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Lavorare nei festivi non è un obbligo

sentenza lavoro festivo

17.09.2017 - Lavorare nei festivi non è un obbligo, nemmeno se c'è scritto sul contratto. O, almeno, secondo la Cgil questo dice la sentenza del tribunale di Bologna arrivata su un ricorso che la Filcams ha presentato contro Mondo Convenienza, , azienda italiana specializzata nella grande distribuzione di mobili e complementi d'arredo,  per una sanzione comminata a due dipendenti del negozio di Bologna. La prima del genere sotto le Due Torri, i precedenti in tutta Italia sono pochissimi. Nel braccio di ferro tra sindacati e aziende del commercio iniziato con le liberalizzazioni degli orari previste dal decreto Salva Italia varato a inizio 2012 sotto il governo Monti, e, nel caso in questione, Mondo Convenienza avrebbe comminato una sanzione a due dipendenti del negozio di Bologna per essersi resi indisponibili a lavorare il giorno di Ferragosto.

Nel contratto di assunzione dei lavoratori della catena si legge sì che il lavoratore “si rende disponibile” a lavorare “la giornata di domenica e giornate festive, nonché a prestare ore di lavoro oltre quelle contrattualmente stabilite nei limiti imposti dalla legge o definiti dalla contrattazione collettiva”, ma tuttavia la disponibilità non può essere un obbligo, come sostiene Stefania Pisani della Filcams Cgil.

“II lavoro festivo continua a essere volontario — afferma la sindacalista —. Volevamo trovare con la dirigenza delle soluzioni di equilibrio tra le esigenze aziendali e la volontarietà, ma non c'è stata disponibilità”.

«Le aziende ritengono che la liberalizzazione riguardi anche il lavoro festivo infrasettimanale, noi pensiamo che debba continuare a essere volontario. Le sentenze iniziano a darci ragione», in gioco non ci sono le domeniche, ma le festività comandate come il 25 Aprile e il Primo maggio o il Ferragosto, causa scatenante del conflitto finito in tribunale. L'anno scorso, per la prima volta, nel negozio bolognese era inclusa anche questa festività e le giornate di chiusura erano quattro in un anno: Natale, Santo Stefano, Capodanno, Pasqua. Lo stesso contratto di assunzione sembrava permetterlo: il lavoratore, si legge nel documento, «si rende disponibile» a lavorare «la giornata di domenica e giornate festive, nonché a prestare ore di lavoro oltre quelle contrattualmente stabilite nei limiti imposti dalla legge o definiti dalla contrattazione collettiva». Ma la disponibilità, secondo Pisani, non può tradursi in obbligo: «II lavoro festivo continua a essere volontario sostiene la sindacalista —. Volevamo trovare con la dirigenza delle soluzioni di equilibrio tra le esigenze aziendali e la volontarietà, ma non c'è stata disponibilità». Così, un anno fa, due dipendenti hanno mandato una comunicazione formale in cui si rendevano indisponibili a lavorare il giorno di Ferragosto e non si sono presentati. . La dirigenza ha risposto con una sanzione. I due dipendenti l'hanno impugnata e sono andati in tribunale che gli ha dato ragione.

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