finire.

 

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Nessun costo aggiuntivo se decentriamo competenze dalla Regione alle Province. Le chiamo Province per comodità lessicale. Naturalmente, per non distinguerle dalla città metropolitane e dai liberi consorzi dei comuni.

Se una competenza è già in carico alla Regione ha un costo. Se la competenza si trasferisce assieme ai costi, non c’è alcun costo aggiuntivo; mi sembra un discorso fin troppo elementare.

Possiamo benissimo abrogare le ex province, ma le strade chi le cura? E chiunque dovrà curarle affronterà un costo.

E il personale che fine fa? Lo lasciamo sulla gru? No. Dobbiamo farlo lavorare e, quindi, continua ad essere un costo.

E l’edilizia scolastica superiore? Chi se ne occupa? E, quindi, continua ad essere un costo.

E le attività promozionali sul territorio? E il trasporto dei disabili? Io so cosa fanno le Province. E’ un costo e, quindi, non può essere un costo il trasferimento di competenze proprio perché la Regione non deve essere un ente che gestisce denaro ma l’ente che deve delegare e decentrare ai soggetti sul territorio legittimati dal voto popolare a potere gestire servizi importanti.

Da quando si è messo in discussione il valore delle Province sappiamo come è finita in giro. Basta andare in giro e rendersi conto del danno che ha provocato quella folle rivoluzione inventata in uno studio televisivo romano che, poi, è stata sconfessata dal oltre il 60 per cento degli elettori italiani.

L’abusivismo è un reato, chiunque lo compia. Il caso per caso cui faccio riferimento, deputato Cancelleri, non è alla inconfutabilità del reato di abusivismo ma è al grado di impatto che l’immobile abusivo determina nel contesto ambientale.

CANCELLERI. Siamo d’accordo.

MUSUMECI, presidente della Regione. Ha visto che ogni tanto siamo d’accordo? Quindi, io non ho mai detto il contrario. Ho detto che l’abusivismo deve essere esaminato caso per caso ma non esiste l’abusivismo di necessità. Non esiste e non può esistere.

Quanto al Ponte sullo Stretto siamo in sintonia. Anche lei in televisione, su RAI 3, ha dichiarato di essere favorevole al Ponte sullo Stretto.

CANCELLERI. Ma quando!

MUSUMECI, presidente della Regione. Abbiamo la registrazione. Alla domanda del giornalista “Lei è contrario al Ponte sullo Stretto?” Ha risposto: “No, io non sono contrario alle grandi opere, però ritengo che prima ci vogliano le infrastrutture locali”.

Ricordo benissimo e lo abbiamo anche registrato.

E, tuttavia, non è una vergogna essere favorevoli al Ponte. Io lo sono dall’inizio. Ritengo che il Ponte sia un’opera importante, ma non sia la più importante se non dotiamo la Sicilia e la Calabria delle necessarie infrastrutture di completamento. Su questo non ho assolutamente un minimo dubbio.

Non li conti i giorni, deputato Cancelleri.

CANCELLERI. No, per carità!

MUSUMECI, presidente della Regione. La costringeremo a contare gli anni, non i giorni. Stia tranquillo.

CANCELLERI. Non vedo l’ora!

MUSUMECI, presidente della Regione. Non conti i giorni. Noi chiediamo di essere giudicati fra cinque anni.

 

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CANCELLERI. Dai cittadini.

MUSUMECI, presidente della Regione. Avremo i tempi necessari, perché vogliamo passare dalle parole ai fatti concreti.

L’onorevole La Rocca Ruvolo ci richiama all’emergenza amianto. Certo. Ha ragione. Anche quella legge non ha prodotto effetti, nonostante la buona volontà di questo Parlamento. Parlo della legge di dismissione dell’amianto. E, però, ho il piacere di dirle che questo Governo si è già attivato per dare finalmente corpo e sostanza al centro ospedaliero per le malattie oncologiche da esposizione ad amianto. Un centro che è destinato dalle leggi della Regione all’ospedale di Augusta.

Sono passati quattro anni dal varo di quella legge istitutiva. L’onorevole assessore Gucciardi mi ha aiutato in un’azione di impulso, che da Presidente della Commissione Antimafia ho voluto promuovere assieme all’onorevole Zito sull’azienda sanitaria provinciale di Siracusa. Posso dire, con molta franchezza, che questo Governo e l’Assessorato alla salute si è già mosso perché entro qualche settimana già la struttura cominci a funzionare.

L’acqua ed i rifiuti sono un grosso problema di cui questo Parlamento sarà presto investito. Dei rifiuti abbiamo già detto. Aspetto un confronto con il Parlamento. Noi, naturalmente, avanziamo una proposta, ma è il Parlamento che fa le leggi e, quindi, siamo convinti che il Parlamento, in questo senso, vorrà correre. Ringrazio anche la presidente Savarino per avere già attivato in Commissione l’annoso grave e insoluto problema.

Sul tema dell’acqua dobbiamo stare attenti. La siccità è dietro l’angolo. Gli invasi non sono tutti attivi e alcuni, addirittura, benché capienti e dotati di acqua, sono privi della canalizzazione per arrivare nelle campagne.

Come risolvere il problema della siccità in Sicilia? Qualcuno parla di dissalatori, qualcuno parla di nuovi invasi. Naturalmente il Governo, che non ha la dote della certezza, come ho detto poco fa, sarà lieto di potersi confrontare con le proposte, sono convinto tante e tutte razionali, che verranno dal Parlamento.

Ringrazio anche l’onorevole Catalfamo per il garbo con cui ha ribadito l’impegno del suo Gruppo a sostegno della coalizione. Stessa cosa ha fatto l’onorevole Ragusa. Ed io voglio ribadire che il Governo è per premiare i comuni virtuosi. Diventa, questo metodo, non soltanto un giusto compenso, ma anche l’occasione di stimolo per i comuni meno virtuosi, perché i cittadini comprenderanno che fare la differenziata, alla fine, conviene non solo per la battaglia di civiltà, igienico sanitaria, per il decoro della propria città, ma conviene anche per le proprie tasche ed il proprio portafoglio.

E, infine, la ricerca delle responsabilità e dei colpevoli, come proponeva l’onorevole Savarino. Il Governo, come lei sa, non è un organo inquirente, però, le responsabilità politiche credo che vadano accertate. E questo lo faranno tutti i componenti il Governo, tutti gli Assessori in collaborazione con i direttori del dipartimento, del singolo dipartimento, direttori che pensiamo di sostituire, nelle prossime giornate, con una rotazione che coinvolgerà almeno il 50 per cento delle direzioni.

Io nelle mie dichiarazioni programmatiche, signor Presidente e onorevoli colleghi, mi sono soltanto limitato ad indicare gli obiettivi programmatici e per alcuni le possibili soluzioni.

Credo di avere fatto soltanto il mio dovere. Sappiamo che nulla ci sarà concesso ma per carità evitiamo i pregiudizi, evitiamo gli scontri frontali, il diritto al pane in Sicilia vale per chi vota centro destra, per chi vota “grillini”, per chi vota il centro sinistra.

Movimento Cinque Stelle, chiedo scusa.

Il diritto al pane vale per tutti. Ognuno dall’opposizione o dalla maggioranza potrà assecondare e facilitare la conquista di questo diritto al pane e, quindi, al futuro.

Noi non siamo un Governo che non ha una maggioranza, noi siamo un Governo, ho detto, che ha i numeri limitati ed anche se non dovessimo avere la maggioranza, credetemi, per noi non cambierebbe nulla.

 

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Siamo qui soltanto per servire gli interessi della gente. I siciliani non ci hanno votato per avere una maggioranza, ci hanno votato per restituire il diritto alla speranza a chi sta fuori da questo Palazzo, le cui mura trasudano secoli di storia.

Nella dignità di doverlo occupare che appartiene a tutti noi e nell’impegno consacrato dal giuramento dell’altro giorno voglio augurare a tutti noi, a tutti, Governo e Assemblea, davvero un buon lavoro.

Alla fine, non ho carriera politica da fare. L’ho detto e chi mi conosce sa che sono abituato a mantenere le parole. Io esco dalla politica fra 5 anni perché non debbo costruire più carriera. Quello che faccio è un atto d’amore, anche per i miei figli, anche per i miei nipoti. Se questo atto d’amore lo vogliamo compiere tutti e sono sicuro che lo vorremo, in forme diverse, compiere tutti e con uno stato d’animo diverso, compiere tutti, alla fine, potremmo dire di essere stati degni della fiducia che ognuno, per la propria parte, ha ricevuto dal popolo siciliano. Vi ringrazio.

(Applausi)

PRESIDENTE. Grazie Presidente.

Con l’intervento dell’onorevole Musumeci si concludono i lavori della seduta odierna. L’Aula è rinviata a mercoledì, 17 gennaio 2017, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:

  • Comunicazioni

La seduta è tolta alle ore 20.53.

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DAL SERVIZIO LAVORI D’AULA

Il Direttore

dott. Mario Di Piazza

Il Consigliere parlamentare responsabile

dott.ssa Maria Cristina Pensovecchio

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