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Reddito di cittadinanza, ultime notizie

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reddito di cittadinanza

 05.12.2018

Agenzie e fondi entrano nel reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, le notizie del 01.12.2018

La Repubblica MILANO –

Reddito di cittadinanza, Di Maio: "A Poste la stampa delle tessere"

Il ministro dello Sviluppo Economico chiarisce dopo le polemiche degli ultimi giorni: "Da due settimane lavoriamo con loro". Su Alitalia: "Obiettivo newco senza soldi pubblici"

"Non c'è nessun giallo" sul Reddito di cittadinanza.  "Da due settimane ho dato ordine al mio staff di lavorare con Poste per tutto, inclusa la stampa delle tessere". Lo ha chiarito il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, dopo le polemiche degli ultimi giorni. Interpellata ieri a Otto e mezzo su La7, la viceministra Laura Castelli, aveva risposto in modo molto sibillino su quale soggetto fosse stato scelto per la stampa della card. "Quando verrà pubblicato il progetto completo si vedrà chi (stampa ndr) e tutti i dettagli - aveva detto ieri sera - Ve lo diremo presto".

Poche ore prima il presidente dell'Inps Tito Boeri si era chiamato fuori dalla questione. "Noi non siamo minimamente coinvolti. Non ho nessuna notizia a riguardo e non abbiamo nessuna comunicazione su questo. Non spetta a noi peraltro, mi meraviglierei se chiedessero a noi di farle".
Il caso tessere era scoppiato giovedì scorso, quando Di Maio, ospite di Piazzapulita su la7, aveva annunciato: "Ho già dato mandato di stampare le prime cinque o sei milioni di tessere elettroniche. Avrete tutti i parametri a breve".

Come spiegato la scorsa settimana da Repubblica, i passaggi tecnici per le eventuale "stampa" delle tessere sono diversi. A partire dal più scontato: nessuna attività può partire senza un provvedimento di legge che determini chi deve fare che cosa e che titolo. Ad oggi del reddito di cittadinanza c'è soltanto un bacino di risorse accantonate nel disegno di legge di bilancio in discussione, quindi non ancora approvato, alla Camera. Manca quindi il provvedimento in quanto tale, che definisca quindi la portata dell'intervento, la platea dei destinatari, gli importi, le modalità e da ultimo anche i soggetti coinvolti nella produzione fisica delle tessere, che ovviamente non possono cominciare ad essere stampate prima che una misura entri per legge in vigore. E per l'affidamento dell'appalto ci sono regole precise.

IL FATTO QUOTIDIANO

Reddito di cittadinanza: il problema sono i poveri, non le tessere

Stefano Feltri

Chi stamperà le tessere ricaricabili è l’ultimo dei problemi del reddito di cittadinanza. Il progetto continua a restare fumoso nei suoi tratti fondamentali ma emergono già alcune serie questioni cui i Cinque Stelle dovrebbero porre rimedio finché sono ancora in tempo.

Secondo il Sole 24 Ore, nelle prime bozze del decreto legge sul reddito sono previsti incentivi per le imprese che assumono disoccupati di lunga durata, sopra i 24 mesi, pari a sei mensilità, tre mensilità per tutte le altre assunzioni.

Per non fare il bis di quanto visto negli anni renziani – incentivi a pioggia – bisogna assicurarsi che questi soldi vadano soltanto per assunzioni aggiuntive rispetto agli organici attuali. Oppure si cade nel solito rischio di trasformare l’incentivo in un mero sussidio: l’impresa non riconferma un contratto a termine (magari proprio per i nuovi vincoli del decreto Dignità) e assume il disoccupato beneficiario del reddito di cittadinanza. Zero nuova occupazione, ma risparmia. E per le mansioni a basso valore aggiunto, in cui la formazione acquisita vale poco, tutto il guadagno è per l’impresa mentre l’occupazione non aumenta. Da dove arriveranno questi soldi? Se dai 7,1 miliardi previsti per il reddito di cittadinanza (e non si vede da dove altro potrebbero arrivare, visto che nuovi stanziamenti sono esclusi), la platea dei beneficiari potenziali del sussidio si restringerebbe di molto.

Ora, il fatto che il numero di italiani che riceverà il reddito di cittadinanza possa essere, soprattutto all’inizio, molto limitato non è una tragedia. L’importante è che siano quelli giusti, cioè i più poveri. Secondo i calcoli dell’Alleanza contro la povertà, per sollevare le famiglie dalla povertà assoluto – l’incapacità di acquistare un paniere di beni e servizi essenziali – basta alzare l’importo medio mensile dell’attuale Reddito di inclusione (quello del governo Gentiloni) da 206 a 396 euro al mese. Per un single significa passare da 150 a 316 euro, per un nucleo di quattro persone da 263 a 454. “Il principio guida è l’adeguatezza: nessuno deve più restare privo delle risorse necessarie a raggiungere una condizione di vita minimamente accettabile, cioè ad uscire dalla povertà assoluta”, scrive l’Alleanza nel documento presentato al governo. 

Il reddito di cittadinanza versione Cinque Stelle rischia invece di essere troppo generoso ma poco mirato. Secondo la stima del Sole 24 Ore, per una famiglia con due genitori disoccupati, quattro figli a carico e con la casa in affitto arriva a 18mila euro annui. Una cifra assurda, che in molte zone d’Italia non è neppure confrontabile con i redditi da lavoro medi del territorio.

Questo genere di storture derivano dal fatto che tutto l’impianto è pensato per sostenere i disoccupati, non i poveri. Che a volte sono anche disoccupati, ma per conseguenza degli stessi fattori che li hanno resi poveri (dipendenze, traumi, solitudini, problemi sanitari o psichici) e che quindi non si salvano soltanto facendo loro l’offerta di un impiego.

Ossessionati dalla richiesta di vincoli e paletti che arriva dagli scettici (soprattutto al Nord), i Cinque Stelle hanno impostato il loro reddito di cittadinanza tutto sui centri per l’impiego e – ora – anche sulle agenzie del lavoro private, dimenticando completamente quelli che dovevano essere i primi beneficiari della misura, cioè i poveri. Fateci caso: in tv non avete mai sentito Luigi Di Maio o Laura Castelli parlare di assistenti sociali o sanitari. Perché dal loro orizzonte i poveri, che di quei servizi sono beneficiari a differenza dei disoccupati, sono scomparsi. Finora, con il Rei, sono stati gli assistenti sociali i primi a prendere in carico le famiglie che fanno domanda per il sussidio. E in cambio della carota dell’assegno mensile, riescono a mettere sotto controllo la situazione dei figli minori, a verificare le condizioni di vita in casa, a identificare eventuali situazioni di disagio. Tutte cose impossibili anche nell’ipotesi che il sistema di ricerca del lavoro e formazione funzioni perfettamente fin dal primo giorno. La app Ms Works dello Stato americano del Mississippi che è il modello di ispirazione dei Cinque Stelle aiuta a trovare il lavoro più compatibile con le proprie caratteristiche. Ma se il disoccupato è anche alcolizzato o se la disoccupata ha un familiare a carico che non sa a chi lasciare, la app miracolosa non risolverà i suoi problemi.

Il sottosegretario all’Economia M5s Laura Castelli, a Otto e Mezzo, non ha saputo rispondere alla domanda di Lilli Gruber: “State stampando le tessere per il reddito di cittadinanza?”. Ma la vera questione a cui lei, Di Maio e tutti gli altri dovrebbero affrontare è: “Che fine hanno fatto i poveri nel vostro reddito di cittadinanza?”.

 

QUIFINANZA - Reddito di cittadinanza ‘dimagrisce’ a 500 euro medi

Il calcolo del dimagramento viene da ambienti di governo, in particolare i consulenti proprio di Di Maio ministro del Lavoro

30 novembre 2018 - Fra le limature per rendere digeribile la Manovra a Bruxelles, oltre all’allungamento delle tempistiche, si lavora sulle cifre. Che potrebbero essere ritoccate verso il basso per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, visto che lo stanziamento iniziale di 17 miliardi è già sceso a 9. A dirlo non sono inchieste giornalistiche o le opposizioni parlamentari, bensì uno studio condotto in ambiti governativi dai consulenti del ministero del Lavoro.

Importo a scalare
L’importo del reddito di cittadinanza, del resto, è calcolato a scalare. Dai 780 euro mensili per il chi è senza lavoro ed è disposto a seguire corsi di formazione prssionale vanno scalati:

  • circa 200 se vive in una casa di sua proprietà.
  • eventuali assegni di accompagnamento o indennità a vario titolo legate alla condizione di disoccupato o sostegni di erogazione comunale o regionale alla condizione di indigenza.

Fatti i conti, al Ministero contano un importo medio quindi di circa 500 euro mensili per cinque milioni di persone.

Il tutto necessario a far quadrare i conti, giacché con 9 miliardi non sarebbero mai sufficienti per elargire 780 euro nette al mese per 12 mesi ad una platea di circa cinque milioni di persone.

IL SOLE 24 ORE     Reddito di cittadinanza, ipotesi 500 euro medi mensili a famiglia

Cinquecento euro. È questo l’importo medio mensile di reddito e pensione di cittadinanza a nucleo familiare stimato dai consulenti del ministero del Lavoro. Una cifra che risulterebbe compatibile con il fondo in manovra (9 miliardi totali, di cui 7,1 per il reddito, uno per le pensioni e uno per la riforma dei centri per l’impiego) considerando la partenza dell’assegno dal 1° aprile. I tre mesi di ritardo valgono un risparmio calcolato in 2,25 miliardi.

Il ministero guidato da Luigi Di Maio assicura di aver trasmesso all’Economia la prima bozza del decreto legge dedicato: circa venti articoli, sui quali i tecnici della Ragioneria generale dovranno dire la loro.

Tra le novità dell’ultim’ora c’è la previsione di sei mensilità, sotto forma di sgravio, alle imprese che assumono non solo donne, ma anche disoccupati di lungo periodo (oltre i 24 mesi). Confermate le tre mensilità per tutte le altre assunzioni di beneficiari e le 100 ore di formazione gratis. Resta la griglia dei requisiti base per l’accesso (Isee fino a 9.360 euro) e dei criteri per l’integrazione al reddito fino al tetto di 9.360 euro annui: fino a 30mila euro di capitale immobiliare oltre alla prima casa, patrimonio mobiliare entro i 10mila euro per famiglie con più figli. Maggiorato, anche questa è una novità, di 5mila euro per i disabili. La quota affitto di 300 euro va aggiunta, nel limite di 780 euro per un single, o tolta, se la casa è di proprietà. I coefficienti per stabilire di quanto cresce l’assegno in base al numero dei componenti del nucleo familiare sono fissati a 0,2 in più per ogni adulto e 0,4 in più per ogni minore. Nell’ipotesi estrema di una famiglia di due disoccupati in affitto con quattro figli l’assegno arriverebbe alla cifra record di 18mila euro annui.

 

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