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Indennità di accompagnamento e ricovero ospedaliero

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Sentenza Corte di Cassazione

Con Sentenza n. 2270 del 02/02/2007, la Suprema Corte di Cassazione intervenendo in tema di indennità di accompagnamento, ha affermato che il ricovero presso un ospedale pubblico non costituisce di per sé l'equivalente del ricovero in istituto

   4 dicembre 2018

Con Sentenza n. 2270 del 02/02/2007, la Suprema Corte di Cassazione intervenendo in tema di indennità di accompagnamento, ha affermato che il ricovero presso un ospedale pubblico non costituisce di per sé l'equivalente del ricovero in istituto, al quale fa riferimento l´ art. 1 della legge n. 18 del 1980 che esclude dall'indennità di accompagnamento gli "invalidi civili ricoverati gratuitamente in istituto".

Il beneficio, invece, è concesso alla persona invalida anche durante il ricovero in ospedale, dove si dimostri che le prestazioni assicurate dall'ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana.

In altre parole la prestazione deve continuare ad essere corrisposta quando la persona invalida, pur ricoverata in ospedale, non è totalmente assistita dalla struttura e quindi necessita della continua assistenza anche dei familiari per sopravvivere. Detti familiari, in ospedale come a domicilio, dovranno pur sempre pagare infermieri ed assistenti, abbandonare il lavoro, effettuare un sostegno economico aggiuntivo.

Il problema che si pone è se un ricovero presso un ospedale pubblico possa costituire l'equivalente del ricovero gratuito in istituto, e pertanto è lecito il dubbio se il legislatore, nel sancire la esclusione dell'indennità di accompagnamento, abbia inteso significare che:

  • tale indennità non è erogata in caso di "ricovero presso qualsiasi struttura" di cura

    oppure
  • se il beneficio economico venga meno solo in caso di ricovero presso un "istituto", vale a dire in una struttura in cui, oltre alle cure mediche, venga garantita al paziente totalmente invalido e non autosufficiente, una assistenza completa anche di carattere personale, continuativa ed efficiente in tutti gli "atti quotidiani della vita", tale da rendere superflua la presenza dei familiari o di terze persone.


La Corte di Cassazione ha ritenuto preferibile la seconda tesi e precisa che il ricovero di una persona inabile totale in una struttura pubblica, che non è in grado di prestargli tutte le cure necessarie per un'adeguata assistenza infermieristica, può giustificare, in via eccezionale (rispetto a quanto testualmente dispone la legge n. 18 del 1980, art. 1), il riconoscimento del diritto all'indennità di accompagnamento anche per il periodo di ricovero.
La corte territoriale aveva escluso il diritto alla prestazione assistenziale in favore di una giovane donna in stato di coma profondo da decerebrazione, ricoverata in ospedale gratuitamente e in modo continuativo.

Consulta la sentenza

RIFERIMENTI NORMATIVI

  • Legge 11 febbraio 1980, n. 18: Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili  (Pubblicata nella G.U. 14 febbraio 1980, n. 44)

 

SuperAbile di Gabriela Maucci

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