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«Salviamo la Pernigotti», la città va in piazza

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30.11. 2018 - Il gruppo Toksoz è rimasto sulle sue posizioni: la Pernigotti a Novi Ligure chiuderà ma ci sarà l’impegno dell’azienda a trovare un imprenditore che voglia investire sullo stabilimento di viale Rimembranza, anche a lavorare in conto terzi per la stessa Pernigotti. Ribadito insomma che società e marchio non passano di mano. Almeno per il momento.  

L’esito dell’incontro di oggi al Roma, al ministero del Lavoro, durato oltre cinque ore, non lascia grandi speranze. «Sono rimasti fermi sulle loro posizioni – dice il sindaco Rocchino Muliere, anch’egli ella capitale con sindacati e Regione - e noi abbiamo ribadito le nostre. Abbiamo concordato un proroga per l’avvio della procedura dei licenziamenti fino all’8 gennaio, quando ci rivedremo per valutare la situazione».

I turchi si sono impegnati a valutare la terziarizzazione della produzione nello stabilimento novese: in sostanza, i 100 dipendenti dovrebbero passare sotto un’altra impresa che potrebbe produrre per conto della Pernigotti spa. A giorni i Toksoz incaricheranno una società di advisor per valutare le proposte. «Una situazione difficile - commenta Muliere – e la manifestazione di oggi 1 dicembre con il corteo lungo le vie della città, per la quale mi aspetto la partecipazione massiccia dei novesi, diventa ancora più importante».

29.11.2018 - Novi Ligure si prepara alla manifestazione di sabato 1° dicembre mentre si attende l'esito di un nuovo incontro al ministero dello Sviluppo economico. Malpassi (Flai Alessandria): "Comunque vada il tavolo, il nostro corteo si farà: noi non ci rassegniamo"

Doppio appuntamento per la vertenza Pernigotti. Oggi (30 novembre) a mezzogiorno c’è il nuovo incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico a Roma. Domani (1° dicembre) a Novi Ligure la grande manifestazione pubblica “per dire no alla chiusura, ai licenziamenti e alla rassegnazione” (partenza alle 15.30 dallo stabilimento in viale della Rimembranza, conclusioni in piazza Delle Piane). “Comunque andrà il tavolo al Mise, noi sabato scenderemo in piazza”, chiarisce subito il segretario generale della Flai Cgil Alessandria, Marco Malpassi, raggiunto al telefono da Rassegna Sindacale.

Il clima in città ovviamente è surriscaldato e si attende una grande partecipazione al corteo di sabato che vedrà in prima linea il Comune e i sindacati assieme a esponenti di vari schieramenti politici e a tanti cittadini che si riconoscono in un simbolo di cui andare orgogliosi, che li ha resi famosi nel mondo e adesso sta prendendo la strada dell’Est, Turchia per la precisione. Stando alle ultime notizie, infatti, la famiglia Toksoz ha confermato la chiusura della fabbrica che aveva acquisito nel 2013 dagli Averna, decisione che lascerà senza lavoro centinaia di persone.

Intanto – riprende a spiegare il sindacalista della Flai – al ministero cercheremo di capire quale ammortizzatore sociale verrà messo in campo. Noi abbiamo chiesto la cassa integrazione per re-industrializzazione, non ci rassegniamo a quella per cessazione di attività, è una soluzione che non ci accontenta. Ma come dicevo, la manifestazione sarà fatta in ogni caso anche perché vogliamo capire dal governo se è in grado di confermare l’impegno di evitare la chiusura, impegno che ha preso durante l’ultimo incontro del 15 novembre scorso. Per adesso è solo una promessa fatta a voce, vorremmo che si tramutasse in qualcosa di concreto a cominciare proprio dalla questione degli ammortizzatori”.

Nel frattempo i lavoratori sono in assemblea permanente davanti ai cancelli e giurano di restarci sino a quando non arriveranno risposte, ma il problema è che la proprietà al momento non sembra recedere di un millimetro. “C’è bisogno di un atto di responsabilità, devono cedere marchio e azienda per consentirci di mantenere una produzione eccellente del made in Italy. Altrimenti la Pernigotti diventerà un marchio di bassa qualità, perdendo così tutta l’esperienza e il know how. Un impoverimento per il nostro territorio e per l’Italia”.

In campo c’è ancora l’ipotesi di un intervento della Regione Piemonte che si è offerta di acquistare il marchio tramite una società partecipata per poi rimetterlo sul mercato e quindi legarlo al territorio. Ma ovviamente, per fare questo, la proprietà turca deve essere d’accordo e al momento nulla fa pensare che si possa andare in questa direzione. Se ne parlerà al tavolo ministeriale, ma nel frattempo proseguono i preparativi per la manifestazione di sabato: “Ci è giunta tanta solidarietà, sappiamo già che in piazza con noi ci saranno i lavoratori di tutto il territorio per ricordare che questa azienda può ripartire”.

In effetti, sottolinea Malpassi, le altre produzioni alimentari d’eccellenza in zona vanno a gonfie vele, dunque non si capisce perché l’unica a dover abbassare la saracinesca è una delle più famose nel mondo. “Dai bilanci sappiamo che i conti sono in rosso, ma questo dipende solo da una gestione scriteriata e approssimativa. Noi siamo convinti – conclude il sindacalista – che ci siano tutte le possibilità per tornare in attivo: è sufficiente mettere in campo gli investimenti giusti e usare tutte le conoscenze e l’esperienza di questi lavoratori che fino a oggi, lo voglio sottolineare, hanno dimostrato una compattezza eccezionale. Stanno tenendo duro perché sono convinti che una soluzione c’è”.

 

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