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Pensioni, le notizie del 30.11.2018

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 PENS

Il Vicepremier Matteo Salvini è intervenuto durante la trasmissione Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, e ha lanciato segnali di apertura all’Europa, soprattutto sul rapporto fissato al 2,4% tra deficit e Pil. Il leader della Lega spiega: “Con l’Europa sono convinto che l’accordo lo troveremo, perché a noi non interessa litigare e neanche a Bruxelles interessa mandare i commissari e gli ispettori in giro per l’Italia”.

Poi prosegue: “Non è mica scritto nei dieci comandamenti della Bibbia che dobbiamo fare il 2,4 per cento. I tecnici sono a lavoro. Ci diranno che su quota 100 ci sono uno, due, tre miliardi in più, vorrà dire che li metteremo sugli investimenti”. Anche il Ministro Tria ribadisce la stessa linea: “Io sto portando la linea del governo che è quella di cercare una soluzione. La commissione ha sempre avuto una posizione di apertura e di certo nessuno vuole una procedura di infrazione”.

Pensioni quota 100 solo per 3 anni, poi 41 di contributi per tutti

IL SOLE 24ORE–di Davide Colombo e Marco Rogari

  • 30 novembre 2018

Il “pacchetto pensioni” da tradurre in un emendamento alla manovra è pronto. E poggia su “quota 100” in versione ponte per i prossimi tre anni in vista dell’introduzione, dal 2022-23, di quota 41 per tutti. Le misure definitive prevedono anche una proroga di “opzione donna” per un anno (e non più tre), così come per l’Ape sociale, con l’impegno di un eventuale rinnovo con la prossima legge di Bilancio. Confermato invece in via strutturale il non adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per l’uscita anticipata con 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Dall’anno prossimo scattano solo i 67 anni per la vecchiaia, requisito destinato a rimanere tale fino al 2023 se saranno confermate le attuali stime Istat sulla speranza di vita, che nel prossimo triennio prevedono un’inversione di tendenza e quindi un calo e non più un aumento della aspettativa di vita.

L’ipotesi più gettonata nelle ultime ore è quella della presentazione di un emendamento nel passaggio al Senato del disegno di legge di Bilancio. Anche se, ancora ieri, non appariva del tutto preclusa la possibilità di inserire il “pacchetto pensioni” già tra i correttivi del governo o dei relatori in arrivo in Commissione Bilancio alla Camera che prima del voto potrebbero trasformarsi in un emendamento unificato (tipo “maxi”). L’eventuale soluzione di scorta per dare una tempistica simile a “quota 100” e Reddito di cittadinanza resta quella del decreto legge post-manovra.

Stop parziale anche alla speranza di vita

In arrivo un emendamento alla Legge di Bilancio. Confermata anche in via strutturale la dispensa dalla speranza di vita dei requisiti per l’uscita anticipata con 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Il Governo è pronto a varare con un emendamento alla Legge di bilancio il pacchetto pensioni. Lo ha ribadito ieri il sottosegretario Massimo Gravaglia nel corso dell'esame della manovra in Commissione Bilancio alla Camera. Quattro i punti cardine che dovrebbero trovare spazio in un emendamento governativo nei prossimi giorni. Si parte con la conferma della quota 100, con la combinazione nota, 62 anni e 38 di contributi, che partirebbe nella versione con quattro finestre di accesso fisse trimestrali a partire da Aprile 2019. La misura dovrebbe avere carattere temporaneo, per tre anni, sino al 2021 e, almeno secondo quanto dichiarato dal Governo, non prevederà penalità nella determinazione della misura della pensione.

Per evitare il pensionamento di massa dei dipendenti pubblici saranno inseriti alcuni accorgimenti. In primo luogo un obbligo di preavviso per le dimissioni (dovrebbe essere di sei mesi) più una revisione dell'obbligo per le Pa di collocare in pensione il personale che ha raggiunto l'età ordinamentale per la permanenza in servizio (in genere pari a 65 anni) in possesso del diritto a pensione. Se non si inserisse quest'ultimo correttivo le Pa sarebbero obbligate al raggiungimento dell'età di 65 anni a collocare in pensione coloro che hanno i requisiti per la quota 100 pur contro la loro volontà. Con la quota 100 arriverà anche il divieto di cumulo della pensione con redditi da lavoro oltre il tetto di 5mila euro l’anno. Il divieto di cumulo reddito/pensione persisterà sino all'età per il pensionamento di vecchiaia, cioè sino a 67 anni.

Ape Sociale, Il Governo respinge la proposta di una stabilizzazione oltre il 2018

La Commissione Bilancio alla Camera ha votato contro l'emendamento del PD alla manovra che proponeva di stabilizzare la misura oltre il 2018.

Per ora nessuna proroga nè stabilizzazione dell'ape sociale. La maggioranza ha respinto ieri in Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati l'emendamento a prima firma dell'Onorevole Delrio, sostenuto dal Partito Democratico che puntava a rendere strutturale l'ape social a partire dal 1° gennaio 2019. La fase sperimentale di tale misura si chiuderà il prossimo 31 dicembre e dato che essa ha portato risultati positivi, poiché ha dato risposta a chi chiede di lasciare anticipatamente il mondo del lavoro, il PD ne chiedeva la stabilizzazione. Anche in considerazione del fatto che - secondo i promotori - la stabilizzazione dell'APE sociale è una misura che, a differenza delle proposte del Governo in materia pensionistica, che hanno ricevuto critiche da parte dell'Unione europea, dell'INPS e dell'Ufficio parlamentare di bilancio, non ha costi eccessivi.

Il sottosegretario Garavaglia ha, tuttavia, bocciato la proposta annunciando che il Governo svolgerà un'analisi organica delle misure in materia pensionistica, prefigurando il rischio che la misura dell'APE sociale possa sovrapporsi a quella di «quota 100», il che comporterebbe uno spreco di risorse. Quanto alla quota 100 il rappresentante del Governo non ha escluso che il provvedimento possa essere contenuto in un emendamento governativo al disegno di legge di bilancio durante l'esame da parte dell'altro ramo del Parlamento, nella prima metà del mese di dicembre.

Intanto critiche alla bocciatura dell'ape sociale sono piovute dall'ex ministro del lavoro, Cesare Damiano. “La mancata proroga dell’Ape Sociale priva di una importante tutela i lavoratori disoccupati, quelli con una grave disabilità, chi assiste familiari disabili e chi appartiene a una delle 15 categorie con attività gravose”. “Tale tutela – continua – è più vantaggiosa di quella prevista dalla cosiddetta Quota 100 perché consente, a chi ha 63 di età, di poter andare in pensione con 36 anni di contributi e non 38 e, in casi come la disoccupazione, con soli 30 anni. Si tratta di una scelta grave fatta dal Governo. A parole si vuole superare la legge Fornero e, nei fatti, si cancellano le norme di flessibilità che l’avevano già in parte superata”. “Forse è giunto il momento che il Governo dica la verità sulle pensioni. L’Ape Sociale scade alla fine dell’anno. Se non c’è un emendamento alla legge di Bilancio che la proroga, dal primo gennaio non ci sarà più”, ha detto Damiano.

Dal prossimo 1° gennaio 2019 entreranno a regime le modalità semplificate per l'ottenimento dell'indennità di accompagnamento per gli invalidi civili. Lo comunica l'Inps nel messaggio numero 4463/2018  pubblicato ieri dall'Istituto di previdenza ad integrazione delle istruzioni fornite con il messaggio numero 1930 dell'8 maggio scorso. L'Istituto informa che dal prossimo anno entrerà a regime il procedimento di semplificazione delle modalità di accesso alla prestazione assistenziale dell’indennità di accompagnamento per i cittadini non più in età lavorativa, avviato in via sperimentale dall'8 maggio e che ha riguardato per ora solo le istanze presentate tramite i patronati. Terminata con esito positivo la fase sperimentale, a partire dal 1° gennaio 2019 tale modalità di presentazione della domanda di invalidità civile diventerà obbligatoria per tutti i soggetti non più in età lavorativa.

L‘attività di semplificazione è rivolta ai cittadini non più in età lavorativa, cioè che hanno raggiunto l'età di 66 anni e 7 mesi (67 anni dal 2019), che presentano una domanda di invalidità civile. Nei loro confronti sarà semplificato il procedimento di concessione dell'indennità di accompagnamento, con la finalità di ridurre i tempi di erogazione del beneficio, attraverso l’anticipazione dell’invio delle informazioni che di norma venivano trasmesse soltanto al termine della fase sanitaria.

La semplificazione

La semplificazione consiste nella possibilità di anticipare la comunicazione dei dati relativi al pagamento dell'indennità di accompagnamento già al momento della presentazione online della domanda di invalidità civile. In questo modo la prestazione potrà essere posta in pagamento automaticamente in occasione dell'accertamento del requisito sanitario. In particolare il richiedente potrà comunicare le informazioni contenute nel modello AP70 relative ai dati relativi all’eventuale ricovero in struttura sanitaria pubblica; all’eventuale delega alla riscossione di un terzo (quadro G) e in favore delle associazioni (quadro H); nonchè la modalità di pagamento dell'indennità di accompagnamento (quadri F1 o F2 del modello AP70). I dati, così come inseriti, transiteranno automaticamente in fase concessoria dopo la definizione del verbale sanitario che riconosce il diritto alla prestazione economica. Riducendo pertanto i tempi di concessione dell'indennità di accompagnamento. Nel caso in cui il soggetto abbia dichiarato nella domanda semplificata di essere ricoverato, durante le lavorazioni in fase concessoria, occorrerà acquisire il dato relativo alla data di dimissione per poter procedere alla liquidazione.

Agevolazione solo per chi ha 66 anni e 7 mesi

La semplificazione riguarderà solo coloro che hanno perfezionato il requisito previsto per il conseguimento dell'assegno sociale (66 anni e 7 mesi, 67 anni dal 2019) e cioè non risultino più in età lavorativa. L’accesso alla procedura semplificata, infatti, è subordinato alla condizione che il requisito anagrafico sia perfezionato alla data della domanda (il requisito sarà verificato tramite l'inserimento del codice fiscale). Per tale motivo, la procedura di acquisizione online delle domande, a disposizione dei Patronati, verificherà automaticamente, tramite accesso agli archivi anagrafici a disposizione dell’Istituto, se è già stata raggiunta l’età utile per l’accesso all’assegno sociale. Una volta verificato il requisito anagrafico, si potrà procedere con l’attività di acquisizione della domanda.

L'Inps informa, inoltre, che tale semplificazione riguarda anche le domande di accertamento sanitario presentate da coloro che hanno perfezionato il requisito anagrafico prima del 1° gennaio 2018 secondo i requisiti previgenti (ad esempio, 65 anni e 7 mesi compiuti tra il 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017). Come si ricorderà a decorrere dal 1° gennaio 2018 il requisito anagrafico per l’accesso all’assegno sociale è pari a 66 anni e 7 mesi, per effetto dell’incremento di un anno, rispetto ai 65 originariamente previsti dall’articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, disposto dall’articolo 24, comma 8, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

Salvini a Sky tg24: “Il reddito di cittadinanza arriverà in primavera”

Il vicepremier ospite di Maria Latella: "I sondaggi dicono che non siamo mai stati così alti sia al Nord che al Sud, ma io mantengo i piedi per terra"

Il reddito di cittadinanza "lo faremo in primavera. Stiamo facendo tutto insieme e ringrazio gli italiani, Di Maio e Conte". Con l'ok al decreto sicurezza "è stata fatta una scelta che era nel contratto e non è targata Salvini o Di Maio ma di tutto il governo. Non è un successo di Salvini ma merito di tutto il governo. Poi sono anche fortunato...". Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, intervistato da Maria Latella su Sky tg24.

30 Novembre 2018 Quota 100 non piace all’Unione Europea: Juncker chiede di cambiare la riforma delle pensioni per evitare la procedura d’infrazione. Meno dubbi sul reddito di cittadinanza.

30 Novembre 2018

La riforma delle pensioni è uno dei motivi principali per cui la Legge di Bilancio è stata bocciata dall’Unione Europea; sembra infatti che il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker lo abbia confidato a Giuseppe Conte nella cena che ha avuto luogo a Bruxelles la scorsa settimana, durante la quale si è cercato di trovare un punto di incontro per la manovra finanziaria.

Come anticipato da La Stampa, i dubbi dell’Europa non riguardano tanto il reddito di cittadinanza, quanto Quota 100. Anche se il reddito è più oneroso rispetto alla riforma delle pensioni - si parla di 9 miliardi di euro contro i 6,7 miliardi di Quota 100 - è comunque una misura modulabile in varie soluzioni che tra l’altro risponde ad un problema, quello del contrasto alla povertà, sentito da tutta l’Unione Europea.

Ci sono invece diversi motivi per cui l’Europa ha bocciato la riforma delle pensioni: in primis la controriforma previdenziale rappresenta un’insidia strutturale alla sostenibilità del debito italiano, mentre in secundis si teme che questa possa creare un precedente in Europa.

Ecco perché dall’Europa hanno chiesto all’Italia di fare un passo indietro per la riforma delle pensioni: un messaggio recepito da Di Maio e da Salvini che in questi giorni stanno pensando alla migliore soluzione per limitare i costi della riforma ma senza incidere troppo sull’impianto complessivo.

Per questo motivo si parla della possibilità di inserire dei paletti per Quota 100 e di ritardarne l’avvio di qualche mese; un’ipotesi che però Salvini continua a smentire ribadendo che questa misura partirà al massimo entro febbraio 2019.

I rischi di Quota 100

Come anticipato dall’Europa temono sia le conseguenze finanziarie che politiche della riforma previdenziale italiana.

Il primo aspetto riguarda i costi di Quota 100, troppo onerosa da sostenere vista la poca disponibilità finanziaria del nostro Paese. Un indebolimento ulteriore potrebbe avere conseguenze negative non solo per la nostra economia, ma di tutta l’Unione.

A tal proposito ricordiamo quando successe nel 2011, quando il Governo Berlusconi cadde perché sul fronte pensioni, per il quale era stata pensata una riforma che secondo le stime avrebbe colpito il 65% dei lavoratori del Nord Italia, ricevette il voto contrario della Lega di Bossi e Maroni. Il Governo cadde e venne sostituito dall’Esecutivo Monti, e sappiamo tutti com’è andata.

Il secondo rischio è di tipo politico: come confessato da Juncker a Conte, infatti, dall’Europa temono che lo “strappo” dell’Italia possa contagiare altri Paesi - dove il problema dell’invecchiamento della popolazione è persino più grave del nostro - avviando processi politici similari.

Quota 100 addio? No, ma ci potrebbero essere penalizzazioni

Per il Movimento 5 Stelle e - soprattutto - la Lega, rinunciare alla riforma delle pensioni e a Quota 100 è impensabile, visto che è proprio su queste promesse che le due forze politiche hanno costruito il loro successo elettorale.

Sembra comunque che in questi giorni il Ministro dell’Economia Giovanni Tria stia valutando la migliore soluzione per introdurre nuove strade per il pensionamento anticipato abbassando però i costi della riforma. Quota 100 senza penalizzazioni, infatti, potrebbe non essere sostenibile nel medio lungo periodo, ecco perché si sta riflettendo sulla possibilità di introdurre delle piccole riduzioni per l’assegno previdenziale.

Nel dettaglio, si pensa di non riconoscere per tutto il periodo di uscita anticipata - ossia fino ad un massimo di 5 anni - la rivalutazione dell’assegno previdenziale nella parte calcolata con il metodo retributivo. Cosa significa questo? Che per ogni anno di uscita anticipata scatterebbe una penalizzazione di circa il 3% sull’assegno previdenziale, fino ad un massimo però del 12%.

Un’altra soluzione, che contrasta con quanto emerso nei giorni scorsi, per abbassare i costi della riforma è di rinunciare all’introduzione del divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione. Questa è una misura pensata dal Governo per favorire il ricambio generazionale nel mondo del lavoro, impedendo a chi andrà in pensione con Quota 100 di riprendere a lavorare nei primi 5 anni di pensionamento.

Tuttavia, secondo i tecnici del MEF questa misura rischierebbe di provocare l’effetto opposto dal momento che l’evidenza empirica non dimostra alcun effetto sostituzione con i più giovani. Anzi, ci sarebbe il rischio concreto che in questo modo si vadano a creare nuove sacche di lavoro nero, con tutte le conseguenze negative del caso.

 

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