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Pensioni, la rassegna stampa del 03.01.2019

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Il ministro Salvini è apparso piuttosto sicuro di quanto fino ad ora fatto dal governo e anche piuttosto soddisfatto. ” Avevo promesso che avremmo cambiato la Fornero e lo abbiamo fatto“. Da notare però che non ha parlato e non ha utilizzato termini come abolito cancellato, superato ma semplicemente è cambiato, ciò significa che effettivamente qualcosa rispetto all’inizio è stato modificato.

Pensioni, Durigon: "Task force all'Inps per affrontare il rischio caos di quota 100"

Pensioni, per l’avvio della quota 100 arriva la task force dell’Inps

L’avvio della quota 100, il sistema che permetterà ad alcuni lavoratori di anticipare la pensione, si preannuncia caotico. Per questo motivo, come spiega il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, si sta pensando di superare le iniziali difficoltà attraverso una task force dell’Inps “per far fronte alle richieste”.

Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, tranquillizza: Ape Social e opzione - formalmente scadute con il nuovo anno - verranno prorograte con data retroattiva; l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita - anch'esso scattato col cambio di calendario - sarà stoppato.

Durigon ha assicurato all'Agi che il decreto legge che conterrà "quota 100, pensioni di cittadinanza e reddito di cittadinanza" sarà approvato "la prossima settimana" e prevederà l'entrata in vigore "con data retroattiva dal primo gennaio dell'Ape social e di opzione donna". Ha aggiunto che verrà anche "tolto l'adeguamento dell'età all'aspettativa di vita: blocchiamo l'aspettativa di vita a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne". Nel comparto del pubblico impiego, ha specificato ancora, il decreto stabilirà che la prime decorrenza per andare in pensione con quota 100 sarà fissata al mese di luglio.

Se anche questo impianto dovesse esser rispettato, i problemi di natura applicativa non mancheranno. Lo stesso Durigon ha parlato del rischio di una "prima fase caotica" ma "l'Inps sarà pronta a dare le necessarie risposte" ai cittadini. "Stiamo mettendo in piedi una task force per far fronte alle richieste". Quanto poi alle critiche avanzate dalla Cgil, secondo cui si è di fronte solo ad una "misura previdenziale temporanea", Durigon ha replicato: "Con il decreto diamo la possibilità a 350 mila persone di andare in pensione quest'anno e a 800 mila nel triennio: dai sindacati mi aspetto una posizione ben diversa. Diamo una prima picconata alla legge Fornero ma la Cgil sa per certo che cancellarla totalmente avrebbe avuto un costo troppo elevato. Con i governi precedenti i sindacati hanno fatto l'accordo per l'Ape social che costa 1,8 miliardi; noi mettiamo sul piatto 21 miliardi".

Il taglio alle pensioni d'oro tanto voluto da Luigi Di Maio nell'ultima manovra economica potrebbe avere vita brevissima. Come già successe cinque anni fa, anche questa volta la Corte costituzionale potrebbe bocciare la misura che a suo tempo era stata portata avanti anche da Mario Monti e poi da Enrico Letta. Il sospetto viene sollevato dall'ex magistrato Domenico Cacopardo che su Italia oggi spiega come solo i 90enni oggi godono di una pensione retributiva, tutti gli altri hanno costruito il loro assegno sulla base del sistema contributivo.

Per questo, scrive Cacopardo, il risparmio ottenuto dai tagli "non è tale da influire in modo significativo sulle pensioni non d'oro. Il taglio dovrebbe mettere a disposizione del governo una cifra inferiore ai 28 milioni di euro che, di fronte alla spesa previdenziale, sono il classico cucchiaino di fronte all'immensità del mare". Quella del governo insomma è una esplicita punizione per chi ha lavorato in posizioni di "alta responsabilità amministrativa e sociale", oltre che "una soddisfazione regalata a chi non ha lavorato o ha lavorato in posizioni subordinate, senza nessun beneficio pratico".

L'ex magistrato è certo insomma che i giudici della Corte costituzionale si esprimeranno come già successo in occasione del governo Letta, quando fu bocciata la proroga del taglio sulle pensioni perché era venuta meno la condizione di emergenza, che in qualche modo aveva giustificato l'intervento di Monti.

Per sostenere le due nuove misure che verranno introdotte dal governo, scrive il Corriere della Sera, le imprese otterranno incentivi se assumono al posto di chi va in pensione usufruendo della Quota 100 e anche se ingaggiano una persona che beneficia del reddito di cittadinanza. Un altro incentivo riguarda i cosiddetti "Fondi di solidarietà bilaterali di settore", ossia accordi sindacali, dove c'è la possibilità per le aziende di mandare in pensione i lavoratori fino a 7 anni prima dei requisiti previsti dalla legge Fornero.

https://www.lastampa.it/2019/01/03/italia/pensioni-quota-a-meno-di-anni-con-i-nuovi-scivoli-

Chiamatela quota 97. Oppure quota 100 meno 3, se preferite. Il governo si prepara a tradurre in atti concreti, attraverso un decreto da emanare entro gennaio, la modifica della legge Fornero consentendo a centinaia di migliaia di italiani di andare a riposo in anticipo rispetto alla riforma messa in piedi nel 2011 dal governo Monti per ridurre la spesa previdenziale. Com’è noto, dal 2019 viene offerta la possibilità di lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi, in via sperimentale, e solo per tre anni. Dopo di che il meccanismo dovrebbe essere superato dalla riduzione a 41 del requisito contributivo per la pensione anticipata, già oggi in vigore. Chiaro l’obiettivo: liberare lavoratori prossimi alla meta ma non ancora al traguardo e consentire così il ricambio generazionale negli uffici, nella pubblica amministrazione e nelle fabbriche.

Il problema è che quest’ultima parte dello schema che ha in testa il governo non è affatto garantito, anzi. E così, nei ragionamenti di Palazzo Chigi, prende quota l’idea di dare una spinta a questo maxi turn-over attraverso un paio di mosse.

Le mosse del governo

La prima, in deroga appunto alla pietra fondante di Quota 100, contempla anche la possibilità, per i fondi di solidarietà bilaterali gestiti da imprese e sindacati, di finanziare volontariamente la contribuzione mancante per arrivare a quota 100, con uno scivolo aggiuntivo fino a 3 anni. In questo modo, nei casi limite, un lavoratore potrebbe andare in pensione con 62 anni di età e 35 di contributi, oppure a 59 anni e 38 di contributi. Le combinazioni possibili sarebbero decine ma tutte, senza alcuna eccezione, dovrebbero rispettare un principio: incentivare un individuo che, nell’arco di tre anni, sarebbe comunque destinato a raggiungere Quota 100 con le proprie forze. Altra condizione, fondamentale: lasciando libero il proprio dipendente l’azienda prenderebbe l’impegno di assumere al suo posto un altro lavoratore o di stabilizzare un precario già presente nella pianta organica. Questo schema, ovviamente, non avrebbe alcun costo a carico delle casse dello Stato.

Il ruolo di Cdp

Il secondo pezzo di questa strategia prevede, invece, con il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, società controllata dal Tesoro, uno sgravio contributivo, collegato a un apposito fondo di garanzia, per incentivare anche in questo caso il reclutamento di lavoratori all’interno di strutture aziendali interessate da massicci esodi previdenziali. Favorire il ricambio nei luoghi di lavoro, peraltro, appare piuttosto importante alla luce delle previsioni. Quota 100, che prevede una copertura di 3,97 miliardi nel 2019, che salgono a 8 nel 2020-21, interessa infatti una platea potenziale di 315 mila lavoratori di cui circa il 40% (123 mila) nel pubblico impiego. Un’uscita di massa che potrebbe mandare in tilt, soprattutto nello Stato, diverse strutture amministrative. Proprio per questa ragione peraltro il governo sta predisponendo meccanismi piuttosto rigidi. Infatti, se i dipendenti delle aziende private potranno uscire, da aprile, attraverso una finestra di tre mesi tra il momento in cui vengono maturati i requisiti e quello in cui effettivamente si può lasciare il lavoro, per gli statali la finestra sarà raddoppiata fino a sei mesi. Il che vuol dire, in buona sostanza, che gli statali più rapidi a salire a bordo di Quota 100 saranno coloro che hanno maturato i requisiti a dicembre 2018. I quali dovranno comunque attendere luglio. Se non addirittura ottobre perchè se le domande di pensionamento anticipato dovessero essere eccessive, le finestre potranno essere posticipate di altri tre mesi.

Pensioni, Cgil reclama confronto Governo-sindacati prima di Decreto

2 gennaio 2019 - (Teleborsa) – Prevista per i prossimi giorni l’approvazione del Decreto legge sulle pensioni, annunciato appunto come riforma della Fornero in materia pensionistica. Per la Cgil sarebbe un grave errore se il Governo, anche in questa circostanza, procedesse senza un preventivo confronto con le organizzazioni sindacali, ignorandone le proposte da tempo formulate.

“Se le anticipazioni fossero attendibili – ha dichiarato il Segretario nazionale del sindacato, Roberto Ghiselli – ci troveremmo di fronte ad una misura previdenziale temporanea, che si esaurirà in un triennio e che non potrà essere definita quota 100 in quanto il requisito dei 38 anni di contributi per l’anticipo pensionistico rimarrebbe vincolante a prescindere dall’età”.

Ma, soprattutto – ha sottolineato Ghiselli – non avrebbe nulla a che vedere con la cancellazione della legge Fornero che, al contrario, resterebbe in vigore integralmente e che, anche nei prossimi tre anni, non migliorerebbe le condizioni di gran parte delle persone, soprattuto per chi ha fatto lavori discontinui e gravosi, le donne, e i lavoratori precoci. Si sta parlando di misure, alcune anche condivisibili, ma che comunque da sole non sono una riforma organica e socialmente sostenibile del sistema previdenziale italiano. E voremmo inoltre capire se il Decreto conterrà effettivamente la proroga dell’Ape sociale e di Opzione donna, e soprattutto un intervento risolutivo per gli esodati”.

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